La zona dell'Isolo prima del 1882

Come ogni città che si rispetti, vedi l'isola Tiberina a Roma e l'Ile de la Citè a Parigi, anche Verona, fino al secolo scorso, aveva la sua brava isola al centro del fiume: l'Isolo. Anzi, per non essere da meno ne aveva addirittura due! Poco a valle del ponte Pietra, sulla sinistra del fiume si staccava un ramo - detto dell'Acqua Morta causa il lento defluire delle sue acque - che rientrava nell'alveo principale all'altezza del ponte Navi, mentre una più piccola diramazione percorreva l'attuale via Seghe S.Tommaso per ricongiungersi al canale principale di sinistra nei pressi dell'incrocio con via Carducci. Inoltre numerosissimi piccoli rami secondari, detti "vo", si infiltravano perpendicolarmente nei vicoli laterali. A testimonianza di quella Verona fluviale rimangono ora solo alcuni toponimi: piazza Isolo, via Interrato dell'Acqua Morta, vo Pastorello, via Ponte Pignolo: un ponte che non esiste più non esistendo alcun corso d'acqua da scavalcare...

L'Isolo era il fulcro dell'attività artigianale e piccolo-industriale di Verona: l'Adige costituiva una fonte inesauribile di energia idraulica e numerosi opifici operavano sulle sponde del fiume (per non parlare dei numerosi mulini...); molto florida l'industria della concia delle pelli e della lavorazione del feltro - una delle fabbriche più importanti era la Borsalino che produceva i noti cappelli - ; attivissime le segherie che lavoravano il legname sceso dal Tirolo su enormi chiatte: non va dimenticato che nel secolo scorso la grande portata d'acqua rendeva l'Adige navigabile dal mare fino al Trentino; si studiò addirittura un progetto di navigazione a vapore, tale era l'importanza di questa "autostrada fluviale"! Naturalmente attorno a questo centro ruotavano infinite attività di contorno: magazzini, fondaci, locande, stalli e osterie. L'Adige era una grande via di comunicazione e Verona tutta ne traeva beneficio.

I primi sintomi del declino si ebbero verso la metà dell'Ottocento: la "rivoluzione industriale" e la comparsa della strada ferrata posero gli artigiani dell'Isolo in una condizione d'inferiorità. Ma il peggio doveva ancora venire! Nel settembre del 1882, dopo giorni e giorni di intense piogge, l'Adige uscì dal suo letto portando distruzione e morte in tutta Verona. In alcuni punti l'acqua superò i quattro metri misurati sul piano stradale, 300 case subirono lesioni e due ponti andarono interamente distrutti; se i morti furono relativamente pochi lo si deve al fatto che l'alluvione non fu improvvisa e molti cittadini poterono mettersi in salvo in anticipo. Fondamentale anche il grande lavoro di soccorso compiuto dai circa 10.000 soldati di stanza in città. Passata la bufera, il Comune iniziò grandi opere per evitare successivi disastri; furono interrati i canali dell'Acqua Morta, S.Tommaso ed anche tutti i vo; le case che sorgevano a ridosso del fiume e che facevano da argine furono abbattute per far posto ai meno pittoreschi, ma più sicuri, muraglioni; rimasero in piedi solo le "casette di S.Stefano" che durarono fino agli anni Trenta. L'Adige, che in questa zona faceva tanto "effetto Venezia" fu isolato dalla città. Le fabbriche dell'Isolo o si trasferirono altrove, come la Borsalino, o furono costrette a chiudere. Con loro poco alla volta sparirono tutte le attività collegate al commercio ed all'artigianato: l'Isolo non c'era più.

Immagini del Vecchio Isolo

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