Mmh, mi piacerebbe fare un bagno
mmh, con tutti quanti gli animali
mmh, come poteva fare Tarzan
mmh, mi piacerebbe proprio tanto.
E tu ti metti a stirare,
hai sempre qualcosa da fare.
Mmh, e poi sdraiarsi al sole nel silenzio
mmh, coi piedi sulla schiena del leone
mmh, e il mare che si fa brillante
mmh, e poi andare, andare via
E tu ti metti a lavare,
hai sempre qualcosa da fare.
Mmh, domenica ti porto al mare
mmh, sarà uno schifo come sempre
mmh, sarebbe molto meglio stare soli
mmh, sarebbe molto meglio sognare.
E tu ti metti a spolverare,
hai sempre qualcosa da fare.
Mmh, stasera chissà cosa si mangia
mmh, mi piacerebbe un bel minestrone
mmh, ed anche prosciutto e melone
mmh, e fragole, panna, mirtilli e lamponi.
E tu ti metti a cucinare
sei l'angelo del focolare.
Mmh, mi piacerebbe fare un bagno
mmh, svegliarsi al sole nel silenzio
mmh, domenica ti porto al mare
mmh, stasera chissà cosa si mangia.
Ti guardi intorno,
qualcosa ti piace,
qualcosa ti urta,
sorridi e già pensi
che avresti una voglia
di cambiare tutto
in questa casa
e nella mia vita.
E intanto io ti guardo
con tutta l'emozione
di chi ritrova un paesaggio amico
ed ha tanta paura,
una paura matta,
che d'improvviso poi scompaia.
Na na na
E intanto io ti ascolto
che timbro la tua voce,
attraversi il corridoio e
in tutte le mie stanze vai.
Ora è concluso
il tuo inventario,
così curiosa
e ficcanaso
ora hai ripreso
quell'aria da padrona
nella mia casa
e nella mia vita.
E intanto io ti guardo
con tutta l'emozione
di chi ritrova un paesaggio amico
ed ha tanta paura,
una paura matta,
che d'improvviso poi scompaia.
Na na na
E intanto io ti ascolto
che timbro la tua voce
attraversi il corridoio e
in tutte le mie stanze vai.
Na na na
Adesso me ne accorgo,
si ricomincia un'altra volta
na na na
Andiamo a prenderci un tè
chiudiamo i libri tutti quanti
l'aria di fuori aiuterà
a viver meglio la giornata
però mettiamo il segno
che dopo continuiamo
d'avorio il segnalibri, tararà.
Andiamo a prenderci un tè,
la rima è facile: "io e te"
no, l'ascensore non mi va,
salteremo sopra la città
come in mezzo
al telone
dei pompieri.
Andiamo a prenderci un tè
a metà tra il cemento e il cielo,
il segnalibri aspetterà
che passi un po' questa giornata
però facciamo presto
che dopo continuiamo
un tè senza biscotti, tararà.
Andiamo a prenderci un tè,
la rima è facile: "io e te"
come in mezzo
al telone
dei pompieri.
Andiamo a prenderci un tè
a metà tra il cemento e il cielo,
il segnalibri aspetterà
che passi un po' questa giornata,
che passi un po' questa giornata,
che passi un po' questa
che passi un po' questa
che passi un po' questa giornata.
Oggi in questa casa nuova
è venuto l'arredatore,
mi ha visto un po' giù
e mi ha fatto capire
che penserà lui a tutto quanto!
Ha scelto le stoffe
e dei gran sofà,
qui l'angolo bar,
il camino un po' più in là,
ma niente velluto,
io gli ho detto di no,
mi ricorda la sua pelle,
il velluto proprio no.
Allora ha capito
che sono un uomo solo,
mi ha raccontato la sua storia,
anche lui è solo
e poi mi ha guardato
con due occhi languidi,
confidenze per un paio d'ore
io e l'arredatore
che poi se n'è andato
con i suoi pensieri,
lui ha risolto il problema,
non ha più dispiaceri,
io invece sto qui,
io gli ho detto di no:
mi ricorda la sua pelle,
il velluto proprio no.
I campanelli, quelli che mi ricordo
Uno, tutto vetro e zucchero,
suono dolce, azzurro, fragile,
sulla culla oppure no,
in cima all'albero a Natale.
Due, campanello a casa mia,
ognuno lo suonava a modo suo,
tutti quanti tranne lui,
lui apriva con la chiave.
I campanelli, quelli che mi ricordo
Tre, campanella della scuola,
bello l'intervallo e poi la fine,
sigaretta e lisoformio,
un po' di pane e cioccolato.
Quattro, tutti zitti è il Sanctus,
quanta e invisibile la forza
di quel suono che
la testa ti
faceva abbassare proprio così.
I campanelli, quelli che mi ricordo
Cinque, a difendere il mio cane
dalle vipere della montagna,
e che odor di rododendri
e di sterco di vitelli.
Sei, finalmente arriva il treno,
passa la paura di pensare
che tu sopra non ci sia,
perché tu ci sei, e mia.
I campanelli, quelli che mi ricordo
I campanelli, quelli, se li ricordo
Com'era grigio il ciel
pioveva a Marabel
sotto la fungaia degli ombrelli allo stadio,
tu non capivi niente
di calcio e di pallone
mentre il gioco ristagnava a metà campo.
Ogni tanto mi guardavi
mentre io imprecavo
per il gioco maschio degli avversari,
l'unica distinzione
che tu sapevi fare
era tra i bianconeri e i gialloblù.
Davvero non credevi
facesse tanto freddo
qui nel catino dei centomila,
nascosta nel paltò
tu non ti accorgi che
picchiano i nostri ormai e matura il gol.
