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LA GUERRA INFINITA E LE SUE RADICI di
Stan Goff La maggior parte
della resistenza critica alla cosiddetta �guerra al terrorismo� si
� finora basata sull�etica e la moralit�. La dimensione morale della
guerra � importante. Ma dobbiamo adottare uno sguardo pi� critico
verso questa guerra, alle sue motivazioni, e a quali sono le probabili
conseguenze. Mentre possiamo opporre una resistenza morale alla guerra,
se manchiamo di dedicarci criticamente alle sue reali cause, non
possiamo opporre una resistenza politica effettiva, la quale deve essere
una risposta concreta alle forze che spingono alla guerra. Qui vogliamo
sottolineare la dinamica esistente tra la classe dominante americana e
la sua giunta governativa -- la quale si � impadronita del potere ed �
in per svariati motivi fuori controllo -- in una circostanza storica
avversa probabilmente non � correggibile, e che, per questo, non pu�
garantire la sopravvivenza dell�imperialismo statunitense. Dobbiamo
studiare questa dinamica concretamente per comprenderla. E� importante non
pensare al principio al big business (talvolta definito come �il
capitale�) come se fosse diviso in settori distinti, ognuno con la
propria ideologia e base fissa. Anche se la concezione di un capitale
diviso in compartimenti stagno pu� essere momentaneamente utile per
un�analisi provvisoria, essa � fondamentalmente meccanica. Il
capitale � un processo ciclico e dinamico di accumulazione attraverso
la valorizzazione e la riproduzione sistematica (1). Esso deve
stabilizzarsi e riprodurre se stesso come sistema, e inoltre esso deve
�crescere�. Questa necessit� simultanea di equilibrio e
disequilibrio � uno dei paradossi centrali dell�imperialismo. Il
capitale totale � sempre una determinata somma di denaro, ma �
soggetta ad un cambiamento continuo, in quanto muta forma attraverso il
processo di produzione/riproduzione, prima capitale produttivo, poi beni
e servizi, poi redistribuito attraverso interessi e rendite, poi
capitale finanziario, ecc. Il capitale ha una
natura temporale. In questo processo, i boss del sistema, i direttori
d�azienda, ecc. sono simili ad una compagnia teatrale i cui membri
cambiano continuamente ruoli. La concezione di una divisione in settori,
quindi, � illusoria, perch� nessuna parte del capitale esiste
indipendentemente dall�altra. Una crisi di accumulazione (2) non �
una crisi distinta, limitata ad un �settore� del capitale. E� una
crisi generale. E quanto pi� � alto il grado di integrazione
internazionale e razionalizzazione della classe capitalista,
specialmente nel contesto in un�interdipendenza tecnicamente
complessa, tanto pi� le crisi di accumulazione sono generalizzate. Non possiamo
conoscere ogni aspetto di questa dialettica, ma possiamo focalizzarci su
alcuni suoi aspetti chiave (tenendo presente i limiti che ci�
comporta), il che, io credo, potr� fare un po� di luce sulla nostra
situazione. Per cui, mi focalizzer� sul petrolio, la moneta e il
dilemma e sviluppo delle forze armate statunitensi. Mentre possiamo
sicuramente riconoscere che la moneta e le forze armate sono in astratto
delle costanti e non un settore specifico del capitale, il petrolio
invece appare essere un settore definito. Ma anche ci� � illusorio. Il
petrolio non � un settore separato, innanzitutto per le ragioni citate
sopra, ma anche perch� il petrolio non � una semplice merce. Il petrolio � la
forma di un pi� profondo ciclo della realt� materiale rispetto a
quello su cui i teorici radicali si sono centrati in astratto in
relazione alla merce e alla vasta struttura sociale che � possibile
sviluppare a partire da questa sorta di enigma rappresentato dalla
merce. Il petrolio � la materializzazione delle ineludibili leggi
fisiche correlate all�energia e alla materia, e sono quelle leggi,
insieme alle leggi del meccanismo sociale, contro cui stiamo cozzando,
non solo come societ� ma come specie. Il petrolio � una forma di
energia super-concentrata, originatasi come energia solare, che si �
