Lanimazione carismatica di un incontro di
preghiera: il carisma dellaccoglienza
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Il Signore ha bisogno di voi, ecco perché
vi ha voluti qui oggi, perché vi ha chiamati, per portare questa esperienza
di oggi nei gruppi dove vi ha posti. Il Signore conta su di voi!
Questa non è una Scuola come noi possiamo immaginare, non aspettiamoci
delle risposte a tutto, ai vari problemi che possiamo avere nei gruppi - certo
alcune le avremo - ma è una opportunità che il Signore ci offre per impegnarci,
per ripartire dalla preghiera di effusione, dove abbiamo preso un impegno con
Lui, dove abbiamo deciso che la grazia del Rinnovamento dipende anche
da me e merita limpegno della nostra vita. Molte
cose le vedremo oggi, le capiremo forse, ma ciò che conta, la cosa più importante
è che la giornata di oggi serva a ricordarci che con leffusione abbiamo
preso un impegno con Gesù.
Devo essere qui oggi con la certezza che il Signore mi ha chiamato e voglio
tornare a casa con il grande desiderio che tutto il mio gruppo si incendi, si
infiammi, che ritorni o inizi ad essere carismatico.
Tutto questo è molto importante!
Nel week-end esperienziale Scuola di vita carismatica (Soggiorno
Caritas - Candia Canavese (TO), 1 marzo 2003, relatori: S. Martinez, P. G. Bentivegna,
M. Tortonese) abbiamo fatto esperienza concreta e poi ci siamo confrontati
con il Magistero della Chiesa, con la Parola di Dio e tutto ciò ha dato stimolo
alla conoscenza e allapprofondimento della realtà dei carismi. Come animatori
e membri dei gruppi siamo dunque chiamati non solo a fare esperienza dei carismi
ma anche ad impegnarci nello studio perché solo così potremo trasmettere agli
altri la grazia del Rinnovamento.
Quelle che daremo sono linee di prassi carismatica, cioè consigli,
non regole o leggi, e vanno assunti solo perché frutto di sapienza ed esperienza,
quindi siamo chiamati a non trascurare quello che ascolteremo. Ciò che diciamo
e ascoltiamo deve aiutarci a riflettere sui nostri comportamenti e sul nostro
modo di vivere lincontro di preghiera proprio per difendere lopera
di Dio.
E fondamentale, per vivere bene questa giornata, avere una predisposizione
di fondo: apertura, fantasia, libertà dello Spirito.
Il metodo che seguiremo è quello che seguiva Gesù, Lui passava molto tempo con
i suoi discepoli, Lui si consegnava, non si spiegava, si faceva conoscere donandosi.
Gesù ci ha consegnati allo Spirito e prima di morire disse ai discepoli: Non
vi lascio orfani. Questa è promessa di Gesù ed è Lui che ci ha consegnati
allo Spirito: ma quanti di noi ogni giorno si consegnano allo Spirito? Anche
noi dobbiamo donarci con grande semplicità allo Spirito Santo. Tutti i giorni.
Quanto tempo occupiamo per consegnare allo Spirito i nostri gruppi? Non basta
che lo Spirito sia per noi se noi non siamo per Lui. Consegniamoci allo Spirito
e chiediamogli di essere unassemblea carismatica.
Forse molti si chiedono: Perché il nostro gruppo non è carismatico?.
Vi siete mai posti questa domanda? Riflettiamo. Quanto tempo spendiamo per consegnarci
allo Spirito come comunità e singoli e per chiedergli che la nostra assemblea
sia carismatica? Non dobbiamo attendere passivamente che lo sia, che nascano
i carismi e qualcuno li eserciti (e poi magari non li riconosciamo e li mortifichiamo).
Quanto tempo spendiamo a chiedere che la nostra assemblea sperimenti la potenza
dello Spirito? Bisogna farlo con insistenza e, quando non troviamo risposte
immediate, continuare a chiedere.
Allora adesso tutti preghiamo come sappiamo farlo e consegniamoci a Gesù per
questa giornata invocando il suo Spirito. Consegniamo la nostra vita allo Spirito.
