Irrazionalismo e Iª Guerra Mondiale
La società di massa
La fine dell800 vede l'irrompere delle masse nella società:
- come consumatrici di beni (soprattutto piccola e media borghesia): ciò è possibile grazie alla diminuizione dei prezzi dei prodotti (a seguito dellavanzamento tecnologico) e grazie al generale innalzamento del tenore di vita in queste classi. Il periodo a cavallo tra i due secoli si caratterizza quindi per 1) lavvento dei grandi magazzini (moderni tempi del benessere); 2) la nascita della pubblicità; 3) la trasformazione della stampa in industria (riviste per un pubblico piccolo borghese, romanzi dappendice); 4) invenzione del cinema; 5) estensione della radiofonia; 6) uso massiccio dei mezzi di trasporto (non più solo per necessità); 7) imitazione da parte delle fasce meno ricche di modi di vita dei ceti più ricchi (es. vacanze estive)
- come referenti dei nuovi partiti politici di massa: partecipazione mai vista alla vita politica, cambiamento radicale della vecchia società liberale elitaria (nellorganizzazione dei partiti, nei modi e nei contenuti dei messaggi politici, con lemergere della figura del leader, nella natura stessa dellattività politica).
Psicologia delle folle
- G. Le Bon: folla come qualcosa di diverso dalla somma dei singoli, è dominata dall'inconscio, ogni sentimento è esasperato dalla potenza creata dal numero, dalla suggestionabilità, dallirresponsabilità individuale. Nella folla ogni individuo è guidato più dall'inconscio che dalla ragione, a livello intellettuale la folla è sempre inferiore al singolo, a livello morale però può essere capace di sacrifici e gesti eroici.
- S. Freud: approfondimento delle tesi di Le Bon. Nella folla agiscono soprattutto meccanismi di identificazione, il ruolo principale è quindi giocato dalla relazione leader-singolo
- W. Reich: stretto nesso fra fascismo e piccola borghesia. La personalità autoritaria del piccolo borghese (fondata nella repressione sessuale della famiglia tradizionale) si identifica perfettamente con la figura di leader carismatico del duce fascista.
- Scuola di Francoforte: la psicologia delle folle è comunque reazionaria perché presuppone come naturali le masse, mentre esse sono un prodotto artificiale della civiltà moderna, prodotto pronto per luso da parte del dittatore di turno o del mercato tramite la pubblicità (consumo di massa).
- Mosse, De Felice: studio del fenomeno del consenso nei regimi totalitari, delle sue manifestazioni, dei suoi riti, del suo valore.
Crisi della cultura liberale: nazionalismo e irrazionalismo
Passaggio di consegne fra lOttocento positivista (fede nella scienza, progresso come progresso tecnico, fiducia nella liberaldemocrazia), che aveva esaltato le sue idee universali ed astratte (umanità, storia-progresso, libertà, uguaglianza) e la realtà di inizio secolo che si mostra completamente diversa (dal venir meno della fede nel progresso si rimettono in discussione tutte le idee astratte del secolo precedente).
Non si parla più dellumanità in generale ma di popoli diversi, irriducibili gli uni agli altri. È il momento di un nuovo concetto di nazione: non più il popolo delletà illuministica, non più la concezione romantica della nazione (che nella sua ambivalenza accostava il diritto allautodeterminazione con le rivendicazioni di supremazia di un popolo sullaltro), bensì un concetto nuovo, fondato sulla concretezza delle vicende della storia (conflitti perenni) e della quotidianità, fortemente influenzato dai fattori geografici, climatici ed ambientali, dalle nuove esigenze economiche.
Proprio attraverso questo cambiamento passa una delle mutazioni radicali del periodo: la competizione fra le nazioni può essere risolta solo con la guerra, tramonta il mito della pace perpetua di Kantiana memoria. La guerra diventa un momento positivo ed ineliminabile, attraverso essa la nazione si invera e si realizza pienamente. Ormai il campo è aperto al razzismo ed allirrazionalismo in genere. Lagire umano non è più legato esclusivamente alla ragione, linconscio diventa fondamentale per rendere accettabili determinati comportamenti: la ragione non guidava più il corso della storia [Freud, Bergson, Pareto] e neppure il comportamento umano, il suo posto era stato preso dalla nazione, dalla passione, dallirrazionale. Da un qualcosa che nella sua essenza era incontrollabile e distruttivo.
La Iª Guerra mondiale
Le cause
- permanente conflitto Franco-Tedesco
- spinta espansionistica della Germania
- questione balcanica (nazionalismi e dissoluzione di due imperi)
- intricato sistema di alleanze fra le varie potenze
- clima culturale dominato da nazionalismo, irrazionalismo e militarismo
- imperialismo
- fine della supremazia Britannica in Europa e necessità di definire nuovi equilibri continentali.
