PRIMA PARTE  

Sintesi del cammino spirituale e pastorale
Triennio 2001-2003  

«Quanti avevano conoscenza e intelligenza,
s’impegnarono a camminare nella legge di Dio
» (cf Ne 10, 29-30)  

Salvatore Martinez
Coordinatore nazionale  

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Prologo  

Non è cosa facile tentare di raccontare e di rileggere - “in scienza e coscienza” - il cammino nazionale del RnS maturato in un triennio di servizio; tante, troppe le attenzioni e i riferimenti da esplicitare, le circostanze da menzionare, le gioie e i dolori da ricordare.   A rendere ancora più difficile l’impresa intervengono almeno due fattori:
 

Nelle parole di Gesù a Nicodemo è il senso pieno e profondo di questa premessa:
«Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va: così è di chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3, 8).   Siamo noi i “rinati dallo Spirito” che Gesù indica, noi quelli che “camminano e si rinnovano nello Spirito” (cf Gal 5, 16; Tt 3, 5-6); noi e quelli che verranno, perché questo è il grande desiderio di Gesù: che l’opera di risveglio e di rinnovamento spirituale che da oltre trenta anni il RnS testimonia si estenda a tutti i cristiani. A tutti, infatti, è richiesto di vivere una fede “infuocata” (cf Lc 12, 49), perché tutti possano conoscere e ricevere Cristo “nel potere” dello Spirito (cf At 1, 8b).   Pertanto, proviamo ad elevare il nostro grazie a Dio con le “due ali” della semplicità e della fedeltà (cf Tommaso da Kempis, in “L’imitazione di Cristo”) spigolando un po’ del nostro cammino triennale. Non da notai, né da censori; non da teorici del RnS, né da storici, ancor più da professionisti di cose spirituali. Da umili, convinti, testimoni piuttosto, che ogni giorno osservano, sperano, soffrono, vivono in questa grande famiglia che è il RnS.   Le cose che diremo sono espressione del discernimento operato dal CNS dell’intenso e mai sufficiente impegno di servizio che il Signore ci ha richiesto in mezzo a voi, perché si diffonda la grazia specifica del RnS. A nome del CNS, pertanto, vi riferirò sui grandi temi della vita spirituale e pastorale del RnS, ribadendo lo specifico della nostra identità carismatica ed ecclesiale e  raccogliendo le “gioie e i dolori” del nostro comune cammino.   Del resto la parola del Signore che ispira questa nostra riflessione “in due tempi” è assai esplicita:
«Quanti avevano conoscenza e intelligenza, s’impegnarono a camminare nella legge di Dio» (cf Ne 10, 29-30).   Occorre che gli animatori del RnS, le guide spirituali, i responsabili ai vari livelli di servizio abbiano “conoscenza” e “intelligenza” per camminare uniti e unitariamente. Le due sorelle gemelle - “conoscenza” e “intelligenza” – sono figlie della sapienza divina; non è possibile dare una lettura sapienziale del nostro cammino senza coniugarle.   Infatti, si può avere “conoscenza dei fatti” che riguardano la vita del RnS, ma non comprenderne fino in fondo il valore, specie quando il nostro punto di osservazione è solo esteriore, parziale o superficiale; al contempo, si può avere la maturità spirituale, l’anzianità per saper valutare, ma non essere sufficientemente informati di ciò che accade per poter giudicare bene.   “Conoscenza” e “intelligenza”, allora, le figlie della sapienza divina che chiamo al mio fianco, perché le mie povere e insufficienti parole possano in qualche modo giovarvi e orientarvi nell’impegno richiesto a tutti per il prossimo triennio, perché il RnS, come il sale, non perda il suo sapore.  

Sull’onda del Giubileo… un cammino unitario    

Il triennio 2001-2003 che si conclude con questa XXVII Conferenza, è stato preceduto da due fatti storici che meritano di essere ricordati:  

