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QUELLA LEZIONE UN PO’ SPECIALE    

RACCONTO DI UNA LEZIONE DI PAS, 

TRA MEDIAZIONE E “SUPERVISIONE TRA PARI”       

di Maria Vittoria Curatolo

 

Introduzione 

Un giorno, durante la mia solita lezione di PAS, avevo un appuntamento un po’ speciale, molto atteso anche dai miei curiosissimi alunni: un gruppo interclasse di 22 undicenni, maschi e femmine, piuttosto vivaci, con cui - all’inizio della lezione - si fa sempre fatica ad avviare il lavoro, tutti vorrebbero poter chiacchierare dei fatti loro. Del resto alcuni ragazzi hanno scelto di seguire il Programma di Arricchimento Strumentale un po’ a malincuore: sono alunni con difficoltà scolastiche più o meno gravi, insofferenti dello stare a scuola e dei compiti che vengono loro proposti - spesso per loro insormontabili.

Non è stato facile imporre a questo gruppo il ritmo prescritto canonicamente dal PAS: riassunto della lezione precedente, nuovo esercizio (questo generalmente svolto volentieri), discussione sul lavoro svolto, finalizzata anche a mettere in evidenza le difficoltà che l’esercizio presenta (…nessuno ha mai delle difficoltà. Secondo il punto di vista dei ragazzi si tratta semmai di non aver voglia di eseguire un esercizio, di trovarlo noioso, ecc. E’ davvero un grosso scoglio far ammettere ad alcuni che sì, effettivamente l’esercizio presenta alcuni problemi).

Però…

Però alcuni obiettivi sono stati raggiunti!

Per esempio, ragazzi che avevano grandissime difficoltà nell’eseguire anche i più semplici esercizi dello strumento PAS Organizzazione di Punti, ora riescono a eseguirne pagine ben più difficili.

Alcuni - gli alunni con particolari carenze nella capacità di proiettare relazioni virtuali (fondamentale funzione cognitiva) - che inizialmente eseguivano il compito così come veniva, poi cancellavano, poi riprovavano, adesso hanno capito che è importante esplorare il piano dove si trovano i punti in modo sistematico, sono meno impulsivi, si sono resi conto che il procedimento “per prova ed errore” non è efficace. E questo a soli tre mesi dall’inizio delle lezioni!

E pian piano l’intero gruppo si sta avvicinando anche agli obiettivi di secondo livello, ben più difficili da raggiungere: comprendere che l’esecuzione del compito non è la parte più importante del lavoro, che la parte più importante è la riflessione - da parte di ciascuno - su ciò che l’esecuzione ha comportato quanto a messa in atto di strategie, superamento di difficoltà, deduzione di regole generali applicabili nell’esecuzione di altri compiti, spesso ben più complessi. E poi trovare le conoscenze ponte, i bridging - nel linguaggio che stanno imparando ad usare non senza una punta di ironia e di autoironia (Che parole difficili, prof!  Ma non si potrebbe dire semplicemente ponte? Ma non si potrebbe dire semplicemente regola generale, anziché generalizzazione?)

 

Quel giorno....  

Torniamo alla lezione e all’appuntamento speciale….

Insieme a me, per quel giorno, ci sarebbero state Paola Curatolo e Lucia Berardinelli - le altre due GaieMenti - in qualità di osservatrici e di aiutanti per la pagina di Organizzazione di Punti numero sette, come precedentemente concordato.

Nella lezione relativa alla pagina precedente, la sei, avevo introdotto il pensiero ipotetico.

 

All’inizio della lezione riassumo quindi per tutti le nostre scoperte in merito a questo argomento, richiamando la generalizzazione formulata, i bridging trovati e le varie difficoltà della pagina.

Nel frattempo c’è un po’ di caos, forse un po’ più del solito, anche a causa delle presenze estranee: tutti sono più interessati a fare domande su chi è chi, su come si chiama e che lavoro fa, che sul lavoro in sé. Ma bisogna tener presente che la classe è effettivamente una classe un po’ particolare, difficile, composta da pochi elementi molto motivati e con buone capacità e da molti ragazzi con difficoltà di attenzione, con problemi di comportamento dovuti a un’eccessiva vivacità, e talvolta con difficoltà scolastiche piuttosto gravi.

 

La fase operativa   

Portato comunque a termine il riassunto della lezione precedente, passo al trattamento della pagina concordata: comincio con la fase dell’applicazione delle etichette verbali alle varie figure. Qui l’attenzione migliora.

Nel confronto che seguirà, fra Paola e Lucia e me, si evidenzia però che protraggo questa fase troppo a lungo, e forse è vero, anche se obietto che è una fase del lavoro che ai ragazzi piace molto, che mi serve per portarli allo svolgimento del compito, che ridurgliela significherebbe demotivarli - dato che spesso per alcuni è l’unico momento in cui sono in grado di partecipare con un apporto personale.

 

Poi i ragazzi svolgono il compito.

