Umanesimo e Rinascimento
Quadro storico
Sono ormai tramontate le due grandi istituzioni universali, Papato ed Impero, che hanno lasciato campo aperto alle emergenti monarchie Europee.
È iniziata l’epoca delle grandi scoperte geografiche e si susseguono invenzioni fondamentali per il futuro dell’uomo (in primis stampa e polvere da sparo).
La Riforma Protestante sconvolgerà l’Europa, a tutti i livelli: religioso, sociale, politico, culturale.
In tutta Europa la classe in ascesa è la borghesia mercantile, che soppianta le vecchie classi dirigenti del mondo feudale.
[In Italia secoli di guerre, prima fra i singoli stati, poi fra potenze straniere sul nostro territorio, determinano una fragilità politica e militare che sarà alla base del futuro declino e del rapido appassire della cultura rinascimentale che proprio presso le corti cittadine di Firenze, Ferrara, Napoli, ecc aveva avuto inizio].
I termini Umanesimo e Rinascimento
La critica ha considerato in vari modi il rapporto fra Umanesimo e Rinascimento e fra questi ed il mondo medioevale. Inizialmente l’umanesimo era considerato solo il precursore filologico dei contenuti propriamente filosofici del Rinascimento. In seguito è prevalsa una lettura globale del periodo, in questo senso l’umanesimo diventa il momento centrale di un Rinascimento che abbraccia tutto il ‘400 e del ‘500.
Similmente nel considerare il rapporto fra Medioevo e Rinascimento si è passati da un momento di totale contrapposizione fra buio medievale e rinascita, ad un’interpretazione che privilegiava la continuità evidenziando la gradualità del passaggio. Una proposta di mediazione è quella di Garin, che vede nel Rinascimento una “originalità nella continuità”,in questo senso il Rinascimento sarebbe un periodo di sintesi fra il passato medievale (con cui rimarrebbero dei collegamenti) e il futuro dell’epoca moderna (verso cui si è indubbiamente proietatti).
Per quanto riguarda invece il termine, pur derivando da una terminologia religiosa e neoplatonica esso deve essere considerato in una accezione più vasta: Rinascita quindi come ritorno al principio non in senso religioso, bensì come ritorno alla realtà più autentica dell’uomo, la cui scoperta riconcilia con il mondo (e con Dio).
Caratteri fondamentali
+ Rottura con l’eredità medievale: il processo di emancipazione dalle strutture del mondo feudale, già iniziato con i Comuni, è portato a compimento. Si tratta di un profondo rovesciamento che porta l’uomo ad interessarsi dell’al di qua, rigettando gli insegnamenti delle Scuole Medievali e cercando nei valori dell’antichità i propri valori.
+ Perdita di potere della Chiesa: il fallimento del progetto teocratico del papato medievale si ripercuote in tutti i settori, in primis in quello della cultura dove il nuovi ceti emergenti premono per un maggiore libertà, per una cultura più laica. Conseguentemente i luoghi di produzione della cultura si spostano dalle Università alle Accademie ed alle scuole cittadine.
+ Il pubblico di questa nuova cultura è un pubblico più ampio: è pur sempre limitato alle élite dirigenziali della città, ma è comunque più vasto (l'invenzione della stampa permette una migliore circolazione delle idee) ed in ogni caso il clero non è più l’unico depositario del sapere.
+ Homo faber ipsius fortunae: l”uomo è artefice di se stesso e del proprio destino nel mondo.
- l’uomo può costruire il proprio destino,non esiste più un ordine cosmico già dato
- l’uomo viene posto al centro, Dio passa in periferia (antropocentrismo), non si tratta tuttavia di una visione atea, uomo e Dio possono coesistere
- l’uomo, pur essendo sempre sottoposto a forze più grandi di lui, comincia ad apparire come il dominatore della natura
- l’attenzione è concentrata tutta sull’al di qua; la vita ascetica non interessa più, la vera realizzazione dell’uomo è nella vita terrena ed in particolare nella vita attiva (che è anche mondanità e denaro)
+ Scoperta della dimensione storica: gli eventi non possono essere considerati al di fuori del tempo.
- si afferma una visione prospettica della storia: gli eventi sono collocato nel proprio tempo e dunque compresi nella loro autenticità
- in questo senso la filologia umanistica è già ricerca filosofica, in quanto ricerca dell’autenticità del pensiero antico
- si delinea così una visione lineare ed evolutiva del tempo e della storia umana (la scoperta della dimensione temporale nel rapporto fra gli uomini è decisiva, deriva di qui infatti la concezione della superiorità dei moderni sugli antichi, dalla cui riscoperta si era partiti).