Come dimenticare lo spettacolo di fede e l’onda continua di pellegrini che nell’anno giubilare hanno visitato la sede della cristianità e ringraziato de visu il successore di Pietro. Siamo stati testimoni oculari del passaggio dal secondo al terzo millennio di vita cristiana e dalla voce di Giovanni Paolo II abbiamo ricevuto una consegna: duc in altum, prendete il largo, cioè accettate la sfida di “ripartire da Cristo” se il cammino si è arenato, e di “portare Cristo” dove ancora non risplende la Sua gloria.   Il RnS ricevette, così, proprio all’inizio di questo nostro triennio, l’invito ad iniziare la navigazione del nuovo secolo e del nuovo millennio all’insegna del “grido unitario” di Giovanni Paolo II, rispondendo “in modo unitario” proprio con il rinnovo contestuale e progressivo di tutti gli organi di servizio pastorale.   Ecco perché, proprio a partire da questo triennio, si è resa sempre più manifesta la nostra triplice dimensione di corrente di grazia, associazione di fedeli e movimento ecclesiale. Una triplice eppure univoca maniera di esprimere il RnS che ancor prima di essere spiegata e compresa, è già stata da noi – storicamente, forse inconsapevolmente – di fatto vissuta e alimentata sin dalle origini del RnS.   Infatti, sin dalle suo sorgere, il RnS in Italia ha avuto coscienza e ha dato  testimonianza di essere: una realtà spirituale, di fatto organizzata, in movimento nella Chiesa e nel mondo.  


Questo è ciò che fa di noi una realtà dinamica, che “entra ed esce dal Cenacolo”, che vive a nome della Chiesa nel mondo; questo è ciò che definisce il RnS come “movimento ecclesiale”.   Così, in occasione della Conferenza Animatori del 2001 a Fiuggi e del 2002 a Rimini, abbiamo voluto esplicitare questo triplice e univoco sguardo a ciò che il RnS è (corrente di grazia), com-porta (associazione) e attua (movimento ecclesiale) decidendo di pubblicare le “Linee guida per gli animatori del RnS” e le “Linee guida per i ministeri e gli ambiti di evangelizzazione”, due guide che intendono aiutare i responsabili di oggi e di domani a comprendere il RnS in tutta la sua portata carismatica, in tutto il suo valore ecclesiale, in tutta la sua forza evangelizzatrice, per meglio servire il RnS, preservarlo nella sua identità, diffonderlo responsabilmente.   Diamo, allora, uno sguardo a quegli aspetti che “fanno” la nostra identità storica e caratterizzano la storia attuale; come in un album di famiglia passiamo in rassegna “le immagini” che ci permettono di “rivedere” il nostro cammino, magari cercando delicatamente di porre attenzione  “ai colori o ai contorni” se possono apparire “sfumati” dal tempo.  

Cos’è il RnS? Visione “inesatta”, “incompleta”, “adeguata”    

In questo triennio abbiamo cercato di riprecisare la visione carismatica ed ecclesiale del RnS a vantaggio delle realtà di nuova fondazione (ricordiamo che l’80% dei partecipanti al RnS ha ricevuto la preghiera d’effusione dello Spirito dopo il 1990) e per risvegliare nei più anziani “l’audacia” degli inizi.    Osservando i nostri gruppi e comunità, possiamo verificare ancora tre diverse modalità d’intendere il RnS, per grazia di Dio sempre più riconciliate e orientate a confluire nella visione più corretta che definiamo “adeguata”. Non possiamo omettere di riaffermare il fine primo e ultimo della nostra esistenza nella Chiesa, così da saper meglio dimensionare tutti i nostri sforzi e le nostre attività a servizio della causa del RnS.  

Visione inesatta  

Visione incompleta  

Visione adeguata  

Come affermava il card. Leo J. Suenens (Un phenomene controversè: le repos dans l’Esprit, 1986) “non si entra nel Rinnovamento, ma è il Rinnovamento che entra in noi”.   In altri termini, il RnS prima che il movimento dello Spirito nella Chiesa e nel mondo è l’avvento dello Spirito con la sua potenza di grazia e di rinnovamento in me, in noi. A nulla servirebbero la nostra organizzazione e le nostre strutture di servizio se portassimo noi stessi e non la novità dello Spirito di cui tutti hanno sempre bisogno, se ognuno di noi vivesse “il ricordo” della Pentecoste personale e non l’esperienza continua dell’effusione dello Spirito, se mostrassimo programmi di vita nuova e non le nostre vite completamente trasformate dall’amore di Gesù vivo.   Il Rinnovamento è opera di Dio e non di mano d’uomo; è una missione universale dello Spirito che “opera per se stesso” (“Il Rinnovamento Carismatico: valutazione pastorale”; Vescovi del Belgio, 1980); è una sovrana e non governabile iniziativa dello Spirito che ha scelto come umili collaboratori, come servitori di questa grazia, uomini e donne – noi e altri milioni nel mondo - perché si rendesse manifesta: - “la riscoperta esperienziale del potere dello Spirito in ciascun uomo e nella Chiesa;
- l’apertura a questa potente azione della grazia per vivere il Vangelo in pienezza;
- l’ evangelizzazione nel potere dei carismi;
- la testimonianza di Gesù Cristo risuscitato e vivo;
- il rinnovamento di tutte le forme di presenza e di servizio a Cristo, nella Chiesa e nel mondo”.  