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Nellincontro di preghiera noi esercitiamo
i carismi. Soffermiamoci sulla parola CARISMA. È una parola
assai difficile da spiegare e da comprendere, lo dice lo stesso S. Agostino:
I carismi si possono osservare, si possono ammirare ma non spiegare
in pienezza; non ci è dato di investigarli, la nostra conoscenza è comunque
sempre imperfetta. Quindi noi possiamo accostarli, ammirarli, possiamo
anche provare a dare ragione dellopera di Dio ma nessuno può spiegare
Dio perché Dio non si lascia spiegare, non si lascia afferrare. Nessuno può
dire io ho un carisma; i carismi non sono nostri, sono del Signore,
appartengono a Dio e ci sono dati per così dire in comodato duso.
Dobbiamo sentire il privilegio di far parte del Rinnovamento nello Spirito Santo.
Questa realtà carismatica sottoposta allo Spirito è stata ed è (e speriamo che
continui ad essere) una risposta di Dio a questa assenza di molti secoli. Ancora
nel 900 la parola carisma non ricorreva più nella Chiesa e
allora dobbiamo essere grati al Signore.
Cercheremo di dividere queste nostre condivisioni in due tempi: dapprima analizzando il MISTERO DEI CARISMI, cioè cosa questi carismi producono nella nostra vita di fede, nella santificazione delle nostre comunità, nellespansione del Regno di Dio e perché sono necessari, come dice S. Paolo. In un secondo tempo cercheremo di vedere come usarli, che è quello che forse più ci alletta. Entriamo ora nel mistero dei carismi perché il Signore si manifesta e vuole essere conosciuto attraverso queste manifestazioni.
S. Paolo dice: Circa i carismi
non voglio che restiate nellignoranza. Il carisma è comunque
un segno grande della gratitudine di Dio, e ognuno di noi è oggetto di questa
gratitudine: lo Spirito opera tutto in tutti, dice ancora
S. Paolo. Guardiamo quindi al carisma dei nostri fratelli con la coscienza che
nel fratello cè un tesoro, cè un segno della gratitudine di Dio,
cè almeno un carisma. Non pensiamo mai di non aver ricevuto nulla, o che
il fratello che abbiamo accanto non abbia ricevuto nulla. Ognuno di noi ha ricevuto
almeno un carisma da mettere a disposizione, una grazia di Dio che deve essere
esercitata al servizio della comunità. Dobbiamo guardare allaltro, quindi,
senza invidia e gelosia ma con la certezza che anche noi abbiamo ricevuto grazia
e avere il desiderio di metterla a disposizione: A ciascuno è data
una particolare manifestazione dello Spirito per ledificazione della Chiesa.
Tutto in tutti ma a partire da ciascuno perché, se ne manca
uno, questo tutti non si realizza. Quanti siamo nel gruppo?
20. Allora siamo almeno 20 doni e il nostro tutto si realizza se tutti e 20
si lasciano usare: Questo tutto deve sempre crescere, dobbiamo desiderare che
cresca la manifestazione di Dio: più siamo, più doni siamo e più grazie sono
presenti.
Non voglio che rimaniate nellignoranza, dice Paolo
e questa è una delle cose più importanti sulle quali non possiamo avere ignoranza.
Cosa contano allora, il numero o le grazie? Le grazie sono per il bene di tutti
ma a partire da ciascuno. Compito primario del Pastorale di Servizio è quello
di aiutare ciascuno a servire, a donarsi agli altri, a riconoscere i propri
carismi, e ad esercitarli tutti.
E importante distinguere tra carisma
della preghiera (comunitaria) e preghiera (personale): noi facciamo
esperienza della preghiera personale nella nostra vita, nei nostri
momenti di incontro intimo e personale con Gesù, ma quando ci riuniamo insieme
sotto lazione dello Spirito, allora si parla di carisma della preghiera.
I carismi sono tutti doni che il Signore dà a ognuno quando siamo riuniti
come comunità, come Corpo di Cristo. Non sono investiture che improvvisamente
fanno diventare una persona ciò che non è, i carismi si innestano nella natura
umana come completamento, affinità, per libera elargizione dello Spirito.
