INTERNATIONAL VISITING PROGRAM 2001 "U.S.-E.U. Security Issues" Belgio e Stati Uniti 4-28 Aprile 2001 APPUNTI DI VIAGGIO1. Cosa sono gli International Visiting Programs
Gli International Visiting Programs sono programmi finanziati dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Su segnalazione della rete internazionale delle loro Ambasciate, gli americani selezionano periodicamente personalità straniere da invitare nel loro Paese, per facilitare la conoscenza reciproca e familiarizzare gli ospiti con le istituzioni e la cultura degli Stati Uniti.
Molte illustri personalità sono state, nel corso degli ultimi sessanta anni, ospitate dal Governo americano attraverso questi programmi: tra loro, oltre 200 individui che sono divenuti Capi di Stato o di Governo nei rispettivi Paesi. A titolo di esempio, nel 1954 vi ha preso parte Willy Brandt, nel 1961 Indira Gandhi, nel 1965 Francesco Cossiga e nel 1967 Margaret Thatcher.
Il gruppo di cui ho fatto parte io è stato chiamato a discutere con gli americani i principali problemi inerenti alla sfera della sicurezza dinteresse reciproco. Eravamo venti, tra i quali tre britannici, due francesi, due polacchi, un norvegese, uno svizzero, un maltese, una lettone, un lituano, un moldavo, un rumeno, un greco cipriota, un greco turco, un finlandese, un norvegese, uno svedese ed un ceco.
2. Bruxelles: il tempo di James Appathurai e di Jamie Shea. Italia: Cast Away?
Bruxelles è stata la tappa iniziale del viaggio e per certi versi uno dei momenti più importanti. Già dopo pochi minuti del primo briefing avrei potuto apprezzare la misura del ritardo della nostra agenda politica nazionale rispetto ai grandi trend di quella internazionale.
Alla Nato, infatti, è emerso molto chiaramente come sia in dirittura darrivo la fase preliminare di una nuova tornata di accessioni allAlleanza Atlantica. A Roma, fuori dal Ministero degli Esteri e dei centri specializzati come lo Iai ed il Cespi, la circostanza era del tutto ignorata. Ecco perché mi piace descrivere lItalia come un Paese "Cast Away", tagliato fuori dal main stream, in larga parte per suo proprio disinteresse.
Al momento in cui ho visitato la sede del Segretariato Generale dellAlleanza, limpressione che ho riportato è che per gli americani la questione dellallargamento fosse al momento la prima questione in agenda, ben avanti alla spinosa questione della difesa antimissilistica che sarebbe invece stata presto portata allattenzione di tutti i Paesi membri della Nato, e degli stessi sviluppi dell'identità europea di sicurezza e difesa.
Gli americani, questo ho compreso, spingeranno a breve per l'ingresso nella Nato di almeno un Paese baltico che sarà probabilmente la Lituania, che figura in cima alla lista - e non si preoccupano troppo della reazione russa, giacchè Putin "è un pragmatico ed ha bisogno dei soldi dell'Occidente".
Non si esclude che lallargamento possa anche essere più esteso di quello al quale attualmente si pensa. Cè naturalmente comprensione per la posizione russa, ma nessuno vuol riconoscere a Mosca un sostanziale potere di veto sullallargamento, esprimendo il proprio gradimento per lingresso nella Nato di questo o quel Paese candidato. Così almeno ha detto James Appathurai, il nuovo portavoce del Segretario Generale dellAlleanza, Lord Robertson, subentrato a Jamie Shea. Un allargamento simile isolerà naturalmente il Distretto russo di Kaliningrad, per il quale peraltro potrà anche essere concordato uno statuto speciale.
Sulla difesa antimissilistica, Appathurai, ma non solo lui, ha detto a chiare lettere che l'Amministrazione Bush considera il Protocollo Abm morto e sepolto. Altre riflessioni hanno riguardato gli sviluppi delliniziative europea nel campo della Difesa. Si ammette e si deplora, a Bruxelles, il sostanziale fallimento della Defence Capabilities Initiative, con la quale, su istigazione americana, la Nato si riprometteva di accrescere le capacita' europee conferite all'Alleanza.