Vi sembra questa un’affermazione esagerata, non alla nostra portata? Forse una bella e sontuosa definizione di principio, astratta? No, essa  è soltanto la verità della nostra genesi e della nostra diffusione nel secolo scorso! Se così non fosse stato, il Rinnovamento non sarebbe oggi la realtà che più ha permeato la cristianità intera nel Novecento. Sottacere il vero scopo del Rinnovamento e la sua portata originaria, significa ridurre il valore profetico e l’incidenza storica che il Rinnovamento ha avuto e sempre deve avere, oltre che sminuire – mi riferisco alla nostra esperienza italiana - il valore dei beni, dei talenti, delle ricchezze spirituali, dei mezzi materiali, dei numeri organizzativi che lo Spirito ci ha messo a disposizione non per “essere qualcuno o qualcosa” nella Chiesa, in Italia, ma per “portare Qualcuno” in modo ancora più evidente.   Lasciate che “spezzi” e attualizzi il senso della definizione che ci dà la visione adeguata del RnS.

    “La riscoperta esperienziale del potere dello Spirito”
 
 Non siamo noi ad aver scoperto il potere dello Spirito; noi, piuttosto, abbiamo riscoperto la sua azione nella nostra vita da quando gli abbiamo concesso piena autorità. La Chiesa, nella Sua storia, non ha mai potuto fare a meno dello Spirito. Ma nel secolo Novecento, da Leone XIII a Giovanni Paolo II, tutti i Papi hanno gridato la necessità di una nuova, potente Pentecoste nella Chiesa, che la riportasse alla sua esistenza originaria, cioè un’esistenza “nello Spirito Santo”. Ed ecco la risposta dello Spirito: il Rinnovamento! Il Rinnovamento non fu il risultato di un calcolo, di una strategia umana, di un accordo di alcuni uomini che si proposero di rinnovare ciò che sembrava invecchiare. Fu opera dello Spirito di Cristo, promesso da Cristo stesso e dato splendidamente anche ai nostri giorni come alle origini della Chiesa.  

“L’apertura alla grazia dello Spirito Santo”    

L’essenza della legge nuova instaurata da Gesù con la sua venuta e con l’instaurazione del Suo Regno è la grazia dello Spirito Santo. Questo significa che senza la grazia dello Spirito - cioè l’assistenza dello Spirito, i carismi dello Spirito - non è possibile accettare e attuare il Vangelo. Senza la grazia dello Spirito non è possibile alle forze umane amare in modo permanente, specie quando c’è da soffrire; senza la grazia dello Spirito non è possibile desiderare la ricompensa promessa in cielo più che i beni di cui subito si può godere sulla terra; senza la grazia dello Spirito non è possibile formare una comunità con sconosciuti, addirittura con persone antipatiche o incompatibili caratterialmente. Se si toglie al cristianesimo la grazia dello Spirito si toglie il “paradosso della vita cristiana”: ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio; come accadde sommamente a Maria elevata alla dignità di Madre di Dio. Senza la grazia dello Spirito, la vera dinamite della nostra fede, non ci sarà mai la centralità di Cristo nella vita dei cristiani, perché le “scomode verità del Vangelo” ci faranno ritornare a mettere al centro della nostra vita noi stessi, spodestando Gesù che proclamiamo Signore. La grazia dello Spirito è l’esperienza carismatica, cioè la manifestazione del potere dello Spirito nella nostra vita che implica, a partire dall’effusione, una continua immersione in questa grazia.    

“Evangelizzare nel potere dei carismi”    

Evangelizzare con il potere dello Spirito e non con  le forze umane è la finalità immediata per cui Gesù promise l’effusione pentecostale dello Spirito. Il Rinnovamento è la Parola annunziata con il potere dell’amore, potere che tocca i cuori e li muove a conversione, potere che spinge al pentimento sincero e al vero cambiamento di vita. Questa è la novità del Rinnovamento: uno strumento comunitario, ecclesiale che “cambia i cuori” delle persone, delle strutture ecclesiali e sociali e li mette a disposizione di Dio che li lavora come vuole e li prepara a fare cose grandi, quelle che Lui, non noi, ha disposto per la Sua gloria. Più avvertiamo che c’è bisogno urgente che questo mondo venga evangelizzato e più c’è bisogno del Rinnovamento: ecco perché lo Spirito lo tiene in vita, nonostante le nostre omissioni, e lo riempie del Suo potere.  

