Il IV sec. a.C. Sofisti
Proprio intorno al V secolo il termine sofista, che prima designava il sapiente in generale, assuma la particolare connotazione di esperto della parola.
I Sofisti operano una vera e propria rivoluzione filosofica, spostando il fulcro della riflessione filosofica dallindagine sui principi del mondo (e dalla riflessione logico- ontologica) alluomo ed alle condizioni tramite cui gli individui si rapportano fra loro, in primis attraverso il linguaggio. I Sofisti diventano quindi i filosofi dell'uomo e della città. Questo cambiamento è dovuto sia alla sfiducia nella ricerca naturalistica, che col confronto tra Eraclito e Parmenide sembra entrata in un vicolo cieco [fanno eccezione gli "atomisti"], sia, soprattutto, alla nuova situazione politica, che vede il trionfo della democrazia ateniese.
Sociologicamente parlando, i dati più importanti di questo periodo sono la crisi dell'aristocrazia, l'accresciuta potenza della borghesia cittadina, l'allargarsi dei traffici e dei commerci, il raffinarsi delle tecniche e l'avvento della democrazia. Tutto ciò comporta l'affermarsi di nuovi parametri di giudizio e un'accresciuta consapevolezza, da parte dell'uomo greco, delle sue prerogative. Dall'altro lato, la nascita di forme democratiche di direzione dello stato genera la necessità di una cultura appropriata, cui vengono incontro i Sofisti, insegnando, dietro pagamento, alle classi abbienti di Atene.
Caratteristiche fondamentali
1) Critica radicale che non si lascia arrestare dall'autorità di alcuna tradizione e che ha la pretesa di svincolare l'uomo da ogni pregiudizio (illuminismo greco).
2) Centralità del sapere e della trasmissione dello stesso. I Sofisti si propongono non solo di incrementare lo scibile, ma anche di diffonderlo [lo "scandalo", di cui furono subito accusati da Platone ed Aristotele, fu che si fecero pagare per insegnare]
3) Coscienza della molteplicità, sia dei costumi umani che delle idee.
Protagora
Luomo è misura di tutte le cose.
Poiché il divino non è indagabile tramite il pensiero umano, esso viene accantonato. Similmente anche ogni evento naturale è studiato solo in rapporto alluomo, è questultimo il soggetto senza cui non esisterebbe neanche il fatto osservato.
Conseguenza di queste premesse è linesistenza di ununica verità, vero è solo ciò ognuno riesce a dimostrare come tale grazie al ragionamento (che è sempre dialettica).
Col pensiero luomo non può cogliere né gli dei né lessere. Sul piano del pensiero - luomo non può uscire fuori da esso - qualsiasi dimostrazione dellEssere o del divino è una mera astrazione o costruzione della stessa mente. Non si nega il divino o lEssere: si accantona il problema, come problema inesistente perché umanamente irrisolvibile.
Del vero, appunto, è misura luomo. E il vero di oggi può non essere il vero di ieri. Così, sul piano logico, proprio perché logicamente il reale è inafferrabile, la tesi a può essere vera quanto la tesi b pur essendo le due tesi reciprocamente contraddittorie. Nascevano di qui le antilogie (contraddizioni) protagoree che, portate alle ultime conseguenze, porteranno nelle confutazioni e nelleristica, cioè in quella degenerazione della sofistica consistente nella confutazione di qualsiasi tesi, vera o falsa che sia, con argomenti e tecniche volti ad aver comunque la meglio nella discussione, a prescindere dalla verità o falsità delle tesi sostenute.
Per Protagora però l'impossibilità di poter cogliere una verità assoluta non porta alla paralisi ed all'anarchia totale, un metro di giudizio esiste sempre ed è quello dell'utilità dell'agire umano. Un'utilità che non è semplice edonismo, bensì tentativo di far coesistere nella polis la più ampia gamma possibile di interessi.
"Globalmente considerata, la posizione di Protagora è dunque una forma di umanismo (in quanto ciò che si afferma o si nega intorno alla realtà presuppone sempre l'uomo come soggetto del discorso o baricentro dei giudizio, cioè come criterio, regola o metro di valutazione), di fenomenismo (in quanto, per i Sofisti, non non abbiamo mai a che fare con la realtà in se stessa, ma con il «fenomeno», ossia con la realtà quale «appare» a noi), di relativismo conoscitivo e morale (in quanto non esiste una verità assoluta, cioè sciolta dai vari punti di vista, poiché ogni verità, ideale o credenza è relativa a chi giudica nell'ambito di una certa situazione)". [Abbagnano]
Gorgia
"Nulla è, anche se fosse sarebbe inconoscibile, anche se fosse conoscibile sarebbe incomunicabile."
Rispetto a Protagora, Gorgia ha indubbiamente una concezione più negativa delle possibilità conoscitive e pratiche dell'uomo.