Sulla questione dell'operational planning europeo, già spunto di feroci polemiche a novembre e dicembre, hanno tutti glissato. Sul defence planning di lungo termine, invece, e' stato detto a chiare lettere che europei e Nato debbono armonizzarsi e sostenersi a vicenda......Il che vuol dire che gli europei possono e debbono crescere, ma non mettersi in concorrenza con Washington....
A livello di percezioni, mi ha colpito molto il fatto che la Missione Alba la vicenda della Forza Multinazionale di Protezione a guida italiana inviata nel 1997 in Albania a prevenirne il tracollo totale - non sia considerata un successo a Bruxelles, almeno sotto il profilo della qualità delle forze assemblate dall'Italia. In questo senso a noi sfavorevole si è pronunciato Appathurai. Dell'Italia ha parlato anche Jamie Shea, per sottolineare i timori che si nutrivano a Bruxelles circa la sua tenuta ne1 corso del conflitto kossovaro.
Mi sono parse preoccupazioni esagerate, che denunciano la mancanza di comprensione che lestero ha del sistema politico italiano e delle sue regole di funzionamento.
3. A Shape, a Mons, il punto di vista dei militari. Ancora più filoatlantici e meno europeisti
A Mons, abbiamo acquisito il punto di vista dei militari. I briefings sono stati in massima parte tarati sullobiettivo di spiegare ai membri del gruppo provenienti da Paesi non Nato come lAlleanza funzioni dal punto di vista militare.
Però, alcune domande interessanti sollevate dalla nostra platea hanno permesso di rilevare che lItalia non costituisce uneccezione. I militari europei assegnati ai comandi Nato sono molto più filoatlantici e meno europeisti dei loro colleghi della diplomazia. LAmmiraglio Ferdinando Sanfelice di Monteforte è stato lapidario al riguardo: "l'Europa non ha le capacità per fare da sola. Le mancano le componenti basilari del potere navale".
Interessanti le statistiche sulle posizioni occupate nei Comandi e nei QG. La presenza inglese e tedesca è fortissima. Seguiamo noi italiani. Dietro, tutti gli altri.
4. A Washington, una cura durto. Gli equilibri in seno alla nuova Amministrazione americana e le tensioni con lEuropa
Quella svolta a Washington è stata sicuramente la parte basilare dellInternational Visiting Program. Abbiamo speso nella splendida capitale federale 9 giorni pieni, con non meno di sei briefings al giorno, esclusi i week end.
Il piano dei lavori ha previsto contatti:
Dagli accademici, in massima parte di fede democratica, sono venuti interessanti insight sugli equilibri interni allattuale Amministrazione Bush.
Per quanto la nuova Amministrazione debba considerarsi ancora in rodaggio, giacchè si tratta di circa 6000 persone-chiave che hanno appena iniziato il loro lavoro, alcune situazioni sembrano già delineate.
In particolare, sembra che il Vicepresidente Cheney sia un uomo molto più forte e potente di quanto la natura essenzialmente formale della sua carica lascerebbe supporre e che abbia un contenzioso aperto con Colin Powell, attuale titolare del Dipartimento di Stato, fin dai tempi della guerra del Golfo, quando lex Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate americane scavalcava sistematicamente il suo Ministro della Difesa, trattando direttamente con il Presidente George Bush anche questioni politiche.
Oggi, tra i due sarebbe Dick Cheney il piu' forte. Cheney, che è reputato un conservatore, starebbe infatti isolando Powell, che è comunque un altro peso massimo, circondandolo di suoi fidi, tra i quali si annovererebbe lo stesso Rumsfeld.
Quanto a Condoleeza Rice, che si trova al vertice del National Security Council, non viene ancora considerata all'altezza di esprimere un forte condizionamento sul Presidente, in ragione della sua giovane età, seppure se ne riconoscano le capacità professionali, soprattutto in materia di politica europea.