“Testimoniare Gesù Cristo risuscitato e vivo”    

È lo Spirito che ha risuscitato Gesù che rende viva la presenza di Cristo quando preghiamo nel suo nome, celebriamo nel suo nome, lavoriamo nel suo nome. “È lo Spirito che dà la vita”: la vita nuova nello Spirito immersa nella Vita stessa di Gesù; è lo Spirito che crea le condizioni per far nascere e mantenere in vita le nostre relazioni comunitarie ed ecclesiali, immergendole nell’amore di Gesù. Il Rinnovamento diviene così la risposta dello Spirito ad un mondo secolarizzato che non vuole ricevere l’amore di Dio, una modalità concreta di esperimentare la conversione continua a Gesù Signore e Salvatore senza la quale questo amore non si rinnova, anzi scade fino a morire.  

“Rinnovare tutte le forme di presenza e di servizio a Cristo, nella Chiesa e nel mondo”  

Non c’è una forma di presenza e di attività nella Chiesa che non debba essere toccata dalla grazia vivificante dello Spirito. Ecco perché tutti hanno bisogno del Rinnovamento: i sacerdoti, le religiose, le famiglie, i giovani, gli anziani, i bambini. Per l’azione dello Spirito Santo, diceva P. Emiliano Tardif, si rinnova ogni forma di consacrazione e ogni forma di presenza e di servizio nella Chiesa: la preghiera, la vita sacramentale, la vita fraterna, i diversi ministeri, la stessa evangelizzazione. È per questo che sempre diciamo, richiamando la celebre espressione del card. Suenens, che il Rinnovamento è una grazia di Pentecoste che deve avanzare, invadere e rinnovare tutti gli ambiti della Chiesa (“Rinnovamento nello Spirito e servizio dell’uomo”, Card. Leo J. Suenens e Dom, Elder Camara, 1979). Più la nostra visione è limitata e più riduciamo il Rinnovamento; più riduciamo il nostro impegno e meno visibile e diffusa sarà la grazia del Rinnovamento che lo Spirito attraverso noi vuole elargire a tutti.  
 
 Ora guardando a questa visione adeguata facilmente potremmo scoraggiarci, ritenerci noi “inadeguati” davanti ad un programma così grande e perfetto. Se poi ci caliamo nella povertà delle nostre esperienze locali, nelle difficoltà quotidiane che il RnS riscontra, potremmo addirittura pensare che è meglio lasciar perdere tutto e magari - come gli apostoli di Gesù, che ragionavano ancora senza lo Spirito - concludere: «Questo linguaggio è duro; chi può intenderlo?» (Gv 6, 60). Anche oggi, come allora, la risposta di Gesù risuonerebbe per noi inesorabile:
«È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e vita. Ma vi sono alcuni tra voi che non credono» (Gv 6, 63-64).    Gesù sembra dirci: non abbassate il “tono profetico” del Rinnovamento, non conformatelo ai vostri pensieri o all’idea che avete di voi stessi, non rendetelo somigliante al mondo e allo spirito del mondo. Il RnS è un frutto della nostra fede e non della nostra comprensione intellettuale a cui fa seguito la volontà che ci fa accettare o rifiutare l’opera di Dio.   Due testimoni dello Spirito ci vengono in soccorso con le loro parole:   “Se si sottomette tutto alla ragione, la nostra religione non avrà niente di misterioso e di soprannaturale” (Blaise Pascal, Pensieri n. 273)   “Bisogna che lo Spirito Santo formi in noi l’uomo nuovo. Dobbiamo perciò supplicarlo perché ci doni questa grazia. Senza lo Spirito Santo, resteremo sempre quelli che siamo” (Beata Elena Guerra).    Pertanto, con umiltà mista al senso di responsabilità che una chiamata così grande, allettante, entusiasmante deve comportare, memori delle parole di San Paolo che fa della debolezza rimessa nelle mani di Dio un vanto (cf 2 Cor 11, 30) e della grazia dello Spirito in Lui il segreto di tutto il suo ministero e dei prodigi compiuti dopo la conversione (cf 1 Cor 15, 10; Ef 3, 2; 2 Cor 12, 9), proviamo a “ritornare con i piedi  per terra” e a considerare i passi del nostro comune cammino.    La grazia propria del RnS, infatti, si incarna, si esplicita, si rende visibile – a livello personale e comunitario – nella nostra vita associativa e negli impegni ecclesiali che il RnS si è assunto e si assumerà ponendosi in movimento nella Chiesa e per la Chiesa, se desidera che “il sogno di Dio” continui a contagiare altri uomini, come fece un  giorno con noi.  

