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Centro Per Il Potenziamento Cognitivo
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QUELLA LEZIONE UN PO’ SPECIALE RACCONTO DI UNA LEZIONE DI PAS, TRA MEDIAZIONE E “SUPERVISIONE TRA PARI”
Introduzione Un
giorno, durante la mia solita lezione di PAS, avevo un appuntamento
un po’ speciale, molto atteso anche dai miei curiosissimi alunni:
un gruppo interclasse di 22 undicenni, maschi e femmine, piuttosto
vivaci, con cui - all’inizio della lezione - si fa sempre fatica
ad avviare il lavoro, tutti vorrebbero poter chiacchierare dei fatti
loro. Del resto alcuni ragazzi hanno scelto di seguire il Programma
di Arricchimento Strumentale un po’ a malincuore: sono alunni con
difficoltà scolastiche più o meno gravi, insofferenti dello stare
a scuola e dei compiti che vengono loro proposti - spesso per loro
insormontabili. Non
è stato facile imporre a questo gruppo il ritmo prescritto
canonicamente dal PAS: riassunto della lezione precedente, nuovo
esercizio (questo generalmente svolto volentieri), discussione sul
lavoro svolto, finalizzata anche a mettere in evidenza le difficoltà
che l’esercizio presenta (…nessuno ha mai delle difficoltà.
Secondo il punto di vista dei ragazzi si tratta semmai di non aver
voglia di eseguire un esercizio, di trovarlo noioso, ecc. E’
davvero un grosso scoglio far ammettere ad alcuni che sì,
effettivamente l’esercizio presenta alcuni problemi). Però… Però alcuni obiettivi sono stati
raggiunti! Per esempio, ragazzi che avevano
grandissime difficoltà nell’eseguire anche i più semplici
esercizi dello strumento PAS Organizzazione di Punti, ora
riescono a eseguirne pagine ben più difficili. Alcuni
- gli alunni con particolari carenze nella capacità di proiettare
relazioni virtuali (fondamentale funzione cognitiva) - che
inizialmente eseguivano il compito così come veniva, poi
cancellavano, poi riprovavano, adesso hanno capito che è importante
esplorare il piano dove si trovano i punti in modo sistematico, sono
meno impulsivi, si sono resi conto che il procedimento “per prova
ed errore” non è efficace. E questo a soli tre mesi dall’inizio
delle lezioni! E
pian piano l’intero gruppo si sta avvicinando anche agli obiettivi
di secondo livello, ben più difficili da raggiungere: comprendere
che l’esecuzione del compito non è la parte più importante del
lavoro, che la parte più importante è la riflessione - da parte di
ciascuno - su ciò che l’esecuzione ha comportato quanto a messa
in atto di strategie, superamento di difficoltà, deduzione di
regole generali applicabili nell’esecuzione di altri compiti,
spesso ben più complessi. E poi trovare le conoscenze ponte, i bridging
- nel linguaggio che stanno imparando ad usare non senza una punta
di ironia e di autoironia (Che parole difficili, prof!
Ma non si potrebbe dire semplicemente ponte? Ma non si
potrebbe dire semplicemente regola generale, anziché
generalizzazione?)
Quel
giorno.... Torniamo alla lezione e
all’appuntamento speciale…. Insieme a me, per quel giorno, ci
sarebbero state Paola Curatolo e Lucia Berardinelli - le altre due GaieMenti
- in qualità di osservatrici e di aiutanti per la pagina di Organizzazione di Punti numero sette, come precedentemente
concordato. Nella lezione relativa alla pagina
precedente, la sei, avevo introdotto il pensiero ipotetico. All’inizio della lezione riassumo
quindi per tutti le nostre scoperte in merito a questo argomento,
richiamando la generalizzazione formulata, i bridging trovati e le
varie difficoltà della pagina. Nel frattempo c’è un po’ di
caos, forse un po’ più del solito, anche a causa delle presenze
estranee: tutti sono più interessati a fare domande su chi è chi,
su come si chiama e che lavoro fa, che sul lavoro in sé. Ma bisogna
tener presente che la classe è effettivamente una classe un po’
particolare, difficile, composta da pochi elementi molto motivati e
con buone capacità e da molti ragazzi con difficoltà di
attenzione, con problemi di comportamento dovuti a un’eccessiva
vivacità, e talvolta con difficoltà scolastiche piuttosto gravi.