+ Naturalismo rinascimentale:
- l’uomo è un protagonista nel mondo della natura, non una comparsa casuale e temporanea
- il mondo naturale ha una sua esistenza reale e concreta, non è più una pallida copia di una realtà ideale trascendente
- l’uomo può e deve conoscere la natura
- inizia così la scienza moderna, cha ha le sue basi proprio nell’abbandono del “mondo di carta” e nel passaggio all’osservazione della realtà e quindi alla possibilità di sperimentare.
+ Rottura dell’Enciclopedia medievale: non si accetta più una concezione del sapere piramidale, con in cima la teologia. Ogni campo del sapere rivendica una sua autonomia dalla teologia.
L’umanesimo europeo
Dall’Italia l’umanesimo si propaga nel resto d’Europa, qui arriva quindi in ritardo, ma mette radici più profonde (mentre in Italia sembrerà un momento di fioritura cui non seguiranno frutti), collegandosi strettamente alla successiva rivoluzione scientifica del seicento ed all'illuminismo settecentesco (la causa principale di questa differenza sta nella diversa realtà socio politica tra la l’Italia, debole e divisa, e le nascenti monarchie europee, in via d’affermazione).
Montaigne è sicuramente uno dei maggiori rappresentanti dell’umanesimo europeo. Il suo fare filosofia coincide non con la costruzione di un sistema compiuto, bensì in una continua ricerca che parte direttamente dalla propria condizione individuale. Ogni forma di conoscenza è legata ai nostri sensi, mentre è impossibile arrivare alla realtà dell’essenza. Di qui la convinzione che l’uomo debba accettare serenamente la propria condizione (di cui la morte è parte essenziale).
Rinascimento e Platonismo
Il Rinascimento coincide con la riscoperta di Platone, considerato sia perché il più artista tra i filosofi, sia per la contrapposizione con Aristotele (e quindi con l’odiata scolastica), sia per la maggiore flessibilità della sua filosofia rispetto a quella Aristotelica, sia perché la lettura neoplatonica ne aveva fatto un filosofo capace di dare risposte alle inquietudini dell’epoca. Nacque così una contrapposizione tra Platone ed Aristotele portata agli estremi.
Tra i principali filosofi rinascimentali che si rifecero a Platone bisogna menzionare Nicolò Cusano (1401 - 1464 nato a Cusa, carriera ecclesiastica, viaggi in Grecia, vescovado a Bressanone, conflitto con il potere temporale, prigione).
Punto di partenza della sua filosofia è la concezione matematica della conoscenza: l’uomo conosce l’ignoto “proporzionalmente” a ciò che già conosce. Di qui la dottrina della dotta ignoranza, l’ammissione cioè di non poter conoscere ciò che non ha nessun rapporto con la nostra conoscenza precedente. Di qui l’inconoscibilità di Dio, essere perfetto ed infinito mentre le nostre conoscenze si fermano all’imperfetto ed al finito (dunque non è possibile nessuna proporzionalità). Dio è quindi trascendenza assoluta, coincidenza di tutti gli opposti. Proprio seguendo l’insegnamento platonico Cusano però riporta anche Dio nel mondo, sottoforma di possibile, questo Dio nel mondo è dunque molteplicità, possibilità di ogni cosa (Dio=poter creare= poter divenire). Un Dio simile, che ci appare sotto forme molteplici e soggettive, può essere conosciuto solo indagando la propria anima (neoplatonismo-S. Agostino). Nel campo della fisica i presupposti di Cusano lo portano ad una critica serrata di gran parte della metafisica aristotelica: la sostanza celeste non può essere diversa da quella terrestre, un corpo non ha bisogno di una causa prima per muoversi, ecc.
In Italia questo platonismo rinascimentale ha i suoi maggiori rappresentanti in Marsilio Ficino e Pico della Mirandola. Ambedue privilegiano una lettura religiosa di Platone, il secondo poi cerca di armonizzare tutto il sapere dell’epoca (Platone, Aristotele, cabala, ecc.).
Rinascimento ed Aristotele
Seppur in forme diverse rispetto a prima, Aristotele è protagonista anche di parte della filosofia rinascimentale. Il punto di partenza non può che essere quello della fine della scolastica, quindi la completa separazione fra ragione e fede. La filosofia serve ad indagare il mondo naturale, nel caso di disaccordo con la fede si può ricorrere alla dottrina della “doppia verità” (a volte la ragione può condurci a verità opposte alla fede, queste sono però solo possibilità ed in ogni caso è sempre la fede ad avere la meglio), questo permette una certa libertà che favorisce una certa laicizzazione della cultura.
