World Left Report
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VIII ASSEMBLEA FEDERALE DI IZQUIERDA UNIDA (SPAGNA)


Madrid, Izquierda Unida a congresso

Da oggi a domenica l'assise straordinaria di Iu che potrebbe chiudersi con l'elezione di un coordinatore generale diverso dall'attuale Gaspar Llamazares

Liberazione, 10 dicembre 2004

Madrid nostra inviata

Guarire dalla crisi che ha portato il simbolo della sinistra alternativa e trasformatrice spagnola sull'orlo del fallimento politico e programmatico. E' questo il compito, arduo, del congresso straordinario di Izquierda Unida che apre le porte oggi a Madrid e che potrebbe concludersi domenica con l'elezione di un coordinatore generale diverso dall'attuale Gaspar Llamazares, alla guida del partito dal 2000. La formazione si presenta al congresso divisa in tre mozioni irriducibili. Due i candidati che cercheranno di sfilare l'incarico a Llamazares, favorevole ad una discussa apertura ai socialisti di Zapatero. Si tratta di Felipe Alcaraz e Enrique de Santiago, entrambi cresciuti politicamente nel Partido Comunista Espanol. Entrambi criticano ferocemente l'attuale coordinatore, proponendo una linea "rossa" che riporti Izquierda Unida a ricostruirsi un'identità riconoscibile all'interno della sinistra spagnola. E poiché Llamazares conta su di una maggioranza del 60%, appare chiaro che solo l'unione delle candidature di Alcarez e de Santiago potrebbe rendere più realisticamente probabile la vittoria della mozione contraria alla dirigenza. Un'ipotesi che però, a poche ore dall'inizio dei lavori, è sfumata a causa dei contrasti tra i due candidati. Un altro segno indicatore della debolezza di Izquierda Unida, lacerata da correnti ferocemente armate una contro l'altra.

Un brusco risveglio
Negli ultimi anni il messaggio innovatore di Iu si è progressivamente indebolito fino a risultare, agli occhi degli spagnoli, un magma confuso di proposte e controproposte. «Siamo arrivati al punto in cui la gente non sa se Iu sta al governo o all'opposizione», dice a "Liberazione" Enrique de Santiago. Rispetto ad Alcarez, ex deputato e nome di punta del Partido Comunista dell'Andalusia - la regione che invierà più delegati, 192 su quasi 900 -, Santiago è sconosciuto ai più. Avvocato quarantenne, ciò che balza agli occhi nella sua biografia è l'aver lavorato, in nome di Iu, con il giudice Baltasar Garzòn nella procedura culminata con l'estradizione dell'ex dittatore cileno Augusto Pinochet. Ex responsabile delle Juventudes Comunistas di Iu, ora, combattivo, guida ciò che i media spagnoli indicano come "la rivoluzione dei capitani" contro i "generali" del partito ("gli stessi da 15 anni", ripete). Santiago spiega le ragioni del suo dissenso con l'attuale dirigenza della federazione.

«Iu sta vivendo la situazione più grave della sua storia. Certo, non è tutta colpa di Llamazares, ma diciamo che ha contribuito al peggioramento».

Dal 2000, quando Llamazares venne eletto coordinatore, Izquierda Unida è scivolata da otto a tre deputati.

Il drammatico risveglio del partito avvenne all'indomani della fiera vittoria dei socialisti, il 14 marzo scorso, a soli tre giorni dagli attentati ai treni di Atocha che provocarono 191 morti. Mentre Zapatero incassava milioni di voti, Iu si chiedeva, e si chiede tuttora, dove fosse il tornaconto politico di mesi di mobilitazioni contro la guerra, alle quali i socialisti non avevano partecipato se non da lontano. Iu si ritrovò catapultata dal 6% al 5%.

Più drammatiche furono le europee del 13 giugno, quando le urne la castigarono con un 4,1% e tre europarlamentari di meno. Brutto colpo per un partito che dieci anni fa registrava oltre il 10%.


Le critiche di Paco Frutos
Dietro Alcarez e de Santiago si erge la figura dell'ex coordinatore Francisco Frutos, del Pce, che da mesi ha ingaggiato una battaglia personale con Llamazares, chiedendone pubblicamente le dimissioni. Frutos, nonostante abbia deciso di non candidarsi, è il leader del cosiddetto "settore critico", la corrente che vorrebbe correggere a sinistra la traiettoria di Llamazares, specialmente nell'acquiescenza al neoliberismo propugnato da Zapatero. Ma non è solo questione di politica economica. Non è un mistero che il ritmo travolgente delle riforme sociali (divorzio rapido, matrimonio per gli omosessuali, laicizzazione dello stato) pestino i piedi a Izquierda Unida. Fernando Sànchez, dell'esecutivo del Pce, fa autocritica: «il partito non è riuscito a far capire agli elettori che il partito socialista continuerà ad applicare economicamente il modello liberista (vedi la recente riunione con Berlusconi, ndr). Iu si fonda sull'opposizione capitale-lavoro. In ogni caso pensiamo che il voto a Zapatero è stato un voto contro Aznar, contro la destra rappresentata dal Partido Popular». L'altro punto di feroce discussione è la volontà di Llamazares di aprire Izquierda Unida alle istanze ecopacifiste e femministe, facendone un partito molto simile al catalano Iniciativa per Catalunya. Un progetto fortemente avversato dal "settore critico" che invece si batte per adottare un'identità distinta dai socialisti e dai nazionalisti. Alcarez: «Llamazares pensa che perdere il profilo, scommettere sulla rinnovazione ecologica e la mancanza di identità sia moderno, mentre il rosso sia l'antico. Il problema è che il Psoe non combatte per il centro, ma è venuto verso la sinistra. E se ci colgono senza un profilo, e Iu continua a seguire il Psoe ovunque vada, ci sfalderemo nel giro di due anni».

L'autocritica investe anche uno dei nodi cruciali della crisi, l'assenza di comunicazione con la società e con i movimenti in primis. «Iu non è riuscita a parlare al movimento. Anzi, non l'ha neppure visto»,»incalza ancora Santiago. Come uscire dal pantano?

«Dobbiamo lavorare per una strategia politica nuova, che rifondi uno spazio alternativo di sinistra e dia, soprattutto, un messaggio positivo e concreto alla gente. Tutto questo passa per il rinnovamento degli organi dirigenti, che finora hanno agito da tappi, creando una gravissima mancanza di comunicazione, spesso anche tra loro», conclude.

Rimane dunque l'enigma di chi sarà il nuovo coordinatore generale. Se Alcarez riuscirà a convincere a Santiago ad unirsi nella propria candidatura, Llamazares potrebbe rischiare di dover «fare le valigie e tornarsene nelle Asturie», come suggerì fuori dai denti Frutos mesi orsono. Un pericolo che le laceranti divisioni interne sembrano allontanare.

Laura Eduati


http://www.liberazione.it/giornale/041210/LB12D6BA.asp


Il coordinatore generale riconfermato, la minoranza insorge.
Frutos: «Giochi sporchi»
Izquierda Unida si spacca a metà
Vittoria contestata di Llamazares

Liberazione 14 dicembre 2004

Madrid - nostra inviata

Quando giunge la notizia che Gaspar Llamazares è stato rieletto coordinatore generale con il 53% dei voti del consiglio federale, l'aula del congresso di Izquierda Unida esplode in un boato. Metà dei delegati si alza in piedi, applaudono e gridano vittoria. L'altra metà inizia a fischiare e a urlare «dimissioni»,
«truffa». Un pandemonio. Alla fine prevale l'appello all'«unità», lanciato a pieni polmoni dalla maggioranza dei delegati. Ma non basta. Chi voleva un nome nuovo alla guida del partito, per rimetterlo in sesto dalla profonda crisi politica che l'ha condannato ad una forte emorragia di consensi, parla senza mezzi termini di «golpe legalizzato». E il partito esce dal congresso spaccato a metà.
Il candidato rivale Enrique de Santiago, sostenuto da ampi settori del Partido Comunista Español, prima delle votazioni ha ritirato la propria candidatura per protesta contro l'applicazione di un nuovo emendamento approvato in fretta e furia sabato sera, e che ha permesso ai 19 delegati regionali di partecipare all'elezione del coordinatore generale. Per il cosiddetto «settore critico» si tratta di un «colpo di mano di Llamazares»: senza i delegati regionali, solo 54 membri del consiglio federale l'avrebbero sostenuto, contro i 56 della lista unitaria di Enrique de Santiago e Sebastiàn Martìn Recio, il quale si era presentato all'ultima ora del sabato per protesta contro l'autoesclusione di Felipe Alcaraz.