Tuttavia, con il tempo si ammette che le cose potrebbero cambiare, in ragione della sua prossimità fisica al Presidente: lExecutive Building Office, infatti, è accanto alla Casa Bianca, cui è persino collegato da un corridoio (Terry L. Deibel). Inoltre, la Rice aggiorna il Presidente Bush sugli sviluppi della situazione internazionale ogni mattina alle otto.
Gli incontri al Pentagono, al Dipartimento di Stato, al National Security Council e nei centri di ricerca hanno sostanzialmente confermato il quadro descritto dagli accademici.
L'allargamento della Nato e' dato per scontato, almeno al Dipartimento di Stato. L'inizio della discussione è previsto per il Summit atlantico di Budapest e la conclusione, con i relativi inviti, è contemplata per il 2002.
Solo al Pentagono si sono uditi pareri discordi: i militari, infatti, vogliono dire la loro sulle capacità dei singoli aspiranti nuovi membri della Nato, avendo la prima tornata di accessioni rivelato diverse sorprese sullo stato di preparazione di alcuni Paesi.
Al Pentagono hanno avuto luogo anche alcuni illuminanti briefings sulla NMD, la Difesa Missilistica Nazionale degli Stati Uniti. Si è appreso, con tre settimane di anticipo sul discorso tenuto il 1° maggio dal Presidente Bush alla National Defense University, che l'attuale Amministrazione contesta l'impostazione data al progetto dagli uomini di Clinton.
Si vuole adesso un sistema esteso anche "agli alleati ed agli amici degli Stati Uniti", secondo quanto il Presidente va dicendo dallo scorso gennaio. Chiari quindi gli obiettivi delle prossime mosse americane in relazione a questa specifica issue. Nessuno si preoccupa della Russia, che apprezzerà realisticamente la situazione e, si spera, concorderà con gli Usa una revisione dellAbm per salvare la faccia.
Il sistema comunque non somiglia neppure lontanamente a quello reaganiano. Si fonderà infatti soprattutto su elementi basati a terra - non entro nei dettagli, ma ne sarà probabilmente parte un Patriot migliorato. Tali elementi saranno peraltro assistiti da elementi direttivi e di ricognizione posti nello spazio, ma non "attivi": manca, infatti, qualcosa che sia paragonabile ai "brilliant pebbles" del Gpals della vecchia Amministrazione Bush.
I circoli "accademici" paventano gli effetti negativi sulla tenuta dell'arms control di questa mossa, ma reputano l'Amministrazione Bush fortemente condizionata dagli elementi più "unilateralisti" del Partito Repubblicano, che sono giunti al potere con lidea di tagliare le tasse, ridurre lesposizione esterna del Paese e colpire tanto il bilancio della Difesa quanto quello degli aiuti alla Russia (Deibel).
Sono gli stessi che hanno fatto votare il Congresso due anni fa contro il Ctbt, che e' il primo trattato rigettato dal Parlamento americano dai tempi di Versailles (losservazione non è mia, ma di Cécile Maisonneuve)...
Lunilateralismo, peraltro, sarebbe una solida tendenza che troverebbe le sue radici nella straordinaria espansione economica americana degli ultimi venti anni. E viene rafforzato anche da alcuni elementi del Partito Democratico, appartenenti allala dei cosiddetti "primatists", che sono sensibili al vincolo delle risorse limitate (Deibel).
Non si ritiene che il Ctbt verrà ripresentato al Congresso, anche se il Presidente avrebbe il potere di farlo.
Si andrà quindi avanti.
Sono oggetto di irritati e preoccupati commenti i presunti progressi fatti dagli europei sul versante della creazione di istituzioni e capacità proprie nel campo della difesa. Si dice apertamente che "l'headline goal esprime ambizioni" (Jeffrey Gedmin). Lirritazione è ancora più forte nelle componenti repubblicane del Congresso, dove linsistenza europea per la creazione di capacità autonome rispetto a quelle della Nato è considerato un chiaro segnale dinsofferenza verso la leadership americana, quando non addirittura un tentativo di marginalizzare Washington (così si è espresso, ad esempio, Kenneth A. Myers III, assistente legislativo per gli Affari Esteri del Senatore Repubblicano dellIndiana Richard Lugar). Come dar loro torto?
