Diocesi, parrocchia, pastorale integrata, evangelizzazione nella Chiesa, missione per il RnS, cultura di Pentecoste, le sfide del mondo
Luca Marconi
Carissime sorelle, carissimi fratelli,
il mo intervento, verificato comunitariamente in CnS, deve focalizzare una serie
di argomenti che vi vado ad enucleare e dei quali tratteremo in dettaglio se
pur in maniera sintetica, comunque propositiva: diocesi e parrocchia nella nuova
formula proposta dalla CEI della pastorale integrata, evangelizzazione e missione
del RnS nella Chiesa, le sfide che pone il mondo e la nostra risposta nella
logica spirituale e intellettuale della Cultura della Pentecoste.
Lultima assemblea generale dei vescovi italiani tenuta ad Assisi dal 17
al 20 novembre scorso è stata dedicata alla parrocchia; la prossima assemblea
tirerà le somme di questo primo lavoro, ma già sono tracciate alcune linee essenziali.
Lidea di base è che nella parrocchia devono essere concentrati tutti gli
sforzi missionari che la chiesa può esprimere e quindi cominciare a cambiare
la mentalità degli animatori parrocchiali e degli stessi parroci da una dimensione
tutta formativa, interna, statica e legata al governo del popolo di Dio e allamministrazione
dei sacramenti, verso una nuova comprensione del loro impegno in parrocchia
intesa come luogo di missione; la svolta non è di poco conto, tanto è vero che
nellassemblea dei vescovi si è parlato di una conversione pastorale che
deve interessare tutto il clero, vescovi in testa, catechisti, religiosi, laici
organizzati in associazioni e movimenti o impegnati a titolo personale. Quindi
una formazione che guarda alla missione, finalizzata alla missione, in vista
della missione; non solo verso i nuovi residenti in Italia di religione non
cattolica, ma soprattutto verso quei cattolici che hanno perduto ogni riferimento
alla fede e perfino ai vincoli religiosi, morali e culturali dellessere
cattolico; gente che va completamente rievangelizzata o evangelizzata realmente,
visto che il catechismo fatto da bambini non ha per nulla inciso nella vita
del singolo fedele, non avendo fatto scattare quella consapevolezza sincera
che fa il cristiano, che lo forma alla vita e lo rende saldo e capace di affrontare
le sfide del mondo.
In questo contesto si parla oramai di
unità pastorale: è una nuova organizzazione super parrocchiale
che assume denominazioni diverse in base alle differenti tradizioni ecclesiastiche
delle diocesi italiane, ma che ha la finalità di individuare un territorio più
ampio della parrocchia dove può essere organizzata una qualche forma di attività
missionaria e di evangelizzazione che veda il parroco in prima fila. Si tratta
di una piccola rivoluzione che avrà i suoi tempi, normalmente lunghi per la
chiesa cattolica italiana, ma che nella lenta maturazione darà sicuramente i
suoi frutti.
Quali devono essere i nostri atteggiamenti come corrente di grazia, associazione
e movimento che opera attivamente nelle diocesi e nelle parrocchie italiane?
Con quale spirito e con quali modalità dobbiamo essere, in modo equilibrato,
presenti in questo contesto che sarà decisamente concreto e che non potrà essere
affrontato nellimprovvisazione o peggio non considerato affatto?
Certamente possiamo porci oggi di fronte a questa chiamata, come a quella profetica
chance che veniva indicata nel RnS da Paolo VI nel 1975; oggi quella profezia
si può realizzare in questa forma concreta di attività diretta nelle parrocchie
perché cè unesigenza verificata e un bisogno che solo una potente
azione carismatica può soddisfare ed esaudire. Siamo in 1.800 gruppi e comunità
in tutta Italia, le parrocchie più di trentamila, cè unenormità
di spazio per noi e per tutti i movimenti ecclesiali; vale la pena di dire che
la messe è molta e gli operai sono pochi, pochissimi, quindi non può esserci
assolutamente spazio per gelosie fra di noi cattolici, semmai solo collaborazione
e il concorrere e gareggiare nello zelo per la dimora del Signore che va ripopolata
di tanti fratelli e sorelle battezzati che hanno smarrito lindirizzo di
casa.
Altro aspetto che dovremo puntualizzare è latteggiamento dei sacerdoti
e dei parroci: nessuno dica più, e nel RnS non lo diciamo mai, che
un parroco appartiene ad un movimento in modo esclusivo: questa è unindicazione
chiara che arriva dai nostri vescovi. Le simpatie spirituali e anche laiuto
specifico, sia pastorale che personale, che un parroco può chiedere al RnS è
cosa diversa dallappartenere in via esclusiva e sopratutto totalizzante,
cosicché nessuno altro in quella parrocchia possa avere legittimazione di entrare
e lavorare. Quindi a nessuno, di nessun movimento o associazione, è concesso
di appropriarsi della parrocchia: a tutti deve essere garantita la presenza
per poter agire e lavorare per la vigna del Signore.