Llamazares si dirige sul palco e rivolge una breve arringa che suona come una promessa. «La prossima dirigenza sarà la più condivisa e collettiva degli ultimi anni», assicura rivolto agli oppositori. A differenza dei propri simpatizzanti, de Santiago calma gli animi dicendo che a suo parere «non c'è stata alcuna frode» e che non ha intenzione di provocare faglie in Izquierda Unida. Ma promette di presentare nuovamente la propria candidatura al consiglio federale che si riunirà a gennaio con i 239 membri al completo per ratificare il risultato di domenica. Fa intendere, insomma, che per dare un nome al vero vincitore occorrerà attendere il nuovo anno.

Chi invece non posticipa il proprio dissenso è Francisco Frutos, ex coordinatore generale e leader storico del Partido Comunista. Nel 2000 Frutos perse contro Llamazares per 26 voti e in questo VIII congresso straordinario appoggiava de Santiago e Recio. Esce dall'aula scuro in volto. Riferendosi all'emendamento, parla di vulnerazione della democrazia del partito: spiega che di norma le modifiche allo statuto del congresso vengono applicate «a partire dalla chiusura dei lavori».

Ma non è stata una scelta facile. La riunione del consiglio federale è durata oltre un'ora, tra dispute e dibattiti, mentre nei corridoi i delegati camminavano nervosi. Llamazares viene rieletto nel periodo più difficile dalla fondazione del partito nel 1986. In pochi anni Izquierda Unida ha perso la metà dei propri iscritti. La batosta delle elezioni del 14 marzo e delle europee, il 13 giugno, quando Iu scese al 4%, avevano convinto la direzione ad indire un congresso straordinario. Sul tavolo c'erano le questioni concernenti il deficitario rapporto con la società spagnola, la scarsa apertura ai movimenti, una forte mancanza d'identità. Tutte istanze che Llamazares ha accolto, pur individuando motivi di orgoglio della sinistra, «aver rappresentato un'alternativa e di aver contribuito alla mobilitazione delle masse contro l'ex premier José Maria Aznar e di averne provocato la sconfitta». Eppure i tre intensi giorni di dibattiti hanno regalato un'immagine di Izquierda Unida ancora divisa. Nelle parole di Frutos, «Iu è uscita dal congresso ancora più debole di come è entrata». Il dibattito si è focalizzato principalmente sul rapporto tra Izquierda Unida e i socialisti di Zapatero. Mentre il leader di Iu sostiene apertamente un appoggio, seppur critico, del governo e delle sue riforme sociali, il «settore critico» chiede a gran voce il ritorno all'identità comunista e all'indipendenza del partito. «Zapatero sta attuando una serie di misure sociali progressiste perché sa che la gente nutre molte aspettative nei suoi confronti. Ma ciò che vuole è che la gente rimanga passiva. In questo modo, Iu diventa ostaggio del governo e non promuove la partecipazione diretta della società», accusa Manolo Monereo, responsabile dei movimenti del Pce.

Se Llamazares sarà confermato coordinatore generale a gennaio, terrà l'incarico fino al dicembre 2006. Per il sindaco di Cordova, Rosa Aguilar, numero due nella lista del leader e dirigente di punta di Izquierda Unida, ora occorrerà mettersi al lavoro approfittando del ruolo influente su Zapatero, che conta sui deputati di Iu per approvare molte delle sue misure.

Laura Eduati


http://www.liberazione.it/giornale/041214/LB12D6B0.asp


GASPAR LLAMAZARES
"IU debe influir, no ser una oposición indiferente"

EL MUNDO, 10 de Diciembre de 2004

AGUSTIN YANEL

VIII ASAMBLEA DE IZQUIERDA UNIDA. Los malos resultados que ha obtenido Izquierda Unida en las últimas elecciones (municipales, autonómicas, generales y europeas) le han llevado a convocar esta VIII Asamblea -que comienza hoy y concluirá el domingo-, en la que el debate, la crítica y la autocrítica están garantizados de antemano. Gaspar Llamazares aspira a ser reelegido coordinador general por una escasa mayoría, pero Felipe Alcaraz encabezará una lista alternativa que también cree que obtendrá la victoria. Por si esto fuera poco, Enrique Santiago -ex dirigente de las Juventudes Comunistas- encabeza una tercera lista. Todos, eso sí, están convencidos de que ésta va a ser la Asamblea que servirá para relanzar IU y superar la crisis.


Pregunta.- Una Asamblea bastante complicada, ¿no?

Respuesta.- Es que no puede ser de otra manera. Después de un resultado como el que tuvimos en las últimas elecciones generales, en las que no llegamos a nuestras aspiraciones ni en votos ni en diputados, y, además, con críticas al modelo de dirección en IU, es normal que en esta Asamblea exista un debate a fondo y, también, autocrítica. Pero yo espero que, además, ésta sea la Asamblea del relanzamiento de IU y que demos un nuevo impulso al objetivo de crear un tercer espacio diferenciado del PSOE y del PP. Creo que la única estrategia posible y necesaria es la de ser una oposición influyente sobre el Gobierno socialista, que se diferencie de la oposición indiferente y de la oposición beligerante. Y, por supuesto, que estemos vigilando ante el intento del PP de desestabilizar el sistema político y esta nueva etapa.

P.- Una parte de la dirección y de la militancia de IU ha dicho que usted debió dejar su cargo hace tiempo. ¿Alguna vez pensó que su marcha habría ayudado a superar la crisis de IU?

R.- Es que yo creo que mi presencia no ha contribuido a que IU no se recupere. Durante mi mandato ha habido luces y sombras.En algunas cosas me he equivocado; por ejemplo, en la preparación de la candidatura para las pasadas elecciones europeas; en ocasiones no he podido relanzar el proyecto de IU, porque había muchas desconfianzas, y otras veces he conseguido lo que quería, como mejorar las relaciones con los sindicatos y con los movimientos sociales o haber jugado, con orgullo, nuestro papel de oposición de izquierdas al PP y de fuerza movilizadora. Creo que mi balance tiene más luces que sombras, pero respeto a quienes dicen lo contrario. En mi balance no sobra nadie, sino que falta mucha gente y nadie tiene que irse a su casa.

P.- Sus críticos dicen que IU está demasiado subordinada al PSOE...

R.- Yo creo que no es así. En todo caso, esta crítica es sobrevenida y se referirá a los últimos ocho meses de Gobierno del PSOE, no a los tres años y medio de Gobierno del PP en los que yo he sido coordinador general. Antes, esos críticos y yo coincidíamos en que había que quitar del Gobierno a la derecha, al PP; no creo que ahora ellos defiendan una oposición indiferente o beligerante, o desconozcan que es necesario que el PP no vuelva al Gobierno, o que no escuchen que nuestros votantes nos piden que influyamos en la vida política en torno a programas de izquierda. Son críticas de cara a esta Asamblea, pero no hay diferencias de fondo.

P.- Si no hay tantas discrepancias, ¿qué ha ocurrido para que haya sido imposible una sola candidatura?

R.- No lo sé. Tal vez la dificultad ha estado en que otros han planteado desde el principio una candidatura alternativa a la mía; es decir, descartaban que las coincidencias políticas pudieran dar lugar a una dirección de IU compartida.

P.- ¿Hay rencillas personales entre usted y el PCE?

