I Naturalisti: Mileto e la Scuola Ionica

Il problema dei presocratici
Con il termine presocratici si intendono generalmente tutti i pensatori greci che hanno preceduto Socrate ed i suoi seguaci. In realtà di questi filosofi non abbiamo che notizie indirette, i pochi frammenti che ci sono giunti sono quelli riportati da Aristotele e dai suoi discepoli, che spesso però li hanno inseriti in contesti totalmente diversi da quelli originari. A ciò va poi aggiunto che si tratta di pensatori che hanno operato in condizioni diverse, ognuno con le sue peculiarità, in un periodo di anni che va dal VII secolo a.C. a fin dopo la morte di Socrate.

Il problema della sostanza primordiale
(Abbagnano)
Il pensiero dei primi filosofi si incentra soprattutto sul problema della realtà primaria. Di fronte allo spettacolo multiforme del reale gli Jonici si convincono che, al di sotto di tutto, esiste una realtà unica ed eterna, di cui ciò che esiste è passeggera manifestazione.
Essi denominano tale sostanza arché (principio), intendendo con questo concetto la materia da cui tutte le cose derivano e la forza o legge che spiega la loro nascita e la loro morte.

Mileto e la formazione del pensiero ionico
Mileto è un centro di frontiera dell’Asia Minore, vi convergono culture diverse, la sua economia è basata soprattutto sul commercio e sulla navigazione, ha un governo democratico, i suoi abitanti dunque hanno bisogno di strumenti nuovi, diversi dal sapere descrittivo dei vecchi miti (che riportavano un volere divino dato), strumenti che possono renderli capaci di affrontare la natura, spiegarla e soprattutto intervenire nel corso dei suoi fenomeni.
Talete (Mileto VII - VI sec. a.C.)
Considerato generalmente il primo dei filosofi, non ha lasciato opere scritte.
Egli non fu propriamente né filosofo né scienziato, fu piuttosto un osservatore della natura ed un “inventore”, tuttavia egli per primo si occupò del problema del principio originario, causa di tutte le cose che sono.
Il Principio (arché) è la causa di tutte le cose, il fine delle stesse e la loro sostanza. Questo principio dai primi ionici è stato denominato physis (natura) ovvero realtà prima e fondamentale. Da qui il nome di Fisici o Naturalisti per quei filosofi che, a partire da Talete, indagarono intorno a questo principio.
Talete identifica questo principio con l’acqua, egli osserva infatti come tutta la vita sia condizionata dall’umidità (per far ciò si affida al logos e non ai miti fantastici o religiosi) e dunque identifica la vita con l’acqua e la morte con il disseccamento. Naturalmente l’acqua di Talete non è il semplice elemento che beviamo, bensì è un principio liquido totalizzante che coincide con il divino. Un divino ingenerato, dotato di vita e di anima e che pervade di sé ogni cosa.
Anassimandro (Mileto VI sec. a.C.)
Discepolo di Talete, compose un trattato Sulla Natura (primo scritto greco in prosa, per non costringere il logos nella forma dei versi) di cui ci è giunto un frammento.
Per Anassimandro il principio di ogni cosa non è l’acqua, bensì una natura in-finita ed in-definita, a-peiron (privo di limiti). Lo sfondo su cui devono per forza collocarsi tutte le altre cose, che invece sono finite e limitate.
Per la prima volta dunque una principio che non coincide con uan sostanza materiale immediatamente identificabile.
Questo principio abbraccia e circonda, governa e regge tutte le cose, tutto si genera da esso ed è in esso, esso è immortale e indistruttibile, senza fine né inizio.
Il divino non è altro dal mondo, bensì è l’essenza stessa del mondo (senza per questo implicare posizioni ateistico - materialistiche).
Anassimandro si pone anche il problema del come e del perché dal principio derivano tutte le cose e risponde teorizzando un mondo di opposti, generati dall’apeiron, che lottano continuamente per sopraffarsi l’un l’altro, di qui l’ingiustizia ed il bisogno di espiazione come motori del mondo (influenze dei miti orfici). Nonostante queste concessioni alla religione Anassimandro offre anche un tentativo di sistemazione razionale del cosmo, con una terra cilindrica sospesa nel vuoto ed una vita che nasce dall’acqua e si evolve da forme elementari a forme superiori.
Anassimene (Mileto VI sec. a.C.)
Discepolo di Anassimandro, anch’egli autore di uno scritto Sulla Natura, di cui ci sono giunti tre frammenti.
Per Anassimene il principio diventa “aria infinita”, questo per cercare di razionalizzare il discorso di Anassimandro, eliminando i richiami ad i miti religiosi. Anassimene si concentra infatti sulla condensazione e sulla rarefazione dell’aria (che in questi modi si trasforma in acqua e fuoco): per la prima volta un cambiamento “quantitativo” spiega l’origine di tutte le cose, è la più piena espressione della scuola di Mileto.

Senofane (Colofone VI - V sec. a.C.)
Nella sua opera la concezione ionica, naturalista, si scontra contro la visione degli dei tradizionali e del mito omerico. Egli critica infatti l’antropomorfismo della religione classica e teorizza invece un cosmo in cui il principio di tutto è la terra (gaia), principio insieme fisico e divino.
Già con Senofane è iniziato il tramonto di Mileto: altre città del mondo greco (ad esempio nell’Italia meridionale) erediteranno il suo dinamismo sia economico che culturale.

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