La Rivoluzione scientifica

Caratteri generali
1) Concezione della natura come ordine oggettivo e causalmente strutturato di relazioni governate da leggi.
La natura diventa un oggetto che non ha nulla a che fare con la dimensione dello spirito, pertanto non ci si può riferire ad essa in termini di “valori” umani. La natura ha un ordine causale in cui è possibile scoprire delle relazioni di causa ed effetto (l’unica causa accettata è però quella efficiente, la scienza non cerca il perché ultimo). Ciò che interessa della natura non sono le essenze (intorno a cui si può dire ben poco razionalmente), bensì le relazioni; sono queste ad essere studiate poiché in natura non può esistere un fatto isolato da un contesto. Le relazioni fra fenomeni naturali sono determinate da leggi immutabili, che l’uomo può scoprire ed esprimere in forma matematica.
2) Concezione della scienza come sapere sperimentale-matematico, intersoggettivamente valido, che ha come scopo la conoscenza della natura ed il suo dominio a vantaggio dell’uomo.
La base della scienza è l’osservazione dei fatti, le ipotesi valgono per il loro valore empirico, non per le possibili giustificazioni razionali. Il linguaggio della scienza è la matematica, la natura infatti è studiabile con precisione solo se si quantificano le relazioni fra fenomeni. Proprio per queste sue caratteristiche il sapere scientifico è un sapere universalmente valido, non sottoposto a nessuna condizione soggettiva (come ad esempio nella magia). Tanto più questa scienza riesce ad essere obiettiva e disinteressata, tanto più essa consegna nelle mani dell’uomo il potere di dominare la realtà circostante. La scienza antica è non oggettiva ed inutile, quella moderna è oggettiva ed utile.

Fattori che preparano la nascita della scienza moderna
1) I mutamenti sociali che creano nuove classi sociali interessate al miglioramento delle prestazioni di uomini e macchine. La scienza moderna nasce già saldata con la tecnica: sono i nuovi bisogni, concretizzatisi in nuove esigenze tecniche, a richiedere un sapere sempre più oggettivo e quindi utile. (Nel mondo antico e medievale non esistevano invece vere classi sociali interessate al progresso tecnico, schiavitù e servitù della gleba rendevano superflui i miglioramenti tecnologici)
2) Interdipendenza scienza-tecnica: i vecchi artigiani hanno sempre più bisogno di conoscenze scientifiche per far fronte alle richieste dei committenti; i nuovi scienziati hanno bisogno della collaborazione di bravi artigiani per la costruzione di strumenti sempre più precisi. (Nel mondo antico e di quello medievale era fortissimo il pregiudizio culturale che divideva nettamente ogni attività speculativa dalle attività manuali, considerate indegne).
3) Il finalismo, l’antropomorfismo, la metafisica sostanzialistica, l’assenza della quantificazione matematica e dell’esperimento, uniti al dogmatismo intellettuale, sono stati i principali ostacoli allo sviluppo della scienza moderna, il graduale emergere di momenti di frattura con una simile realtà filosofica (anche tramite il recupero filologico di pensatori alternativi come Democrito) è essa stessa una causa del successivo affermarsi della scienza moderna.
Se questi sono i motivi di fondo che favoriscono l’affermazione della scienza moderna le forze che invece sono fermamente schierate contro sono la vecchia tradizione culturale ed i teologi. La prima era direttamente messa in discussione, sia a livello di contenuti, sia a livello di concetti di base, per la negazione di ogni tipo di finalismo e per lo spostamento verso l’esperienza a scapito della deduzione teorica e dei dogmi del passato (in questa tradizione culturale possiamo inserire anche tutto il mondo della magia). I secondi perché comprendevano chiaramente che oltre alla negazione di molti dei contenuti della fede (si pensi alle affermazioni bibliche sull’immobilità della Terra), era in discussione un intero modo di porsi di fronte alla fede ed all’autorità (analizzate ora partendo da un punto di vista razionalistico e quindi molto più spregiudicato), che avrebbe potuto condurre a profondi sconvolgimenti in tutti i settori (dall’etica alla politica).