R.- No lo creo. Yo hablo con todo el mundo y no tengo problemas para colaborar en las tareas de dirección. Y las diferencias políticas no debieran llevar a presentar otra candidatura sino a discutirlas y a buscar soluciones. La decisión del Comité Federal del PCE de apoyar otra candidatura me afectó personalmente, porque quiero a mi partido; pero también me sorprendió, porque no es ésa la tradición del PCE. Creo que el PCE es quien más debiera haber apostado por una línea política compartida y por una dirección integradora, porque su tradición en IU siempre ha sido de generosidad y de unidad. Pero estoy convencido de que esto se podrá reconducir.Yo espero que, aunque haya varias candidaturas, será posible un acercamiento en el debate político y llegar a una dirección compartida.

P.- Usted ha estado, hasta ahora, «disponible». ¿Se presentará a la reelección?

R.- Sí, porque creo que puedo cohesionar al conjunto de pluralidades de IU.

P.- ¿Y va a ganar?

R.- Creo que tenemos mayoría para ganar, pero es necesario articular una mayoría más amplia en IU. Y ésta va a ser la Asamblea del relanzamiento de IU.

http://www.izquierda-unida.es/federal/asamblea/04_34.htm


FELIPE ALCARAZ
"Ahora no somos ni Gobierno ni oposición"

EL MUNDO, 10 de Diciembre de 2004

AGUSTIN YANEL

VIII ASAMBLEA DE IZQUIERDA UNIDA. Los malos resultados que ha obtenido Izquierda Unida en las últimas elecciones (municipales, autonómicas, generales y europeas) le han llevado a convocar esta VIII Asamblea -que comienza hoy y concluirá el domingo-, en la que el debate, la crítica y la autocrítica están garantizados de antemano. Gaspar Llamazares aspira a ser reelegido coordinador general por una escasa mayoría, pero Felipe Alcaraz encabezará una lista alternativa que también cree que obtendrá la victoria.Por si esto fuera poco, Enrique Santiago -ex dirigente de las Juventudes Comunistas- encabeza una tercera lista. Todos, eso sí, están convencidos de que ésta va a ser la Asamblea que servirá para relanzar IU y superar la crisis.


Pregunta.- Después de estar varios años junto a Gaspar Llamazares en la dirección de IU, en la del PCE y en el Congreso, ahora son contrincantes...

Respuesta.- Sí. Porque existen diferencias políticas que siempre hemos solventado desde dentro, sin hacerlo a través de los medios de comunicación. Ahora hemos convocado una Asamblea extraordinaria porque ha habido una pérdida muy importante de credibilidad respecto a la organización. Hay que solventar temas y es el momento de relanzar el proyecto de IU.

P.- ¿Y en este caso no han podido resolver esas discrepancias políticas?

R.- No, porque la ruptura de la credibilidad ha sido fortísima y ha afectado a todos los territorios. Esa ruptura se debe a los resultados electorales; a la forma de dirigir IU, que no ha sido colectiva sino presidencialista; al intento de refundar una IU únicamente verde, superando unos planteamientos que no podemos superar, y a una serie de acuerdos adoptados, sobre todo en las relaciones con el PSOE, en los que no hemos participamos los demás. Y esto no quiere decir que nosotros pongamos en duda la necesidad de frenar al PP para que no desestabilice y no logre acortar la legislatura, pero tampoco puede significar que IU no tenga su perfil propio.

P.- Habrá una candidatura encabezada por Llamazares, otra por usted y, quizá, otra de Enrique Santiago...

R.- Sí. Hemos intentado que hubiera sólo una, pero hace tiempo que se estaban recogiendo avales para alguna de las otras. Entonces dijimos que es necesario la sustitución de Llamazares por consenso, no sólo por número de votos, pero no ha sido posible. Nosotros creemos que es necesaria una alternativa interna y externa para relanzar IU, pero lo defendemos desde el poder amable de la razón y no caeremos en ataques o insultos.

P.- La renuncia de Llamazares, ¿hubiera contribuido a mejorar la situación?

R.- Sí, porque las cosas en IU están ahora como cuando él llegó en 2000, no ha logrado aumentar el consenso. Pero todos estamos de acuerdo en que su papel para el futuro es importante y nadie ha hablado de relevarle en el grupo parlamentario ni cosas por el estilo. Yo no sé si en esta Asamblea pasarán el balón y el jugador [Llamazares] o sólo el balón, pero va a pasar el balón de que es necesario un cambio en profundidad.

P.- Hablaba usted de una manera de dirigir IU de tipo presidencialista...

R.- Sí. Todo se hace de cara a los medios de comunicación o a nivel institucional. Si yo fuera el coordinador general, haría lo siguiente: primero, contaría con gente nueva, ya hecha pero poco conocida; después, durante dos años, habría un programa participativo, porque ahora pactamos sin tener en cuenta nuestro programa y sin reunirnos; en tercer lugar, iríamos al relanzamiento de IU; y, finalmente, yo no sería el candidato a presidente del Gobierno. No debe recaer todo sobre una persona.

P.- Gaspar Llamazares dice que él es «corresponsable» de la crisis, pero no el único.

R.- Tiene razón. Pero él es el responsable máximo, aunque todos seamos corresponsables, porque él ha sido el candidato a presidente, el coordinador y el que ha sustituido la política organizativa por una política mediática.

P.- Si usted no sale elegido, ¿a partir del lunes seguirá trabajando igual en IU?

R.- Sí, sí... Bueno, depende del proyecto y de las personas que vayan a desarrollarlo, porque no me valen quienes han ofrecido cambiarlo por completo o los que plantean una especie de proyecto poscomunista. Nosotros no somos socialdemócratas, somos alternativos, somos transformadores y somos revolucionarios, una palabra muy en desuso.

P.- ¿Llegará ahora el relanzamiento de IU?

R.- Yo creo que sí, porque somos necesarios en España. Y porque ya no se puede seguir funcionando con los mismos métodos. En estos momentos atravesamos por una situación que no se da en ninguna parte: en el Congreso de los Diputados no somos ni Gobierno ni oposición.

http://www.izquierda-unida.es/federal/asamblea/04_33.htm

MOVIMIENTOS PREVIOS A LA ASAMBLEA FEDERAL DE IZQUIERDA UNIDA
Dos candidatos del PCE tratan de derrotar a Llamazares en IU
Felipe Alcaraz y Enrique de Santiago se postulan como coordinadores

EL PERIÓDICO DE CATALUÑA Y GRUPO ZETA, 8 de Diciembre de 2004

LUIS DÍEZ. MADRID.

Los 880 delegados convocados el viernes a la asamblea federal extraordinaria de Izquierda Unida (IU) se encontrarán con un cónclave de confrontación. La comisión de candidaturas constató ayer las pretensiones de tres candidatos: el actual coordinador, Gaspar Llamazares; el exdiputado Felipe Alcaraz, y el exsecretario de la Unión de Juventudes Comunistas (UJC) y secretario general de la Comisión Española de Ayuda al Refugiado (CEAR), Enrique de Santiago. Aunque Llamazares cifra su apoyo en torno al 55%, las espadas están en alto y todo puede ocurrir. El comité federal del PCE decidió drásticamente el pasado sábado acabar con el mandato de Llamazares al frente de IU. El 80% de sus miembros apoyaron el planteamiento del secretario general, Francisco Frutos, de buscar una alternativa al débil liderato del asturiano, que también pertenece al PCE. Pero, a partir de ahí, se han desatado las rencillas entre De Santiago y Alcaraz.