Ugualmente importante è il livello di formazione di base, quello delliniziazione cristiana degli adulti che va riproposto con forza. Per noi può esser il seminario di vita nuova, che dovrebbe essere sviluppato in tutte le parrocchie italiane insieme ad altri percorsi o cammini di altri movimenti. Questo deve essere accolto e permesso insieme alla possibilità, per ciascuna realtà ecclesiale, di avere un minimo spazio di formazione e di incontro per far vivere la propria esperienza e svilupparsi in autonomia. Non diciamo di sostituire le iniziative del RnS a quelle della chiesa tutta, ma di avere quei tempi di incontro e di crescita necessari perché il movimento viva e si diffonda a beneficio della chiesa stessa. Questo livello di formazione per la missione deve essere garantito a livello diocesano dal vescovo e questa libertà è nella nostra stessa approvazione canonica per cui nessun parroco può ingerirsi e comandare nei gruppi dando indicazioni diverse da quelle date dai responsabili per quanto attiene la vita interna allassociazione. Abbiamo un lavoro di promozione e di crescita perché la ricchezza e la specificità bella del Rinnovamento non sia mortificata in modo arbitrario; dove sbagliamo vogliamo essere corretti in totale obbedienza, ma dove vediamo operare il pregiudizio lì dobbiamo cercare, sempre nella comunione fraterna e nella pace, di difendere la libertà e la verità. Gruppi e comunità costretti a chiudere o allontanati dalle parrocchie senza ragione, diaconi ai quali viene chiesto di lasciare limpegno nel Rinnovamento, seminaristi costretti a dimenticarsi di chi li ha generati, religiosi ai quali viene negato di servire il Rinnovamento nel quale è maturata la loro vocazione: sono fatti che ci addolorano, per i quali non vogliamo ne giudicare, ne tanto meno condannare nessuno, di fronte ai quali non possiamo tacere, ma cercare di correggere e far crescere chi ci impone una decisione o un comportamento frutto di arbitrio e costrizione e non di amore. Non vorremmo poi fare, delle nuove unità pastorali che raccolgono da due a più parrocchie, una nuova struttura burocratico clericale. Non deve servire per moltiplicare gli incontri di formazione o semplicemente organizzativi, ma per favorire forme di collaborazione che mettendo in campo le energie migliori, rinnovi nelle forme, nella preghiera, nellentusiasmo che coinvolge tutte le iniziative missionaria possibili, senza limitarsi allevangelizzazione classica dei fanciulli o di coloro che si accostano ad un sacramento, anche perché questa formazione catechistica tradizionale viene purtroppo vissuta come una tassa da pagare per accedere ai sacramenti. Bisognerebbe approfittare di queste occasioni per portare una fede vita e radicalmente scelta, che faccia conoscere Gesù e non soli precetti religiosi, che faccia innamorare i cristiani a Dio per non farli sentire parte di una chiesa stanca e rassegnata, ma che faccia conoscere il Mistero e apra al piacere della preghiera e al desiderio della vita nuova scelta per amore.
Un altro dato è quello della formazione specifica o di settore. Qui dobbiamo essere sempre più attenti alle iniziative ecclesiali comuni, con limpegno di portare lo specifico che abbiamo maturato nel RnS. Certamente sarà sempre meno possibile, in futuro, che ogni realtà ecclesiale sviluppi una propria pastorale di settore; dovremo essere tutti orientati verso i settori della nuova e della vecchia evangelizzazione, ma in alcuni campi cercheremo di iniziare percorsi comuni: lincontro periodico fra i più grandi movimenti nato spontaneamente per iniziativa comune di Chiara Lubich, Andrea Riccardi e Salvatore Martinez dopo lo storico appuntamento dei movimenti in piazza San Pietro col Papa nel 1998, il nostro impegno nella Consulta delle Aggregazioni Laicali sia a livello nazionale che regionale e diocesano, sono tutti segni che concorrono in questa direzione; ma anche la nostra partecipazione agli uffici CEI, la collaborazione con alcuni dicasteri vaticani a cominciare dal Pontificio Consiglio per i Laici, la nostra iscrizione al Forum delle Associazioni Familiari, lamicizia nata con tante realtà cattoliche impegnate nel sociale come il Sermig o il Movimento per la Vita, sono conferme del grande sforzo compiuto dal Rinnovamento per creare collaborazione ed unità fra i cattolici italiani. In questi contesti unitari nessuno può imporre modelli, lo stile deve essere quello dellascolto e del dialogo nella ricerca di una visione comune perché tutti concorrano con pari dignità, secondo i propri carismi e le proprie forze, nello stile proposto dal Concilio Vaticano II; di fronte alla sintesi