RINNOVI ORGANI PASTORALI
ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ
DIOCESANITÀ  

Corrado Di Gennaro
Membro del Comitato Nazionale di Servizio 

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RINNOVO ORGANI PASTORALI

Alla fine dello scorso triennio - eravamo ormai anche all’epilogo dello straordinario Anno Giubilare -  il CNS uscente, in una lettera aperta consegnata ai partecipanti della Conferenza animatori in vista degli imminenti rinnovi degli organi pastorali, scriveva tra l’altro che questo momento, quello appunto  dei rinnovi delle cariche elettive, era “una tappa da non enfatizzare eccessivamente, ma neanche da sottovalutare” (vedi “Chiamati a servire”, Lettera aperta agli animatori del RnS alla vigilia del rinnovo organi pastorali, 2000).  

Dopo tre anni ci ritroviamo in prossimità della stessa scadenza. Molti sono gli animatori di allora, altri si sono aggiunti. Credo che oggi, ancor più di allora, il Rinnovamento italiano e i suoi animatori, molti dei quali convenuti in questa XXVII Conferenza, abbiano raggiunto la necessaria maturità umana e spirituale per accogliere questo passaggio ciclico come una nuova opportunità di crescita spirituale, come un momento formativo, come occasione di nuovo rilancio spirituale.  

Un momento certamente importante, tuttavia da vivere sotto regime della grazia e non, magari, come momento di tensioni, di preoccupazioni, talvolta di sospetti, comunque, come un “male” necessario, al quale non ci si può sottrarre.  

Questa mattina ho registrato la preoccupazione di un coordinatore di un gruppo presente a questo convegno.  

E’ un’occasione, quella del rinnovo degli organi pastorali, che gli Apostoli che, primi dell’era cristiana ad indire un’ “elezione”, ci insegnano a vivere con lo spirito di chi si è portato al “piano superiore” (cf Lc 22,12).  

Il “piano superiore” è lo stesso luogo dove essi hanno vissuto le esperienze più straordinarie legate alla loro fede.  

E’ lì, al “piano superiore”,  che essi hanno appreso dal Maestro, attraverso il gesto della lavanda dei piedi, che non solo Egli li ha amati, ma li ha amati “fino alla fine” (cf Gv 13,1).   E’ lì, al “piano superiore”, che essi hanno ricevuto da Gesù, nel discorso d’addio, la promessa del Consolatore.   E’ lì, al “piano superiore”, che Gesù istituisce l’Eucaristia, memoriale della nuova ed eterna alleanza.   E’ lì, al “piano superiore”, che dinanzi al loro sguardo incredulo, Gesù ascende al cielo per sedere alla destra del Padre.   E’ lì, al “piano superiore”, che irrompe la potenza dello Spirito Santo nel memorabile evento della Pentecoste.   Ed è sempre lì, proprio nello stesso luogo, in quel “piano superiore” della casa di Gerusalemme, che avviene un’elezione. L’elezione di Mattia, colui che prenderà il posto che era stato di Giuda Iscariota.  

Carissime sorelle e fratelli, un’elezione è una tappa da non enfatizzare, da non caricare di eccessivi contenuti, ma è certamente da vivere con il cuore e la mente protesi al “piano superiore”.  

Nelle prossime settimane avrà inizio un periodo che durerà qualche mese dove tutto il Rinnovamento è chiamato a salire e a stabilirsi nel “piano superiore”, in questa dimensione “alta”, al fine di darsi, a tutti i livelli, da quello nazionale a quello locale, pastori “secondo il cuore di Dio”.  

Ci introduciamo perciò in un tempo dove la priorità dovrà essere data al silenzio, alla preghiera e al discernimento per operare una scelta nello Spirito. Tutto ciò alla scuola di Maria, definita dal compianto Don Tonino Bello, “donna del piano superiore”.  

“Piani alti” perciò e non “sotterranei” dove invece tutto è tenebra e anche le nostre scelte rischiano di essere offuscate e poco sottomesse al volere dello Spirito.  