ALTERNATIVA Enrique de Santiago, abogado de 40 años que se significó por su acusación contra el dictador chileno Augusto Pinochet y fue portavoz oficial de los observadores internacionales en el referendo sobre la revocación del presidente venezolano Hugo Chávez, no está dispuesto a renunciar a su candidatura en favor de Alcaraz. En declaraciones a este diario se preguntó ayer si Alcaraz está afiliado "a la dirección de IU" y lanzó un mensaje: "No queremos salvadores de última hora, sino una auténtica renovación". El exdirigente de los jóvenes comunistas afirma que "el mal de IU es la falta de una estrategia clara y definida hacia la sociedad". No quiere que le comparen con el actual presidente del Gobierno, José Luis Rodríguez Zapatero, quien superó a su contrincante José Bono contra todos los pronósticos, pero acude al cónclave dispuesto a aglutinar el voto de la renovación y el descontento contra la vieja guardia, en la que incluye a todos los que han tenido responsabilidades en IU, desde Frutos hasta Llamazares, pasando por Alcaraz, y a dar la sorpresa.

TERCERO EN DISCORDIA El exparlamentario Felipe Alcaraz tiene el apoyo de la mayoría de las federaciones de Andalucía y Extremadura, pero necesita el respaldo de Madrid y los votos críticos que aglutina De Santiago, quien ha dejado claro que no retirará su candidatura. Los partidarios de la continuidad de Llamazares estiman que el órdago lanzado por el PCE y la UJC le acabará reforzando. El actual coordinador tiene el apoyo directo del 40% de la delegación de Madrid, la más importante tras Andalucía, y confía en que los seguidores del diputado y excoordinador madrileño Ángel Pérez apuesten por un pacto de federaciones y no sigan la consigna del PCE.

LA BAZA DE AGUILAR Llamazares cuenta con el respaldo de la mayor parte de las federaciones y volverá a colocar a Rosa Aguilar como número dos y eventual candidata a la presidencia del Gobierno.

http://www.izquierda-unida.es/federal/asamblea/04_27.htm


Frutos afirma que se ha vulnerado el reglamento y Enrique Santiago que volverá a presentarse en febrero cuando esté elegido íntegramente el Consejo Político Federal

Gaspar Llamazares elegido coordinador general de Izquierda Unida gracias al apoyo de los coordinadores regionales


Agencias


Gaspar LLamazares ha sido reelegido coordinador general de Izquierda Unida por 67 votos a favor. 51 miembros votaron en contra y ocho se abstuvieron. Llamazares logró salir victorioso de esa votación gracias a la inclusión de los coordinadores regionales entre las personas con derecho a voto en el Consejo Político Federal. Ante este hecho Enrique Santiago optó por la retirada de su candidatura.

Santiago ha decidido esperar a enero para disputar el puesto de coordinador general a Llamazares, cuando el Consejo Político Federal esté completamente conformado y ratifique la elección de hoy, con el total de sus 239 miembros, de los que hoy se ha elegido a 110, mientras que el resto será elegido por las federaciones.

La iniciativa del sector de Llamazares lograda en el transcurso de la asamblea de otorgar a los coordinadores regionales derecho a voto, a pesar de no haber sido elegidos en este cónclave es la que ha permitido que el coordinador general se mantenga en el cargo sumando a sus 54 votos, otros trece más. De no haber sido así, Enrique Santiago hubiese acumulado los apoyos de su candidatura y los 14 de Martin Recio logrando la mayoría absoluta.

El secretario general del PCE, Francisco Frutos, ha afirmado que Izquierda Unida sale "peor" y más desunida de la VIII Asamblea Federal y que la designación de Gaspar Llamazares como coordinador general se ha hecho tras vulnerarse el reglamento. Los primeros 110 integrantes del Consejo Político Federal son los siguientes:

"La Asamblea no ha servido de gran cosa y no salimos unidos de aquí. No se puede decir en ningún caso que salimos mejor que hemos entrado, sino peor", declaró Frutos tras la clausura del congreso.

En su opinión, el procedimiento que permitió la reelección de Llamazares fue irregular debido a la participación de los coordinadores regionales en la votación final, circunstancia que fue decisiva para darle el triunfo sobre la lista de Enrique Santiago.

"Se han cometido algunas arbitrariedades que vulneran el reglamento de la asamblea que se aprobó en un primer momento y, por tanto, eso puede tener consecuencias desagradables para IU", explicó.

El secretario general del PCE, promotor de la candidatura de Felipe Alcaraz, quien posteriormente se alió con la de Santiago, expresó su confianza en que el resultado de la asamblea "se rectifique" en la reunión del Consejo Político Federal del próximo mes de enero.

Por su parte, Enrique , anunció esta tarde que volverá a presentarse para la Coordinación General de IU en el mes de febrero, cuando la totalidad del Consejo Político Federal tenga que ratificar al recién reelegido Gaspar Llamazares. Con respecto a la enmienda que permitió la votación de los coordinadores regionales, dijo no obstante que "no se puede cambiar las reglas en mitad del partido".

En rueda de prensa tras la conclusión de la Asamblea Extraordinaria, insistió en que "por supuesto" volverá a presentarse en febrero y que desconocía si otra candidatura fuera a hacer lo mismo. En cualquier caso, Santiago recalcó que el "cónclave" ha sido "claramente de relanzamiento y absolutamente exitosa, donde ha primado el trabajo colectivo".

"La Asamblea ha sido un punto de inflexión fundamental en la proyección de la dirección, y el mandato de los delegados ha sido cambiar los métodos de trabajo, de funcionamiento y de forma transparente --dijo--. Hago el llamamiento a la gente de izquierda para que se incorpore a una Izquierda Unida nueva".

Santiago destacó que su propuesta "ha contribuido decisivamente al relanzamiento, que ya es una realidad"; y que, en su opinión, la crisis "en absoluto queda abierta, sino que queda claro que la dirección está por encima de las familias y funciona como "primus interpares"".

"Con respecto a la polémica enmienda que permitió votar a los coordinadores regionales, Santiago reconoció que tenía "una profunda discrepancia", afirmando que "las normas del partido no se pueden cambiar dentro". Sin embargo, dijo que optó por retirar su candidatura para evitar centrar ahí el debate, aunque recalcó que "el problema no es la aprobación de la norma --continuó-- sino el momento en que entra en vigor".

La polémica enmienda, procedente de la Comisión de Estatutos, se localizó en el Título III, Capítulo III, Artículo 38 y fue propuesta por la Federación de Baleares, y aprobada por 306 votos a favor, 235 en contra y 10 abstenciones, en el Pleno en la noche de ayer.

El texto dice "una vez elegidos los miembros que les corresponda al Consejo Político Federal, esta parte del Consejo y los coordinadores regionales de las federaciones procederán a la votación del coordinador general de IU, que será presentado al plenario para su clausura".

Fuentes asistentes a la votación explicaron a Europa Press que Santiago había propuesto la creación de una dirección colegiada integrada por los tres candidatos -él mismo junto con Gaspar Llamazares y Sebastián Martín Recio- a la espera de constituir formalmente el Consejo Político cuando sea completado por las federaciones regionales en el mes de enero y febrero, y que había sido rechazado por Llamazares.

Las citadas fuentes afirmaron que la dirección saliente había realizado "un intento de pucherazo" al pretender salir reelegida sin haber obtenido ni siquiera el 50 por ciento del apoyo de la Asamblea.

Procedentes de la lista de Gaspar Llamazares: Gaspar Llamazares, Rosa Aguilar, Luis García Montero, Isaura Navarro, Angel Pérez, Monserrat Muñóz, Oscar Matute, Inés Sabanés, Ricardo Sixto, Marga Ferré, José Luis Portillo, Noemí Martín, Javier Alcázar, Concepción Domínguez, Rubén Fernández, Mercedes Galindo, Manuel Cámara, Concha Denche, Joán Ribó, Angeles Yagüe, Felix Taberna, Josefina Santiago, Andrés Ocaña, Presentación Urán, Fausto Fernández, Elisa Cantero, Antero Ruiz, Idoia Saralegui, Pedro Antonio Ríos, Libertad Martínez, Gerardo del Val, Pilar Díaz, José Francisco Mendi, Amor Pascual, Guillermo Ballina, Teresa Martín, Pedro Chaves, Reyes Montiel, Aurelio Martín y Diana Camafeita, Serafín Llamas, Sonsoles Arnau, Pascual Moya, Luis María González, Miguel Reneses, Antonio Cortés, María Luisa Sánchez, José Miguel Bermejo, Fran Baute, Fernando Ponce, David Chica, Mustafá Hassén, Jesús Sainz y Rafael Caro González.

