La Rivoluzione industriale [Rivoluzione industriale come processo che ha trasformato l’uomo da agricoltore-pastore a manipolatore di macchine inanimate (M. Cipolla). Paragonabile alla rivoluzione neolitica]
Le tappe principali
1750 - 70
inizio della rivoluzione industriale in Inghilterra
1780 - 1830 sviluppo del settore tessile, che diventa trainante per il resto dell’economia (maggiore estrazione di carbone, maggior produzione di ghisa, macchine migliori, riapplicazione nel tessile…)
1830 completa meccanizzazione delle operazioni di filatura (per la tessitura il processo sarà più lento)
1820 - 1850 Graduale scomparsa della tessitura a mano, affermazione dei telai meccanici, fine del lavoro a domicilio, spostamento della produzione nelle fabbriche (dalla campagna alla città)
1800 - 1850 Raddoppio della popolazione inglese, Triplica quella urbana
1830 IIª fase della rivoluzione industriale: settore trainante diventano le ferrovie
1850 Oltre 10.000 Km di ferrovie in Inghilterra
1830 Inghilterra = 80% della produzione mondiale di carbone
1840 Inghilterra = 78% della potenza (in cavalli vapore) delle macchine europee
1850 Inghilterra = 50% della produzione mondiale di ferro
Indice di Bairoch, elaborato tenendo conto dei consumi di energia, della popolazione e delle produzioni strategiche
situazione al 1860:
Inghilterra = 100; Belgio = 51; Usa = 34; Francia = 24; Germania = 17; Italia = 10; Russia = 6.
Elementi principali della superiorità inglese sono:
1) avanzamento tecnologico
2) possesso di materie prime
3) presenza di un mercato nazionale (fattore determinante): formatosi a seguito della penetrazione capitalistica in agricoltura: rivoluzione agricola come premessa indispensabile di quella industriale

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La rivoluzione agricola
Tra il 1800 ed il 1850 aumento del 50% della produzione agricola, del 100% della produttività per ettaro. Elementi fondamentali di questa rivoluzione, prodottasi inizialmente in Inghilterra sono:
- miglioramento della scienza agraria (rotazione, concimi chimici)
- potenziamento della zootecnia
- investimenti per aumentare la produttività
- meccanizzazione dell’agricoltura
- aziende gestite da affittuari con mentalità capitalistica
- produzione per la vendita
- eliminazione della proprietà familiare e della produzione per l’autoconsumo
- eliminazione dei coltivatori diretti (trasformati in salariati acquirenti di prodotti)
Conseguenza principale è il diffondersi del pauperismo rurale: da piccoli proprietari a braccianti alla mercé del mercato (anche a seguito della contemporanea eliminazione dei residui feudali di protezione sociale delle classi povere). Risposte al fenomeno sono l’emigrazione, l’urbanizzazione, la sovrabbondanza di manodopera per le nascenti manifatture.
A trarre beneficio da questa situazione è un nuovo ceto borghese, arrivato alla proprietà attraverso le recinzioni o l’acquisto di beni ecclesiastici, esso lentamente soppianta la vecchia aristocrazia.
Le Italie agricole
Distinzione netta tra le varie parti del Paese, che peserà sulla futura evoluzione economica-politica-sociale:
- Nord, Pianura Padana: rivoluzione agricola classica, capitalismo nelle campagne
- Centro: mezzadria, scarsi investimenti, autoconsumo
- Meridione: latifondo, produzione per il mercato in settori limitati, vecchia aristocrazia
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Per colmare il divario negli altri Paesi interviene lo Stato, come soggetto promotore di sviluppo (inizialmente il dibattito è acceso e la scelta a favore dello sviluppo di tipo capitalistico sul modello inglese è tutt’altro che scontata, destano preoccupazione infatti: le tensioni sociali; le crisi ricorrenti; la tradizione liberale connessa allo sviluppo economico; le brutture delle città industriali).
L’intervento statale si articola soprattutto lungo due direttrici:
- finanziamento di ferrovie
- regolazione del mercato: introduzione di dazi per la protezione delle merci nazionali (con varie fasi a seconda del settore che preme di più difendere: inizialmente tessile, a seguire minerario, meccanico-siderurgico). Si sviluppa nel periodo, prima ovviamente in Inghilterra, il dibattito fra protezionisti e liberisti (quest’ultimi trionfano proprio in Inghilterra, ottenendo l’abolizione del dazio sul grano)
In Europa il primo Paese a seguire l’esempio inglese è il Belgio (ricchezza di materie prime, accumulazione di capitali).
Francia: crescita di un tessuto industriale, ma permanere di rigidità nelle campagne
Germania: la frammentazione politica frena il processo di sviluppo, permane il potere dell’aristocrazia terriera (Junkers)
Russia: avvio della rivoluzione industriale solo dopo il 1880
Spagna: unico esempio di mancanza completa della rivoluzione industriale (peso del passato)
Italia: sviluppo a partire dalle regioni in cui c’è già stata la rivoluzione agricola (Piemonte e Lombardia), forte presenza di investitori stranieri.
- Lombardia: seta e cotone, macchinari nel bresciano
- Piemonte: lana e cotone, indotto meccanico in Liguria
- Veneto: lana a Schio e Valdagno (Lanificio Rossi)
- Mezzogiorno: stabilimenti nella valle del Liri, fioritura brevissima, carenze strutturali.