Uscendo dalla metafora e usando le parole di San Giovanni Crisostomo, che l’altro giorno commentavamo con il caro Padre Giuseppe Bentivegna s.j., possiamo dire:  
La dignità di chi è chiamato ad una responsabilità pastorale è grande e mirabile. Veramente ha bisogno della votazione di Dio, affinché venga messo al centro un uomo degno. Anticamente si faceva così; e così si fa anche adesso, quando facciamo elezioni senza passioni umane, quando non guardiamo a nulla che sia prodotto da odio o da amicizia. Infatti anche se da parte nostra non godiamo di una partecipazione molto elevata di Spirito, tuttavia basta il buon proposito per attrarre l’imposizione delle mani di Dio. Poiché neppure gli Apostoli erano partecipi di Spirito, quando elessero Mattia, ma affidarono l’evento alla preghiera e lo aggiunsero al numero degli Apostoli: non guardavano all’amicizia umana. Bisogna che facciamo così anche fra di noi.(S.Giovanni Crisostomo, Homilia 5,1 in 1 Tm 1)  

Perciò, non scelte oblique, condizionate dai sentimenti, favorevoli o sfavorevoli che siano, bensì scelte di sorelle e fratelli nei quali, in termini oggettivi, avremo individuato i necessari requisiti umani e spirituali, dove i primi (i requisiti umani) sono propedeutici ai secondi (i requisiti spirituali) e i secondi sono necessari ai primi, per poter ben attendere al ministero di guida pastorale.  

Non mi soffermo sull’elenco delle qualità umane e spirituali qualcosa ha già detto Don Dino. Abbiamo ormai tanti testi che negli anni sono stati pubblicati, primo tra tutti il testo della Scuola di vita pastorale, e ad essi vi rimando, oltre naturalmente alla Parola di Dio, specialmente al 3° capitolo della 1 lettera a Timoteo.  

Solo voglio dire che tale valutazione, oculata, è necessaria verso noi stessi, quando ci viene chiesta la disponibilità per concorrere all’elezione in un organo pastorale; è necessaria verso fratelli, quando in mezzo a loro saremo chiamati a scegliere i nostri responsabili.   In questo tempo di grazia che inizia ci accompagnino allora il dono del silenzio, perché lì il Signore si rivela al nostro cuore, la preghiera e al discernimento, perché nell’ascolto possiamo comprendere la volontà di Dio.  

ASSUNZIONE DI RESPONSABILITÀ

San Paolo scrivendo a Timoteo dice:   “Ecco una parola sicura: se qualcuno desidera avere un compito di pastore nella comunità, desidera una cosa seria
(1 Tm 3,1)   Proprio perché il servizio dell’autorità nella comunità cristiana è una cosa seria è necessario che esso sia colto, accettato e vissuto nella logica di Gesù il quale ha detto:   “Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio,  perché come ho fatto io facciate anche voi… Sapendo questa cose sarete beati se le metterete in pratica”.(Gv 13,13-17)
 
Padre Raniero Cantalamessa afferma in un suo libro che  

LA LAVANDA DEI PIEDI E’ IL SACRAMENTO DELL’AUTORITA’ CRISTIANA  

Abbiamo cominciato questo Convegno offrendo al Signore i frutti della terra delle nostre Regioni tra le tante offerte portate al Signore, tra prosciutti e formaggi, tra dolci e vini, un offerta forse è passata inosservata: una brocca, un catino, un asciugatoio. Troppe volte offriamo questi 3 simboli durante i nostri incontri, magari in occasione di un ritiro per le elezioni, durante l’offertorio di una Celebrazione eucaristica. Troppo spesso, però, li dimentichiamo ai piedi dell’altare.  

Troppo spesso sono altri i nostri attrezzi da lavoro nell’esercizio dell’autorità verso i fratelli. Questo perché dimentichiamo che l’autorità cristiana è cristiana, cioè è servizio umile e che talvolta ti umilia perché ti mette nella condizione del servo. Abbiate gli stessi sentimenti di Cristo Gesù che umiliò se stesso assumendo la condizione di servo.  

Meno scomuniche, allora, e più asciugatoi; meno rimproveri e più brocche d’acqua; meno condanne e più catini.  