Procedentes de la lista de Enrique Santiago: Enrique Centella, Isabel Salud, Francisco Frutos, Yolanda Díaz, Juan Ramón Sanz, Virginia Díaz, José Luis Centella, Susana López, Jorge García, Salce Elvira, Rogelio Barrero, Maite Moca, Francisco de Asís Fernández, Rosalía Martín, Pedro Marset, Dolores Sánchez, Francisco Pérez, Carmen Pérez-Carballo, José Antonio Castro, Inmaculada Nieto, Ginés Fernández, María Puig, Miguel Angel Gómez, Ana Rubio, Raúl Gómez, Marga Sanz, Andrés Talavero, Paloma López, Carmen Tejada, Félix Padilla, Amanda Meyer, Juan de Dios Villanueva, Alberto Arregui, Begoña Casasola, Andrés Díez, Esther Herguedas, Julián Brasero, Paloma Martín, Carlos Portomeñe, Patricia Rivas y Antonio Roldán.

Procedentes de la lista de Sebastián Martín Recio: Sebastián Martín Recio, Juan Manuel Sánchez Gordillo, Teresa Rodríguez-Rubio Vázquez, Antonio Ares, María Dolores Nieto, María Jesús Aramburu, Carmen Martín Vidal, Jaime Pastor, Teresa García García, Pedro Montes, Manolo Rodríguez, Magdalena Barahona, Asun Merinero y José Cabrero.


http://www.rebelion.org/noticia.php?id=8740


Un primer balance de la VIII Asamblea Federal Extraordinaria de IU
Una fractura dificil de curar

Raúl Camargo y Jaime Pastor
Espacio Alternativo


El desenlace de la reciente Asamblea Federal Extraordinaria de IU ha sido frustrante para la mayoría de delegados y delegadas presentes, ya que ni las ambigüedades estratégicas del documento político aprobado ni, sobre todo, la relación de fuerzas resultante entre las tres listas elegidas generan esperanzas en el deseado “relanzamiento” de esta formación política y plantean además enormes dificultades para la “gobernabilidad” de esta formación. El hecho de que se impusiera por parte del sector de Llamazares una fórmula introducida en la misma Asamblea, que distorsionaba en su favor la proporcionalidad reflejada en la misma para poder ser elegido como Coordinador General, reveló muy pronto su escasa voluntad por respetar las reglas del juego democráticas en esta nueva etapa.

Los datos más relevantes de las votaciones fueron los siguientes:

En lo referente al debate político, el documento “oficial” fue aprobado con 363 votos a favor (60,6 %), 159 en contra (26,6 %) y 77 abstenciones (12,9 %), mientras que el documento alternativo titulado “Tesis para una IU anticapitalista, alternativa, federalista, democrática y pluralista” (en cuya elaboración participaron miembros de Espacio Alternativo) obtuvo 158 votos a favor (27,8 %), 315 en contra (55,4 %) y 96 abstenciones (16,9 %). Las tesis mayoritarias del Consejo Político federal fueron aprobadas, pero los apoyos recogidos por el texto alternativo representan a más de la cuarta parte de la organización y a la mayoría de determinadas Federaciones, algo poco corriente en anteriores asambleas federales.

En relación con la discusión sobre los Estatutos, las dos enmiendas que centraron más la polémica fueron: una, presentada por nuestro compañero Manolo Colomer, del País Valenciá, que proponía que cualquier acuerdo sobre política de alianzas o de gobierno con otras fuerzas políticas deberá ser sometido a referéndum del conjunto de la afiliación en el ámbito correspondiente. La votación sobre esta enmienda fue de 255 votos a favor y 245 en contra.

La otra enmienda fue la que proponía que los/las coordinadores/as de las federaciones participen en la elección del coordinador/a en la reunión de los miembros de la parte del CPF que se elige directamente en la Asamblea federal. Fue aprobada por 306 votos a favor (55,5%), 235 en contra (42,6%) y 10 abstenciones (2%).

Como se puede comprobar, una parte importante de los 877 delegados y delegadas acreditados no estuvo presente en estas votaciones realizadas a lo largo del sábado 11, ya que paralelamente estaban discutiendo sobre las distintas listas posibles que tenían que formalizarse antes de las 19 horas de ese día.

Llegamos así al domingo, en donde se presentaron finalmente tres listas: la primera (que obtuvo 416 votos, un 49,52 % y 54 miembros electos) estaba encabezada por Gaspar Llamazares y seguida por otros dirigentes y cargos públicos como Rosa Aguilar, Angel Pérez, Oskar Matute o...Miguel Reneses; la segunda (con 320 votos, un 38,1% y 42 miembros electos), con, entre otros, Enrique Santiago, Enrique Centella, Paco Frutos y Susana López (de la Plataforma de Izquierdas); la tercera (con 104 votos, 12,38 % y 14 electos), con Sebastián Martín Recio (de la Corriente Convocatoria por Andalucía), Sánchez Gordillo (de CUT), Teresa Rodríguez-Rubio y Jaime Pastor (de Espacio Alternativo), miembros de estas corrientes o afines, de Izquierda Roja (procedente de un sector de Corriente Roja) y personas vinculadas a la Plataforma de Izquierdas.

La posterior reunión de las 110 personas elegidas fue especialmente tensa debido a lo comentado al principio: el hecho de que se quisiera ya aplicar una enmienda aprobada en la misma Asamblea –la cual permitía el derecho de voto de los Coordinadores/as de las Federaciones- nos pareció improcedente a los miembros de las otras dos listas electas, ya que considerábamos que este criterio debería ser aplicable para la siguiente Asamblea y no en ésta, puesto que las Normas y el Reglamento aprobados al comienzo de la misma se basaban, como es lógico, en los Estatutos vigentes para ella. Pero la resistencia a reconocer este error por parte del sector de Llamazares condujo a una crispación creciente, pese a los intentos de encontrar una fórmula provisional de consenso que permitiera esperar a la siguiente reunión del CPF una vez elegida la otra mitad de sus miembros por las Federaciones, tal como propuso nuestro cabeza de lista Martín Recio. Al final, tras la retirada de su candidatur a por parte de Enrique Santiago, se produjo la votación con 67 a favor de Llamazares, 51 en contra y 8 en blanco.

A la espera de conocer los resultados de la segunda vuelta para la elección de Coordinador General, nos limitamos a ofrecer ahora una breve valoración de lo ocurrido:

En primer lugar, esta Asamblea Extraordinaria no ha cubierto sus objetivos proclamados de ahondar en las causas de la crisis de IU y de favorecer la participación del conjunto de su afiliación en la preparación de la misma y en la búsqueda de soluciones. Al contrario, lo que ha habido ha sido una estrategia clara por parte del sector de Llamazares para tratar de hacerse a toda costa con un 60 % en esta Asamblea, con el fin de poder construir una dirección federal homogénea y aplicar sin trabas su proyecto de una izquierda complementaria del PSOE y de su gobierno. Para ello no ha dudado en poner trabas a los derechos de quienes defendíamos el documento alternativo para que pudiéramos ir a defenderlo en algunas Federaciones importantes y, sobre todo, ha empleado todos los recursos para reforzar el protagonismo del Coordinador General en funciones en la misma Asamblea hasta el punto de imponer una intervención inaugural suya larga pese a no haber cumplido el requisito de present ar un Informe de Gestión. El resultado final, sin embargo, no ha sido el que esperaban, ni siquiera desde el punto de vista mediático, debido al grave error que cometieron en la elección de Llamazares. La presencia del sector de Angel Pérez y de determinadas personas en su candidatura demuestra además que ni siquiera el marketing “ecosocialista” sale reforzado en su seno sino todo lo contrario: ha primado la coalición de intereses frente a la coherencia en la defensa de determinadas ideas.