formata durante centinaia di milioni di anni in condizioni biologiche e
geologiche uniche che non possono essere riprodotte. La nostra specie ha
usato oltre la met� del petrolio disponibile in circa 100 anni. La produzione mondiale di petrolio
sta probabilmente raggiungendo il suo picco proprio in questo periodo
(3), proprio mentre la popolazione continua a crescere e la domanda di
un�infrastruttura economica mondiale in via di sgretolamento aumenta
alacremente. Due fattori possono offrire un sollievo temporaneo a questa
eventualit�. Primo, i progressi tecnologici come la sismica
tridimensionale che incrementano i ritrovamenti, le tecniche di
risonanza magnetica, le trivellazioni orizzontali, e cos� via, e
secondo, una depressione mondiale, che potrebbe far decrescere
radicalmente la domanda (4). Non � difficile immaginare alcune delle
conseguenze a lungo termine della fine del petrolio a prezzo basso,
anche usando il modello input-output dei neo-malthusiani. (Thomas
Malthus [1766-1834] fu un economista inglese che divenne famoso grazie
al suo libro Saggio sulla popolazione. Egli sostenne che la popolazione cresce pi� velocemente
dei mezzi di sussistenza umani. I
neo-malthusiani hanno alquanto modificato i concetti di Malthus,
sostenendo che la popolazione �oltrepasser�� i mezzi di
sussistenza, come i terreni arabili, l�acqua e i combustibili fossili,
i quali sono in via di esaurimento. Ci� appare essere di una qualche
validit�. Tuttavia, il loro modello � basato su un semplice calcolo
input-output che assume una traiettoria della popolazione umana basata
su di una lista di variabili fissa che non tiene in considerazione le
caratteristiche dei sistemi sociali. Esso implica, quindi, una sorta di
determinismo genetico che pu� facilmente evolvere in razzismo.) Dobbiamo invece
prendere in considerazione le relazioni sociali correlate all�energia
e la teoria del valore (6). Non � il limite fisico del petrolio che
importa adesso. Importa piuttosto cos�� limitato nel contesto in cui
svolge una funzione economicamente essenziale. Ha il petrolio un
surrogato perfetto? In queste condizioni, la risposta � un
inequivocabile �no�. Che cos�� il valore del petrolio in termini
di lavoro socialmente necessario incorporato? In altre parole, pu� il
valore del petrolio salire abbastanza velocemente da frenare l�intera
economia? La risposta a ci� � un inequivocabile �s�. Il petrolio non ha
un surrogato perfetto. N� le cellule solari, n� il carbone o il
plutonio possono far andare camion o aereoplani. Ci sono dei sostituti
ipotetici, ma nessuno promette a breve termine perfino di essere
sviluppato. Il petrolio � la linfa vitale dell�intero sistema
capitalista globale, e lo � stato per 100 anni. Se il prezzo del
petrolio va al di l� di un prezzo operativo di non ritorno, per cos�
dire, l�economia ne sar� sicuramente frenata, molto probabilmente
fino al punto del collasso (7). Immaginiamo quali conseguenze ci
sarebbero oggi, ad es., se il prezzo del petrolio facesse un balzo del
50%. Se le migliori predizioni sono corrette, cio� che stiamo entrando
nella era della produzione successiva al picco, un costante,
accellerato, e prossimo, aumento del prezzo del petrolio � inevitabile. In questo senso, il
capitalismo stesso, completamente dipendente da questa singola e
limitata risorsa, si trova di fronte ad una crisi energetica tanto
minacciosa quanto reale. Cambiamenti progressivi (o graduali) stanno ora
producendo un improvviso cambiamento di direzione. Non riusciamo a
percepirlo come tale ancora, perch� i capitalisti statunitensi sono
molto abili nel mercificare l�intelligenza collettiva, e far in modo
che le proprie asserzioni appaiano oneste e nobili, come possiamo vedere
nell�onnipresente esposizione della bandiera americana. Dal 1973 a ogni
shock petrolifero ha corrisposto oppure � stato prontamente seguito da
una guerra. Per capire perch� dobbiamo prendere in considerazione la
concreta struttura attuale del sistema capitalistico mondiale. Gli Stati Uniti