Con l’effusione, la diffusione del RnS    

Tutto ha inizio con la preghiera d’effusione dello Spirito; ma “restare” sotto l’effetto dell’effusione è molto più difficile che riceverla. Eppure bisogna permanere con tutte le nostre forze  nella fedeltà all’impegno di vita nuova che in quel giorno benedetto abbiamo professato davanti a Dio e ai fratelli. Il RnS “compare” con l’effusione dello Spirito e “scompare” allorquando la forza rigenerante dello Spirito Santo in noi non viene più alimentata da un’immersione giornaliera nella preghiera e nello studio della Parola.   Si ha l’impressione che per molti l’effusione dello Spirito rappresenti una “meravigliosa esperienza della presenza di Dio” destinata a rimanere unica; in realtà – specie in chi desidera crescere nella conoscenza della grazia del RnS e vivere di questa grazia - l’effusione deve rappresentare “l’inizio del cammino” che dovrà meritare continue e progressive effusioni dello Spirito che ravviveranno l’esperienza per così dire “storica”.   E qui nasce la prima questione, con la quale molti responsabili si dibattono: per molti il RnS non ha la forma di un gruppo o di una comunità nella quale con impegno crescente bisogna intraprendere un cammino di fede stabile, cadenzato da precisi momenti formativi che devono coinvolgere tutta la mia vita (vedi lettera del card. Ruini in occasione della prima approvazione dello Statuto nel 1996). Purtroppo per molti il RnS resta un’offerta di esperienze spirituali di cui è possibile godere partecipando secondo i propri tempi e il proprio gradimento. Ne consegue che all’interno dello stesso gruppo esiste un RnS che nella migliore delle ipotesi viaggia a diverse marce, nella peggiore si livella verso il basso, mortificando il tenore della vita spirituale che mai bisogna smettere di alimentare, pena lo scadimento della grazia del RnS.  

Tutto ha inizio con il Seminario di Vita nuova…    

“Chi bene inizia è a metà dell’opera” recita l’antico adagio che vale anche nella vita spirituale. Molti hanno compreso che bisogna porre molta attenzione alla preparazione spirituale del seminario di vita nuova nello Spirito, al tenore degli interventi carismatici offerti ai fratelli, ai momenti di guarigione e di liberazione da promuovere. Un seminario non s’improvvisa! Ma, ancor peggio, non lo si rinvia all’infinito: ogni seminario deve segnare un nuovo inizio per alcuni fratelli (se non ce ne sono li andiamo a cercare e se ci sono non li facciamo aspettare) e per tutto il gruppo è sempre un “ritornare alle sorgenti”.    Non facciamoci illusioni: senza testimoni autentici della conversione della propria vita, la forza del seminario sarà ridotta e la proposta di una conversione radicale a Cristo addolcita. Se poi la vita spirituale del gruppo è tenuta da “animatori pigri” che riducono la grazia e il potere dello Spirito al “minimo comune denominatore” del RnS (un solo, frettoloso, incontro di preghiera settimanale), è naturale che l’entusiasmo provocato dall’annuncio di vita nuova non sarà riscontrato nel tenore spirituale del gruppo e quindi prestissimo l’effusione ricevuta dai nuovi si normalizzerà in una routine incessante.    Quante vite cambiate in profondità dallo Spirito si sono adagiate in una “fede comoda”; quanti fratelli e sorelle – ne vediamo moltissimi – invece sono trepidanti perché attendono che sia loro concesso di testimoniare il fuoco d’amore che lo Spirito ha appiccato nel loro cuore e trovano opposizioni umane da parte di responsabili “pompieri” che non si capisce quali interessi difendano e a nome di chi spengono la fiamma dello Spirito e impediscono alla grazia del RnS di svilupparsi.    Più spazio, allora, ai seminari, come alle origini; più fiducia nelle risorse dello Spirito e non sui nostri schemi. In questi ultimi due anni abbiamo registrato buoni frutti spirituali introducendo all’interno del seminario dinamiche di evangelizzazione che favoriscono un maggiore coinvolgimento dei partecipanti.  