La seconda rivoluzione industriale (1850 - 1870)
Sue caratteristiche peculiari sono:
- sviluppo dei mezzi di trasporto, ferrovie innanzitutto. Agli investimenti in campo ferroviario si lega infatti un “circolo virtuoso”: aumento della rete ferroviaria, ampliamento dei mercati, crescita della domanda, crescita della domanda di materie prime, incrementi nell’industria siderurgica, incrementi nell’industria mineraria, necessità di potenziare i trasporti.
Il boom è collegato quindi non tanto allo scambio di beni di consumo, quanto alla domanda di beni capitale (ferrovie e macchinari). Le capacità di consumo delle masse popolari sono ancora estremamente limitate.
- profonda meccanizzazione dell’agricoltura: dissolvimento della tradizionale economia contadina, proletarizzazione dei contadini, afflusso di forza lavoro dalla campagna alle città.
- divisione internazionale del lavoro: l’Inghilterra, seguita dai paesi più sviluppati, rinuncia all’autosufficienza alimentare, decidendo di scambiare i propri prodotti industriali con i prodotti agricoli delle nazioni meno sviluppate.
- necessità di grossi investimenti (e di un lungo termine di immobilizzo, al contrario che nella prima rivoluzione industriale, quando erano sufficienti i capitali dell’accumulazione precedente e gli investimenti si trasformavano rapidamente in profitti). È necessario ora un reperimento dei capitali su larga scala, servono nuove istituzioni e nuove strutture giuridiche (nuove banche, borse valori, società per azioni).
Esempio del nuovo tipo di banca è il Credit Mobilier dei fratelli Pereire, concepito in funzione dello sviluppo industriale per la raccolta di risparmio di massa.
Con le società per azioni invece il capitale assume capacità giuridica propria, indipendente dalle persone fisiche.
- ampiezza dei cambiamenti che non riguardano più solo l’Inghilterra: nascita delle città industriali in tutta Europa; emigrazione verso l’America (inizialmente solo dai paesi più sviluppati); ricerca di nuovi mercati per sfruttare la meglio i nuovi sistemi produttivi.
Si avvia quel processo di colonizzazione, accelerato poi dalla crisi del 1873, che doveva portare all’unificazione del mondo per opera degli europei, con la forza, ma anche con il loro modo di produzione e quindi con i loro valori e la loro cultura.


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