En segundo lugar, es evidente que la principal oposición a la línea del bloque antes mencionado es muy heterogénea. La decisión de Alcaraz de presentarse como número 1 y su posterior retirada, con el fin de favorecer así un acuerdo con el sector representado por Enrique Santiago bajo los auspicios de la dirección del PCE, han mostrado una quiebra importante en la Federación más importante de IU, la andaluza; pero no parecen anunciar ningún giro político y organizativo, por lo que nos pareció contradictorio que fueran en la misma lista con el sector “renovador” representado por Santiago, el cual mostró a lo largo de la Asamblea escasa coherencia en la defensa de un proyecto alternativo al de la dirección federal saliente. Fue ésta la razón principal de que quedara frustrada la convergencia en un mismo bloque de ese sector con quienes finalmente fuimos en la tercera lista. A esto hay que añadir que la intervención en plenario de Enrique Santiago confirmó que mantenemos con su d iscurso diferencias importantes en el tratamiento del federalismo y la plurinacionalidad y sus implicaciones organizativas, así como en sus reticencias a defender claramente, frente a falsas polarizaciones, las señas de identidad rojiverdevioletas de IU; aunque también es cierto que éstas son cuestiones que nos diferencian de una parte de la Plataforma de Izquierdas, la cual ha aparecido dividida en las dos candidaturas de oposición.

Pero también hay que reconocer que la lista en la que participó Espacio Alternativo no es en absoluto homogénea, ya que estamos en ella gentes que entendemos de forma parcialmente distinta lo que es un proyecto alternativo y, sobre todo, la necesidad o no de combinar un discurso radical con una práctica unitaria exenta de sectarismo. En cualquier caso, fue la candidatura más coherente que podía presentarse en esta Asamblea sin por ello despreciar a personas que pudieron ir en otras listas, aun siendo críticos de las mismas, y con quienes esperamos siga siendo posible coincidir en cuestiones centrales que puedan ser transversales al conjunto de IU.

En tercer lugar, la situación de división en la que se encuentra IU y el deterioro creciente de su credibilidad como fuerza alternativa ante su más de un millón de simpatizantes y electores exigen la búsqueda del mayor consenso posible del conjunto de sus miembros electos en esta Asamblea en torno a propuestas que ayuden a frenar una crisis que puede ser terminal. Desde nuestro punto de vista, sería necesario alcanzar un acuerdo que permitiera poner en pie una dirección colegiada y plural en la que no hubiera vencedores ni vencidos y, desde ella, poner todo el esfuerzo de inmediato en la campaña por el No al Tratado Constitucional europeo en el referéndum del 20 de febrero; desde esa dirección colegiada habría que exigir el respeto a las reglas estatutarias por parte de todos y todas y poner en pie un plan de acción política y organizativa que contribuyera al relanzamiento efectivo de las Asambleas y las Areas en los próximos meses, con el fin de preparar en las mejores condi ciones de apertura y participación la Conferencia Política que tanto en el documento político mayoritario como en el minoritario se proponía celebrar antes de finales de 2005.

En cuarto lugar y último, sea cual sea el desarrollo de los acontecimientos de los próximos meses, es necesario que las gentes que podamos sentirnos más afines busquemos vías de colaboración y trabajo en común, tanto en IU, EB y EUiA como en los movimientos sociales, con el fin de ir reforzando un polo anticapitalista y alternativo capaz de frenar la desmoralización y la apatía que pueden hacer mella en muchas personas afiliadas a IU o vinculadas a organizaciones sociales tras el triste final que ha tenido esta Asamblea.

* Raúl Camargo y Jaime Pastor. Miembros de Espacio Alternativo.

http://www.rebelion.org/noticia.php?id=9187

Izquierda Unida en la encrucijada


Enviat el Sábado, 25 diciembre a les 20:04:40 per psuc


Texto firmado por:
Enrique Santiago, Enrique Centella, Alberto Arregui, Manuel Monereo, Francisco Pérez, Jorge García Castaño, Raúl Gómez, Virginia Díaz, Miguel Ángel Gómez y Henar Moreno.


El futuro de Izquierda Unida puede verse aún con optimismo, pues en el contexto de la VIII Asamblea, hemos abierto una vía de esperanza. Frente al declive mantenido en la última época, la militancia vuelve a levantar su voz exigiendo el mantenimiento de un movimiento político y social capaz de ilusionar con un proyecto plural, impulsor de la democracia participativa y con un programa de transformación socialista de la sociedad.
Y que esta esperanza se mantenga se debe, en primer lugar, a una militancia que ha aguantado el chaparrón, que ha reaccionado para defender lo que tanto esfuerzo nos ha costado construir, y que resulta tan necesario para mantener viva la ilusión de que otra forma de hacer política es posible y que, en definitiva, nuestra lucha tiene un futuro que conquistar.

La expectación ante la Asamblea Extraordinaria de Izquierda Unida por parte de los militantes y de nuestro entorno ha demostrado estar justificada. Era evidente que nos jugábamos mucho y que no todos estaban dispuestos a aceptar las normas de una confrontación política democrática acerca del proyecto que defendemos para IU.

La imagen que se ha transmitido es la de una dirección que ha fracasado de nuevo; no ha dado respuesta a las aspiraciones y esperanzas de la militancia, ni ha cubierto sus propios objetivos. La coyuntura en la que nos ha colocado este nuevo intento desnaturalizador del proyecto de IU es la más crítica desde los inicios de nuestro movimiento. No se podría entender el desarrollo de la VIII Asamblea y analizar la situación, si previamente no abordamos la naturaleza del conflicto que estamos viviendo, qué representan cada una de las posiciones a debate.

La teorización del fracaso

Con una riqueza de matices que nos aporta la pluralidad que, a pesar de todo, ha sobrevivido en IU, podemos centrarnos en los dos bloques que se han perfilado en este proceso. Uno de ellos, el del llamazarismo, ya estaba consolidado de antemano. Más que un proyecto es la teorización del declive de IU, su justificación política, la resignación ante la ausencia de proyecto: es la materialización de una tendencia a encerrarnos en nosotros mismos y actuar como mera plataforma electoral en lugar de pretender ser actores directos de transformación en la sociedad y las instituciones. La ya famosa consigna de "oposición influyente y exigente ante el gobierno de ZP", parecería un chiste de no ser porque tiene muy serias repercusiones. Refleja la falta de proyecto de un sector que ha renunciado a luchar por la hegemonía de la izquierda, que no aspira a la transformación socialista de la sociedad, que tiene puesta la vista en la administración del PSOE en lugar de en aquellos sectores sociales cuyos intereses representamos, en definitiva han renunciado al proyecto de IU como Movimiento Político y Social. Si toda teoría política, todo proyecto, es el resultado de un contexto histórico concreto, podemos decir que lo único que han hecho es teorizar el fracaso, y revestir con el nombre de proyecto lo que no pasa de ser una claudicación ante la presión del gobierno del PSOE.

El grupo PRISA ha contribuido a despejar cuál es la postura en la que algunos quieren ver a IU: "El Gobierno y otras fuerzas de la izquierda tenían mucho interés en que ganara Llamazares, porque él, entienden, garantiza el entendimiento con José Luis Rodriguez Zapatero - su relación personal es extraordinaria - y compromete el apoyo de sus imprescindibles diputados." (El País, 13/12/04).

Podemos discutir acerca de los problemas que heredó la dirección encabezada por Llamazares, si el declive de IU se había iniciado antes o no. Lo que no tiene discusión es que ese equipo, y la línea política que representa, nos ha llevado por una pendiente sin límite que amenaza con la conversión de IU en fuerza extraparlamentaria. En estas condiciones, pretender que la crisis es debida a una coyuntura electoral, y buscar la solución en terminar de dar el giro hacia la subsidiariedad del PSOE, son dos incongruencias encadenadas que conforman la huida hacia delante del llamazarismo. No sólo eso, aún es mucho más grave el intento de negar la realidad, de prescindir de que la mayoría de IU Federal se ha opuesto a esta pirueta. Nos oponemos al abandono del proyecto, a una política que supone poner los intereses particulares por delante de los intereses del conjunto de IU, que no son otros que los de los sectores de la sociedad que esperan de nosotros una alternativa: las familias obreras, los jóvenes, los sectores que luchan contra las discriminaciones de lo diferente, aquellos que se oponen a las guerras imperialistas y a la destrucción del medioambiente en pos de los intereses de las grandes corporaciones.

