Il titolo di questo artcolo mi ha molto colpito; questa idela della lotta al cubo è bellissima anche in relazione a quello che non vuol dire: non parliamo di guerra al (o contro) il cubo; non si tratta di un rapporto (tra l'architetto e il volume) di volontà di distruzione o di prevaricazione, ma, appunto, di lotta, cioè confronto, dibattito abbassionato.
Il cubo, infatti, non è solo il massimo esponente della geometria euclidea, che Eisenman a un certo punto abbandona per la sperimentazione di quella booleana, ma è anche modello di tutta l'architettura pre-informatica. Organismo chiuso prima del Bauhaus, volume scavato e trasparente dopo.
Ora l'architettura non può più riconoscersi in questo modello, ma qual'è la forma origine della riflessione progettuale attuale? Una nurb, un tappeto volante?
In un' era così dinamica, in quest'architettura in-formazione probabilmente non ci sono più riferimenti fissi, ma tutti noi architetti (o quasi architetti) ancora dobbiamo scrollarci di dosso questo cubo a cui Eisenman ha dato filo da torcere...