Al National Security Council, infine, si è nitidamente percepito un certo rancore nei corridoi dell'Executive Office Building.
Bush ha gia' effettuato forti tagli sul personale del NSC, riducendone il ruolo a quello di mera cinghia di trasmissione tra se stesso ed i vari Dipartimenti dell'Amministrazione. Si tratta, in parte, di una manifestazione della tradizionale predilezione repubblicana per lo snellimento degli organi di Governo (Cameron Munter, NSC). Ma non è da escludere che i tagli riflettano lattuale debolezza di Condoleeza Rice e la necessità di ripulire la struttura dal personale immesso nel corso degli ultimi otto anni. Bush viene peraltro ritenuto ancora un repubblicano "internazionalista" (Deibel).
Comunque, limpressione attuale è che Pentagono e Dipartimento di Stato abbiano ripreso gran parte dei poteri di fatto perduti con Clinton, che pare avesse l'abitudine di sollecitare personalmente il NSC.
Il NSC continua ad essere strutturato su divisioni specializzate per grandi aree geografiche (una, ad esempio, si occupa dellintera area Europea ed Eurasiatica) o soggetti tematici, come la sicurezza economica, la controproliferazione ed il contrasto al terrorismo internazionale.
Si è parlato, naturalmente, molto di Cina, anche se la crisi degli ostaggi è stata rapidamente risolta. Si riconosce che Pechino può essere il nuovo rivale strategico di Washington anche se il volume dell'interscambio bilaterale è già tale che è ritenuto probabile uno sforzo della business community americana per evitare un'escalation della crisi politica aperta dallincidente aereo.
5. Technicalities: al Pentagono, punto di situazione su allargamento, difesa missilistica, prospettive del JSF e "Strategic Review"
Al Pentagono, sono stati di un certo interesse anche un paio di briefings dedicati al Programma Joint Strike Fighter ed agli aspetti tecnici della NMD.
Sul JSF, del quale ha trattato il dott. Schrieber, al momento della visita, pare che non fosse ancora stata effettuata la scelta tra il prototipo proposto dalla Boeing e quello presentato Lockheed.
Sono due apparecchi apparentemente molto diversi tra loro, l' X 32 A e l'X 35 A che hanno volato nel settembre e nell'ottobre scorsi. Uno, il prototipo della Lockheed, somiglia incredibilmente all'F22 appena "affondato". L'altro è un pò più cicciotto, anche se va più veloce (1.1. mach contro 1.05).
La scelta non e' ancora stata fatta - cosi' dicono - perchè manca la verifica delle prestazioni nelle fasi di decollo ed atterraggio verticali. Il briefing era chiaramente propagandistico, data anche la ristretta ma qualificata platea.
Al Pentagono, dicono che ne saranno prodotti 3000 esemplari solo per Stati Uniti e Regno Unito, ma Londra ne vuole di fatto solo 150.
Per l'export si prevede un mercato di altri 3000 apparecchi in 20 anni. A mio avviso troppi, considerato anche che il JSF costerà più o meno 80 miliardi di lire a pezzo.
Sulla NMD, poche nuove rispetto a quanto già ascoltato in Europa e nei primi briefings, malgrado a riferirne fosse il capo programma, il Dott. Debiaso che sarebbe poi venuto in Europa ad illustrarne le caratteristiche dopo il discorso tenuto il 1° Maggio dal Presidente Bush alla National Defense University.
Come già scritto, infatti, è stato ribadito che Bush vuole un sistema che copra anche amici ed alleati degli Stati Uniti, ma di fatto sarà una difesa tutta basata su elementi missilistici di superficie, tra i quali il Patriot PAC 3 ed il Thaad.
Ho chiesto che ne sarà del Meads, ed ho ottenuto una risposta inattesa. Il Meads interessa l'attuale Amministrazione più di quella precedente. L'uscita di Parigi dal programma e' giudicata irrilevante, perchè nel frattempo sarebbe subentrato un più forte interesse tedesco. Così, almeno, pare.
