S. Tommaso

Nato presso Cassino nel 1225 si trasferì ben presto a Parigi e di qui a Colonia, seguendo il maestro Alberto Magno. Diventato ben presto maestro anche lui insegnò prima a Parigi e poi a Roma. In seguito fece la spola fra Parigi e l’Italia fino al 1274, quando morì durante il viaggio verso Lione dove doveva partecipare al Concilio su designazione papale.
Il pensiero di S. Tommaso rappresenta un momento decisivo per la Scolastica, attraverso la speculazione tomistica l’aristotelismo diventa infatti lo strumento perfetto per la spiegazione cristiana, e ciò senza forzare dall’esterno il pensiero di Aristotele, ma piuttosto reinterpretandolo dall’interno.
Momento chiave di questo passaggio è la netta separazione fra filosofia e teologia (tra la ricerca razionale sorretta da principi evidenti e la scienza che ha per oggetto la rivelazione divina), la prima si occupa dell’essere delle creature, la seconda dell’essere di Dio (il cambiamento radicale da operare nel sistema aristotelico è allora la netta separazione fra l’essere creato e l’essere di Dio).
Il sistema tomistico diventerà l’asse portante della Scolastica in quanto ha ha suo centro proprio la riflessione sul rapporto fede-ragione: all’uomo, che ha come fine ultimo Dio, cui non si può arrivare solo con la ragione, non basta la sola ricerca filosofica, fondata appunto solo sulla razionalità, egli deve essere istruito dalla rivelazione divina, da accettare con la fede.
Tuttavia la rivelazione non rende inutile la ragione, questa è subordinata alla fede e non può dimostrare ciò che è di pertinenza della fede, tuttavia è utile in tre modi diversi: 1) dimostrando i preamboli della fede (quelle verità la cui dimostrazione è necessaria alla fede stessa); 2) chiarendo, tramite similitudini le verità delle fede; 3) combattendo le obiezioni alla fede, che si possono dimostrare come irrazionali e dunque false.
Una ragione di questo tipo ha comunque la sua verità propria, che deriva direttamente da Dio e che dunque non può mai essere falsa, quando c’è un contrasto fra fede e ragione quindi è segno che non ci si trova di fronte a verità razionali dedotte correttamente: la fede diventa la regola del corretto procedere della ragione.
Per quanto riguarda la conoscenza S. Tommaso ritiene fondamentale la facoltà dell’astrazione tramite la quale l’uomo astrae dai corpi la forma che nella realtà è unita a loro (vedi dibattito sugli universali).
Il momento centrale della riflessione tomistica è tuttavia la rilettura della metafisica di Aristotele e la separazione dei concetti di essenza ed esistenza [L’Ente e l’essenza].
L’essenza è separata dall’esistenza ed in essa convivono forma e materia, tuttavia essa è staccata dall’esistenza: si può definire l’essenza di un uomo senza che ciò implichi che l’uomo esista realmente, essenza ed esistenza sono in rapporto come potenza ed atto, l’esistenza sta all’atto come l’essenza alla potenza. Soltanto in Dio essenza e esistenza coincidono, egli è atto puro.
Conseguentemente il termine “essere” riferito alla creatura ha un significato soltanto simile, ma non identico, all’essere riferito a Dio (analogia dell’essere). La scienza che concerne le sostanze create e si avvale dei principi che sono evidenti alla ragione umana è la metafisica. Ma la scienza che concerne l’Essere necessario, la teologia, ha una certezza superiore e principi che discendono direttamente dalla ragione divina; è perciò degna di dignità superiore a tutte le altre scienza, che nei suoi confronti sono subordinate ed ancelle.
[Il momento di rottura decisivo con il sistema filosofico aristotelico sta nella separazione dei concetti di materia e forma da quelli di atto e potenza,per Aristotele materia era uguale a potenza e forma ad atto, di conseguenza ovunque c’era forma c’era realtà in atto, in questo modo la forma diventava ingenerabile ed indistruttibile, quindi coeterna di Dio e non poteva esserci nessuna creazione e nessuna distinzione fra creatore e creatura. Nel sistema tomistico invece la consequenzialità potenza atto è spostata dal binomio materia-forma a quello essenza-esistenza].
