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In
Iraq non ci sono solo sciti e sunniti... la
formazione di un esecutivo a settembre 2003; Riguardo
alla situazione militare in Iraq e alle azioni della resistenza,
il PCI è passato da una posizione attenta e articolata rispetto
agli obiettivi colpiti e alle dinamiche locali, fino allottobre
2003, a una condanna senza appello e senza eccezioni delle azioni armate,
arrivando ad affermare nel dicembre 2003 che la mancanza di sicurezza
nel paese era dovuta soprattutto a una repressione non sufficientemente
efficace e risoluta dei gruppi della resistenza
da parte delle forze della coalizione, e che le azioni militari giustificavano
la presenza sine die degli occupanti della coalizione. Sul
processo di transizione a un governo iracheno il PCI afferma che si
tratta di un processo complesso, che potrà essere effettuato con
successo solo quando verranno soddisfatte tutta una serie di condizioni
preventive. Partito
Operaio Comunista (POC) Si
è sempre tenuto distante dai dibattiti e dalle mobilitazioni sulla
transizione a un potere iracheno, e rifiuta qualsiasi identificazione
nazionale e patriottica. Per il POC non esiste alcun diritto
allautodeterminazione al di fuori del contenuto sociale di
questa autodeterminazione. Altre
formazioni comuniste Negli anni 90 si è riformato il vecchio Partito Comunista Iracheno (Comando Centrale), vecchia scissione di sinistra del PCI della fine anni 60, e distrutto dalla repressione e dai tradimenti nel corso degli anni 70. Questa formazione ha base a Londra, e ha lo stesso linguaggio patriottico del PCI ma (ben più coerentemente del PCI) lo utilizza contro il Consiglio Governativo. Altre
piccole formazioni comuniste, scissioni di sinistra del PCI nel corso
di questultimo anno, sarebbero attive soprattutto tra gli studenti
universitari e tra gli intellettuali. Il PCI, credendo di poter essere
partito di lotta e di governo (un governo fantoccio daltronde,
senza alcun potere, e un partito che non fa alcuna lotta, timoroso della
complessa situazione e dei suoi equilibri), seguendo una logica
ferrea è scivolato sempre più nella copertura a sinistra
delle forze anglostatunitensi. Il tradimento che ha compiuto questanno verso i lavoratori e gli oppressi iracheni avrà un peso ancor maggiore dei suoi precedenti errori politici, dapprima con la subordinazione totale alla direzione Qassem dal 1958 e poi con la subordinazione totale a Saddam Hussein negli anni 70. Allora quellorientamento suicida venne assunto sulla base delle pressioni e dei legami che il PCI aveva con Mosca, e rispondevano a interessi della politica regionale sovietica. Vennero assunti dolorosamente, con scissioni e polemiche che si trascinarono per anni. Oggi lorientamento assunto risponde a una dinamica strettamente interna del PCI, di tipo socialdemocratico (come molti altri ex partiti comunisti): un partito il cui unico orizzonte è la costruzione di uno stato democratico moderno, in cui assicurare un mercato capitalista, privatizzazioni controllate e investimenti stranieri (pur mantenendo un controllo statale dei redditi petroliferi), e in cui cerca di ritagliarsi un ruolo specifico come portavoce dei lavoratori (in quanto specifico settore sociale tra i tanti esistenti) nelle loro richieste relative alle condizioni di vita e alla giustizia sociale - purché siano settoriali e non contrastino con gli equilibri esistenti e con lorizzonte strategico prefissato. Loccupazione angloamericana e lo scioglimento dellesercito e degli apparati di sicurezza (solo questi ultimi contavano ben più 100.000 uomini!), ha distrutto il vecchio stato borghese iracheno. In una situazione largamente anarchica lunica struttura di potere effettiva sono gli eserciti occupanti, senza radici nella struttura sociale irachena. La casta burocratica bathista si è disintegrata, con il suo padre-padrone arrestato su delazione mentre si nascondeva in un buco sotterraneo, abbrutito e senza contatti di sorta, ma tenendosi ben stretto qualche pacco di dollari. La borghesia irachena, fino a un anno fa totalmente dipendente dal vecchio stato bathista, appare oggi allo sbando. I settori politici della vecchia emigrazione che oggi siedono al Consiglio Governativo hanno basi popolari ristrette, e una rappresentatività ben limitata. Se
una qualsiasi forza politica si pone come obiettivo la ricostruzione di
uno stato iracheno borghese, non può non allearsi con le forze
doccupazione anglo-americane. Non vi sono altre basi possibili.
Il POC non si pone in questottica. Il suo obiettivo strategico non è la ricostruzione di uno stato borghese in Iraq. Individua correttamente lIslam politico come una forza politica estremamente reazionaria, da combattere senza compromessi. Il suo indifferentismo verso lo sbocco politico della crisi irachena lo porta tuttavia ai margini della vita politica, senza peso sul corso degli eventi. La grande battaglia democratica diretta dal clero sciita attorno a Sistani a cavallo tra il 2003 e il 2004 contro l Accordo di novembre ha riunito le più grandi manifestazioni che lIraq ha visto da decenni. LIslam politico ha intercettato una esigenza democratica di massa di cui nessunaltra forza si era presa carico. Il PCI era una controparte, cofirmatario di quell Accordo, il POC era semplicemente assente. Caratterizzare la vasta offensiva militare angloamericana dellaprile-maggio 2004 come uno scontro tra due forze reazionarie ha fatto perdere di vista al POC che in gioco vi era ben di più della legittimazione di al Sadr, o dei gruppi armati sunniti operanti a Falluja. La posta in gioco era il possibile reingresso delle masse irachene nella lotta contro le truppe di occupazione, al di là delle attuali direzioni della resistenza, e, in prospettiva, contro di esse: a dimostrazione il fatto che lo stesso al Sadr, dopo aver proclamato uno sciopero generale (a cui il POC si era opposto), ha fatto marcia indietro dopo la prima settimana di mobilitazioni, per il timore di perdere il controllo della situazione. Nel frattempo lo sciopero si era, in modo spontaneo, generalizzato (almeno a Baghdad), paralizzando tutte le strutture pubbliche, e aveva trascinato ondate di diserzioni nelle fila della polizia irachena. Da allora (era il 9 aprile) al Sadr non ha fatto più appello a mobilitazioni di massa, ma ha mobilitato contro gli angloamericani solo e unicamente la sua milizia (portandola di fatto al massacro, vista la disparità delle forze). La critica e la polemica con la sinistra irachena non possono farci dimenticare la situazione eccezionale e difficile che vive (ben diversa da quella vissuta quotidianamente da noi!), e la dedizione dei suoi militanti. La confusione strategica e politica evidenziata dai suoi orientamenti caratterizza (sia pure in diverso modo) larga parte della sinistra del primo mondo. La critica e la polemica con la sinistra irachena non può essere disgiunta quindi da una (auto)critica e da una polemica allinterno della nostra sinistra. Cogliamo loccasione per segnalare il libro: Ilario Salucci, Al Wathbah (Il salto) - Movimento comunista e lotta di classe in Iraq, Milano, La giovane talpa edizioni, 2003, 8 euro. Lo si può richiedere a: [email protected] o, per ordini telefonici al num. 335- 5847866. Ilario
Salucci
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