Troppo spesso nei nostri incontri partiamo
subito con linvocazione dello Spirito Santo. Appena entriamo in una sala
sembra di essere entrati in una Chiesa e quindi non si parla, non ci si accoglie,
non si entra in comunione. Si chiudono gli occhi si invoca immediatamente lo
Spirito: questa non è Sapienza.
I carismi si innestano nelle nostre vite, in noi, non possiamo prescindere da
questo. Partiamo dal presupposto che normalmente ci si incontri una volta alla
settimana - due per alcuni gruppi - quindi ci incontriamo dopo tre o sei giorni
e probabilmente abbiamo lasciato a casa o sul posto di lavoro qualche disastro
o ci portiamo dietro i nostri problemi. Pensiamo forse che solo per il fatto
di mettere piede nel luogo della preghiera improvvisamente tutto scompaia per
incanto e siamo pronti a lodare e gioire perché invochiamo lo Spirito?
È molto importante che i responsabili, gli animatori della preghiera richiamino
i fratelli, li aiutino a entrare nello stupore, nellattesa di Dio che
viene in mezzo a noi e aiutino i fratelli a riconoscersi portatori di questa
grazia di Dio che sono i carismi e di metterli al servizio della comunità. È
molto importante che ognuno decida di esercitare i propri carismi
per espandere il Regno di Dio mediante i servizi, i ministeri che fanno riferimento
ai doni che Dio ci ha dato.
È quindi fondamentale, in un incontro di preghiera, che il momento iniziale sia dedicato allACCOGLIENZA. S. Paolo non parla di una accoglienza ma delle accoglienze, così come parla del carisma delle guarigioni, delle profezie. Sono molteplici. Intanto dovremmo capire in quanti modi lo Spirito ci permette di accoglierci.
Vogliamo allora partire subito dallaccoglienza
perché è da lì che ha inizio un incontro di preghiera carismatico, non possiamo
trascurare questo momento fondamentale.
Il Pastorale di Servizio deve essere sempre puntualissimo, non si può arrivare
dopo. Il padrone di casa non dà appuntamento a casa sua senza farsi trovare.
Il Pastorale fa le veci del padrone di casa che accoglie, che prepara, predispone
e dispone anche lambiente con laiuto di altri fratelli del gruppo.
Anche preparare lambiente è fondamentale.
Prima di tutto deve essere chiaro CHI
ACCOGLIAMO. Anna, Toni, Piera, Giuseppe? Umanamente pensiamo di accogliere il
fratello o la sorella. In realtà, Colui che noi accogliamo è Gesù, che vive
nel cuore del fratello o della sorella: Gesù in Anna, Gesù in Toni, Gesù in
Piera, Gesù in Giuseppe! ACCOGLIAMO LA PRESENZA DI GESÙ IN LORO! E vi pare poco?
Se gli diciamo buongiorno, buonasera non è una bella
accoglienza, se vediamo il fratello sudato e ci dà fastidio dargli un bacio
questa non è una bella accoglienza. Se non abbiamo molto trasporto per un fratello
e magari ci accontentiamo di dargli una pacca sulla spalla anche questa non
è una buona accoglienza. Non è di certo laccoglienza che faremmo a Gesù.
Allora dobbiamo diventare consapevoli che in realtà siamo chiamati ad accogliere
quel Gesù che vive in ognuno. Cosa portava Madre Teresa ad accogliere i
più malati, i moribondi, i lebbrosi e gli sporchi ai cigli delle strade di Calcutta?
Non era forse la certezza che dietro tutti si celava il Volto di Cristo? Riflettiamo
sul nostro modo di accogliere. È laccoglienza che faremmo a Gesù? Accogliere
deve essere una grande gioia!