Separazione fra “averrositi” (unico intelletto immortale) e “alessandristi” (niente sopravvive al corpo). Fra questi ultimi da ricordare la figura di Pomponazzi, il maggior esponente dell’aristotelismo rinascimentale italiano e uno dei pochi a non essere succube dell’”ipse dixit” che congelò tutta la ricerca dei seguaci di Aristotele riducendola a semplice enucleazione del pensiero del maestro greco.
Rinascimento e Riforma
Anche il campo religioso il Rinascimento si identificò con la volontà di tornare alle origini del cristianesimo, alle sue fonti primitive, in modo da arginare la decadenza in atto. Anche in questo caso si può evidenziare una fase umanistico-filologico che coincide con l’opera di Erasmo da Rotterdam (1466 - 1536). Egli, pur non schierandosi mai apertamente, fu il vero ispiratore della Riforma di Lutero (da cui si discosta soprattutto per quanto concerne il libero arbitrio, sostenuto da Erasmo e negato da Lutero). Partendo dalla constatazione della decadenza della chiesa contemporanea, egli, tramite un accurato lavoro di filologo, vuol far riscoprire le vere radici del cristianesimo (perse in secoli di dispute teologiche e scolastiche) concentrando l’attenzione sulla Bibbia e sui padri della chiesa, unici custodi del cristianesimo autentico.
Lutero (1483 - 1546) trasforma in rivoluzione di popolo quelle che erano le riflessioni per dotti di Erasmo. Punti salienti del suo pensiero sono: 1) rottura totale con la tradizione per tornare all'insegnamento fondamentale di Cristo; 2) giustificazione per mezzo della fede, è questa la chiave di volta di tutto l’edificio luterano: l’uomo può solo abbandonarsi a Dio, da cui riceve gratuitamente tutto quello che ha; 3) totale separazione fra fede e ragione (Occamismo), quest’ultima è condannata in quanto implica una volontà umana di ricerca e dunque una certa fiducia nelle capacità umane); 4) riduzione a 3 dei sacramenti (battesimo, penitenza, eucarestia: gli unici rintracciabili nella Bibbia); 5) negazione dell’utilità della mediazione sacerdotale, l’uomo è direttamente di fronte a Dio, non c’è bisogno di una interpretazione dei testi sacri, quindi abolizione di una casta sacerdotale divisa dal mondo laico; 6) le opere buone sono il frutto, e quindi il segno, della grazia divina, se le opere non seguono la fede si tratta di una fede non genuina (le opere cui l’uomo deve dedicarsi con maggiore cura sono quelle relative ai doveri civili; 7) “De servo arbitrio”: negazione totale della libertà individuale, totalmente annullata nella prescienza divina (Dio non compie mai il male però poiché tutto quello che fa è giusto e noi non possediamo il giusto metro di giudizio per decidere il bene ed il male).
La Riforma cattolica (Controriforma, Concilio di Trento 1545-63), è il tentativo di rispondere alle stesse esigenze di rinnovamento restando nell’ortodossia cattolica. Ritorno alle origini significa in questo caso ritorno alla Patristica, esaltazione della funzione mediatrice della Chiesa, accettazione del tomismo come sistema filosofico cristiano compiuto.
Rinascimento e Politica
Due sono i filoni e gli orientamenti dominanti: 1) storicismo; 2) giusnaturalismo.
Il maggior rappresentante del primo indirizzo è Machiavelli, il cui pensiero di fonda su oggettività storica e realismo politico. La politica per Machiavelli ha per scopo il ricondurre gli uomini ad una convivenza libera ed ordinata, al di fuori di questo stesso fine, essa non ha nessuna altra morale.
L’azione dell’uomo nella storia si confronta sistematicamente con il “fiume della fortuna”, che travolge le comunità quando queste non sono ben organizzate.