Oggi non sono soltanto io a girare tra i banchi e a offrire un momento di mediazione a chi è in difficoltà o di restituzione di quanto stanno correttamente facendo a chi non lo è. Ci sono anche Paola e Lucia e questo mi serve per avere un maggior controllo su tante situazioni che, per via del gruppo numeroso di alunni, spesso mi sfuggono.

Alcuni non riescono ancora a esplorare il piano, mi dice Paola. Forse per quelli che hanno maggiori difficoltà l’uso del righello nella “scansione” del riquadro, riga per riga, non è poi così controindicato. Meglio che non arrivare a nulla, in caso di grande difficoltà.

Si, conveniamo sia Lucia che io, anche se effettivamente si contravviene a una regola che ci era stata prescritta. Ma anche l’elasticità del mediatore è importante, come è importante adattare il lavoro al livello di difficoltà incontrato da ciascun singolo alunno.

 

I ragazzi sono contenti della presenza delle mie “aiutanti”: molti di loro hanno bisogno di aiuto personalizzato e per me è davvero difficile seguirli tutti; altri - con capacità superiori - desiderano una sorta di riconoscimento per il modo in cui sanno lavorare, che spesso io - impegnata a seguire quelli più in difficoltà - non riesco a dare, pur sapendo che potrebbe offrire l’occasione per coinvolgerli più profondamente in discorsi di carattere metacognitivo ad hoc.

Così invece oggi, che noi mediatori siamo più numerosi, tutti si sentono ascoltati e aiutati.

Lucia mi segnala la reazione estremamente positiva a interventi personalizzati di valorizzazione del lavoro svolto avuta da due alunni in situazione opposta: una ragazza molto brava ma solitamente silenziosa, che dopo essersi sentita al centro dell’attenzione e aver ottenuto un riscontro delle sue capacità, interverrà poi effettivamente nella discussione allargata, e un ragazzo con gravi problemi attentivi, solito sottrarsi al lavoro in ogni modo, che dopo essersi sentito restituire un’immagine positiva di sé nel momento esatto in cui si era finalmente deciso a svolgere alcuni esercizi, ha continuato a lavorare fino all’ultimo minuto a disposizione, pur non prendendo poi parte alla discussione.

 

Un’ulteriore difficoltà nella lezione PAS svolta con gruppi eterogenei si incontra nel momento in cui i più veloci hanno già finito e vorrebbero continuare con il resto del lavoro, mentre chi è più lento vorrebbe poter finire i suoi esercizi in pace, prendendosi tutto il tempo necessario.

E’ uno dei momenti più difficili da gestire della lezione e Paola e Lucia mi suggeriscono di preparare compiti in più per chi è più veloce - altre pagine di punti, per esempio - oppure di chiedere all’intero gruppo di eseguire solo alcuni esercizi della pagine, in modo che i più veloci possano poi continuare a lavorare completando la pagina. Più semplicemente rifletto che forse non è così importante che tutti finiscano tutto. A un certo punto è necessario comunque passare alla discussione.

 

La discussione conclusiva   

Eccoci quindi alla discussione, il momento conclusivo della lezione.

Non tutti partecipano, molti ragazzi stanno in disparte e ascoltano, o si distraggono e chiacchierano fra di loro perché non sono in grado di partecipare.

Io uso la lavagna, tutto il lavoro passa di lì.

Prima faccio le consueta domande: quali difficoltà avete trovato? Quali strategie avete utilizzato? Quale figura avete cercato per prima? Perché proprio quella? E, dopo aver raccolto le varie risposte e aver sentito le riflessioni di quanti hanno voluto partecipare, chiedo quale regola generale si può dedurre da quanto è stato detto.

Naturalmente io ho già in mente la regola che dovrebbe venir fuori dalla pagina, secondo gli insegnamenti del guru Sasson, ma cerco di non influenzare i ragazzi e lascio loro molto spazio per la discussione. Spesso si arriva alla formulazione del principio per passaggi successivi, usando le  idee prese da vari alunni.

Comunque infine la generalizzazione viene scritta alla lavagna, utilizzando la loro formulazione (ormai sono diventati bravissimi, iniziano sempre così: nell’esecuzione di un compito…).

 

Altre considerazioni   

Le ultime perplessità sul mio operato, da parte di Paola e Lucia, perplessità che peraltro condivido, sono le seguenti: che la classe sia un po’ troppo caotica e che forse il gruppo selezionato sia un po’ troppo numeroso, e con un numero preponderante di alunni che hanno difficoltà cognitive (su 22 alunni, almeno 2 presentano difficoltà cognitive gravi e 4 difficoltà rilevanti, sia pur di minore entità; altri 12 presentano difficoltà legate allo stile di apprendimento, all’irrequietezza, alla disistima e all’abitudine di procedere per prova ed errore; solo 4 non hanno alcun tipo di difficoltà cognitiva e utilizzano quindi il Pas come potenziamento).

La prossima classe andrà formata con una maggiore selettività per poter ottenere maggiori progressi. Probabilmente sarà anche una classe meno numerosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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