La preghiera di lode e di ringraziamento Settimana
formazione responsabili RnS Linguaglossa |
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La strada maestra che noi abbiamo imparato
nel nostro cammino di vita nuova è la preghiera di ringraziamento
e la preghiera di lode.
Quando noi diciamo "grazie", diciamo grazie a Dio per ciò che Lui
compie e gli diamo testimonianza delle sue opere: grazie Signore perché mi hai
creata, grazie perché ho la vista.... Io gli dico "grazie" per qualche
cosa che Lui ha fatto per me, che fa o che farà E può essere anche qualcosa
di faticoso, di pesante perché riconosco che Lui è il Signore di quella mia
situazione, di quel mio peso, di quella mia difficoltà. E' un riconoscimento
che Lui è Dio e io sono una creatura.
Ma c'è un passo che il Signore ci fa fare, sia nella nostra preghiera personale
che nella preghiera di gruppo e se siamo attenti lo vediamo: a un certo punto
non possiamo far altro che dire "grazie" a Dio perché sei Dio, grazie
perché ci sei, passiamo dal dire grazie per qualche cosa al dire grazie a Dio
perché è Dio.
La lode, a differenza di altri tipi di preghiera (di domanda, di intercessione...)
si pone a toglierci da noi stessi per pensare di più alla persona di Dio, ci
fa guardare a Lui più ancora che ai suoi doni.
La lode fa si che la grandezza, la potenza, l'immensità di Dio scenda su di
noi ed è importante, anche se cominciamo sempre con il ringraziamento, perché
la lode è la nostra vocazione per l'eternità.
Noi siamo stati creati per lodare e servire su questa terra Dio, ma siamo stati
chiamati, creati, voluti per la sua gloria e se fate attenzione, nella Parola
dell'Apocalisse, i santi, gli angeli, tutti i cori celesti dicono: Gloria! Amen!
Alleluia! Lode a te!; non si mettono a dire: "Padre, ci sono quelli che
hanno bisogno.... No! Esaltano Dio!
Se noi impariamo qui a lodare Dio, di là potremo farlo, ma se non avremo imparato
qui come potremo essere davanti al trono di Dio e lodarlo?
Ecco allora che la nostra vocazione, prima di tutte le altre, è la lode. E proprio
perché è una vocazione non è facoltativa!
Non posso dire: "anche se io non lodo tanto c'è mio fratello che loda per
me", non posso rimandare ad un' altra persona o ad un altro momento, qui,
ora io devo lodare. E come? Lodare con la voce!
Se noi non apriamo la bocca non possiamo comunicare con gli altri. Come il nostro
Dio "soffia", "alita", quando ci dà la vita, così noi, quando
vogliamo lodare, dobbiamo "alitare". La prima cosa, quindi, è quella
di aprire la bocca e di far uscire la voce. Il Signore infatti non ci ha creati
"spirito", ma ci ha creati "corpo", "spirito",
"psiche" e quindi il nostro corpo deve esprimere ciò che il nostro
spirito ha dentro.
Quando noi lodiamo ci deconcentriamo da noi stessi e quindi siamo liberi di
aprirci a tutte le grazie e le benedizioni che Dio vuole darci. E' un pò come
quando abbiamo le mani aperte o le mani chiuse: se nelle mie mani tengo strettamente
questo microfono e voi volete darmi una caramella, come faccio a prenderla?
Ma se io ho la mia mano aperta voi potete darmi qualsiasi dono.Così è la lode:
la lode è aprire questa mano e lasciare che la benedizione di Dio scenda su
di me.
La lode è la scappatoia che prende e ottiene la risposta; quando i bambini vogliono
qualcosa da noi e cominciano a coccolarci , subito noi ci sciogliamo concedendo
loro ciò che chiedono, anzi, spesso li preveniamo intuendo i loro desideri.
Se invece si avvicinano a noi piangendo e lamentandosi noi siamo meno ben disposti
verso le loro richieste. Ecco perché la preghiera di lode tocca il cuore di
Dio: perché lo coccola e Lui, che è Padre, non può non dare una risposta. Quindi
noi vedremo le meraviglie di Dio!
Un grande dono della preghiera di lode è quello di farci crescere nella fede,
non nella fede-carisma, ma nella fede che è virtù, che è fiducia, che è abbandono
e che quindi può chiedere al Padre.
La lode precede l'effusione dello Spirito e questo ve lo dico per esperienza
personale: quando io ho iniziato questo cammino di seminario di vita nuova ero
molto chiusa e a un certo punto non volevo neanche più partecipare. Ho telefonato
ad una sorella dicendole che ero in crisi e lei mi ha rivelato un piccolo segreto,
quello cioé, della preghiera di ringraziamento. "Ringrazia il Signore perché
ti svegli, perché hai gli occhi, ringrazia per l'acqua fredda e per l'acqua
calda...prova a farlo!" L'ho fatto per tre giorni, il terzo giorno
il mio cuore si è aperto alla lode e io neanche sapevo che cosa volesse dire
la lode!
