Cosa ci
spalmiamo
(Cosmetici naturali
come scelta di salute e come scelta etica)
Cosmesi
tra vegan e eco-bio
(qualche esempio di
eco-bufale ed eco-furbi)
http://www.saicosat
Biodizionario:
(controllate qui
gli ingredienti dei prodotti che usate abitualmente)
www.biodizionario.
CosmETICA
e BioDetergenza Vegan e naturale nel rispetto della vita e del pianeta
(sito molto interessate che contiene, tra le altre cose, ricette naturali per
la detergenza e la cosmetica)
http://www.cosmetic
Ingredienti
e dritte cosmetiche
(per chi vuole
approfondire: cosa c’è dentro I prodotti, cosa evitare e perchè )
http://www.saicosat
Eco-cosmesi:
chi la dura la vince!
(da leggere prima
di passare all’eco-bio)
http://www.bioblog.
Le seguenti informazioni sono tratte principalmente
dai seguenti testi:
Francesca Marotta, Comesi naturale in pratica,
Tecniche Nuove, Milano, 2002, € 7,90
Giulia Penazzi, Cosmetici naturali fai da te, Tecniche
Nuove, Milano, 2006, € 7,90
Sono
testi preziosi, che contengono non solo tantissime ricette per la cura del
corpo e alimentari, ma anche spiegazioni su come leggere le etichette dei
cosmetici, sulle caratteristiche degli ingredienti, funzionalità, metodi di
conservazione e di produzione e un sacco di consigli facili da seguire.
Vi riporto alcuni frammenti significativi:
La “sporcizia” della nostra pelle è suddivisibile in 3
categorie:
-
solida:
batteri, residui di inquinamento, polvere, cellule morte
-
idrosolubile,
cioè che si scioglie in acqua: secrezioni sudorali, sali minerali, sostanze
provenienti dall’ambiente esterno
-
liposolubile,
di natura grassa, solubile negli oli: sebo della pelle, residui di prodotti
cosmetici
Se la
pelle è lavata solo con acqua, le prime due categorie di sporco vengono rimosse
facilmente, mentre la parte liposolubile tende a rimanere sulla cute. Ecco
allora che entrano in campo i detegrenti.
I detergenti sono composti da sostanze chimicamente definite
tensioattivi, utili per dare all’acqua la capacità di eliminare la miscela di
“grasso-sporco”. In pratica, queste sostanze si uniscono allo sporco formando
una nuova combinazione “tensioattivo+grasso+sporco” che diventa solubile in
acqua ed è allontanata dalla superficie cutanea con l’acqua di risciacquo. I
tensioattivi permettono di togliere il grasso dalla pelle e possono essere
quindi definiti degli “sgrassanti”.
Ma la nostra pelle è davvero così “sporca di sostanze
grasse” da aver necessità di tensioattivi chimici per essere pulita? E ancora:
la quantità di “grasso-sporco” depositato sulla nostra pella giustifica
l’impiego di bagnoschiuma utilizzati così in abbondanza, come quantità e
frequenza, nella società moderna?
Le secrezioni sebacee che emette il nostro corpo servono per
proteggere la cute: si chiama film idrolipidico. E’ presente in quantità
variabile sulla superficie cutanea: abbonda sul cuoio capelluto e scarseggia
nelle zone “secche”. Pertanto non è consigliabile impiegare un unico detergente
per tutto il corpo in quanto rischia di essere aggressivo in alcune zone e poco
efficace in altre. Il detergente va scelto in base alla parte da detergere,
alla tipologia di pelle e all’età del soggetto.
Il pericolo maggiore è quello di essere “eccessivamente
detergenti” e quindi troppo sgrassanti rispetto alle caratteristiche cutanee. I
tensioattivi rischiano addirittura di asportare e modificare le protezioni
fisiologiche (film idroacidolipidico, pH, flora microbica). Infatti la pelle
impega diverse ore in seguito all’impiego di tensioattivi per ripristinare la
situazione naturale fisiologica, pertanto in questo intervallo è più debole e
indifesa.