Coloro che sono chiamati allinizio dellincontro di preghiera a guidare
questo momento importantissimo devono essere molto convincenti nel far capire
allassemblea ciò che si va a vivere, ed aiutare tutti a capire che ciò
che si fa è un canto sacro, un gesto sacro, un bacio sacro, un incontro tra
salvati. Dobbiamo comunicarci la meraviglia della consapevolezza che dentro
di noi cè Gesù: io ti accolgo nel nome di Gesù, perché sei un salvato
e membro del corpo di Cristo, membro di una comunità di salvati. Questo è il
primo e fondamentale momento in cui riconosciamo la presenza di Gesù in mezzo
a noi, viva e presente nel cuore del fratello. Laccoglienza
deve essere annuncio pasquale, deve cioè trasmettere la gioia,
far passare dalla morte alla vita, dalla tristezza alla gioia, dalla solitudine
alla comunità, dal non avere stima di sé al capire che Dio ha stima di me.
Se nellaccoglienza non passano queste verità siamo fermi allo stadio di
una accoglienza puramente umana: buongiorno, buonasera,
come va? come state?. Magari mentre ti accolgo ti dico
cose che altrimenti mi dimenticherei di dirti dopo... Tutto inutile. Non serve
a niente. Magari queste cose possono anche servire a dare un inizio ma non siamo
entrati alla presenza del Cristo in noi. Andate in un gruppo di Alcolisti Anonimi
che si ritrovano nel loro cammino di disintossicazione e troverete un buon moderatore
che fa accoglienza conviviale, ma noi non siamo ad un loro incontro - con tutto
il rispetto per loro - noi ci riuniamo nel nome di Gesù. Allora attenti, animatori,
ad aiutare lassemblea a entrare nella vera accoglienza carismatica.
E una sfida che dobbiamo affrontare ogni settimana: siamo chiamati per
mesi a fare laccoglienza alle stesse persone. Ed ecco la bellezza e la
fantasia dello Spirito che ci dovrà suggerire delle modalità, dei gesti, dei
segni, dei modi nuovi per poter accoglierci: non lasciamoci prendere dallabitudine
quando incontriamo quasi sempre le stesse persone e non tralasciamo tutto ciò
che può creare nei fratelli stupore, attenzione, decisione.
Perché S. Paolo parla delle diverse accoglienze? Perché non
siamo chiamati ad accogliere un solo fratello ma tanti che però sono chiamati
a diventare UNO: IL CORPO DI CRISTO. Arrivano allincontro essendo diversi
anche nelle loro storie e situazioni personali, fisiche, sociali, economiche
e una buona accoglienza deve tener presenti queste diversità, le povertà e i
diversi stati danimo.
A chi si addice la capacità di accogliere? Chi in una comunità è orientato,
proprio per una grazia che Dio gli concede, a svolgere questo ministero? Anche!
Chi sta alla porta? Anche! Chi fa laccoglienza allinizio della preghiera?
Sicuramente! Ma chi soprattutto? Il Pastorale di Servizio. Un buon Pastorale
di Servizio serve, accoglie. Certo si fa affiancare nel ministero da altri fratelli
chiamati dal Signore a questa diaconia che i Padri della Chiesa e S. Paolo legano
ad una particolare condizione del cuore, LA COMPASSIONE. Questa particolare
condizione interiore è quella di Cristo, perché Cristo accoglieva tutti, osservava
ogni cosa senza giudicare. La compassione è la condizione fondamentale
dellaccoglienza! Chi sa com-patire, patire con,
comprendere, abbracciare, chi accoglie deve avere il volto compassionevole,
lieto, gioioso e non lo sguardo ripiegato, non la vergogna. La nostra immagine
diventa immagine del Cristo compassionevole, ecco perché ci si deve preparare
bene e sentire questa unzione che lo Spirito ci dona. E non dobbiamo credere
di accogliere con le nostre forze, ma con Cristo, che attende proprio te. E
se mi sei antipatico, se non riesco a venirti incontro, ad accoglierti, allora
chiederò a Gesù di aiutarmi a vederti con i suoi occhi - forse ci vorrà un mese,
forse sei mesi, forse un giorno o una vita - ma io a Gesù non posso non dire:
Non riesco a vedere Te in quel fratello, aiutami Tu!, e sicuramente
Egli verrà in nostro aiuto perché è Lui che vuole accogliere proprio quel fratello
attraverso di noi!
Non facciamo quindi laccoglienza formale di cui abbiamo
parlato prima oppure non rifugiamoci subito nella lode.
Nellaccoglienza carismatica ci sono delle parole che
non devono mai mancare.