… e continua nel Gruppo    

Nel corso di questo ultimo triennio, la formazione degli animatori e dei pastorali ha sempre più fortemente sottolineato la necessità che gruppi e comunità vivano la realtà dello Spirito propria della prima comunità cristiana, che trovava in Atti 2, 42 la sua compiuta espressione: “assiduità nella preghiera, nell’insegnamento, nella vita sacramentale, nell’unione fraterna”. Quattro pilastri, quindi, che “reggono” la vita nuova; quattro riferimenti sicuri per salvare la cattolicità del RnS e la pienezza del dono dello Spirito.    Del resto, come si può pensare che un Gruppo cresca e si rafforzi nella sua identità carismatica se non sono previsti spazi riservati all’ascolto della Parola, alla celebrazione comunitaria dei sacramenti, a forme di condivisione fraterna oltre che alla preghiera?    A ben guardare, si registra una crescita diffusa nell’assunzione di At 2, 42 come un modello preciso di riferimento; occorre lodare la buona volontà di molti che, pur con pochi mezzi a disposizione e con pochi partecipanti alla vita del gruppo, non hanno mancato di  “correre ai ripari” e rilanciare la vita spirituale del gruppo stesso.    All’interno del gruppo, proprio per la tipologia tipica del cammino del RnS aperto a tutti e da tutti condiviso, occorre non trascurare il fatto che s’incrociano e coesistono fratelli con differenti livelli di crescita e con una disponibilità diversa ad abbracciare sul serio la chiamata al servizio nel RnS.    Pertanto, possiamo provare a schematizzare in questo modo:  

Le prime due categorie rappresentano un po’ “la folla” al tempo di Gesù: guai a seguire la folla! È la folla, invece, che deve seguire “le regole di Gesù”: spetta a noi presentare il vero volto del RnS. La categoria determinante, sulla quale occorrerà che tutti i responsabili s’impegnino con maggiore attenzione, sono gli effusionandi e gli effusionati. Per loro occorre che, nel gruppo o a livello diocesano, si individui un cammino di crescita, un discepolato serio che faccia passare dal regime del “ricevere” al regime del “dare”. Senza questa scuola di discepolato per capire cosa Gesù chiede ai suoi discepoli e cosa significa abbracciare la croce di un servizio generoso ai fratelli; senza un’adeguata formazione carismatica e pastorale, difficilmente il servizio pastorale o il servizio d’animazione potrà conseguire frutti stabili come Gesù ha promesso.    Pertanto, a partire dai responsabili e dagli animatori, non bisogna scoraggiarsi e – seppure in pochi – prendere sul serio il cammino del RnS, senza temere facili giudizi ecclesiali o le provocazioni familiari e sociali.    In At 2, 42 c’è un preciso programma di vita nuova e un terreno esperienziale ideale per fare attecchire i carismi che lo Spirito ci elargisce a seguito delle nostre continue invocazioni. Non va più ritardata l’introduzione settimanale di un momento formativo per responsabili e animatori; senza dire, poi, della importanza capitale di ogni forma di condivisione fraterna – al di fuori dell’incontro di preghiera – e della celebrazione comunitaria (almeno mensile) del sacramento della Riconciliazione e dell’Eucarestia.  

Diventare uomini spirituali, per avere gruppi carismatici    

Giovanni Paolo II, nella lettera autografa indirizzataci nel 2000, ebbe ad esortarci con le parole di S. Paolo: “Lasciatevi guidare veramente dallo Spirito” (cf Gal 5, 18).    Ho sempre riflettuto sull’aggiunta operata dal Papa, che inserisce l’avverbio “veramente”. Chiediamoci: stiamo forse “fingendo” di essere spirituali? O più semplicemente affermiamo, in buona coscienza, che è lo Spirito a guidare il RnS e invece siamo noi che ne stabiliamo il passo e magari ne smorziamo la forza profetica?    Come i nostri gruppi e comunità possono “provare” a seguire lo Spirito, evitandoGli di essere Lui ad “inseguirci” quando ci smarriamo e siamo tentati di abbandonare?    “Lasciatevi” dice la Parola di Dio: cioè l’iniziativa la prende lo Spirito, non opponeteGli resistenza; lasciate fare a Lui, dateGli spazio, non smettete di invocarLo, di bussare, di conservarvi fedeli nell’attesa, anche quando lo Spirito sembra ritardare.    Vorrei suggerire, avviandomi alla conclusione, dieci atteggiamenti interiori ed esteriori da tenere ben presenti quando ci poniamo alla guida di un gruppo; dieci modi di ricevere lo Spirito e di alimentare la Sua presenza nella nostra vita di animatori e nella vita di tutto il gruppo:  