Il sapone si produce facendo reagire insieme acqua, grassi
animali o vegetali (o una miscela dei due) e una sostanza fortemente basica che
può essere soda caustica (idrossido di sodio) o potassa caustica (idrossido di
potassio). Il sapone di Marsiglia è un sapone sodico. Il sapone è dotato di
grande potere sgrassante, cosa che lo rende perfetto per le pulizie domestiche,
ma non sempre adatto per la pulizia della pelle perché è troppo “sgrassante” e
rimuove anche il film idroacidolipidico e perché non rispetta l’acidità
naturale della pelle. Se poi l’acqua che si usa per lavarsi è dura, ovvero
ricca di calcare come succede per la maggior parte degli acquedotti italiani,
il sapone tende a reagire con il calcare formando un deposito grigiastro opaco,
insolubile e un po’ untuoso che si deposita sulla pelle e sui capelli. Molti
dermatologi consigliano di lavarsi con sapone di Marsiglia sostenendo che il
film idroacidolipidico si rigenera molto velocemente; tuttavia, molti di noi
sanno per esperienza diretta cosa si prova quando ci si lava il viso, per
esempio, con il sapone: la pelle “tira” e rimane molto secca e diventa
indispensabile mettere una crema. Il sapone di Marsiglia puro però ha un grosso
vantaggio: non contiene sostanze aggiunte come coloranti, conservanti,
addensanti, profumi sintetici e altre sostanze che, normalmente contenute negli
altri prodotti detergenti, possono essere causa di problemi soprattutto per le
pelli sensibili. Il sapone puro ha un bassissimo impatto ambientale sia in fase
di produzione che di smaltimento: è in assoluto uno dei detergenti schiumogeni
meno inquinanti. Volendo usare il sapone per l’igiene personale si possono fare
in casa delle saponette più delicate, adatte per lavare le mani e il corpo (mai
il viso!) usando come base del buon sapone di Marsiglia privo di additivi
mescolato con sostanze che lo rendano meno sgrassante, più eudermico e più
facilmente risciacquabile.
L’alternativa al sapone nell’industria cosmetica è
rappresentata dai tensioattivi di sintesi. Si producono partendo da materie
prime che possono essere vegetali, come per esempio l’olio di cocco, oppure
derivati del petrolio. Questi ultimi possono essere usati per formulare
prodotti a pH acido e generalmente non sono sensibili al calcare e lavano bene
anche con acque dure. Ne esistono moltissimi, più o meno delicati, più o meno
aggressivi. I più usati nei prodotti detergenti come shampoo, bagnoschiuma e
dentifrici sono il sodio laurilsolfato (in inglese Sodium Lauryl Sulfate
o SLS) e il sodio lauriletere solfato (Sodiulm Laureth Sulfate o SLES).
L’azione detergente di entrambi e di molti altri è spesso troppo drastica: durante il lavaggio
possono rimuovere non solo lo sporco ma anche il film idroacidolipidico. I
lavaggi troppo drastici spesso innescano un circolo vizioso: su alcune parti
del corpo provocano secchezza e screpolature rendendo indispensabile l’uso
delle creme; su altre parti, come per esempio il cuoio capelluto, lo
sgrassaggio eccessivo provoca per reazione una iperproduzione di sebo (effetto rebound),
portando al fenomeno dei capelli grassi e spingendo a lavaggi sempre più
frequenti. Un prodotto detergente fisiologico va scelto facendo attenzione in
primo luogo al tipo di tensioattivi che contiene, anche perché le eventuali aggiunte
di sostanze eudermiche o estratti vegetali, quasi sempre presenti in quantità
molto piccole, non sono sufficienti a bilanciare gli effetti dei tensioattivi,
presenti ovviamente in quantità molto più rilevanti.
Quali sono i tensioattivi più delicati e quali i più
aggressivi?
Impossibile
fare una lista completa: sono troppi e la ricerca cosmetologica ne crea
continuamente di nuovi. Qui sotto i più presenti nei prodotti “da supermercato”
“da erboristeria” (sic!) e “da profumeria”:
Tensioattivi aggressivi o mediamente aggressivi: alchilsolfati (ad esempio Sodium
alkylsulfate); sodio laurilsolfato (Sodium laurilsulfate); sodio
lauriletere solfato (Sodium laureth sulfate)
Tensioattivi delicati o mediamente delicati: betaine (ad esempio Cocoamidopropryl
betaine) coccopolipeptidi di soia, sarcosinati (es: sodium lauryl
sarcosinate); coccoanfoacetati (es: Sodium cocoamphoacetate);
coccotartrati (es: Cocopolyglucose tartrate); sulfosuccinati (es: Disodium
laureth sulfosuccinate); composti di proteine idrolizzate (es: Sodium
cocoyl hydrolized wheat protein).
Non esiste letteratura scientifica che dimostri la
cancerogenicità di questi prodotti; ampia è invece quella relativa agli effetti
indesiderati da essi provocati. Lo SLES è meno aggressivo dell’SLS, ma durante
la sua produzione si forma diossano, una sostanza cancerogena difficile da
eliminare dal prodotto finale e che può contaminarlo in traccia. Alcune
ricerche proverebbero che lo SLES può reagire con altre sostanze presenti nei
cosmetici portando alla formazione di nitrosammine, altre sostanze cancerogene
che possono penetrare attraverso la pelle. Tutto questo non autorizza a
considerare necessariamente pericolosi i prodotti che contengono SLS o SLES,
visto che molto dipende dalla concentrazione, dalle altre sostanze contenute e
dal tempo di contatto con la pelle; è importante sottolineare, però, che si
tratta di due tensioattivi dal forte impatto ambientale e la cui azione
sgrassante, se non bilanciata dalla presenza di altri tensioattivi più
delicati, può essere troppo energica.