attualmente sono incontestabilmente egemonici. Le forze armate
statunitensi controllano ogni maggiore rotta marittima e hanno
circondato il mondo di basi militari (8). Gli Stati Uniti sono la
polizia internazionale degli stati del Golfo, dove, per inciso, le
corporazioni imperialiste del petrolio estraggono il petrolio e pagano
una rendita ai regimi loro clienti. Queste rendite sono
state finora sufficienti per impedire che le popolazioni locali
diventassero irrequiete, e per continuare a ristabilire il loro capitale
di base. Un barile di petrolio che costa tra i 25 e 30 dollari �
sufficiente a mantenere i principali stati dell�OPEC (Organizzazione
dei Paesi Esportatori di Petrolio) calmi (nel momento in cui sto
scrivendo, tuttavia, c�� una svalutazione del dollaro in corso),
anche se tale prezzo mette sotto pressione gli stati non-OPEC i cui
costi d�estrazione sono pi� alti di quelli dell�Arabia Saudita o
dell�Iraq prima dell�invasione (9). Gli Usa pagano il
petrolio ad un prezzo inferiore a quello di mercato per almeno tre
ragioni. La prima � che gli Usa hanno fornito gli aerei da
combattimento F16, i missili Stingers e cosi via ai regimi che sono loro
clienti, cos� come ne hanno finanziato l'estrazione del petrolio. La
seconda � che gli Usa fin dai primi anni '70, attraverso una serie di
stratagemmi, hanno convinto questi stati ad investire negli strumenti
finanziari statunitensi. Ad es., se i sauditi tentassero di prendere
delle iniziative contro l'economia statunitense, essi potrebbero
danneggiare se stessi, dal momento che hanno investito la maggior parte
dei loro beni negli Usa. La terza � che gli Usa controllano le rotte
aree, marittime e terrestri e sono disposti a schierare la loro
devastante potenza militare nella regione. Cos� gli Usa hanno in un
certo senso il petrolio sovvenzionato, pagandolo meno del valore di
mercato, come forma di tributo imperiale. E' grazie al fatto
che il petrolio � denominato in dollari -- che d�ora in poi chiamer�
"petrodollari" � che da quando � stato abbandonata la
convertibilit� del dollaro in oro e tutti i correlati tassi di cambio
fissi nel 1971, gli Usa sono riusciti a dominare non solo il mondo in
via di sviluppo, ma anche i suoi principali concorrenti capitalistici.
Le altre nazioni devono pagare i loro conti energetici in (petro)dollari
ad un valore pi� alto di quello statunitense, mentre questi dollari
tornano indietro alla terra d�origine (attraverso Arabia Saudita e
altri paesi) per essere investiti in buoni del tesoro e beni immobili. Nel 1973
l'amministrazione Nixon svalut� il dollaro, fino ad allora saldamente
affermato come la moneta del commercio internazionale grazie ai
petrodollari, e liquid� il proprio debito verso concorrenti
capitalistici europei e asiatici. I petrodollari
americani furono allora riciclati attraverso le banche americane, che li
prestarono ai paesi latino-americani e africani, i quali ancora non si
sono ripresi del tutto dall'ultimo shock petrolifero, che richiedevano
il prestito dei petrodollari per pagare il loro conto energetico. Questo
� il metodo con cui gli Usa sono stati capaci di scaricare sulle spalle
altrui il fardello della crisi di accumulazione post-Vietnam, e di
spostare il mantenimento della loro egemonia dai semifascisti regimi
suoi clienti agli "aggiustamenti strutturali" del peonaggio
del debito sotto regimi nominalmente "democratici". L'imperialismo
americano � in ultima istanza imperialismo del petrodollaro. Mentre
l'America Latina, l'Africa e adesso l'Asia scivolavano nell'abisso, gli
americani hanno raddoppiato il numero di automobili possedute. Il resto
del mondo, in questo modo, sta portando direttamente il peso di nostri
alti costi di vita. Ma se il meccanismo
del sistema comincia a dipanarsi, come ha cominciato a fare, e gli
americani vedono il loro standard di vita peggiorare improvvisamente, il
regime politico statunitense si trover� a far fronte ad un crisi
politica di gran lunga pi� grave della la crisi di legittimt�
opportunamente trascesa dagli effetti del dopo l�11 settembre. Il capitale
comprende molto chiaramente la posta in gioco, e deve fare grandi sforzi
per assicurarsi che noi non la comprendiamo. Ma la classe
dominante non riesce a cogliere le implicazioni della �teoria del
valore�, che � proprio la legge che conferisce al capitalismo il suo
carattere. La monopolizzazione globale che sta avendo luogo proprio in
questo periodo � un tentativo di sfuggire a queste leggi. Il fatto
stesso che la corrente di monopolizzazione sia surriscaldata �
un�indicazione che il processo di competizione sia in via
d�esaurimento. Le recenti rivelazioni, riguardo agli scandali dei
�bilanci creativi� delle maggiori societ� transnazionali, sono
prove dei tentativi fatti per sfuggire a queste leggi attraverso
grossolani imbrogli. La svalutazione
strategica e l�inaugurazione del regime neoliberale nei primi anni
settanta fu gi� una risposta alla crisi generalizzata dei profitti, una
crisi correlata alla composizione organica del capitale, e anche i
petrodollari furono una sorta di riduzione delle spese. Questa riduzione
pu� anche essere che adesso sia esaurita. Il consumo mondiale
di petrolio � in questo momento di circa 75 milioni di barili al
giorno. Entro il 2010, si pensa che cresceranno a 100 milioni di barili
al giorno (13). Si pu� dire, al fine dell�analisi, che questo
petrolio � prodotto da due gruppi principali: OPEC e non-OPEC (NOPEC).
L�OPEC � largamente concentrato nella regione del Golfo Persiano. Il
NOPEC invece nel Nord Atlantico, Nord America, Messico, Cina, Nigeria e
cos� via. Ma questa non � tutta la storia, tuttavia. Gli stati del
Golfo non raggiungeranno il picco della produzione fino al 2012, mentre
la met� del petrolio mondiale facilmente estraibile si trova qui (14).
La produzione mondiale sta raggiungendo il picco proprio in questo
momento. Tuttavia la produzione mondiale � una media: il NOPEC
raggiunse il picco molti anni fa, adesso � in permamente declino. Quindi, l�OPEC sta
diventando pi� forte, mentre il NOPEC sta diventando pi� debole. L�Arabia Saudita,
una nazione OPEC, � il polo pi� grande, in seguito viene l�Iraq,
mentre la regione del Mar Caspio � teoricamente la terza (ma questo �
molto dubbio[15]). Gli Stati Uniti hanno provato per anni ad assicurarsi
il dominio dell�OPEC, e ci sono riusciti in una certa misura
assicurandosi i corrotti sauditi e altri attraverso i summenzionati
investimenti. Dato che la produzione dell�OPEC sta ancora crescendo e
quella del NOPEC � in permanente e irreversibile declino, l�OPEC sta
riguadagnando la prevalenza nel mercato complessivo del petrolio. Le migliori
predizioni dicono che il momento in cui l�OPEC riconquister� il
predominio sar� intorno al 2011 (17). Di ci� � sicuramente a
conoscenza l�amministrazione Bush, la quale � densamente popolata dai
membri dell�oligarchia petrolifera. Se forze ostili
all�imperialismo statunitense (per qualsiasi ragione) ottenessero il
controllo degli stati del Golfo e del loro petrolio, essi potrebbero
effettivamente controllare la linfa vitale dell�intero sistema
economico globale. L�egemonia statunitense potrebbe crollare in un
istante storico. Rispetto a questo scenario, l�11 settembre sarebbe
una passeggiata nel parco. E la classe dominante statunitense,
specialmente l�attuale amministrazione petroligarchica, questo lo sa. Poich� la
produzione mondiale di petrolio comincer� a calare prossimamente, gli
Stati Uniti e i maggiori consumatori finali hanno bisogno di capire in
che modo compensare le perdite della produzione NOPEC. La loro
soluzione, da ci� che possiamo cogliere adesso, pu� essere quella di
accedere alle risorse delle regioni del Mar Caspio e accellerare
l�estrazione dagli stati del Golfo, in particolare Arabia Saudita e
Iraq. Ma gli scenari pi� ottimistici dicono che tutte e tre le regioni
insieme possono fornire 15 milioni di barili addizionali al giorno, a
condizione che non ci sia un crollo economico che tronchi la domanda.