1.  Aspirare ai carismi dello Spirito
2.  Praticare l’intimità con Dio
3.  Non disprezzare ciò che Cristo dice
4.  Lotta dura con il peccato
5.  Sentire il gusto per le cose divine
6.  Non ritardare il piano di Dio per l’evangelizzazione
7.  Non ridurre i sacramenti a mero rito
8.  Considerare il Magistero della Chiesa
9.  Non separare ciò che Dio ha unito
10.  Non fare della ragione un idolo  


Aspirare ai carismi dello Spirito  

1. Quando c’è siccità e la sete avanza e si fa irresistibile, si è disposti a fare di tutto per non morire. Sorprende vedere molti gruppi che non si “ribellano allo spirito di morte”  e non ritornano con forza, con fervore, con insistenza allo Spirito Santo per vincere l’aridità spirituale nella quale sono caduti. Se c’è sincerità di cuore e unità nella richiesta, statene certi che la Parola non mentisce e i carismi rifioriranno. Abbiamo testimonianza di molti gruppi che con catene di preghiere, digiuni e Roveti Ardenti hanno ritrovato l’entusiasmo.          

Praticare l’intimità con Dio  

2. Senza il “dialogo amoroso”, senza la relazione cuore a cuore nella preghiera, facilmente saremo portati a tradire Dio e ad amare il mondo. Senza intimità non c’è primato dello Spirito; senza vita interiore non c’è edificazione del nostro tempio spirituale in cui lo Spirito vive e si muove. Benediciamo il Signore per tanti sacerdoti,  giovani e famiglie che danno prova di aver abbracciato con passione e praticano questa intimità con Dio.  

Non disprezzare ciò che Cristo dice  

3. Dobbiamo accettare le promesse di Gesù e rinunciare a dare ascolto alle promesse fallaci del mondo. Lo Spirito “dimostra” la fedeltà di Dio e la veridicità delle parole di Gesù portandole a compimento. Ma è ancora possibile che il pensiero di Gesù sia disprezzato dai nostri comportamenti, che la Sua voce non venga presa sul serio, che noi rimaniamo lontani da quello che Gesù chiede che noi diventiamo proprio consegnandoci allo Spirito.  

Lotta dura con il peccato  

4. Se il peccato dilaga nel mondo, non possiamo permettere che infetti le radici dei nostri gruppi che sono “luoghi santi”, perché abitati dallo Spirito che è Santo. L’esperienza c’insegna che se si dà spazio al maligno e la nostra coscienza ci fa vedere chiaro che quello che accade è contrario alla volontà di Dio, allora occorre non perdere tempo e ricorrere a tutte le armi necessarie per “togliere il malvagio di mezzo a noi” prima che la vita spirituale si paralizzi, i frutti della carne prevalgano e si manifestino divisioni.  

Sentire il gusto per le cose divine  

5. Quando al palato una pietanza è prelibata non si resiste al desiderio di gustarla un’altra volta. Così è della vita spirituale, personale e comunitaria: più ci eleviamo a Dio e più desideriamo assaporare le cose del cielo; più esperimentiamo la bellezza dei doni di Dio e più non ne possiamo fare a meno. Quante meravigliose sorelle e fratelli – talvolta anziani e ammalati, che non hanno “ruoli” all’interno del gruppo – sono protagonisti di vere e proprie “fughe mistiche”,  ci sono da esempio nella loro dedizione giornaliera a guadagnarsi il cielo.  

Non ritardare il piano di Dio per l’evangelizzazione  

6. Lo Spirito deve manifestare Gesù al mondo: per questo è stato effuso; ma ha bisogno di amici che accolgano il “piano di evangelizzazione” preparato e consegnato da Gesù, un piano che non tutti sono disponibili a realizzare: “non ho tempo”, “non ce la faccio”, “sono impegnato in faccende primarie”. Non togliamo ai nostri gruppi il privilegio di attuare il “piano di evangelizzazione” a partire da quelli che siamo, senza aspettare le condizioni ideali. Gloria al Signore per i nuovi convertiti che il Signore ha aggiunto in questi tre anni alla famiglia del RnS; gloria al Signore per i nuovi gruppi riconosciuti e in formazione che sono testimonianza visibile di come sia possibile evangelizzare e popolare il RnS.      