Quando è giunto il giorno dell'effusione io sono arrivata con il cuore lavorato
per cui quando hanno pregato su di me subito mi sono aperta alle lacrime e alla
preghiera in lingue.
Un tipo particolare di lode che noi abbiamo scoperto nel nostro cammino carismatico è la lode in lingue. Che cos'è questa lode in lingue?
E' una preghiera aconcettuale, è una
preghiera che non ha una struttura comprensibile, ma è ben comprensibile da
Dio Padre, è la preghiera dello Spirito dentro di noi. "..lo Spirito stesso
intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili..." Rm 8,26.
Lo Spirito Santo però deve essere "aiutato" a gemere, se non apriamo
la bocca non possiamo lodare in lingue. Ci può essere un primo momento in cui
la nostra lode in lingue non è ancora la preghiera dello Spirito Santo,
è il nostro pregare in lingue, ma questo è comunque un momento indispensabile
per poterci poi aprire alla sua azione dentro di noi.
Quando ci sono dei fratelli vicino a noi che dicono:"Io non ho la preghiera
in lingue..." - cosa bisogna fare?
Aiutiamoli a fare come si fa con i bambini: quando il bimbo è piccolo e non
sa parlare che cosa fa? Imita dei suoni, a forza di imitare e ripere gli stessi
suoni a un certo punto scatterà qualcosa, il suo pensiero si formulerà, crescerà
ed ecco che all'immagine del padre abbinerà la parola papà. Così è la nostra
preghiera in lingue: all'inizio cominciamo ad imitare, facendolo regolarmente
nella nostra preghiera personale ad un certo punto ti accorgerai che la sorgente,
che era tappata, si apre.
Quando si deve scavare un pozzo in cerca di acqua all'inizio si tirano su solo
pietre e terra, continuando si trova poi del fango, ma se non abbiamo
perseveranza e ci scoraggiamo dicendo: "C'è solo fango..."
noi chiudiamo la possibilità di arrivare alla polla d'acqua.
Che cos'è il giubilo?
Il giubilo è lasciar sgorgare dal proprio
cuore tutto l'amore verso Dio. C'è un momento in cui non puoi più esprimere
a parole il tuo amore verso Dio. Chi è innamorato lo sa bene: quando si è di
fronte all'innamorato o all'innamorata spesso le parole non bastano ad esprimere
l'amore che si sente e allora si sta in silenzio.
S. Agostino dice: "Quando tu non puoi più esprimere a parole, canta
nel giubilo. Egli, Dio, ti dà quasi il tono della melodia da cantare, non andare
in cerca delle parole, come se tu potessi tradurre in suoni articolati un canto
di cui solo Dio si diletti. Canta nel giubilo!"
"Tu privo di preparazione nell'arte musicale vieni preso da trepidazione
nel cantare perché non vorresti dispiacere al musicista, infatti quello che
sfugge al profano viene notato, criticato da un intenditore dell'arte. Orbene,
chi oserebbe presentarsi a cantare con arte a Dio che sa ben giudicare il cantore,
che esamina con esattezza ogni cosa e che tutto ascolta così bene? Come potresti
mostrare un'abilità cos' perfetta nel canto da non offendere in nulla le orecchie
così perfette?"
"L'uomo che è nella gioia a partire da parole che non possono più dirsi
ne comprendersi passa ad una specie di grido in cui la felicità sgorga senza
parole".
Sapete qual'è l'ostacolo più grande alla nostra preghiera in lingue?
E' la sua incredibile semplicità: noi
abbiamo una grande stima di noi stessi anche se non lo diciamo, e il pregare
in lingue ci fa apparire un pò scemi.
Vorrei fare una distinzione ora tra preghiera parlata e preghiera cantata; non
sempre, abbiamo detto, la nostra preghiera personale o la preghiera comunitaria
è mossa dallo Spirito. Ci sono dei momenti in cui io non canto in lingue, ma
parlo in lingue, lascio che i suoni escano senza melodia. Ma quando c'è la pienezza
dell'amore ecco che io posso lasciarmi andare alla melodia che non viene dalla
mia mente, ma alla melodia che si manifesta dal profondo del nostro essere,
che diventa il canto. Ci sono anche dei momenti nella preghiera comunitaria
in cui il mio canto non è mosso dallo Spirito, ma "segue" un canto
iniziato da altri....Sono dei cammini umani, noi non dobbiamo mai disgiungere
ciò che siamo come persona da quella che è la nostra realtà spirituale, io non
sono un angelo, sono incarnata, quindi ho dei momenti molto "forti"
e ho dei momenti meno "forti".
Ci può essere una preghiera o un canto in lingue che viene dalla mia persona,
una preghiera o un canto in lingue che viene dallo Spirito Santo, ma nei nostri
gruppi possiamo anche avere un canto in lingue che viene dal maligno. Qui dobbiamo
imparare a discernere. Vi porto una testimonianza che abbiamo vissuto in un
gruppo a Torino: era venuto un fratello giovane nel nostro gruppo per pregare.
Dopo qualche tempo che veniva regolarmente aveva avuto un canto in lingue spontaneo.