Per quanto riguarda la possibilità di conoscere Dio, S. Tommaso esclude la possibilità di una prova ontologica, al contrario, poiché la conoscenza umana comincia dai sensi è da questi che bisogna partire, egli segnala così cinque vie: 1) prova cosmologica (se tutto ciò che si muove è mosso da altro c’è bisogno di un motore immobile); 2) prova causale (nell'ordine delle cause efficienti non si può risalire all’infinito, la prima di queste cause è dunque Dio); 3) rapporto fra possibile e necessario (poiché le cose possibili esistono solo in rapporto ad altre necessarie, vi deve essere un qualcosa di necessario in sé); 4) prova per gradi (poiché nelle cose vi sono qualità nei vari gradi, vi deve essere una qualità perfetta da cui derivano tutti gradi minori); 5) governo delle cose (poiché le cose appaiono dirette ad un fine, questo deve essere per forza stabilito da un Essere intelligente).
Etica. Poiché il fine ultimo del mondo è Dio, sommo bene, tutto è ordinato verso questo fine dalla provvidenza. Tuttavia questa non esclude la libertà dell’uomo in quanto non stabilisce solo che le cose accadano, ma anche il modo in cui accadono [?], all’interno di questa provvidenza c’è dunque spazio per la libertà dell’uomo: la volontà umana è un libero arbitrio, che non è né tolto né diminuito dall’ordinamento finalistico del mondo, né dalla prescienza divina (Dio vede tutto in un eterno presente quindi conosce i fatti degli uomini come uno spettatore che vi assiste senza intervenire [?]), e neppure dalla grazia, che è un aiuto straordinario di Dio liberamente concesso.
Il male è spiegato come privazione di bene e si presenta sotto due forme: la pena e la colpa. La prima è una deficienza nella forma che dovrebbe essere integra (es. cecità = mancanza della vista), la seconda è la deficienza di un’azione, l’atto con cui l’uomo sceglie deliberatamente di agire in maniera difforme dal volere divino. Deliberatamente in quanto l’uomo ha la capacità di scorgere il bene e tendere al bene, questa capacità è fondata sulle virtù, che sono cardinali (giustizia, temperanza,prudenza e fortezza, virtù umane, che conducono l’uomo alla felicità che può procurarsi da solo in questa vita) o teologiche (fede, speranza e carità, direttamente infuse da Dio nell’uomo e necessarie per conseguire la beatitudine eterna).
Diritto e politica. Il fondamento della dottrina politica di S. Tommaso è la teoria del diritto naturale (eredità stoica). L’uomo quindi si dà delle leggi umane che devono rispettare quelle fondamentali della natura. Tali leggi sono derivate dal popolo, ma possono essere stabilite anche dal singolo monarca che si preoccupa della collettività (e questo per S. Tommaso è il caso migliore, la monarchia, perché rispecchia più da vicino l’organizzazione del governo divino). In ogni caso però lo Stato si può preoccupare solo di indirizzare gli uomini alle virtù terrene, non può invece indirizzarli alla fruizione di Dio, che è il loro fine ultimo. un tale governo spirituale spetta soltanto a quel re che è anche Dio, cioè a Cristo e d a coloro ai quali da Cristo fu affidato, cioè ai papi. “A lui, devono essere soggetti tutti i re del popolo cristiano, giacché a colui cui spetta la cura del fine ultimo debbono essere soggetti quelli ai quali spetta la cura dei fini subordinati; costoro devono essere diretti dal governo di quello”.
[Con il tempo la figura di S. Tommaso si è affermata come quella del più grande filosofo cristiano della storia, tuttavia, prima di essere riconosciuto come tale passeranno diversi anni, tanto che agli inizi il suo pensiero era guardato con scetticismo, anche dopo la stessa canonizzazione (1323). Fino al XV secolo il tomismo resterà circoscritto al solo ordine domenicano e solo nel secolo successivo troverà altri seguaci, tra cui gli agguerriti gesuiti spagnoli. Successivamente il tomismo si andrà rafforzando sempre più all’interno della chiesa, fino a diventare l’asse portante dello stesso Concilio di Trento. Da allora si è avuto una specie di chiusura in se stesso del tomismo, in costante contrapposizione col pensiero moderno. Solo a partire dal XIX secolo si avrà una rinascita del pensiero tomistico, neo-tomismo, che coinciderà anche con una maggiore apertura verso il mondo ed il pensiero moderno].

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