Non ridurre i sacramenti a mero rito  

7. La vita sacramentale è sempre più in crisi; tutti i sacramenti sono caratterizzati da una forte crisi legata alla secolarizzazione della Chiesa. Il RnS ha da sempre fatto della vita sacramentale rinnovata una delle sue componenti di forza; si pensi alle nostre penitenziali, alle celebrazioni liturgiche di matrimoni e funerali – vere evangelizzazioni – ai corsi di preparazione alla cresima o al matrimonio. Occorre insistere: questa è una strada maestra, una via privilegiata per diffondere la grazia del rinnovamento spirituale di molti cristiani tradizionali e demotivati.  

Considerare il Magistero della Chiesa  

8. L’ignoranza del Magistero non è più giustificabile dopo l’approvazione dello Statuto. Ci sono documenti così ricchi di sapienza e così facilmente applicabili alla vita del RnS che non è dato a dei responsabili far conto che non ci siano. Quando confronti il pensiero del Papa e dei Vescovi con l’identità propria del RnS, non puoi che gioire, convincerti della bellezza e dell’urgenza del cammino che stai facendo e sarai anche più capace di difendere il RnS in certi ambienti ecclesiali ostili e di far sentire la Chiesa come madre ai tuoi fratelli.  

Non separare ciò che Dio ha unito  

9. Satana è divisore. Non desidera altro che dividerci da Dio e dividerci fra noi. Più siamo divisi e più la nostra testimonianza risulterà debole, addirittura in contrasto con lo Spirito che è comunione. Nel gruppo o comunità non c’è spazio per iniziative personali che creano contrasti e amarezze, anche quando pensiamo di muoverci a fin di bene. Meglio aspettare gli altri che fare da soli; piuttosto supplicare gli altri che mai ci lascino da soli, perché la presenza di Gesù ci è stata assicurata da due in su… da soli potrebbe anche non esserci.  

Non fare della ragione un idolo  

10. È la ragione che ha bisogno del cuore; il primato deve essere assicurato alla forza dell’amore e non della comprensione razionale. Se fai coincidere la tua capacità di abbandonarti allo Spirito con la tua capacità di comprendere o prevedere la Sua azione, non ti muoverai mai. Occorre farsi semplici come bambini nei giudizi per dire – come Maria – “fiat” allo Spirito. Se la ragione non è sottomessa al cuore, potresti fare diventare i tuoi pensieri e i tuoi giudizi superiori a quelli dello Spirito, perdere lo slancio e scoraggiare con le tue riserve i fratelli.  

Epilogo    

Infine, a sigillo di quanto fin qui esposto, diamo la parola ad un Padre del deserto tra i più venerati e ricordati per la sua sapienza, Antonio il Grande; la sua esortazione spirituale è il migliore augurio che possiamo farci perché lo Spirito trovi in noi collaboratori disponibili:    “Vi insegnerò un’altra opera che rinforza l’uomo dal principio fino alla fine: amare Dio con tutto il cuore e tutta la volontà, e dedicarsi al suo servizio. Allora, Dio concederà all’uomo grande forza e gioia, rendendogli dolci come il miele tutte le opere di Dio…Poi, a causa del suo amore per gli uomini, nostro Signore lascia agire contro di loro cose contrarie alle prime, affinché non si riempiano d’orgoglio, ma si rafforzino nella lotta e crescano sempre di più: così,  contrapposte alla forza, ci sono la pesantezza e l’indebolimento; contrapposta alla gioia, la tristezza; contrapposta al riposo e alla tranquillità l’agitazione; contrapposta alla dolcezza, l’amarezza. Molte altre cose di questo genere colpiscono l’uomo che ama Dio, ma costui può diventare ancora più forte lottandole e vincendole. E una volte vinte, lo Spirito di Dio sarà con lui in tutto e lo renderà così forte da non dovere mai più temere alcun male” (Lettera, 18, 8).    “Chiedete con cuore sincero questo Spirito di fuoco, ed esso vi sarà donato, perché così l’hanno ottenuto Elia, Eliseo e tutti gli altri profeti. Non dubitate nel vostro cuore, non abbiate un cuore diviso e non dite: “Chi potrà riceverlo?”. No, figli miei, non permettete a questi pensieri di penetrare nel vostro cuore, ma pregate con cuore sincero e lo riceverete” (Lettera, 8, 1).

 


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