Era un canto lirico! Stupendo! Lui si lancia in questo canto bellissimo, ma
l'assemblea, che aveva un canto in lingue "semplice" ad un certo punto
ammutolisce. Pensai: "Forse questo fratello ha un canto così bello che
tutti vogliono ascoltarlo". La settimana successiva si ripete la stessa
cosa e così anche le settimane successive. Allora come responsabili del gruppo
ci siamo domandati il perché di questo, chi era questo ragazzo? Da dove arrivava?
Ci siamo trovati spiazzati anche perché lui diceva di sentire e vedere gli angeli
e aveva cominciato a interrogarci. Ci sono arrivate poi delle informazioni e
abbiamo scoperto che questo ragazzo frequentava sedute spiritiche. Ecco da dove
gli arrivava il canto in lingue! Un canto splendido, ma non dello Spirito Santo,
bensì di qualche altro spirito.
E quando si è trattato di ricevere la preghiera di effusione, dopo che gli avevamo
parlato e lui aveva smentito tutto, lui è stata l'unica persona in 21 anni di
cammino che ho cacciato dal gruppo. Non ho mai cacciato nessuno dal gruppo,
né prostitute,né conviventi,né ladri,né ubriaconi perché questi sono i poveri
che il Signore ci manda. Ma costui veniva per prendere potenza, veniva per satana,
per disturbare e distruggere. Se siamo animatori non lasciamoci irretire da
questi canti apparentemente splendidi, ma demoniaci.
Quali sono i frutti della lode?
La lode edifica la persona.
S. Paolo dice nella 1 lettera ai Corinzi cap. 14, 4 : "...Chi parla
in lingue edifica se stesso...". Questo è molto importante perché allora
noi useremo la preghiera in lingue nella nostra preghiera personale, e poi di
conseguenza nella preghiera comunitaria. Il segno che noi usiamo la preghiera
in lingue nella preghiera personale è il gruppo: se i nostri fratelli hanno
la preghiera personale allora nel gruppo si cresce, si loda in lingue... Se
invece manca questa preghiera personale ci accorgiamo che nel gruppo non riusciamo
a partire, non decolliamo.
Dice un pastore protestante: "..nella preghiera in lingue ti accorgi che
i tuoi pensieri (nella preghiera in lingue non vengono annullati i nostri pensieri)
sono sempre più colmi di Gesù". Questa è l'edificazione della persona:
essere sempre più colmi di Cristo.
La preghiera di lode è guarigione,
è unificazione della persona. La preghiera integra e guarisce psicologicamente
tutta la persona, sia quella cosciente sia quella subcosciente, sia quella fisica
sia quella emotiva e spirituale.Ha un'azione di sintesi della persona, ha il
potere - dice un fratello di una comunità francese - di ristrutturazione dell'uomo
interiore ferito, frantumato, diviso dal peccato e reca in se il potere di riunire
e fortificare le connessioni vitali tra lo spirito, l'anima e il corpo. La preghiera
di lode ristabilisce a poco a poco le connessioni originali dell'uomo interiore
perché permette allo slancio profondo della persona di esprimersi spontaneamente
fin nella manifestazione corporale. Ecco perché i carismatici battono le mani,
le alzano, si inginocchiano, danzano; dobbiamo essere veri con noi stessi, perché
se anche altri battono le mani ma noi non lo sentiamo dal profondo di noi stessi,
stiamo fermi. Se anche altri alzano le braccia, ma noi in quel momento siamo
"handicappati", non facciamolo... Però se ci lasciamo guidare dallo
Spirito avremo anche delle manifestazioni corporee, gesti e danze.
Noi molte volte guardiamo al nostro ombelico e non guardiamo Gesù davanti a
noi e allora cominciamo a lamentarci, a deprimerci, siamo legati, prigionieri.
Ma nel momento in cui cantiamo in lingue ci liberiamo da queste catene.
La preghiera di lode ci dà forza
nelle tentazioni. Nella "Croce e il pugnale" di David Wilkerson
i giovani ex drogati dicevano: "Le tentazioni ci sono ancora, ma ora corriamo
sempre nella cappella a pregare. Davanti a Gesù Eucarestia la lode in lingue
libera." E uscivano senza tentazioni. Quando viviamo un momento di forte
tentazione, preghiamo in lingue e la tentazione cade.
Se noi ci lasciamo guidare dallo Spirito nella preghiera in lingue entreremo
nella contemplazione; la contemplazione non è prerogativa dei mistici, è prerogativa
di ogni cristiano. Ma. al tempo stesso, ci rende molto realisti, non potremo
più dimenticarci del mondo, ci darà il senso di appartenenza ...
La lode in lingue risponde al bisogno profondo dell'uomo di appartenere a qualcuno:
di chi sono figlio? Con chi posso fare comunione? Chi posso amare? Qual'é
il mio fine? Il fine dell'uomo è stare con Dio. E così torniamo all'inizio,
il fine della preghiera: pregare è dialogare e condividere la vita divina. Se
noi entriamo in questo grande processo trinitario vivremo la vita nella potenza
dello Spirito.