La storia del football
...la storia personale di Attila 68...

 

Parte seconda: Approccio alla partita

 

Uno dei momenti più emozionanti della vita di un giocatore di football, è sicuramente la preparazione generale per il giorno della partita: mesi e mesi di allenamento, vengono finalmente premiati con l’inizio del campionato, ed è in questa situazione che gli atleti danno libero sfogo ai propri rituali più segreti.

La tipica serata pre-partita del giocatore medio, viene trascorsa con i compagni di squadra ed i relativi intestini, che sono nel nostro caso, esseri viventi interni, e dotati di intelligenza propria. Bisogna infatti precisare che se nel normale corpo umano l’intestino misura sui 12 metri, nel ventre del vero giocatore di football, “vive” una creatura di almeno 35 metri con tutte le prevedibili conseguenze. I rumori che possono produrre le ventrazze di tali “signori” sono assolutamente unici, e presto i componenti dei vari branchi imparano a riconoscersi e socializzare grazie a vibrazioni da campionati mondiali del borlotto. Spesso nelle squadre vengono anche stabiliti i ranghi gerarchici in base alle potenze espresse con veri e propri duelli, che devastano la biancheria intima.

Da notare che quando in un team arriva un giocatore nuovo, se entro il terzo allenamento non accenna a “socializzare” come il resto del branco, inizia ad essere guardato con sospetto dal resto del gruppo, e se la situazione persiste, può addirittura rischiare l’allontanamento come un malato contagioso. Si narra che molti anni fa, tal Massimo Martinetti, giocatore estremamente fine ed educato, rischiò il rogo durante un allenamento dei Giaguari, dal momento che dopo un mese di presenze non aveva ruttato neanche una volta. Piangendo disperato, riuscì a salvarsi in extremis con una modesta prestazione, appena udibile e fischiata dai presenti, proprio mentre Taccone iniziava a dar fuoco alla pira con una torcia. Fu comunque sufficiente a farlo riammettere tra i ranghi, dopo un  rimprovero pubblico.

La serata tipo, prevede la distruzione delle riserve alimentari di posti tipo birrerie o Mc Donalds, dove i branchi vengono quasi sempre accolti dai gestori, con applausi e regalie. Dopo settimane di discorsi sulle diete da atleta, vengono abbattuti almeno quattro capi di bestiame per ogni gruppo, ma poi, sporchi fino ai capelli di zucchini e maionese, e con i contenitori dei Big Mac sul tavolo, che toccano il soffitto, il vero giocatore, ordina il caffè col Dietor, e rutta.

Quasi per tutti, i “cerimoniali” iniziano la sera precedente al game-day, con la preparazione del borsone, operazione che per alcuni è un rito religioso, per altri una palla assurda. Il “religioso” ripone ogni indumento accuratamente piegato e nella posizione scelta da anni di tradizione, controllando più volte che non manchi nulla. Lo “scazzato” riempie il borsone con la roba sudata,  che non lava ormai da almeno due mesi d’allenamento, e la ripone accuratamente appallottolata in modo che l’odore non possa disperdersi. Spesso dimentica il 40% delle dotazioni a casa, e questo spiega come mai in certe partite si vedono giocatori seminudi e scalzi. Fonti attendibili affermerebbero che Fabio Cantini, abbia giocato un incontro vestito di sole ciabatte e conchiglia perizomata tinta leopardo, per la gioia di tutto il pubblico femminile, arrivando ad esibirsi su un cubo durante l’half time. Gerbino invece disputò un incontro di play off con casco ed accappatoio.

Al suo arrivo nello spogliatoio, il giocatore “scazzato” vorrebbe aprire il suo fottuto borsone, ma dato che è rimasto sul pianale posteriore dell’auto per almeno due giorni, a cuocere a circa 700 gradi, risulta estremamente gonfio per i gas della decomposizione, per cui l’unico autorizzato ad aprirlo per primo, è il coroner. Non appena questo avviene, considerato che ogni team che si rispetti conta tra le sue fila  almeno 10 giocatori “scazzati”, nello spogliatoio cala un silenzio spettrale ed anche una fitta nebbia, l’odore dell’aria ricorda quella di un porcile di Parma al tramonto, e tra le panche  cominciano a girovagare creature estinte da milioni di anni, riportate in vita dalle miscele chimiche dei borsoni, che reagiscono tra loro. Roberto Cecchi,  ancora oggi sostiene di essere stato attaccato, un paio di anni fa, da un velociraptor che difendeva le sue uova deposte in un nido, nel borsone di Paolo Taccone.

Un articolo che non manca mai nel borsone del perfetto giocatore di football, è la carta igienica. Infatti è noto come moltissimi atleti alla vigilia degli incontri ufficiali, vengano assaliti da vere crisi di “somatizzazione”. La somatizzazione, per chi non lo sapesse, è uno stato di tensione emotiva che, in questo caso, si ripercuote a livello intestinale, e che costringe il soggetto a più sedute di tipo “defecatio  tremens”, nelle ore precedenti alla partita, con risultati da disastro ecologico di grandi proporzioni. Va precisato che il giocatore di football medio, già in condizioni normali è un devastatore di cessi naturale, tanto che molti vengono studiati e monitorati di continuo, da diversi centri sismologici sparsi per la penisola. Ma prima delle partite il livello di guardia è massimo, al punto che molti raggiungono lo stadio a bordo di autobotti. Tutto questo ha fatto si che i soggetti più a rischio abbiano dovuto adeguare le strutture delle loro abitazioni,  per far fronte a tali problemi. Il Tackle Gertosio, ha dovuto montare, all’entrata del suo bagno, un portellone da cassaforte spesso un metro, in acciaio e con volantino esterno per la chiusura stagna. Per ragioni di sicurezza familiare, tale porta può essere aperta solo dall’esterno e non prima di 4 ore dalla chiusura. Marco Ferrari, nel suo bagno personale,  sfoggia una splendida tazza in cromo-molibdeno progettata da Williams-Renault, montata su di un plinto di cemento armato a tripla gabbia. Lo schienale della tazza, è dotato di cinture di sicurezza della Momo a 4 punti di ancoraggio, come quelle da formula uno. Il tubo dello scarico, viene raffreddato con getti di idrogeno liquido a –240 gradi, che evita l’ebollizione dell’acqua durante le sue sedute. Paschettone ha concesso al Centro Ricerche Energie  di piazzare nel sifone della sua tazza personale, una turbina che rifornisce di energia elettrica a basso costo l’intero impianto sportivo MLK di Grugliasco. E’ stato calcolato che con le sue prossime tre sedute,  Paolo avrà già reso disponibile una riserva di energia sufficiente a coprire l’intero fabbisogno dell’impianto, compreso l’illuminazione notturna, per almeno due campionati, alleggerendo così se stesso, e il team Tigers, da onerose spese di gestione. 

Un saluto a tutti i cari studenti alla prossima settimana.


Attila68



 

 

 

 

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