CINEMA SHOW
SIGNS
Di
M. Night Shyamalan
Voto : 7
Il regista del “sesto senso” conferma la sua passione per le scatole cinesi. Il suo metodo di lavoro è sempre lo stesso : disseminare il percorso di tessere che alla fine si ricompongono come per incanto. Il suo habitat resta il soprannaturale e grazie al suo talento anche la più classica e abusata delle trame ( la terra invasa dagli alieni ) , cambia prospettiva e gode di una freschezza che sa di nuovo. Il punto di vista è quello di una famiglia della Pensylvania. Mel Gibson ha abbandonato fede ed abito talare a causa di un incidente che lo ha privato della moglie e passa il resto delle sue giornate ad accudire i due figli e la sua fattoria immersa nel grano con l’auslio del fratello ( Joaquine Phoenix ). Tutto cambierà il giorno in cui verranno scoperti nel campo di grano i primi “Crop Circles “. A metà strada tra i classici anni 50 ( guerra dei mondi , invasione degli ultracorpi, etc. ) e “L’alba dei morti viventi” di Romero ( la barricata in casa con porte e finestre inchiodate ) il film di Shyamalan ha il pregio di mantenere costante il livello di tensione e di rendere partecipe lo spettatore che è costretto ad interagire grazie allo stile del regista, al “vedo e non vedo” delle sue inquadrature, alla “cam” che si ferisce spuntando dal grano, al buio perforato dal cono di una lampada portatile. |
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Shyamalan è abile nel rappresentare l’angoscia e la rassegnazione verso quello che non si conosce, quello che non si capisce. Fino all’epilogo, quasi scontato ma non per questo banale : niente è lasciato al caso, fa tutto parte di un disegno “superiore”. Gion Uein |