Inoltre, non va dimenticato che non è obbligatorio
specificare le percentuali di tensioattivi presenti nel prodotto sulle
etichette.
La composizione dei cosmetici deve essere riportata in
etichetta secondo le norme INCI (International Nomenclature of Cosmetic
Ingredients) fissate dall’Unione Europea. Le sostanze contenute sono
elencate sotto la voce Ingredients; se presenti in quantità superiore
all’1% sono riportate all’inizio dell’elenco, in ordine decrescente di
concentrazione (dalla più abbondante alla meno abbondante); seguono poi in
ordine sparso le sostanze contenute in quantità inferiore all’1%. Non c’è una
distinzione tra i due gruppi di sostanze, cioè non si può sapere dove finisce
l’elenco delle sostanze “ordinate” e dove inizia quello delle sostanze
“sparse”. La maggior parte degli ingredienti sono riportati in inglese; alcuni
ingredienti, invece, compaiono in latino, come ad esempio l’Acqua (aqua)
o il miele (Mel). Le sostanze ricavate dalle piante compaiono solo con
il nome scientifico della pianta: se ad esempio troviamo l’Olea europea,
che è il nome scientifico della pianta di olivo, potrebbe trattarsi di olio
d’oliva, di un gemmoderivato di olivo, di una tintura madre e così via. I
coloranti sono indicati con la sigla C.I. (Colour Index) seguita da un
numero: per esmepio C.I. 47.005.
Prova: provate a leggere l’etichetta del cosmetico più naturale che avete in
casa e vi renderete conto che di naturale ha ben poco!! E soprattutto che non è
affatto trasparente!!!
Con la cosmesi fai da te, piuttosto che di detersione
“sgrassante” con i tensioattivi, si può parlare di igiene fisiologica nel
rispetto del delicato ecosistema rappresentato dalla pelle.
La pelle
del corpo si può detergere efficacemente con sistemi vegetali “alternativi”, ad
esempio con le farine di cereali (avena, tapioca o grano saraceno) e legumi
(ceci, lenticchie). Le prime contengono principalmente amido e una piccola
quantità di sostanze grasse capace di emulsionare la miscela di grasso-sporco
in eccesso e, dopo il risciacquo, lasciare la pelle pulita e morbida. La farine
di legumi contengono sostanze “chimicamente” simili ai tensioattivi più
delicati. La detersione con le farine vegetali va a vantaggio della salute
cutanea in ogni caso, tanto più se consideriamo che la pelle del corpo non è
mai così sporca e grassa da giustificare l’impiego dei tensioattivi comuni,
specie nei mesi freddi quando la maggior parte di essa rimane ben coperta da
vestiti e la secrezione sebacea è anche più scarsa.
Le farine, inoltre, non solo non intasano le tubature, ma
possono facilitare la rimozione dei depositi che possono essersi formati a
causa dell’uso di saponette, balsami per capelli e altri prodotti
convenzionali. Questo succede perché le farine, una volta miscelate con acqua,
rimangono disciolte grazie alle sostanze emulsionanti naturali e quindi non
formano depositi insolubili; al contrario di quanto accade, per esempio, con il
sapone o con i balsami, che possono lasciare depositi untuosi che, mescolandosi
con i capelli, formano delle masse che otturano gli scarichi.
Mentre la pelle del corpo e del viso possono essere deterse
senza tensioattivi, per i capelli è un po’ più difficile perché la quantità di
sebo prodotta è molto superiore. Tuttavia, il mondo vegetale offre delle
sostanze con una struttura chimica simile a quella dei tensioattivi (si
chiamano saponine): ad esempio la corteccia di china, il fiordaliso e la
saponaria (quest’ultima è la base dell’Edelmani dell’Istituto Edelweiss, che è
già un forntiore del nostro
Farsi i cosmetici in casa non significa solo risparmiare e
divertirsi in modo creativo: significa anche avere prodotti cosmetici ricchi di
sostanze attive. L’uso di ingredienti alimentari freschi garantisce un elevato
contenuto di principi attivi, come ad esmepio la vitamina E dei semi oleosi o
del germe di grano, lo squalene dell’olio extravergine di oliva, gli acidi
della frutta e così via.
La preparazione domestica risolve anche il problema dei
conservanti: una conservazione di qualche settimana o di qualche mese è
sufficiente ad “ammortizzare” il breve tempo necessario per farsi i cosmetici
e, non dovendo fare prodotti destinati a rimanere per lungo tempo sugli
scaffali dei negozi, possiamo permetterci di usare conservanti più blandi ma
anche molto più innocui, come gli oli essenziali naturali. E’ importante però
fare molta attenzione nella scelta delle materie prime, non dimenticando che la
pelle è un organo vivente che va curato e “nutrito” con la stessa attenzione
che si dedica all’alimentazione.