La
fase operativa Portato comunque a termine il
riassunto della lezione precedente, passo al trattamento della
pagina concordata: comincio con la fase dell’applicazione delle
etichette verbali alle varie figure. Qui l’attenzione migliora. Nel confronto che seguirà, fra Paola
e Lucia e me, si evidenzia però che protraggo questa fase troppo a
lungo, e forse è vero, anche se obietto che è una fase del lavoro
che ai ragazzi piace molto, che mi serve per portarli allo
svolgimento del compito, che ridurgliela significherebbe demotivarli
- dato che spesso per alcuni è l’unico momento in cui sono in
grado di partecipare con un apporto personale. Poi i ragazzi svolgono il compito. Oggi non sono soltanto io a girare
tra i banchi e a offrire un momento di mediazione a chi è in
difficoltà o di restituzione di quanto stanno correttamente facendo
a chi non lo è. Ci sono anche Paola e Lucia e questo mi serve per
avere un maggior controllo su tante situazioni che, per via del
gruppo numeroso di alunni, spesso mi sfuggono. Alcuni non riescono ancora a
esplorare il piano, mi dice Paola. Forse per quelli che hanno
maggiori difficoltà l’uso del righello nella “scansione” del
riquadro, riga per riga, non è poi così controindicato. Meglio che
non arrivare a nulla, in caso di grande difficoltà. Si, conveniamo sia Lucia che io,
anche se effettivamente si contravviene a una regola che ci era
stata prescritta. Ma anche l’elasticità del mediatore è
importante, come è importante adattare il lavoro al livello di
difficoltà incontrato da ciascun singolo alunno. I ragazzi sono contenti della
presenza delle mie “aiutanti”: molti di loro hanno bisogno di
aiuto personalizzato e per me è davvero difficile seguirli tutti;
altri - con capacità superiori - desiderano una sorta di
riconoscimento per il modo in cui sanno lavorare, che spesso io -
impegnata a seguire quelli più in difficoltà - non riesco a dare,
pur sapendo che potrebbe offrire l’occasione per coinvolgerli più
profondamente in discorsi di carattere metacognitivo ad hoc. Così invece oggi, che noi mediatori
siamo più numerosi, tutti si sentono ascoltati e aiutati. Lucia mi segnala la reazione
estremamente positiva a interventi personalizzati di valorizzazione
del lavoro svolto avuta da due alunni in situazione opposta: una
ragazza molto brava ma solitamente silenziosa, che dopo essersi
sentita al centro dell’attenzione e aver ottenuto un riscontro
delle sue capacità, interverrà poi effettivamente nella
discussione allargata, e un ragazzo con gravi problemi attentivi,
solito sottrarsi al lavoro in ogni modo, che dopo essersi sentito
restituire un’immagine positiva di sé nel momento esatto in cui
si era finalmente deciso a svolgere alcuni esercizi, ha continuato a
lavorare fino all’ultimo minuto a disposizione, pur non prendendo
poi parte alla discussione. Un’ulteriore difficoltà nella
lezione PAS svolta con gruppi eterogenei si incontra nel momento in
cui i più veloci hanno già finito e vorrebbero continuare con il
resto del lavoro, mentre chi è più lento vorrebbe poter finire i
suoi esercizi in pace, prendendosi tutto il tempo necessario. E’ uno dei momenti più difficili
da gestire della lezione e Paola e Lucia mi suggeriscono di
preparare compiti in più per chi è più veloce - altre pagine di
punti, per esempio - oppure di chiedere all’intero gruppo di
eseguire solo alcuni esercizi della pagine, in modo che i più
veloci possano poi continuare a lavorare completando la pagina. Più
semplicemente rifletto che forse non è così importante che tutti
finiscano tutto. A un certo punto è necessario comunque passare
alla discussione.
La
discussione conclusiva Eccoci quindi alla discussione, il
momento conclusivo della lezione. Non
tutti partecipano, molti ragazzi stanno in disparte e ascoltano, o
si distraggono e chiacchierano fra di loro perché non sono in grado
di partecipare. Io uso la lavagna, tutto il lavoro
passa di lì. Prima faccio le consueta domande:
quali difficoltà avete trovato? Quali strategie avete utilizzato?
Quale figura avete cercato per prima? Perché proprio quella? E,
dopo aver raccolto le varie risposte e aver sentito le riflessioni
di quanti hanno voluto partecipare, chiedo quale regola generale si
può dedurre da quanto è stato detto. Naturalmente io ho già in mente la
regola che dovrebbe venir fuori dalla pagina, secondo gli
insegnamenti del guru Sasson, ma cerco di non influenzare i
ragazzi e lascio loro molto spazio per la discussione. Spesso si
arriva alla formulazione del principio per passaggi successivi,
usando le idee prese da
vari alunni. Comunque infine la generalizzazione
viene scritta alla lavagna, utilizzando la loro formulazione (ormai
sono diventati bravissimi, iniziano sempre così: nell’esecuzione
di un compito…).
Altre
considerazioni Le ultime perplessità sul mio
operato, da parte di Paola e Lucia, perplessità che peraltro
condivido, sono le seguenti: che la classe sia un po’ troppo
caotica e che forse il gruppo selezionato sia un po’ troppo
numeroso, e con un numero preponderante di alunni che hanno
difficoltà cognitive (su 22 alunni, almeno 2 presentano difficoltà
cognitive gravi e 4 difficoltà rilevanti, sia pur di minore entità;
altri 12 presentano difficoltà legate allo stile di apprendimento,
all’irrequietezza, alla disistima e all’abitudine di procedere
per prova ed errore; solo 4 non hanno alcun tipo di difficoltà
cognitiva e utilizzano quindi il Pas come potenziamento). La prossima classe andrà formata con
una maggiore selettività per poter ottenere maggiori progressi.
Probabilmente sarà anche una classe meno numerosa. |
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