Il Meads, dicono, ha un forte vantaggio sul Patriot Pac 3, perchè quest'ultimo ingaggia solo bersagli a 180 gradi, mentre il Meads sarebbe capace di farlo a 360. Occorrerà comunque attendere il completamento della "Strategic Review" in corso per sapere come andrà a finire la storia.
La curiosità: al Pentagono, se sei solo un ospite, hai bisogno della scorta per andare al bagno anche se sei in un sottoscala ..
6. A Saclant, lincontro con la realtà del potere navale americano
Lescursione a Norfolk, in Virginia, è stata estremamente piacevole. La visita ha avuto due momenti basilari: la visita alla base navale dove è ormeggiata la flotta atlantica dellU.S. Navy e gli incontri successivi svoltisi al Quartier Generale di Saclant.
La flotta atlantica è la più importante componente operativa della Marina americana. Corrisponde, per certi versi, alla vecchia Home Fleet della Royal Navy. E stata incaricata, nel corso della Guerra Fredda, di assicurare allAlleanza Atlantica lesercizio del potere marittimo, proteggendo le vie di comunicazione tra gli Stati Uniti e lEuropa.
Il giorno che labbiamo attraversata, nella base erano ormeggiate tre portaerei nucleari (USS Eisenhower, Enterprise e Roosevelt), almeno quattro navi dassalto anfibio della classe Wasp inclusa la <<Bataan>> che abbiamo visitato innumerevoli sottomarini ed alcuni cacciatorpedieniere dotati del sistema Aegis.
Sul Bataan ho potuto osservare che gli americani non badano ad economie in fatto di tonnellaggio: così, una loro nave dassalto anfibio stazza più della portaerei nucleare francese Charles De Gaulle. Ben 40mila tonnellate. Cè posto per 1.200 marines con mezzi al seguito e diversi Harriers, senza bisogno alcuno di sky-jump: "una cosa da europei", come hanno ironizzato i loro ufficiali di plancia ..
Ho notato la presenza di personale femminile, cui mi sono permesso di chiedere qualche dettaglio sulla loro esperienza a bordo. Pare che gli anni iniziali siano stati infernali e che ci sia voluto molto tempo per far funzionare la coabitazione. Da tener conto, visto che lanno prossimo sarà a volta della Marina Militare Italiana.
A Saclant, le cose di rilievo sono state due:
Perché li ho giudicati rilevanti?
Nel primo caso, è stato interessante notare che lo stato maggiore di Saclant ha dimensioni sensibilmente inferiori a quelle di Shape. E più o meno un quinto. Ci sono canadesi, spagnoli, portoghesi, inglesi e tedeschi. Naturalmente, non un italiano.
Non mi ha convinto la ripartizione di competenze territoriali in caso di guerra. Cosa accade ad un convoglio diretto verso il Mediterraneo quando varca la soglia di Gibilterra? Lo prende in consegna la flotta italiana? Oppure esistono arrangiamenti ad hoc con la VI Fleet, che non è peraltro conferita alla Nato?
Nel secondo caso, è apparso evidente un indirizzo che sicuramente verrà assorbito nella "Strategic Review": gli Stati Uniti pensano ad un sistema di proiezione della potenza che sia in grado di renderli indipendenti dal possesso di basi avanzate. Questo è lobiettivo di "Joint Vision 2020". Non credo che il progetto sia gradito dallU.S. Army. In ogni caso, a mio avviso, costituisce una forma di neoisolazionismo militare di cui occorre tener conto.
Per una critica, vale la pena di leggere Breaking the Phalanx, pubblicato dal CSIS.
7. Nel profondo Texas: a College Station, ritiro e base dei Bush .
A College Station, nel profondo Texas, praticamente nel mezzo del nulla, siamo stati condotti per familiarizzare il Gruppo con le fondamenta ideologiche della nuova Amministrazione. College Station è il regno di George Bush senior, che abbiamo anche avuto il modo di ascoltare.