unitaria si deve procedere insieme e senza riverse come un sol corpo. Per questo cè bisogno di tanta crescita, maturità e sincerità ed è chiaro che non basteranno i soli nostro sforzi , ma sarà necessaria tutta la potenza dello Spirito Santo che andrà continuamente implorato per la costruzione di una chiesa veramente unita nel cuore, nella mente e nelle opere, e che è la chiesa che sogniamo e che desideriamo con tutto noi stessi; il Rinnovamento non è nato per giudicare la chiesa, nei i suoi vescovi, sacerdoti e laici, ma per servirla aiutandola a rinnovarsi alla luce del Concilio: questa è la nostra sfida per levangelizzazione nella chiesa, questa è la nostra croce e il nostro martirio: rinnovare il popolo di Dio in tutte le sue espressioni, ma soprattutto nel cuore e nella fede. Per questo abbiamo bisogno anche di far progredire i nostri gruppi nella scoperta dellesperienza carismatica che è qualcosa di più di qualche canto ben fatto o canto in lingue o apertura della Bibbia. Il Rinnovamento carismatico è laccettazione dellattività storica dello Spirito Santo che opera in assoluta originalità e libertà; poi è la risposta delluomo che mette in campo tutte le sue energie e dice sì alla richiesta di Dio per comunicare il Vangelo ad ogni creatura.
In questa prospettiva è necessario anche
per noi una sincera revisione pastorale riorientandola in senso missionario.
Troppe volte abbiamo rinunciato di fronte a sollecitazioni e intuizioni che
il Signore ci ha fatto arrivare per le strade più incredibili, purchè potessimo
comprendere la necessità di aprire nuove vie. Certamente la nostra mentalità
di responsabili va aperta allo Spirito e alla speranza cristiana: non possiamo
più percepire i fratelli come un problema, essere convinti che la manutenzione
sia la nostra attività pastorale principale, produrre formazione senza avere
uno scopo missionario immediato e farla solo in rispetto ad una tradizione senza
averne verificata lefficacia; dovremo cercare invece di promuovere
in ogni modo le capacità dei fratelli e i loro doni, la strada è quella della
valorizzazione di tutto e di tutti, non della selezione, se siamo in combattimento
tutti servono anche per le cose che non abbiamo mai considerato, questo atteggiamento
nasce anche dal rispetto dovuto a Dio che agisce ed opera in tutti i fratelli
e le sorelle a noi affidati. Questo necessita pazienza e grande dedizione: questo
ci fa anche capire che cosa significa essere pastori secondo il cuore di Dio,
questo significa che non possiamo normalizzare il Rinnovamento carismatico costringendolo
a diventare qualcosa di comodo a uso e consumo personale. E generosa e
aperta la chiave di lettura del RnS, non potrà mai essere restrittiva e selettiva,
meno che mai elitaria, sempre popolare, accogliente verso tutti e alla ricerca
di tutti i figli persi o allontanati della casa dIsraele.
Nel concreto non potremo più trascurare la missione nelle diocesi per
proporre il seminario di vita nuova aperto a tutti e finalizzato alla
trasmissione di questa grazia che è per tutti e non solo per chi aderisce al
RnS, se il Signore lo vorrà avremo anche la gioia di fondare un nuovo gruppo,
altrimenti avremo seminato, arato e irrigato per il Regno di Dio. E chiaro
che più ci apriremo allesterno più forte e chiara dovrà essere la nostra
identità e il nostro senso di appartenenza per non essere risucchiati o scoloriti.
Lassorbimento verso attività umanamente gratificanti anche nella chiesa
è sempre possibile, così come è facilissimo essere scoloriti nella nostra identità
carismatica per ritrovarci dopo anni senza sapere neanche più chi siamo. Il
senso di appartenenza è anche un dato affettivo sentimentale è il voler bene
alla realtà associativa come realtà di fratelli e sorelle con le quali condividiamo
la nostra fede comune in Gesù Cristo, è gratitudine verso questa comunità che
ci ha cresciuti nella fede dopo averci aiutati a trasmetterla di nuovo con vigore
grazie alla sua testimonianza. In questa prospettiva non può più essere occasionale
la crescita dei gruppi e dei fratelli nei gruppi, ma uno dei tanti segni della
nostra capacità di essere missionari: i comitati regionali e diocesani così
come i pastorali di servizio dei gruppi non possono più limitarsi alla semplice
registrazione notarile dei gruppi che entrano e che escono giudicando le realtà,
ma si devono fare promotori e veri animatori, suscitatori di realtà iniziatori
di gruppi e comunità, il Rinnovamento si è diffuso così, con limpegno
di fratelli e sorelle molto semplici, ricchi di quella sapienza mariana e di
quella fede capace di muovere le montagne dellateismo e dellindifferenza.