Le caratteristiche peculiari
- dimensioni (oltre 30 paesi)
- partecipazione di tutte la popolazione (chi non combatteva in trincea produceva in fabbrica, inoltre le nuove armi permettevano di colpire direttamente la popolazione civile)
- superiorità militare strettamente legata allefficienza dellapparato industriale
- dirigismo statale in economia e tentazioni autoritarie in politica
- nuove armi (sottomarini, aviazione, armi chimiche)
- guerra di trincea
I fatti
estate 1914: inizio ostilità, attacco della Germania a Francia e Belgio
stabilizzarsi di una guerra di trincea (anche sul fronte italiano dopo il 1915)
blocco navale inglese - guerra sottomarina tedesca
1917 anno di svolta:
- intervento USA (motivi ideologici: liberismo e liberalismo; motivi economici: legami con lintesa)
- crollo del fronte interno in tutti i paesi (mobilitazione propagandistica con esiti diversi)
- Rivoluzione russa
- Disfatta di Caporetto (la parola dordine diviene difesa della patria)
1918 Crollo economico-industriale e politico della Germania (mito della pugnalata alle spalle)
Il dibattito italiano fra interventisti e neutralisti
neutralisti:
- socialisti: il ritardo nellentrata in guerra dellItalia permette al PSI di restare fedele alla tradizione internazionalista
- cattolici: si uniscono motivi culturali e indecisione nel fare guerra allAustria cattolica
- Giolitti e il neutralismo democratico: guerra lunga, Italia impreparata, possibilità di ottenere per via diplomatica gli stessi vantaggi (per le terre irredente si poteva aspettare anche latteso crollo dellimpero austro-ungarico).
interventisti:
- democratici: continuare la lotta Risorgimentale contro lAustria (sono i primi a farsi sentire)
- rivoluzionari: guerra rivoluzionaria contro gli imperi centrali
-nazionalisti: irrazionalismo e militarismo, volontà di potenza, espansionismo (verso il Mediterraneo orientale), occasione per restringere le libertà parlamentari
- gruppi industriali: imperialismo, buone occasioni per ottenere forniture militari
Gli interventisti rappresentavano quindi un fronte composito e minoritario allinterno del paese, essi però si mossero con energia, trovarono larghi appoggi nella stampa e fra gli intellettuali, e riuscirono a spostare gradualmente le posizioni del governo italiano da un neutralismo assoluto, ad un neutralismo attivo (contrattato in cambio di vantaggi territoriali), fino al Patto di Londra (aprile 1915): intervento al fianco dellIntesa (con dichiarati scopi espansionistici e di egemonia sullarea adriatica e del Mediterraneo Orientale).
La Pace
- Dissoluzione di due imperi (ottomano e austro-ungarico, tre se si considera anche la Russia)
- Trattati di Versailles (per rimarcare la rivincita francese): Inghilterra e Francia dettano le condizioni, Wilson accetta battendosi soprattutto per listituzione della Società delle Nazioni (che avrebbe poi riparato ai torti dei trattati di pace), lItalia è di fatto esclusa (mito della vittoria mutilata, pochi vantaggi proprio sullAdriatico, questione Fiumana: occupazione dei legionari di DAnnunzio nel 1919, Trattato di Rapallo nel 1920, Fiume città libera, annessione di Fiume allItalia nel 1924)
- Scontro tra la vecchia diplomazia europea e gli ideali di Wilson (14 punti), tra una concezione della politica estera come equilibrio fra potenze ed una concezione idealista, favorevole allautodeterminazione dei popoli, al libero scambio, alla fine dellimperialismo (in realtà nella posizione americana coincidevano interessi nazionali, gli Usa si apprestavano a diventare la prima potenza mondiale e quindi avevano tutto da guadagnare da un liberismo completo su scala mondiale, e convinzioni ideologiche, eliminare alla radice le possibili cause di conflitto, onorare la propria tradizione di ex colonia liberatasi, fede nella libertà)
- In tutte le realtà ci si comportò solo in base agli interessi delle potenze vincitrici, i territori degli imperi dissolti vennero divisi a tavolino, senza tener conto delle realtà locali (da lì lorigine di molte situazioni di tensione internazionale, es. Kurdistan o Palestina)
- Impostazione punitiva per la Germania: Alsazia e Lorena alla Francia, ritocchi territoriali a favore di Belgio, Danimarca e Polonia, passaggio di tutte le colonie alla Società delle Nazioni (di fatto a Francia ed Inghilterra), limitazione delle possibilità di riarmo, pesanti riparazioni (in realtà lumiliazione tedesca era di proporzioni inaccettabili e diventava essa stessa uno dei motivi di tensione alla base del successivo conflitto mondiale).
Letterati al fronte
La prima guerra mondiale vede la partecipazione di numerosissimi intellettuali italiani, che, abituati a riflettere sugli eventi cui partecipavano, ci hanno lasciato preziosissime testimonianze:
- delle condizioni di vita nelle trincee
- riflessioni sullinsensatezza della guerra e della disciplina militare
- della solidarietà umana tra persone di diversissima provenienza (culturale, economica,geografica)
- delle motivazioni particolare che hanno spinto la gran parte di loro ad accettare la guerra: la volontà di non sentirsi più un corpo separato dal resto della nazione, di riallacciare solidarietà spezzate, di condividere uno sforzo collettivo, di cercare un riscatto, una catarsi rispetto alla propria esistenza borghese (ma anche la semplice verifica delle proprie posizioni letterarie, come nel caso del futurismo e di Marinetti: velocità, rumore, eroismo, erotismo, gioco, rottura delle regole).
Più in generale in Europa la Guerra divenne un momento di riflessione sul ruolo dellintellettuale e delluomo di cultura in genere: rimanere al di sopra delle parti e contrastare la guerra o schierarsi con i propri concittadini. La prima fu la scelta di Rolland e Croce (la cultura è più importante della patria, va tutelata restando al di sopra delle parti), la seconda fu invece la strada seguita da molti intellettuali tedeschi che fecero propria lanalisi di Thomas Mann: la guerra in corso era uno scontro tra la Zivilisation (superficiale, razionalistica,utilitaristica, fondata sul progresso materiale) contro la Kultur (la profonda tradizione tedesca: irrazionalismo, filosofia, religione, musica, popolo).
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