Bush senior si è dimostrato laffabile oratore che tutti conoscono, ma nel complesso nel suo indirizzo di saluto è mancato il messaggio forte. Indicative alcune parole espresse al riguardo del successo politico dei figli. Dopo aver definito il giorno della loro vittoria in Texas e Florida come il più bello della sua vita, lex Presidente si è dilungato su ciascuno di loro.
Grande il calore riservato a Jeb, Governatore della Florida. Di George W., invece, ha detto semplicemente: "dategli tempo e state tranquilli: è circondato dai migliori collaboratori esistenti sulla piazza".
A College Station, che ha circa cinquantamila abitanti, ci sono una George Bush Drive, una George Bush Avenue, la George Bush Presidential Library e la George Bush School of Public Government.
Il Dean della School è niente di meno che Robert Gates, ex Direttore della Cia, che ci ha ricevuti al termine di un viaggio durato più di cinque ore ed un pasto a dir poco frugale.
Gates ha esposto un punto di vista non troppo dissimile da quello descritto da Brzezinski nella sua Geostrategic Triad.
Secondo Gates, il mondo starebbe tornando a strutturarsi intorno ad un sistema multipolare di Stati non dissimile da quello che sussisteva prima del 1914, con evidenti aree di cooperazione e competizione internazionale. Di fronte a questo mutamento, la politica degli Stati Uniti nel periodo clintoniano sarebbe stata meramente "reattiva" e "tattica", invece di essere "attiva" e "strategica". Inoltre, a dispetto della sua retorica "multilaterale", è stata unilaterale nella sostanza, come prova il caso delle sanzioni imposte allIran, iniziativa che ha visto gli Stati Uniti sostanzialmente soli.
Ad avviso di Gates, anche la politica fatta da Clinton verso la Russia è stata particolarmente miope, basata su aiuti gestiti male che non hanno permesso di dimostrare ai russi i benefici della transizione al mercato. La Russia merita peraltro rispetto, anche se è divenuta troppo povera per fare una politica estera di alto profilo: si pensi al fatto che il bilancio militare che Mosca può attualmente permettersi non supera i 7 miliardi di dollari contro i 300 dellattuale Budget della Difesa americana. Bene sarebbe quindi non operare troppo velocemente una nuova tornata di allargamenti, per non indebolire troppo il partito filoccidentale moscovita.
Negativa anche la valutazione di Gates sulla politica balcanica dellamministrazione Clinton. Tutta la crisi è stata precipitata, allinizio degli Novanta dal prematuro riconoscimento tedesco delle Repubbliche secessioniste. E a dispetto delle risorse profuse non si è ancora trovata una soluzione politica definitiva per la regione. Si è solamente bloccata per ora la pulizia etnica. Gli Stati Uniti hanno probabilmente sbagliato a farsi coinvolgere nella gestione delle crisi balcaniche, secondo Gates. Anche se ci sono sfide che solo Washington può raccogliere, infatti, sarebbe stato meglio che se fossero occupate solo le potenze europee più direttamente coinvolte, magari con un sostegno logistico e di intelligence da parte americana.
Gli sforzi degli europei sul versante della Difesa andrebbero perciò favoriti dagli Stati Uniti, purchè non a discapito della modernizzazione della Nato.
In Texas, si è anche parlato molto di Corea. Stava, infatti, avendo luogo un convegno il cui titolo richiamava il dovere degli Stati Uniti di scegliere tra "Engagement and Confrontation" verso Pyongyang.
La politica di Clinton è stata sottoposta a severe critiche, ma si è anche riconosciuto che il dialogo con la Corea del Nord è assolutamente ineludibile. Non ultimo perché lo chiedono gli stessi diplomatici di Seul, timorosi di vedersi piovere addosso un Paese al collasso.
Discutibile il pranzo coreano. Giudicato delicious da Mr Tsokos, ha obbligato molti di noi ad un ordinato ripiegamento verso il bar universitario adiacente alla sala dove aveva luogo il convivio ..