Cosa vi sembra importante che i nostri fratelli si sentano dire quando li accogliamo?
Nellaccoglienza bisogna manifestare la presenza di Dio, dando una risposta
ai loro bisogni veri e non una risposta ai loro desideri umani! Occorre far
capire che cosa Dio vuole da loro, qual è il piano di Dio... Tanti vengono
per realizzare il loro volere - una guarigione, una liberazione, una
consolazione, un abbraccio, magari perché si canta, si balla, o perché mi
faccio il fidanzato, mi sposo - sono tante le valutazioni
umane che entrano in gioco, ma noi non dobbiamo accogliere partendo da quello
che è il volere del fratello! Devo avere sì la capacità di parlare a chi vive
sul piano del mondo, a chi magari vive in quel momento la divisione in famiglia,
la capacità di cogliere le difficoltà, i disagi, le attese, ma soprattutto devo
portare il fratello sul piano di Dio: il miglior sollievo per chi
soffre è quello che viene ricevuto da chi solleva un altro nel nome del Signore...
Questa è la volontà di Dio, dello Spirito, che ha fatto nascere il Rinnovamento:
far capire che siamo una realtà di salvati e questo piano va annunciato subito.
A questo servono tutti i carismi e la Chiesa. AD ESPANDERE IL REGNO DI DIO.
Quindi nelle accoglienze va richiamato questo vero annuncio pasquale:
Siamo un
unico corpo, quello di Cristo,
siamo i familiari di Dio
i fratelli di Gesù
con noi cantano gli angeli, i Santi
scende in mezzo a noi il Paradiso
questo non è il luogo dellodio e del rancore e della
tristezza,
ma è il luogo dellamore!
Queste sono le cose che vanno affermate in una accoglienza carismatica. Se così avviene, il frutto dellaccoglienza è lapertura del cuore del fratello alla presenza del Signore.
SE NOI NON ACCOGLIAMO, CRISTO NON PUÒ ACCOGLIERE IL FRATELLO perché Cristo si serve di noi!
Volete sapere qual è il segreto della comunione, della vita di comunione? Quanto tempo passiamo a pregare per i fratelli, uno per uno, e quanto tempo essi pregano per i responsabili. Se non permettiamo allo Spirito di presentarceli non riusciremo mai a vederli con gli occhi di Gesù ma sempre con i nostri occhi. Noi non ci scegliamo i fratelli, questo è il mistero di Dio, e i fratelli vanno accolti come li ha scelti Gesù: se sono preziosi ai suoi occhi, sono preziosi anche ai miei occhi. Se questa fraternità la sperimentiamo durante la settimana e ci impegniamo nella preghiera gli uni per gli altri, statene certi che quando vi ritrovate allincontro del gruppo sentirete la comunione dello Spirito e non farete fatica ad accogliervi perché vi sarete accolti ogni giorno in preghiera e sarà una gioia ritrovarvi, non un peso.
* Preghiamo per i fratelli ma soprattutto lodiamo il Signore per loro. Nella lode non entra il giudizio ma la riconoscenza a Dio per tutto il positivo che cè negli altri che sono il dono di Dio per me. E il fratello è un dono di Dio. Ogni fratello è dono per me, comunque egli sia, che mi piaccia o no. Dice S. Paolo: "Siate riconoscenti!" del dono di Dio, di qualunque dono di Dio, di voi stessi e del vostro fratello.
Laccoglienza non è una preghiera introduttiva, ma tante modalità che lo Spirito ci dona e ci suggerisce per portare il fratello alla presenza del Signore.
Come bisogna portarlo? A tutti i costi
o rispettando i tempi?
Se io inizio a lodare subito e il fratello è nellafflizione, lo sto rispettando
o sto forzando i tempi? Riflettiamo sullautomatismo che nellincontro
ci porta subito a lodare. È successo - lode, lode, lode - e poi tante volte
la lode non parte e perché? Perché non siamo riusciti con una buona accoglienza
a portare i fratelli alla presenza del Signore! Quindi, sempre, prima
di tutto, una buona accoglienza, sempre, prima di tutto, questo stare insieme
nel Signore.