Gli Stati Uniti continuano a trovarsi di fronte a un dilemma. A questo dilemma si
aggiunge il fatto che soltanto estrarre questo petrolio aggiuntivo dal
terreno e destinarlo al mercato richieder� che qualcuno faccia in
questa regione un investimento aggiuntivo di mille miliardi (18). Chi porter� questo
fardello? I popoli colonizzati, naturalmente, all�interno e
all�esterno degli Stati Uniti attraverso il dominio del petrodollaro. Questo � quasi
sicuramente il piano della giunta Bush. Tuttavia, il problema perenne
sono le masse popolari di queste nazioni, le quasi sono spesso
radicalizzate dagli arroganti predoni stranieri. Ci�
riporta dietro ai corni del dilemma gli imperialisti. L�escalation della
resistenza palestinese al sionismo (19) e la risposta israeliana questa
resistenza, simile al fascismo, costituiscono una minaccia alla stabilit�
dei regimi che sono clienti degli Stati Uniti nella regione, cos� come
il declinante standard di vita delle masse in tutti gli stati del Golfo.
Questi regimi sono corrotti e autocratici, ed essi stessi afferrati in
questa rete di dilemmi. E� da essi che il dollaro statunitense
dipende. E� dal signoraggio del dollaro statunitense che l�egemonia
statunitense dipende. A questa crisi
energetica, poi, adesso si aggiunge una crisi di sovrapproduzione
mondiale, avvertita anche negli Stati Uniti. Mentre l�amministrazione
attuale sta optando per la guerra, una guerra molto costosa, al fine di
estendere e consolidare questa egemonia, la quale sottoporr�
ulteriormente a tensione l�economia nazionale statunitense. Nel
momento in cui stiamo scrivendo, 48 dei 50 stati stanno severi tagli di
bilancio, mentre il governo federale minaccia di diventare insolvente. Questa � una mossa
disperata di gente disperata. Quello in cui siamo e� un periodo
pericoloso. Nessuna meraviglia
quindi che i capitalisti delle altre regioni guardino con preoccupazione
all�amministrazione Bush. Essi sicuramente avvertono le conseguenze
potenziali della selvaggia arroganza di questa amministrazione, del suo
avventurismo militare, della sua arrogante abrogazione dei trattati
internazionali, del suo rifiuto di sottomettersi alle leggi
internazionali, e del suo continuo appoggio all�occupazione
israeliana. Alcuni di questi capitalisti capiscono che sta prendendo
forma l�occupazione militare dei maggiori campi petroliferi mondiali,
a dispetto della fiera resistenza delle masse di questi stati, ed essi
comprendono inoltre che questo � il modo migliore per la perdita
permanente dell�accesso a questo critico bene. Gli europei possono
adesso corteggiare gli stati del Golfo, allarmati e irritati
dell�apertura di Bush alla Russia (la quale a sua volta apre a
entrambi come un�amante civettuola che sceglie tra diversi
corteggiatori), mentre la giunta �Bushfeld� tenta ostensibilmente di
ristrutturare l�architettura geopolitica a detrimento del capitale
europeo. Il governo
statunitense sta sicuramente prevedendo questa eventualit� con grande
ansiet�. Se i sauditi, ad es., sotto la minaccia di una
destabilizzazione interna da parte di masse militanti sempre pi�
incollerite
e sempre pi� concentrate sul nesso Stati Uniti-Israele, decidono
al di l� della auto-conservazione di punire gli Stati Uniti, essi
potrebbero ritirare o liquidare i loro patrimoni denominati in dollari
dagli Stati Uniti e investirli in attivit� denominate in euro.