Gesù infatti…   “…dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, lì amò fino alla fine. Mentre cenavano, quando già il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota di tradirlo, Gesù…si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei suoi discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui si era cinto” (Gv 13, 1-5)  

Ieri Don Sabino Palumbieri ha citato il compianto vescovo Don Tonino Bello (che ebbi modo di conoscere personalmente e, naturalmente, restarne affascinato) che nell’esercizio del suo ministero episcopale abbracciò la metafora della “Chiesa del grembiule”. Anche noi, fratelli, dobbiamo abbracciare, definitivamente e senza più ripensamenti, il “Rinnovamento del grembiule”, a partire dai nostri fratelli.  

Assunzione di responsabilità allora non è, quindi, dare un po’ di più del tuo tempo al Rinnovamento,…ma senza esagerare.   Assunzione di responsabilità per un animatore, per un responsabile, è “amare” e “amare fino alla fine”, cioè dare la vita per i propri fratelli. Solo chi abbraccia questa logica, potrà essere imitatore del “buon pastore”, il solo capace di dare la vita per le proprie “pecorelle”,  il solo che non scappa quando vede venire il lupo, l’unico che fascia la pecora ferita e va in cerca della pecora smarrita.   Gesù ha detto a Pietro: “Se mi ami, pasci le mie pecorelle”. Sant’Agostino commenta questo passo dicendo che “pasci le mie pecorelle” in realtà sta a significare “soffri per le mie pecorelle”.  

A volte mi viene chiesto di quantificare la disponibilità di tempo che ci vuole per assolvere al ministero di responsabile con queste caratteristiche, oppure a che cosa bisogna rinunciare nella propria vita per essere un responsabile con queste caratteristiche.  

Non lo so, quanto tempo ci vuole so solo che c’è un prezzo da pagare…  

Il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, autore di una famosa opera sulla vita comunitaria afferma:
"La comunità non ha bisogno di personalità brillanti, ma di fedeli servitori di Gesù e dei fratelli. Non le mancano elementi del primo tipo ma del secondo". (D.Bonhoeffer, Vita Comune, Il Servizio)  

Nella preghiera di questa mattina il Signore ha rassicurato in mezzo a noi il servo “buono e fedele” non l’animatore “brillante e capace”   “…sei stato fedele nel poco, ti darò in eredità il molto. Prendi parte alla gioia del tuo padrone
San Paolo scrive:   “Tenete a mente che chi semina scarsamente, scarsamente raccoglierà e chi semina con larghezza con larghezza raccoglierà. Ciascuno dia secondo quanto ha deciso nel suo cuore non con tristezza né per forza, perché Dio ama chi dona con gioia. Del resto Dio ha potere di far abbondare in voi ogni grazia perché, avendo sempre il necessario in tutto, possiate compiere generosamente tutte le vostre opere di bene” (2 Cor 9,6-8).  

DIOCESANITÀ  

Questa mattina Salvatore, nella seconda relazione, in un passaggio su “Rinnovamento e…Diocesi” diceva, tra l’altro, che la “Diocesi” è il vero ambito in cui si gioca il nostro futuro ecclesiale. Anche il Rinnovamento se vuole vivere come movimento ecclesiale non può più tardare la scelta preferenziale della Diocesi.  

Infatti, con l’approvazione definitiva dello Statuto all’unanimità da parte del Consiglio permanente della Conferenza Episcopale Italiana avvenuta il 14 marzo 2002, il Rinnovamento nello Spirito, per certi aspetti, non è più lo stesso.  

Dal 14 marzo 2002, giorno in cui, contestualmente all’approvazione definitiva dello Statuto, la Divina Provvidenza ci donava anche una memorabile udienza in Vaticano con il Santo Padre, il Rinnovamento, non può più dire di essere una profezia nella Chiesa italiana, ma ha ricevuto il mandato dalla Chiesa perché questa profezia si realizzi.  

Non a caso proprio Giovanni Paolo II°, quasi a sostegno di ciò che stava accadendo, in ambito CEI ci diceva con fiducia:   "Il RnS nato nella Chiesa e per la Chiesa può considerarsi un dono speciale dello Spirito Santo per la Chiesa in questo nostro tempo".  