Il giusnaturalismo è tentativo di superare lo storicismo, per arrivare a valori universali, accettabili da tutti in tutte le epoche. Il punto di partenza è l’identificazione di stato ideale e struttura razionale. Il maggior rappresentante di questa filosofia è Ugo Grozio, egli parte appunto dall’identificazione far ciò che è naturale e ciò che è razionale (poiché la natura umana coincide con la sua ragione). Di conseguenza il diritto naturale si identifica con il comando della ragione e la moralità di ogni azione è misurabile solo in base al suo accordo con l’agire razionale. Grozio accetta anche la tesi contrattualistica (Althusius), la comunità è quindi fondata su un patto originario, la sovranità appartiene al popolo che può anche delegarla ad un Principe, ma a condizioni ben precise che se non rispettate sciolgono il popolo dal diritto d’obbedienza. Ultima conseguenza di questa visione è l’accettazione della tolleranza religiosa (esiste una religione universale basata su pochi principi di fondo, tutti gli altri precetti sono invenzioni non razionali e dunque non si può obbligare nessuno a rispettarle).
Rinascimento e naturalismo
- Uomo che si può capire solo se inserito pienamente nel mondo, uomo che può dominare la natura
- Magia: poiché la natura è retta dagli stessi principi che regolano l’individuo si può tentare di carpirne i segreti e di assoggettarla in maniera rapida e violenta.
- Filosofia Naturale: la natura è retta da principi autonomi, che vanno indagati con pazienza, la matematica è uno dei mezzi più efficaci in quest’indagine.
Telesio (Cosenza 1509 - 1588). Per quanto la sua sia un’indagine ancora qualitativa della natura, egli è il primo che riconosce alla natura principi suoi propri, che l’uomo può scoprire perché c’è una immediata corrispondenza fra la sensibilità umana e la realtà naturale. (freddo e caldo sono le forze principali che regolano tutta la natura).
- Critica del sistema aristotelico
- uomo che conosce tramite la sensibilità e agisce per la sua conservazione. L’unica particolarità dell’uomo è quella di avere anche un’anima divina (oltre a quella naturale), di qui la vita religiosa, che è l’unico aspetto inspiegabile con i soli principi naturalistici.
Bruno (Nola 1548 - Roma 1600). Centrale in tutta l’opera di Bruno è uno smisurato amore per la vita, che lo porta a vivificare ogni aspetto del mondo, fino a poter parlare di “Religione della natura”. il suo vitalismo lo avvicina infatti più alla magia che alla filosofia naturale così come si andava delineando con Telesio.
Egli parla di Dio in un duplice modo:
“materia sopra le cose” = inconoscibile = oggetto di fede


anima del mondo
“materia nelle cose” = conoscibile = = NATURA
materia

Di qui la sua concezione panteistica del mondo.
L’etica che Bruno costruisce da questi presupposti non può non essere un’etica eroica: l’uomo arrivato alla contemplazione di Dio (nella natura) lo vuole imitare, di qui l’esaltazione della vita attiva e dell’ingegno che permettono all’uomo di forgiare la propria condizione nel mondo.
(ma di qui anche l’elitarsimo della concezione di Bruno, secondo il quale non tutti possono arrivare alla contemplazione di Dio, ed anche il ricorso alla magia od alle arti mnemoniche per possedere repentinamente il mondo e la conoscenza).
- esaltazione dell’Infinito.
Campanella (1568 - 1639). Riprende la speculazione di Telesio, ma vi inserisce elementi magici e metafisici che gli servono a giustificare il suo progetto di stato ideale.
Anche per Campanella la sola conoscenza possibile è quella sensibile, punto di partenza di questa conoscenza è la sensibilità che l’anima ha di se stessa, da cui può evidenziare le modificazioni che subisce dall’incontro con altre sensazioni [la differenza di fondo con Cartesio: l’autocoscienza di Campanella è della sensibilità, non del pensiero, con tutto ciò che questo comporta].
Dalla sua fisica Campanella estrae una metafisica = ogni essere poggia su tre primalità: 1) potere (poter esistere), 2) sapere (sapere di esistere); 3) amore (amare il proprio esistere). Queste tre primalità sono limitate negli esseri finiti ed illimitate in Dio.
L’obiettivo finale di Campanella è quello di proporre uno stato ideale, da realizzare subito (ed egli ne tenterà la realizzazione). “La Città del Sole”: tutta la comunità umana è riunita in una sola comunità politica, fedele alla religione naturale (che coincide con il cattolicesimo liberato dagli abusi), guidata da filosofi sacerdoti. Caratteristiche di questa società sono il comunismo dei beni e delle donne, la divisione del lavoro, l’inesistenza di caste, una forte attenzione alla pedagogia ed all’imparare giocando. [Notevoli i punti in comune con il millenarismo di Gioacchino da Fiore che anni prima aveva predicato qualcosa di simile nelle stesse zone].

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