L�unico ostacolo per costoro � il fatto che le compagnie statunitensi
fanno la parte del leone nelle attivit� di estrazione. Nondimeno, se
essi espellessero gli Stati Uniti (una mossa pericolosa, ma questi sono
tempi disperati) e appaltassero ad altre nazioni, ci� sarebbe un colpo
devastante per gli Stati Uniti e avrebbe l�incentivo aggiuntivo di
restringere l�offerta e aumentare il prezzo del barile, aumentando le
entrate domestiche per calmare le propria inquieta popolazione. Questo
scenario da incubo per l�amministrazione Bush sta sicuramente
alimentando l�urgenza di collocare ulteriori e permanenti
infrastrutture militari nella regione al fine di prepararsi a questa
eventualit�. Nel momento in cui
gli Stati commettono un suicidio diplomatico in Palestina e
destabilizzano l�Arabia Saudita, ci sono voci di corridoio
all�interno dell�amministrazione Bush di azioni militari contro
l�Arabia Saudita. La resistenza araba
e mediorientale sar� islamista. La distruzione del nazionalismo
panarabo e del socialismo arabo, e spesso gli islamisti sono stati gli
strumenti di questa distruzione, ha lasciato soltanto quest�unica
forza a dare voce alla miseria e degradazione delle masse. A questo
punto, sia che gli Stati Uniti appoggino o si oppongano agli islamisti
� irrilevante per le masse arabe e musulmane. Gli Stati Uniti stanno
ancora appoggiando Israle, la fonte della loro pi� grande degradazione
e umiliazione. Le pi� generali
disfunzioni della crisi ventura, insieme alla necessit� (dal punto di
vista del capitale) di ottenere il controllo delle risorse vitale in
diminuzione hanno condotto ad un radicale ripensamento della dottrina
militare. Quando lavoravo
nelle Special Forces, eravamo parte di una dottrina politica estera
chiamata Internal Defense and Development (IDAD). Questa era la vecchia
scuola. Nel momento in cui mi accingevo a lasciare l�Esercito, c�era
molta enfasi, sul piano dottrinale e tecnologico, sulle Operation Other
Than War (OOTW) [Operazioni all�infuori della guerra]. Il processo di
sviluppo diseguale cominciava a culminare nella concentrazione urbana di
una gran parte della popolazione mondiale. Nel passato, il
capitale aveva la capacit� di �assorbire� queste popolazioni che
arrivavano nelle citt� in seguito alla perdita della terra o attratte
dal lavoro. C�era un certo livello di disoccupazione che veniva
conservato per �mantenerli affamati� e sottomessi, e per indebolire
le richieste dei lavoratori. Ma con la rapida ristrutturazione dovuta
alla odierna �globalizzazione�, c�� molto meno �espansione�
economica. Invece della �proletarizzazione� delle masse, stiamo
assistendo in molti casi alla loro discesa nel lumpenproletariato, poich�
molta gente si � associata a varie imprese criminali. A seguito di
questa nuova situazione nel mondo urbano, e allo sviluppo di varie
politiche di resistenza alla �globalizzazione�, sono emerse due
trasformazioni militari. Una � la sempre
stretta relazione e confusione di linee tra forze armate e polizia.