Da questo evento (l’approvazione definitiva dello Statuto) e da questa affermazione del Santo Padre (“il RnS un dono speciale per la Chiesa di questo nostro tempo”) discende l’impegno inequivocabile e irrinunciabile di una crescita della grazia del Rinnovamento a vantaggio delle nostre Chiese particolari, cioè le diocesi.  

Proprio Mons. Rabitti, durante la Fraternità dei CC.RR.SS. che si svolse a Fiuggi nei giorni a seguire ci disse: “I Vescovi si sono legati a voi”, e precisò: “non perché voi siete più simpatici degli altri Movimenti, ma perché le Chiese particolari hanno bisogno di essere visitate dalla grazia che discende dal Rinnovamento”.  

Attenzione al passaggio, carissimi fratelli e sorelle. Non ci viene necessariamente chiesto di riempire le diocesi di gruppi e comunità del RnS, non ci viene chiesto di sederci su poltrone “strategiche” dei vari organismi diocesani, ma di diffondere la grazia del Rinnovamento, veicolare questa grazia al cuore della Chiesa, far conoscere ed amare l’esperienza dell’effusione dello Spirito, della vita nuova in Cristo, contagiare con una nuova passione ed entusiasmo pentecostale la vita delle nostre Diocesi, promuovere e instaurare quella “cultura della Pentecoste” che sola può rinnovare la Chiesa e il mondo.  

Per cui, sorelle e fratelli, ho il Rinnovamento nello Spirito in Italia sarà questo, ho non sarà vero rinnovamento.  

Introducendo questo nuovo livello pastorale ci aspettiamo questo e questo solo.  

Una pastoralità che promuova la crescita spirituale e carismatica dei gruppi al loro interno.   Una pastoralità che promuova la comunione reciproca tra i gruppi, che li consolidi nella loro autenticità, nella loro genuinità, nel loro senso di appartenenza alla grande famiglia del Rinnovamento.  

Una pastoralità, ancora,  che favorisca la promozione, a vantaggio della Chiesa locale, dei carismi propri della nostra spiritualità: dai seminari di vita nuova, all’esperienza del Roveto ardente, dalla preghiera comunitaria carismatica all’animazione liturgica.  

Per questo motivo, con il prossimo rinnovo degli organi pastorali, ormai in ogni regione sarà introdotto il livello diocesano. Ciò avviene certamente non per il gusto di complicare la struttura del nostro movimento, ma per un’esigenza di carattere pastorale ormai non più procrastinabile.  

Ma a nulla serviranno questi apparati se non sapremo coglierne il vero scopo che è, ripeto, quello di diffondere nella Chiesa particolare la grazia del Rinnovamento.
Rimarremmo autoreferenziali. Continueremmo a servire il Rinnovamento per il Rinnovamento. Continueremmo, perciò, come dice il profeta Aggeo a “portare legname” per la costruzione della nostra casa e non di quella di Dio, la Chiesa.  

Attenzione, allora ad una tentazione, sempre latente di impiantare una struttura che viva per se stessa, cioè un livello diocesano che riproduca per similitudine iniziative proprie, per esempio, del livello regionale.  

Ciò comporterebbe il rischio concreto di fornirsi un nuovo contenitore di incontri, corsi, ritiri, ecc., con cadenze anche quindicinali, spesso fini a se stessi (o addirittura con fini alternativi…e chi ha orecchi intenda) e con scarsa efficacia spirituale, dove peraltro si pretende la presenza, sempre e comunque,  di tutti i fratelli dei gruppi con la conseguenza di suscitare inutili tensioni e, talvolta, di mortificare la vita ordinaria dei gruppi e delle comunità, che sono il primo contesto nel quale la grazia del Rinnovamento deve essere favorita e, per contagio, donata a tutta la Chiesa diocesana.  

Carissimi sorelle e fratelli, l’obbiettivo è sfidante, tuttavia il R.n.S. italiano oggi è chiamato a questo e non a meno, se veramente vorrà essere un dono dello Spirito per la Chiesa di questo nostro tempo, come auspicato dal Santo Padre.   Per questo, tutti insieme, vogliamo dire oggi: “Vieni, Santo Spirito e compi attraverso di noi la tua opera, perché il Padre sia glorificato nel Nome di Gesù, a cui va l’onore e la gloria, nei secoli dei secoli.  

Amen. Alleluia!     


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