La rete
da pesca è uno strumento antichissimo che mi ha sempre molto affascinato
e su cui ho riflettuto la priva volta durante una visita al Museo della Casa
Del Nespolo, in Sicilia: qui erano infatti esposte delle reti fatte con in
il crine di cavallo lavorate nei primi anni del novecento da pescatori molto
poveri.
La pesca con la rete infatti richiede un faticoso e lungo lavoro a terra prima
dell’effettiva pesca in mare, che in questo caso dura pochi minuti.
Quando finalmente il pescatore esce in barca e lancia le reti, fino al momento
in cui non verranno tirate inbarca, l’uomo non può sapere se
la sua giornata è stata buona o no; soltanto quando vedrà cosa
è rimasto nella rete, potrà selezionare i pesci e sapere cosa
porterà a casa. La caratteristica fondamentale della pesca con la rete
è dunque la sua discrezionalità.
L’analogia con la rete telematica è evidente: quando noi sussurriamo
una parola all’oracolo Google, è come gettare una rete in un
mare di informazioni; e soltanto dopo aver visto i risultati potremo scegliere
gli spunti che ci interessano e attribuire un valore a certe ben precise informazioni.