So che tu già mi ami
mentre la palla viaggia
mentre ti abbraccio forte per un gol da manuale,
stringiti forte a me
tu sei così carina
tempo scaduto ormai si fa melina.
La folla si dirada
e finalmente l'arbitro
fischia la fine della partita,
ti ho trascurata un po'
ma in zona Cesarini
ora io ti darò tanti bacini.
ti ho trascurata un po'
ma in zona Cesarini
ora io ti darò tanti bacini.
La legna c'è,
c'è ancora fuoco
e ci sei tu che parli poco;
davanti a me
il tuo bel viso,
si spalanca un gran sorriso.
C'è tutto qui
in questa casa
un poco alla rinfusa,
va via bene
la nostra vita,
la scaldi tra le dita.
Ma le cascate del Niagara
cascano da mille anni
in un lontano arcobaleno,
in un lontano arcobaleno;
ma le cascate del Niagara
cascano da mille anni
in un lontano arcobaleno,
in un lontano arcobaleno.
Ti alzi, è tardi, dalla poltrona
s'è fatto tardi ormai, bisogna
andare a letto, dir le preghiere
così come tutte le altre sere;
ti sei accorta oppure no,
che per un attimo non c'ero
la nostra vita, sia pur per poco,
ti è scivolata tra le dita.
Che le cascate del Niagara
cascano da mille anni
in un lontano arcobaleno,
in un lontano arcobaleno;
che le cascate del Niagara
cascano da mille anni
in un lontano arcobaleno,
in un lontano arcobaleno.
Tutto il giorno in casa
sei stata, ed hai ragione,
il tempo non passava
lassù da quel balcone;
mi do una rinfrescata,
la barba un'altra volta,
facciamo in fretta, che di luce
non ce n'è più molta.
La jeep ti dona più
di ogni altra vettura,
e poi va dappertutto
anche se è un pochino dura;
per noi però e indubbio
che proprio ci voleva:
prima di lei, quest'arietta,
ma chi se la godeva?
Due ore son passate,
è buio, accendo i fari,
mi guardi soddisfatta,
che performance senza pari;
appoggi il tuo musetto stanco
sopra il mio ginocchio
contento, anch'io t'accarezzo
e ti strizzo l'occhio.
Adesso ve lo dico,
non è la mia ragazza,
ma è dolce ed è fedele,
brava e poi anche di razza;
la sera io e lei
ce ne siamo andati a caccia
e dopo aver mangiato
ce ne andremo a cuccia.
Fai tanta compagnia,
sì, ma adesso va'!
Vai, fila!
Vai, fila!
Vai, fila!
Vai, fila!
Vattene a cuccia!
Vattene a cuccia!
Vattene a cuccia!
Lasciami solo!
Vattene a cuccia!
Ho detto a cuccia!
A cuccia!
Vattene a cuccia!
Vattene a cuccia!
Vattene a cuccia!
È così tutte le volte, è così anche stavolta:
una carezza per sentire tutto il freddo di una fine,
una nausea balorda che ti avvolge ad una porta,
è così anche stavolta.
Sto soffrendo come un cane e mi rivedo da bambino
appoggiato a un paracarro, non mi oso stare male;
sto scendendo verso il mare, ho la scuola ormai alle spalle,
in vacanza verso il mare, sto scendendo verso il mare.
Con la faccia di mio padre che non gliene frega niente
di quell'ennesima tortura della nostra villeggiatura,
torni in macchina e ti sembra di potercela ormai fare,
l'equipaggio ti incoraggia, la discesa e poi il mare.
Guarda come guida bene, come taglia ogni curva,
e fai finta di sorridere e ti sforzi non ci riesci
di pescare con le mani ma hai le braccia troppo corte,
in un bagno di sudore un pochino di vigore.
E va be', ferma di nuovo, c'è il bambino che sta male,
"Un'altra volta prendi il treno" , "Non gli dar più da mangiare";
sulla fronte ormai di ghiaccio ti è conforto di sentire
la buona mano di tua madre che ti dice "Su, da bravo!".
E la faccia di mio padre guarda in giro indifferente,
sta pensando al suo lavoro, al suo unico ristoro;
fuma la sua sigaretta con boccate lunghe, larghe,
quella faccia la ricordo come quella di un signore
fortunato molto e forte, molto più di me davvero
na na na
E mi rivedo da bambino, sto scendendo verso il mare
na na na
Tanti giornali, oggi, come ieri,
tanti uomini soli al ristorante,
come in una caserma servono il rancio,
"Aspetti che cambio pietanza", ho poco slancio;
questo giovane cameriere che ha sparecchiato tutto
si muove bene come una casalinga,
tutto veloce, perfetto,
ma sì, finiamo con la meringa.
Sto veramente bene, saggio, disciplinato,
adesso a casa sono arrivato,
do da mangiare alle belve, parlo con loro
e va tutto bene;
tra poco sul divano
mi fumerò il toscano
come faceva mio nonno Angelo,
tra poco qualcuno mi sorriderà,
sarà gentile, mi rispetterà,
sarà come un angelo.
Domani tanti giornali, come oggi, come ieri,
tanti uomini soli al ristorante
come in una caserma serviranno il rancio
mi dedicherò ai primi, poi
un solo rancio;
quel giovane cameriere sparecchierà tutto,
sarà gentile ed efficiente come una moglie,
tutto veloce, perfetto,
ma sì, finiamo con la millefoglie.
Tra poco sul divano mi fumerò il toscano
come faceva mio nonno Angelo,
tra poco qualcuno mi sorriderà,
sarà gentile, mi rispetterà,
sarà come un angelo.