La storia del football
...la storia personale di Attila 68...

 

Parte prima: I ricordi

 

La maggior parte dei giocatori di football ha dei ricordi relativi ai primi passi in questo sport molto somiglianti tra loro.

Quasi sempre si parla dell’inizio degli anni ottanta, quando sotto i caschi si celavano delle chiome di capelli invereconde.

Non era ancora arrivata la moda delle  teste rasate stile college americani, anzi molti portavano caschi di due misure più grossi per fare spazio a cespugli da antologia.

I più abili riuscivano ad andare alla partita senza borsone, poiché erano in grado di riporre tutto l’occorrente tra i riccioli, compresa l’attrezzatura e la fidanzata.

Voglio precisare che si parla degli anni ottanta per molti, ma per alcuni dinosauri bisogna tornare anche più indietro: quando iniziò a giocare, Armando Sisti, venne tesserato dagli etruschi, ma non quelli di Livorno, bensì da quelli veri.

Paolo Taccone giocò il suo primo incontro con un casco prussiano della prima guerra mondiale, ma gli arbitri, alla fine del primo quarto, gli fecero togliere la punta insanguinata dalla calotta.

Gestori dei Frogs esordì  più o meno nel 1977 in un’ amichevole contro i Visigoti.

Massimo Martinetti iniziò la sua carriera nella posizione di “Guardia svizzera” tra papa Gregorio III come Centro ed il cardinale Richelieu come Tackle.

A destra, in prestito dai Saints di Padova avevano Pietro e Paolo: una linea che andava da Dio!!!

Arrivare su un campo durante l’allenamento di una squadra di quell’epoca, comportava visioni destinate a rimanere scolpite nella memoria della maggior parte di noi.

Come si possono dimenticare quelle bolgie disordinate e quell’aria di approssimazione che ogni sera comportava tibie devastate e gente portata fuori a braccia tra uno scontro e l’altro?

Di tecnica, nessuno parlò mai prima dell’86 circa!!! Spesso tutto l’insegnamento, consisteva nel sentirsi dire di piazzare ad ogni down una “teschiata” raccapricciante a quello che stava di fronte, e non sempre c’erano caschi per tutti. Si vedeva gente in linea che non superava gli 85 Kg e Quarterbacks obesi, ma quello che ricordo ancora con orrore erano le posizioni: le posizioni di partenza, le stances, erano praticamente libere.

Così c’era chi partiva sdraiato a pelle d’orso, chi aveva una stance che sembrava stesse aspettando un tram, e la fantasia, la faceva da padrona.

Quasi sempre, ci si allenava in degli impianti sportivi stile colonia penale: sul terreno di gioco erano presenti crepacci profondissimi, dal fondo dei quali arrivavano le grida di aiuto di quelli della squadra di calcio che si era allenata prima.

Pare che durante un allenamento dei Giaguari per recuperare il Defensive End Rigazzi, finito in uno di questi crepacci, le squadre del soccorso alpino abbiano lavorato 3 giorni e 3 notti durante le quali il malcapitato Topper, divorò anche il cane San Bernardo che l’aveva trovato. Una volta in salvo dichiarò che non aveva resistito alla fame ed aveva fatto merendina. 

L’abbigliamento poi, era l’altro pezzo forte dell’epoca dal momento che erano pochissime le squadre che potevano disporre di tute, borsoni, maglie da allenamento ufficiali, così , nei migliori dei casi, si finiva con avere 35 persone con colori e divise differenti e sembrava di essere al palio di Siena.

Noi, invece di fare attacco contro difesa, spesso facevamo Guelfi contro Ghibellini.

Poi c’erano i maniaci del tape, che passavano anche due ore a nastrarsi tutto il corpo con orrendi rotoli di nastro industriale, dal momento che il tape vero e proprio non esisteva ancora qui da noi. 

Avevamo Stefano Randazzo che riusciva a nastrarsi anche la milza , usando il tipico nastraccio da pacco postale: una sera, dopo l’allenamento, gli abbiamo messo sul casco una marca da bollo da mille lire, un piombino alla cinghia e lo abbiamo spedito in Polonia ai Varsavian Lardos.

Non era raro vedere ovunque paraspalle coperti con magliette con pubblicità di pizzerie, carrozzerie, o supermercati. Altri arrivarono ad usare il poncho o una canottiera, che sullo shoulder, diventava subito emostatica.

Era un’epoca nella quale stavamo muovendo tutti o quasi i primi passi, e cominciavano a nascere le prime regole per evitare che questo sport diventasse presto un gran casino.

Decisero che alcune parti di equipaggiamento erano divenute obbligatorie e tra queste la conchiglia, così la domenica dopo il 95% dei giocatori italiani, giocò la partita con il portafoglio aperto piazzato sui testicoli. 

Ma qualcuno fece di meglio: il Centro degli Squali, tal Giuseppe Pittaluga, penetrò nottetempo nell’acquario di Genova e rubò un terrificante conchiglione delle isole Galapagos che il giorno dopo si infilò soddisfatto nelle mutande, ma durante il coin toss, il paguro incazzato che abitava la conchiglia, un mostro marino di 8 chili, gli pinzò quasi totalmente l’apparato riproduttivo. In quella partita, Pittaluga , corse 1230 yards, completò 32 lanci andando a ricevere la palla da lui lanciata, e stoppò 3 tentativi di extra point saltando da fermo sulla goal line a 15 metri di altezza. A partita ultimata, venne sottoposto a controlli approfonditi, da parte degli osservatori del CONI, per tutta la notte.

Qualche settimana dopo, qualche scellerato dell’AIFA , la allora associazione del nostro football, stabilì che gli uomini di linea d’attacco non potevano più trattenere gli avversari con le mani, pena un fallo da 10 yards che all’epoca si chiamava “Sisting”!!!

Armando Sisti, faro mondiale della trattenuta illegale, iniziò uno sciopero della fame, incatenato davanti al tribunale dei diritti umani, ma tutto quello che ottenne fu che cambiarono il nome al fallo che divenne l’odierno holding. Oggi, dopo anni di continui perfezionamenti nel non farsi beccare, Armando, è in grado di trattenere un forte Nose guard con l’ombelico, o se serve con le sopracciglia e nel fare questo, per ingannare gli arbitri, normalmente tiene le mani in tasca o si da il gel ai capelli fischiettando. La federazione, avendo ricevuto lamentele da tutta Europa, per correre ai ripari, quando gioca lui impone la presenza nella crew di un arbitro supplementare, il Sisti judge.

Un’altra regola che impose la federazione, per limitare i  numerosi e gravi incidenti stradali sui campi, fu quella di obbligare gli appartenenti alla “Posse”  di uscire in pull solo con  la scorta della polizia stradale e i cartelli esposti di carichi pericolosi.

Venne vietato per Paolo Boella il consumo di legumi  e cereali nei due giorni precedenti  ad ogni partita di campionato,  mentre una raccolta di firme di tutti i Quarterbacks italiani,  rese obbligatorio per i Frogs, la presenza durante le partite dei domatori personali di Fabio Franzini e Pacio Cranchi,  più due veterinari in tribuna con carabine provviste di dardi narcotizzanti per ogni evenienza. Inoltre si ottenne che i due suddetti atleti, giocassero gli incontri di campionato a stomaco pieno per la sicurezza di tutti.

Bene cari lettori, questa prima lezione storica generale e sperimentale termina qui.

La prossima settimana analizzeremo più approfonditamente le tecniche di allenamento dell’epoca, e l’approccio del giocatore al giorno della partita.

Un arrivederci a tutti.


Attila68



 

 

 

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