L�altra � lo sviluppo tecnologico di sistemi di armamenti al di sotto
della soglia della letalit� e misure di controllo della popolazione
altamente sofisticate sia per l�esercito che per le azioni di polizia
a livello globale (20). Questo � uno dei componenti chiave del la folle
dottrina del �dominio ad ampio spettro� fortemente sostenuta dal
febbrile Ministro della Difesa Donald Rumsfeld. Basta guardare ai
Robocops che attualmente vengono schierati in forza durante ogni
manifestazione e l�affidarsi a unit� tattiche per sempre maggiori
arresti per �droga�. Il Ministro per la Giustizia John Ashcroft si
sta adesso preparando per un�ulteriore erosione del Posse Comitatus,
la legge che vieta alle forze armate di intervenire all�interno dei
confini degli Stati Uniti. Questa erosione � cominciata con lo sviluppo
di numerosi legami tra le forze armate e la polizia. Io stesso ho
partecipato all�addestramento da parte dell�esercito del�orginario
Hostage Rescue Team [Squadra per il salvataggio degli ostaggi]
dell�FBI, il quale � poi diventato famoso o infame, a seconda del
caso, e a entrambi gli SWAT [Special Weapons and Tactics, un corpo
speciale antisommossa della polizia] di Los Angeles e Houston.
L�erosione inoltre � cominciata con le operazioni dove attualmente i
militari si aggiungono alla polizia di confine all�interno degli Stati
Uniti. Questi contatti sono cominciati nei primi anni Ottanta e da
allora sono cresciuti in modo esponenziale. La dottrina militare
che � stata preparata per la Pax Americana include le dottrine per la
guerra civile urbana. La relazione
dialettica tra energia, moneta e forze armate � una dei presupposti
concreti minimi perch� si possa appurare se stiamo cogliendo bene cosa
ha in mente il capitale (il mondo degli affari e il suo establishment
politico) in questo periodo di imperialismo in crisi. Ora che la forma
�democratica� dell�imperialismo in questa congiuntura sembra
giungere a termine, il pugno di ferro di un�altra forma di fascismo
diventa una possibilit� reale nel breve termine. Non c�� nessuna via
d�uscita �democratica� alla presente crisi di accumulazione che
dalla periferia riaffluisce verso il centro, l�assalto del capitale
alla classe lavoratrice statunitense si intensificher�, come stiamo
vedendo con l�attacco concertato da Bush contro i gi� indeboliti
sindacati americani. Come in Argentina, quando avviene l�inevitabile
ruzzolone verso una severa polarizzazione economica, coloro che si
considerano �classe media� saranno rapidamente pauperizzati nel
momento in cui il sistema bancario chiuder� le sue porte per
appropriarsi dei loro risparmi. E� questo
ineluttabile attacco agli standard di vita dell�americano medio che
dovrebbe farci aprire gli occhi sulla follia di questo artefatto
patriottismo e spingerci alla resistenza verso questo regime, o nel caso
peggiore, verso il fascismo o un atavico razzismo. Il che dipender� in
una certa misura dall�efficacia con cui alcuni di noi sapranno dire in
anticipo alle persone ci� che ci aspetta � e perch�. [Stan
Goff si ritirato dall�esercito americano nel 1996, il suo ultimo
incarico � stato presso il 3� Special Forces Group.
Egli ha cominciato il servizio militare nel gennaio 1970 come
soldato di fanteria con la 173� Airborne Brigade nel Vietnam. La sua
arma lo ho portato in molte aree di conflitti inclusi Guatemala,
Grenada, El Salvador, Peru, Colombia, Somalia e Haiti. I suoi incarichi includono: 2� Ranger
Battalion, 1� Ranger Battalion, 75� Ranger Regiment, 1� Special
Forces Operational Detachment-Delta, 7� Special Forces, the Jungle
Operations Training Center,e U.S.