8. La West Coast. Ovvero, il fascino sottile di Berkeley, Stanford, la Silicon Valley e San Francisco. Occhi puntati sullOriente
Dopo il Texas, il Gruppo è stato diviso in due tronconi. La mia parte è finita a San Francisco, dove si è potuto toccare con mano lorgoglio e limprenditorialità della California. Non poche delle persone che abbiamo incontrato ci han detto a chiare lettere: "da sola, la California è la sesta potenza economica del mondo".
Da San Francisco, in effetti, lEuropa è lontana e lo stesso Governo federale americano sembra unentità astratta.
Le problematiche affrontate nei pochi briefing tenutisi sul posto sono state essenzialmente due:
La riconversione delle basi segue un solo principio: "generating cash". Ha dato vita a nuove forme di imprenditorialità, a mio avviso a basso contenuto di tecnologia, soprattutto nella sfera della piccola e media metallurgia, dove ex dipendenti della Marina hanno rilevato impianti e creato piccole società. Il case-study è stato Alameda, nei pressi di Oakland.
Fuori dal programma iniziale, abbiamo avuto un insight sulle problematiche della sicurezza informatica da parte di un guru della Silicon Valley. Apparentemente, la sicurezza informatica è un miraggio.
Comunque, a Berkeley, abbiamo visitato l'Istituto Nautilus, che e' un po' una ONG ed un po' un istituto universitario. Sul posto, siamo stati ricevuti da Tim Savage e Hans Kristensen.
Lavorano molto sulla Corea, ma non ho avuto modo di riscontrare cose straordinarie rispetto a quelle ascoltate a College Station, in Texas. Risulta confermato che è difficile avere una presenza nord coreana agli appuntamenti, anche accademici, nei quali si tratta di problematiche politiche.
9. Epilogo: a New York, per dibattere della riforma delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti per lingresso di Germania e Giappone nel Security Council. Senza il diritto di veto?
Il soggiorno finale a New York è stato dedicato a due distinte tematiche: il ruolo dei media americani nella formulazione dellagenda di politica estera dellAmministrazione e la politica degli Stati Uniti alle Nazioni Unite.
Vi sono stati due briefing di alto livello, uno per ciascuna delle citate tematiche.
Il primo è stato curato dal Dott. Lansner, della Columbia University, il quale ha sostenuto che il ruolo dei media nella determinazione delle priorità della politica estera è fortemente aumentato dopo la fine della Guerra Fredda. Dopo il 1989, infatti, sarebbero venute a mancare ai media chiare indicazioni da parte dellAmministrazione relativamente a ciò che sia considerato importante ed allidentità dei nemici degli Stati Uniti. Secondo Lansner, peraltro, un condizionamento del Governo e delle lobby sui media sussisterebbe ancora, sotto forma del vantaggio economico e di audience che si lucra coprendone le attività.
Per Lansner, i giornali non sarebbero veramente influenti. E la televisione, invece, ad esserlo. E comunque importante la tecnica di costruzione dellimmagine negativa dellavversario. Se ne cerca la demonizzazione. Nel 1999, i giornali non titolano "US attacks Serbia", ma "Nato attacks Milosevic", essendo stato per tempo demonizzato il leader di Belgrado.
Il secondo, invece, è stato svolto dallAmbasciatore americano presso il Palazzo di Vetro, James Callaghan, già vice di Thomas Foglietta a Roma. Senza peli sulla lingua, su mia domanda, Callaghan ha precisato che gli Stati Uniti intendono favorire lingresso di Germania e Giappone nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come membri permanenti, seppure forse senza diritto di veto.
Alle Nazioni Unite, la scarsità di tempo disponibile ha impedito di profittare a pieno del briefing di discreto livello - del Dott. Blix sullattività di antiproliferazione condotta dalle Nazioni Unite in Iraq e sulla questione della rimodulazione delle sanzioni.
Meno soddisfacenti i briefings sulla politica europea alla Columbia University, che comunque mi hanno dato modo di evidenziare le incongruenze della politica estera e di sicurezza della Germania.