Resulta paradójico que se empeñen en profundizar en una política que nos ha llevado a la crisis, ha provocado la convocatoria de la Asamblea. A corto plazo lleva a la extinción de IU, al menos a la extinción del proyecto que era IU. Lo que ha representado nuestra candidatura, que ya ha sido calificada por algunos como la "rebelión de los capitanes", es la necesidad de una reacción ante esta perspectiva. El resultado de las elecciones del 14 de marzo no fue la causa de la crisis, pero contribuyó a desencadenarla, jugó un papel de catalizador que puso al descubierto los errores y debilidades. Todas las luces de alarma se encendieron: si la organización no era capaz de reaccionar en esta coyuntura ya no lo haría nunca.

En ese momento eran pocos los que apostaban por nosotros como lo que éramos: un movimiento sólido de respuesta desde la base, capaz de aglutinar la sana reacción ante los derroteros por los que era conducida IU. Algunos tardaron demasiado tiempo en comprender que no se trataba de un "globo sonda", o un "tapado"... para llegar a aceptar que no éramos algo accidental, sino la expresión de una necesidad, y que no se estaban reproduciendo las mecánicas de siempre.Y ahí ha residido la clave de nuestro apoyo. A pesar del poco tiempo que hemos tenido hemos demostrado que representamos los deseos de la mayor parte de IU y de su base social, que somos el futuro, que debemos y podemos romper con esa forma anquilosada de hacer política que ha desvirtuado el proyecto original de IU. Sería un error interpretar esta Asamblea en clave de viejos procesos y dinámicas del pasado. Definitivamente, ha tomado cuerpo un importante proceso de transición en el seno de Izquierda Unida.

Un resultado extraño

Y este movimiento DE RENOVACIÓN Y CAMBIO GENERAL que representamos es el que ha ganado la VIII Asamblea, aunque no se haya reflejado en la elección del Coordinador General. ¿Qué ha pasado para obtener un resultado tan extraño?

En primer lugar debemos dejar claro que se han precipitado al proclamar a Gaspar Llamazares como Coordinador General de IU, en una situación en la que había obtenido 54 miembros en el Consejo Político Federal, mientras que las otras dos listas, partidarias de un cambio de Coordinador que simbolizase una renovación y una recuperación del proyecto, sumábamos 56.

Si habitualmente el control de los resortes de la organización proporciona una situación de cierta ventaja para la obtención de apoyos, no ha sido suficiente en esta ocasión y han tenido que recurrir a dos métodos que provocan un serio déficit democrático en la decisión anunciada.

Por un lado el incluir la votación de los coordinadores de las Federaciones, única manera en que se nos podía negar la mayoría en el CPF, apoyándose en una enmienda a los estatutos aprobada ad hoc, como medida para blindar su mayoría burlando la decisión de la Asamblea y violando el Reglamento aprobado y que se mantenía en vigor hasta la clausura, en el que pone claramente que en la votación sólo pueden participar los miembros del CPF elegidos en las listas presentadas. Por otro, la vulneración de los estatutos, ya que no han sufrido ningún cambio en su exigencia de que para un tercer mandato en un cargo interno es necesario ser elegido por un 60% del órgano correspondiente, condición que no se ha cumplido aún habiendo cometido la irregularidad referida.

Es penoso que se hayan llevado las cosas a este terreno, aplicando métodos que harían que cualquier jurista se sonrojase. Pero sobre todo porque se lleva al terreno de los estatutos y la vulneración de la legalidad lo que es en primer lugar y fundamentalmente un problema político, de vulneración de nuestras tradiciones y de la ética de la izquierda. Habiendo perdido el apoyo de la mayoría de la Asamblea Federal, se enrocan en sus posiciones, ignorando la voluntad de la militancia, demostrando nula capacidad de integración y de dirección colectiva.

La actitud del sector de Gaspar Llamazares, en su mayoría, era rupturista. Rechazaron un preacuerdo para dejar en suspenso la elección del Coordinador, hasta el Consejo Político Federal que se convocará próximamente, y que, mientras tanto, se mantuviese Gaspar Llamazares con carácter interino. En ese contexto sólo nos dejaban dos opciones: la ruptura, abandonando la reunión, o lo que hicimos, aplazar la candidatura de Enrique Santiago hasta el próximo CPF. Y esto debe quedar muy claro; no retiramos la candidatura, la aplazamos hasta la celebración del próximo CPF, que como prevén los estatutos fija la elección definitiva del Coordinador General.

Mantenemos la candidatura

Debemos combatir cualquier tentación de ruptura, nuestro objetivo es fortalecer Izquierda Unida. Además de las protestas y natural sentimiento de frustración que provoca ganar una Asamblea y que no se refleje en la proclamación del Coordinador, se escuchó muy claro el grito de ¡Unidad! ¡Unidad!, al término de la reunión. Y lucharemos por la unidad, sabiendo que no puede construirse sobre las cenizas de la democracia interna.

En primer lugar volveremos a presentar la candidatura de Enrique Santiago a Coordinador General en el próximo Consejo Político Federal, y si sale elegido ofreceremos lo mismo que exigiremos en caso de no ser así: la capacidad para responder al mandato de una Asamblea que sólo puede interpretarse como capacidad de integración y corresponsabilidad en la dirección de IU, pero esa corresponsabilidad sólo puede venir del cogobierno entre todos los sectores de IU, y de una necesaria síntesis que nada tiene que ver con la uniformidad o la imposición. Reclamaremos allí donde nos encontremos la urgente necesidad de poner en marcha dentro de IU órganos que realmente dirijan trabajo y concreten política, órganos que se encuentren enfocados hacia el desarrollo del trabajo colectivo del conjunto de personas que formamos parte de este proyecto.

Es un momento que exige la implicación activa de todas las compañeras y compañeros, que debe convertir a las Asambleas de base no en espectadoras pasivas del proceso, que sólo son tenidos en cuenta para pegar carteles en las campañas electorales, sino en protagonistas, como piedra angular sobre la que se construye IU, porque sólo podemos ser un movimiento político y social si tenemos raíces en los movimientos reales que impregnan de vida la sociedad, y eso no se puede hacer sólo ni principalmente desde las instituciones, sino desde la militancia de base.

La candidatura que Enrique Santiago ha encabezado quiere representar la vitalidad de la base en primer lugar, y eso significa también pluralidad, y renovación, no sólo generacional sino de dar paso a los cuadros intermedios, y a la juventud, es decir a las personas imprescindibles para nuestro proyecto, la columna vertebral de IU sin lo que lo demás (apoyo social, representación institucional...) no sería viable en nuestra organización.

Representamos pues, como ha demostrado el desarrollo de la Asamblea, una posición cuantitativamente decisiva, pero, más aún, cualitativamente imprescindible para el proyecto de transformación social, porque, nadie lo dude, somos el futuro.


http://www.psuc.org/article218.html


Valoración de la VIII Asamblea Federal Extraordinaria de IU

Enviat el Sábado, 25 diciembre a les 20:00:34 per psuc

Diego Valderas, Coordinador de Izquierda Unida de Andalucía. Sevilla, 20 de diciembre 2004.

Como es sabido, tras los malos resultados electorales obtenidos en las elecciones generales y europeas, el Consejo Político Federal de IU aprobó el pasado 26 de junio de 2004, con 89 votos a favor, 31 en contra y 21 abstenciones, y a propuesta de la Presidencia Federal, convocar una Asamblea Extraordinaria de Izquierda Unida, que habría de tener dos objetivos: conocer qué pensaba nuestra organización y nuestro espacio social de referencia sobre nuestros errores e insuficiencias, y, a partir de esas reflexiones, intentar dar soluciones a la situación de IU.