La rivoluzione astronomica
La prima fase di quella che sarà la rivoluzione scientifica è la rivoluzione astronomica, il cambiamento radicale cioè nella visione dell’universo che trasforma il mondo chiuso in un universo infinito. Si tratta quindi di cambiamenti che vanno ben al di là della semplice sfera astronomica, configurandosi come avvenimenti filosofici, che hanno finito per mutare la visione complessiva del mondo che per secoli era stata propria dell’Occidente.
La concezione aristotelico-tolemaico prevedeva infatti un mondo sostanzialmente unico, chiuso, finito, fatto di sfere concentriche, geocentrico e diviso in due parti qualitativamente distinte.
A partire da Copernico tutta questa visione dell’universo è rimessa in discussione. Proprio lo studioso polacco sarà l’iniziatore di questo cambiamento poiché trovando antieconomica la sistemazione Tolemaica cercherà nella filosofia antica altre ipotesi (ricerca filologica), arrivando a riscoprire il sistema geocentrico. Si tratta tuttavia di un mondo ancora chiuso, ancora non tropo dissimile da quello aristotelico e difficilmente giustificabile in base alle sole osservazioni ed alle sole conoscenze fisiche disponibili nel periodo (un primo passo in avanti ci sarà con gli studi di Kepler, ma sarà solo Galileo a trovare risposte adeguate alle critiche degli aristotelici).
Il vero passaggio a quella che per molti versi è ancora la nostra visione del mondo (se si esclude la rivoluzione portata dalla fisica di Einstein) si avrà solo con Giordano Bruno che, partendo da presupposti tutti metafisici, elaborerà per primo la visione di un mondo infinito. Caratteristiche fondamentali, e rivoluzionarie, dell’universo di Bruno sono: 1) abbattimento delle mura esterne dell’universo (l’universo non è più racchiuso da sfere celesti); 2) pluralità di mondi e loro abitabilità (il sistema solare si riproduce intorno a tutte le altre stelle fisse, dunque la terra non è unica e probabilmente anche l’uomo non è unico); 3) identità di struttura tra cielo e terra (cade definitivamente la distinzione tra una realtà terrena imperfetta ed una celeste perfetta); 4) geometrizzazione dello spazio cosmico (non essendosi distinzione tra cielo e terra lo spazio è un tutt’uno omogeneo, senza un centro vista la mancanza di un punto di riferimento assoluto); 5) infinità dell’universo (è questa l’intuizione da cui Bruno elabora tutto il suo sistema filosofico, da lui collegata alla necessità di un mondo infinito come creazione di un Essere infinito).
La nuova visione del mondo, soprattutto della sua infinitezza e del posto assolutamente periferico che vi occupa la terra, ha effetti dirompenti su tutto il sistema del sapere. Da una parte l’uomo perdeva il suo ruolo di essere unico e la terra diventava un luogo insignificante dell’universo, dall’altra era definitivamente infranta la barriera tra cielo e terra (e quindi quest’ultima assurgeva ad un rango superiore). Univoca invece la lettura da parte della Chiesa, critica sia perché vedeva messa in discussione le verità della Bibbia, sia perché le si prospettavano problemi complessi, collegati soprattutto alla pluralità dei mondi abitati (in ognuno di essi Cristo si era incarnato, o negli altri non ve nera stato bisogno, il loro cristianesimo era uguale a quello terreno, ecc).

Il concetto di “paradigma” scientifico (T.S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche)
Kuhn ha introdotto il concetto di “paradigma” per indicare le caratteristiche di una scienza nel momento in cui essa appare la base di ogni ulteriore ricerca, diventa quindi un modello che dà origine ad una tradizione. Quando si afferma un paradigma il campo della ricerca si precisa e si restringe, gli studiosi si specializzano (chi non si adatta rimane un isolato); nelle fasi successive la scienza non mirerà a produrre novità fondamentali, ma si impegnerà semplicemente a determinare i fatti importanti in relazione al paradigma, confrontare i fatti con la teoria e articolare la stessa in modo che possa essere onnicomprensiva. Il paradigma quindi non è solo una spiegazione scientifica di alcuni fenomeni, esso è una costruzione concettuale complessiva, che orienta nella scelta dei problemi e dei criteri secondo cui affrontarli; il paradigma comprende in genere anche un’idea di ciò che è scienza, in base a questa lo studioso sceglie gli oggetti che giudica degni di interesse (e ne scarta altri), vede alcuni problemi ed altri no.
Il passaggio da un paradigma ad un altro avviene quando le anomalie rispetto a ciò che è collegabile con la teoria diventano troppe, quando le domande che una teoria pone sono molte più delle risposte che essa da, allora si creano le condizioni favorevoli a una “rivoluzione” del sapere. Lo sviluppo scientifico non è quindi un processo di accumulazione continua, bensì un processo fatto di crisi e rotture con la tradizione.Quando si impongono nuovi quadri concettuali non significa soltanto che si danno risposte più corrette a vecchi problemi, ma che si cambiano problemi stessi su cui la ricerca si svolge (un nuovo paradigma è tanto più interessante quante più sono le ricerche ora possibili e prima inimmaginabili). La rivoluzione astronomica del seicento è un esempio di cambio di paradigma (altro esempio potrebbe essere l’affermarsi della fisica quantistica o, più recentemente delle scienze del caos).

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