Military Academy at West Point. E� l�ex
coordinatore organizzativo del Democracy South e adesso � direttore del
North Carolina Network for Popular Democracy. Ha lavorato anche con il
Southern Voting Rights Project of the Institute for Southern Studies. Ha
scritto un libro che tratta dell�invasione militare di Haiti nel 1994,
dal titolo Hideous Dream: A Soldier's Memoir of the U.S. Invasion of
Haiti (Soft Skull Press, 2000).] NOTE 1) Valorizzazione:
in questo contesto, ci riferiamo al processo per mezzo del quale il
valore aggiunto ad una merce nel processo di produzione � parzialmente
appropriato come profitto dal possessore dei mezzi di produzione. 2) Crisi di
accumulazione: difficolt� economica strutturale del capitale dovuta
alla caduta tendenziale del tasso di profitto, alla sovrapproduzione, al
crollo della moneta, ecc. Tutte le recessioni sono crisi di
accumulazione. 3) "An Analysis
of U.S. and World Oil Production Patterns Using Hubbert-Style
Curves," Albert A. Bartlett Department of Physics University of
Colorado at Boulder, 80309-0390 Mathematical Geology, Vol. 32, No 1,
2000 4)
"Distribution and evolution of �recovery factor,'" "Oil
Reserves Conference," Paris, Nov. 11, 1997, International Energy
Agency, Jean Laherr�re, Associate consultant, Petroconsultants 5) "Energetic
Limits to Growth," Jay Hanson, ENERGY Magazine, spring 1999 6) Teoria del
valore: l�interpretazione dell�attivit� economica basata sulla
�teoria del valore-lavoro� introdotta da Marx ed Engels, secondo la
quale il valore di scambio di una merce � basato fondamentalmente sul
lavoro sociale necessario astratto richiesto per produrla. La finalit�
della teoria del valore � di andare al di l� della descrizione del
comportamento economico basata sul concetto di �domanda e offerta�
in direzione dell�esame delle reali relazioni sociali tra le persone
che determinano un sistema sociale, incluse le relazioni politiche. 7.
"The Peak of World Oil Production and the Road to the Olduvai
Gorge," Richard C. Duncan, Ph.D., Pardee Keynote Symposia,
Geological Society of America Summit 2000, Reno, Nev., Nov. 13, 2000 8. "U.S.
Military Bases and Empire," Monthly Review, Editors, March 2002 9.
"Analysis of the IEO2001 Non-OPEC Supply Projections," Robert
D. Blanchard, Northern Kentucky University, April 9, 2001 10. "The
Globalization Gamble: The Dollar-Wall Street Regime and its
Consequences," Peter Gowan, University of North London, Presentato
all�International Working Group on Value Theory 1999 mini-conference,
March 12-14, 1999 11. Ibid. 12. "Making
Better Transportation Choices," Molly O'Meara Sheehan, State of the
World 2000, The Worldwatch Institute, 2000 13. Bartlett, op
cit. 14. Duncan, op cit. 15. "Forget the
Caspian Bonanza," Peter Beaumont and John Hooper, July 26, 1998,
Observer (London) 16. "The World
Petroleum Life Cycle", Richard C. Duncan and Walter Youngquist,
Presented at the PTTC Workshop "OPEC Oil Pricing and Independent
Oil Producers", Petroleum Technology Transfer Council, Petroleum
Engineering Program, University of Southern California, Los Angeles,
Oct. 22, 1998 17)
Ibid 18)
Beaumont and Hooper, op cit. 19) Sionismo: Il
movimento fondato da Theodore Herzl a cavallo del secolo scorso in
risposta alla diffusione mondiale dell�anti-semitismo, basato sulla
convinzione della necessit� di uno stato ebraico, che avrebbe dovuto
essere fondato in Palestina. Sionismo non � sinonimo di giudaismo:
molti ebrei si sono opposti e continuano ad opporsi al sionismo. Esso si
� fondato sin dagli inizi della sua storia sul progetto esplicito di
espropriare le terre altrui sulla base dell�espresso proposito di uno
stato controllato da un gruppo religioso ben preciso, cio� gli ebrei.
E� questo progetto di fondare uno stato dominato dagli ebrei
sulle terre espropriate ai palestinesi che ha portato molti a equiparare
il sionismo al razzismo. Essere anti-sionisti non � sinonimo di essere
anti-semiti. 20)
"The Militarization of Police," Frank Morales, Covert Action
Quarterly, spring-summer 1999
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