El Consejo Andaluz, celebrado el 09 de julio de 2004, acordó convocar la Asamblea de IULV-CA, en el marco de la Asamblea Extraordinaria Federal, para debatir los documentos, fijar las posiciones de Andalucía y elegir los delegados a la misma. En su propuesta de Resolución, finalmente aprobada por 62 votos a favor y 31 en contra, el Coordinador General decía que era ?necesario y urgente repensar nuestro proyecto y su organización en un debate sin límites, leal y participativo, partiendo de una premisa fundamental: que el proyecto político sigue siendo válido, necesario y tiene capacidad de ser impulsado? y comunicaba al Consejo que los tres elementos que a nivel federal nos podían diferenciar ?la definición y denominación de Izquierda Unida; la posición sobre el Tratado Constitucional europeo y las relaciones con el PSOE- estaban claramente definidos en IULV-CA desde hacía bastante tiempo y estaban ya resueltos y superados en IU Federal con la reafirmación de una IU roja, verde, violeta y pacifista; la aprobación del no al Tratado Constitucional; y la apuesta por una política autónoma y alternativa, sin dependencias ni ligazones estratégicas a partidos políticos que realicen políticas neoliberales (PP y PSOE).
En el Consejo Andaluz, celebrado en Málaga el 01 de octubre, el Coordinador volvía a recordar en su Informe, aprobado sin ningún voto en contra, que había sido el trabajo de la dirección de IU LV-CA en la Permanente y en la Presidencia Federal, así como en la Comisión Redactora del Manifiesto Político de la Asamblea Extraordinaria, el que había conseguido que se aprobaran y recogieran esos tres aspectos sustanciales, estructurales y definitorios de IU tal y como ha defendido IU LV-CA en sus documentos asamblearios y resoluciones:

IU como Movimiento Político y Social de la izquierda alternativa (roja, verde, feminista y pacifista), republicana y federalista.
Nuestra propuesta de voto negativo en el Referéndum sobre la Constitución Europea.
Una política de alianzas que preserve la independencia de IU.
Aprobado el Manifiesto Político, sin ningún voto negativo en la Presidencia Federal y con una amplísima mayoría en el Consejo Federal, era de esperar que el debate fuera más tranquilo, toda vez que no se cuestionaba ya la naturaleza de IU ni aspectos sustanciales y estructurales de su política.
Por ello, el Consejo Andaluz aprobó que, a partir de ese momento, lo que quedaba por hacer era algo tan importante como un cambio en los métodos de dirección para conseguir lo que faltó en este último periodo: una dirección colectiva, colegiada, plural y comprometida en la unidad de acción; un cambio de equipo de dirección y una nueva estructura de dirección, con Coordinadores Ejecutivos y un Coordinador/a General, y que, de la misma manera que la dirección de IU LV-CA había contribuido a la clarificación en el Manifiesto Político, había que conseguir, con un método participado, ese cambio de métodos de dirección, de dirección y de estructura de la misma.

Para ello el Consejo consideró necesario un gran acuerdo y consenso, entre todos los que integrantes de IU, que posibilitara la transición a una nueva etapa con las suficientes garantías de unidad y cohesión del conjunto del proyecto. Dicho pacto debía realizarse en torno a cuatro ejes:

· la pluralidad y unidad de acción, que posibilite la integración de todas las sensibilidades superando las dinámicas de bloques irreconciliables.
· la gobernabilidad, que posibilite el funcionamiento normalizado y la aceptación de los resultados democráticamente adoptados por los órganos.
· la federalidad, que garantice al mismo tiempo la soberanía de las federaciones y la cohesión y unidad de Izquierda Unidad como conjunto.
· el pacto intergeneracional, que posibilite la renovación tranquila y natural de los referentes públicos de nuestra organización.
Finalmente, el Consejo Andaluz aprobó que el papel de Andalucía en la VIII Asamblea Federal debía ser fraguar la máxima unidad e integración del conjunto de nuestro proyecto, partiendo de la máxima unidad e integración de la delegación de IULV-CA para conseguir esos objetivos.
La XV Asamblea Andaluza, celebrada en Benacazón el pasado 27 de noviembre, puso de manifiesto un amplio respaldo de los delegados al Manifiesto Político y a la propuesta de Estatutos, incorporándose a ambos documentos numerosas enmiendas que mejoraban sustancialmente los textos reafirmando el perfil propio de IU, el carácter de movimiento político y social, etc. Asimismo, la Asamblea eligió una Delegación ampliamente representativa de la pluralidad de sensibilidades y territorios, y fuertemente identificada con los objetivos establecidos en los Consejos anteriormente reseñados.

Tras la celebración de la VIII Asamblea Federal podemos afirmar que Andalucía ha conseguido que nuestros planteamientos políticos y organizativos, defendidos en los sucesivos debates celebrados en los diferentes órganos, a lo largo de todo el proceso asambleario, se hayan abierto paso. Así, podemos enunciar: la reafirmación de la identidad de IU como fuerza alternativa, la centralidad de la contradicción capital-trabajo, el carácter de movimiento político y social, el carácter autónomo de nuestra fuerza política, que no es subsidiaria ni complementaria de ninguna otra, la reafirmación de nuestro perfil propio, la política de alianzas, la necesidad de una dirección colectiva y colegiada, el cambio en los métodos y estructuras de dirección, la necesidad de incorporar nuevos protagonistas y referentes públicos, el programa participativo, el papel de las áreas, etc.

Hemos de reconocer, sin embargo, que la Asamblea no ha sido capaz de situar con serenidad el debate sobre las personas, a pesar de que se constituyó una Comisión de Candidaturas en el seno de la Presidencia Federal que tenía como objetivo y mandato expreso intentar conseguir el mayor consenso posible en torno a los miembros de la nuevos órganos de dirección (Coordinador, Coordinadores Ejecutivos, Permanente, Presidencia y Consejo).

El resultado ha sido una Asamblea con un amplio acuerdo en lo político, a juzgar por el amplio apoyo de los delegados al Manifiesto Político y a los Estatutos, y con una fuerte confrontación en lo relativo a la dirección, con una situación de equilibrio en el Consejo Político y una fuerte contestación al Coordinador General, que, por desgracia, se visualizó de manera muy negativa al término de la Asamblea.

Ante esta situación, la federación andaluza, que ha aumentado su peso político en IU, va a trabajar, desde su responsabilidad, por la unidad de IU, algo que se lograría cumpliendo el mandato expresado en la VIII Asamblea Federal, que no es otro que el de lograr una dirección colectiva con nuevos protagonistas. Así, dejó claro que lo que está decidido es que tenemos que ir a una dirección colectiva.

El Consejo Andaluz elegirá a comienzos de año a los 17 representantes que les queda por designar para el Consejo Federal de IU, que celebrará su primera reunión a mediados de enero. Este primer Consejo Federal debe servir para que el proyecto salga más unido que nunca y con la firme decisión de cumplir lo aprobado en el VIII Asamblea Federal, que no es más que establecer una dirección colectiva alejada de nominalismos y personalismos.

Tras la VIII Asamblea Federal, Andalucía ha alcanzado un alto grado de unidad y de encuentro en lo político. En este sentido, es preciso resaltar que en la pasada Asamblea Federal se ha establecido que la estrategia política de IU estará apoyada en un programa colectivo, en impulsar un perfil político propio bajo la identidad del rojo, verde y violeta. IU debe ser un proyecto global que cohesione y signifique una nueva convergencia y convocatoria por la sociedad. En Andalucía, ha llegado el momento de ir a un nuevo encuentro social, por lo que llamaremos a los agentes sociales y a todos aquellos movimientos de izquierdas que quieran formar parte de la elaboración del programa alternativo que debemos llevar a la sociedad. Tenemos que mirar con fuerza a la sociedad y defender los derechos de Andalucía.


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