I ministeri diventano così strumentali e realmente utili per poter progredire
nella direzione del sostegno alla missione che non viene fatta da persone studiate
a tavolino, ma capaci di testimoniare la fede: i ministeri per la vita del gruppo
e della comunità sono la prima testimonianza di una vita vissuta nel Rinnovamento,
ma vanno di pari passo con quelli legati agli ambiti di evangelizzazione, nei
quali tutti gli aderenti al Rinnovamento devono sentirsi impegnati. Infatti,
giovani, bambini, famiglie e impegno sociale, non sono riserve destinate a pochi,
ma lordinario terreno di impegno di tutti noi.
In questi settori di evangelizzazione, dentro la Chiesa e fuori di essa, siamo
particolarmente chiamati a conservare uno stile di purezza evangelica e di totale
affidamento allo Spirito; comunicare il Vangelo senza mediazioni culturali e
senza vergogna della Croce che annunciamo, deve essere il ns. vanto; buonismo,
atteggiamenti politicamente corretti, non possono far parte di una cultura missionaria,
in un mondo da una parte troppo semplificato e appiattito sul materialismo pratico,
e dallaltra estremamente complesso, può essere affrontato e fecondato
dalla Parola di Dio, solo ponendo Gesù al centro di ogni ns. interesse e soprattutto
testimoniando che è al centro della ns. vita.
Nella formazione di settore invece, quella
che ci apre alla cultura di Pentecoste, la mediazione culturale si rende necessaria.
Lì infatti, non possiamo essere dei fondamentalisti e degli assolutisti che
non tengono conto della Storia della Chiesa e dellumanità, ma dobbiamo
essere attenti al bene e alle conoscenze che si sono sviluppate in ogni settore
delle scienze e delle tecnologie. Quindi evitare il duplice errore: da una parte
di essere relativi e riduttivi nel primo annuncio delliniziazione cristiana,
dove invece dobbiamo esprimerci con assoluta libertà, purezza evangelica e radicalità;
dallaltra invece, nelle pastorali di settore, adoperare tutta lintelligenza
per cogliere le sfumature ed evitare quelle soluzioni facili, contrarie al buon
senso e alla necessità di dialogo con tutti.
La cultura di Pentecoste ci spinge ad accettare le sfide poste dal mondo. Le
raccogliamo tutte, perché le percepiamo come la strada maestra attraverso la
quale Gesù vuole farci crescere nella fede; vogliamo considerarle come ulteriore
occasione di crescita perché ci costringono ad essere più santi, più bravi,
più intelligenti.
Dio ci vuole costruttori del Regno ed operatori in ogni settore della vita umana,
perché la cultura di Pentecoste coniughi in ogni comportamento il Vangelo di
Dio e nulla sfugga alla Luce Redentrice di Cristo. E necessaria la parresia
e la forza del Kerigma, perché senza complessi e senza finzioni abbiamo il coraggio
di annunciare la Verità. Essere fedeli alla Verità, come è stato per Cristo,
significa andare incontro a morte certa, cioè a rinunciare a tutto ciò che di
godibile e di effimera felicità il mondo può offrire. Cultura di Pentecoste
significa quindi credere e vivere una missione nella quale ogni esperienza parte
dal Cenacolo e al Cenacolo torna: parte nella purezza, viene anche contaminata
dal mondo, ma ritorna nel Cenacolo per essere di nuovo purificata e redenta.
Nulla in tutto questo può essere violenza o imposizione verso il nostro prossimo
o semplice denuncia del male che vediamo negli altri o fuori di noi: Cultura
di Pentecoste è soprattutto verifica su noi stessi e conversione del Cuore,
perché ogni novità nasca dalla testimonianza e non solo da parole o da elaborazioni
intellettuali. Tutto questo non è possibile con le sole forze delluomo:
ecco perché la sfida deve essere alta e sempre impossibile alle sole ns. forze,
per avere la certezza che in questopera ha agito anche Dio da vero protagonista.
Questo è stato fin dallinizio il Rinnovamento in missione, quando è riuscito
a trascinare e coinvolgere in una fede rinnovata decine di milioni di persone
in tutto il mondo, e centinaia di migliaia nella ns. Italia.
Questo è il Rinnovamento che ci ha fatto lodare e ringraziare sinceramente Dio
perché nel vedere la Sua opera in mezzo a noi venivamo travolti dalla commozione
e dallo stupore, questa stessa opera non finirà mai ed è ancora affidata a noi
per la salvezza ns. e di molti fratelli.