Partendo dalla negazione della "realtà assoluta" o comunque della possibilità umana di conoscerla o comunicarla tramite il linguaggio, Gorgia mette in crisi tutto il sistema filosofico precedente. Fondamentale diviene invece la retorica, larte della parola, lunica che può indicare agli uomini il modo in cui comportarsi.
Le argomentazioni di Gorgia sono ad alto livello logico (saranno riprese da Platone nel Parmenide ) e implicano che alluomo non resta che il mondo degli uomini che è il mondo dellillusione e delle opinioni, degli affetti, su cui si agisce mediante la parola e larte della parola (retorica)"
"Di conseguenza, il messaggio più profondo di Gorgia sembra essere l'agnosticismo e lo scetticismo metafisico, cioè la persuasione dell'impotenza umana a parlare dell'essere e delle strutture del reale. Il risultato conclusivo della sua dottrina è dunque la distruzione di ogni possibilità di metafisica, cosmologia o teologia e la sfiducia completa nelle possibilità conoscitive della nostra mente, soprattutto quando, andando oltre l'esperienza, pretende di accedere a qualche assoluto metafisico. In tal modo con Gorgia troviamo la prima, esasperata, messa in discussione occidentale della metafisica e l'anticipazione di schemi di pensiero che vanno dagli empiristi a Kant a gran parte del pensiero occidentale". [Abbagnano].
I vari campi investiti dalla rivoluzione dei Sofisti
Storia
Si va affermando in questo periodo una nuova concezione della storia e dell'evoluzione della specie umana: non più il mito della decadenza progressiva dell'umanità (Esiodo), bensì la consapevolezza di una continua evoluzione dell'uomo. In particolare l'uomo si differenzia dagli animali costituendo le prime società e creando le "tecniche" (Protagora).
Il problema delle leggi
Le leggi non sono più un'emanazione divina, esse sono fatte dagli uomini, proprio per questo però occorre trovare una giustificazione all'obbedienza dovuta ad esse. Le strade sono due: da una parte l'accettazione delle leggi degli uomini in quanto unico mezzo per tenere insieme la società (che è poi una delle caratteristiche fondamentali dell'essere uomo) [Protagora].
Dall'altra la contrapposizione fra leggi umane e leggi naturali (in primis eguaglianza di tutti gli individui), con conseguente svalorizzazione delle leggi umane e della necessità di attenervisi (la legge diventa infatti uno dei mezzi con il quale il potente sottomette il debole e fa i suoi interessi [Crizia]).
La religione
Lo scetticismo metafisico dei Sofisti porta ovviamente a posizione ateistiche e/o agnostiche, il problema di Dio viene accantonato, la visione sacrale dell'esistenza propria della Grecia antica viene rotta definitivamente.
Il Linguaggio
L'importanza della parola è una delle grandi scoperte dei Sofisti, essi tuttavia non si limitano a celebrarne la potenza, la tematizzano sul piano filosofico, ne studiano i problematici rapporti con la realtà e la verità. Per gli antichi filosofi il linguaggio non costituiva un problema poiché essi quasi identificavano la cosa reale, il pensiero che la conosce e la parola che l'esprime. I sofisti invece in virtù della loro impostazione filosofica scuotono queste primitive certezze e fanno esplodere la crisi circa il rapporto tra il linguaggio da un lato, la verità e la realtà dall'altro.
Protagora, con le sue Antilogie (discorso doppio), apriva il campo del possibile al diverso, all'altro, ponendo il presupposto della democrazia: la legittimità cioè di opinioni opposte.
Mentre in Protagora esiste ancora un rapporto linguaggio-realtà (basato sul criterio dell'utilità), Gorgia va oltre: la parola non ha alcun potere rivelativo nei confronti della realtà, diventa qualcosa di completamente autonomo. In mancanza di ogni criterio di giudizio extralinguistico la parola è tutto, la retorica si sostituisce alla filosofia.
Nonostante le estremizzazioni degli ultimi Sofisti (eristica: arte del vincere le discussioni, indipendentemente dal valore delle affermazioni dell'avversario), che provocano le critiche di Platone ed Aristotele e la conseguente messa la bando di tutta la scuola fino ai giorni nostri, queste discussioni sul rapporto linguaggio-realtà segnano la transizione da una fase acritica della problematica filosofica, fondata sul postulato dell'identità fra i due termini, ad una fase critica, contrassegnata dalla consapevolezza della problematicità del loro rapporto.
I primi sofisti rivendicano tutti il potere umano di produrre conoscenza e valori, liberi dai pregiudizi e dalle remore che la tradizione oppone allintelligenza umana. La riflessione dei sofisti implica una centralità della politica, vista come dimensione essenziale delluomo, che è tale proprio in quanto dialoga con gli altri uomini e si dà leggi per convivere nella polis. Teatro dellattività dei sofisti sarà infatti lAtene di Pericle, loro avversari saranno soprattutto i conservatori che succederanno a Pericle.
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