La filosofia negli Stati Uniti

Fino al pragmatismo il pensiero americano è una riproposizione del pensiero europeo, con sfumature particolari: diminuzione della carica polemica; ottimismo; fiducia nell’uomo; tensione verso la costruzione di un mondo migliore.
Tre correnti principali: puritanesimo; illuminismo; trascendentalismo.
- illuminismo: non lotta contro i privilegi feudali, ma mezzo per costruire la nuova società americana: diritto a cercare la felicità (Jefferson)
- trascendentalismo: (è il romanticismo americano); Emerson: Dio è la superanima che si manifesta nel mondo, lo dirige, lo fa progredire; identità fra poesia e filosofia.

Pragmatismo
È il primo contributo originale statunitense alla filosofia occidentale. È il punto d’arrivo di tutta una tradizione americana: fondamentale nella scelta di una dottrina filosofica non è la sua astratta verità teoretica, ma la sua utilità pratica, la sua capacità di valere come guida della condotta pratica dell’uomo. La filosofia che non porta a mutamenti nell’atteggiamento umano di fronte alla vita è inutile.
[Non si può ridurre ad una filosofia del successo o del denaro, la sua analisi verte infatti sulla fecondità della filosofia per il miglioramento della morale, della scienza, della società, ecc.]
Si tratta di una filosofia orientata verso il futuro: la filosofia non deve fornire la capacità di interpretare il passato, ma la capacità di progettare il futuro. Ogni verità deve essere anche una regola d’azione.
Pierce: metodo scientifico come unico metodo valido (perché rinuncia all’infallibilità e quindi ammette la correzione), da estendere alla filosofia: fallibilismo della ragione.
James: l’attività del pensiero è sempre subordinata all’azione.

J. Dewey (1859 - 1952) - Scuola di Chicago
Le linee di fondo della sua filosofia sono tre:
- pragmatismo: polemica contro l’idealismo
- illuminismo: ragione come mezzo per migliorare la società
- naturalismo: continuità fra uomo e natura, da assumere a fondamento della condotta umana
Punto di partenza è la riflessione hegeliana: la realtà è un tutto unitario le cui articolazioni ed opposizioni sono solo momenti di uno squilibrio e non divisioni statiche e definitive. La realtà non è però razionalità, ma errore e precarietà. Tale realtà è comprensibile solo tramite l’esperienza, non quella semplificata degli empiristi, bensì un’esperienza grezza, in cui sono insiti fattori di errore e rischio. Questa esperienza non può essere ridotta a conoscenza, né coincide con la soggettività (poiché si fa esperienza sempre in relazione ad altre cose), essa serve invece a ricordare all’uomo la sua stretta relazione con la natura (“egli vi è piantato in mezzo, ma è destinato a modificarla ed a realizzarne il significato). Quello di Dewey è dunque un naturalismo critico: circolo storico esperienza-natura (l'esperienza è determinata dalla natura, che è a sua volta concetto elaborato dall’uomo in base all’esperienza: non si tratta di un circolo vizioso poiché dall’alternato approfondimento dei due concetti deriva progresso effettivo [feedback]). Per definirlo meglio egli elabora il concetto di transazione: il soggetto conoscente non preesiste alla ricerca ma si costituisce in essa e per essa (la stessa percezione è una transazione).
La vita fondata su un esperienza sempre in bilico sull’errore non può che essere una vita problematica, fondata essenzialmente sulla precarietà, proprio per far fronte a questa nascono la superstizione, la religione, la metafisica, la stessa filosofia tradizionale, per cercare di dare stabilità all’instabile ed assicurare così il benessere all’uomo. Anche la filosofia tradizionale però sofistica la realtà, fondando la razionalità del mondo a priori e identificando il male con il non-essere, provocando in questo modo una scissione che in nessun modo può essere utile per fondare praticamente l’azione umana.
L’unica maniera per affrontare l’incertezza della vita è invece una razionalità a posteriori, l’elaborazione di una logica strumentalistica, che tramite la ragione fornisca all’uomo gli strumenti migliori per affrontare la vita. Le operazioni di questa logica sono quindi operazioni esistenziali (non linguistiche), esse servono a trasformare la realtà.
Il processo tipico di questa logica è l’indagine scientifica: 1) situazione problematica; 2) intellettualizzazione del problema (il reale per quanto problematico propone sempre delle idee di soluzione, che vanno appunto approfondite e sviluppate); 3) osservazione ed esperimento; 4) rielaborazione intellettuale; 5) verificazione. Tale metodo d’indagine altro non è che la rielaborazione dello schema fondamentale di ogni comportamento biologico.
Se lo spirito per Dewey coincide con il sistema di credenze, nozioni ed interessi che si forma sotto l’influenza della tradizione e dell’abitudine, l’individuo è l’io che si costituisce quando emerge dallo spirito del gruppo e del tempo e trova soluzioni originali.
La morale di un tale sistema filosofico non può che essere una morale che nega i fini assoluti, indipendenti dal rapporto con i mezzi, solo i valori di fatto possono migliorare la nostra vita. I mezzi diventano quindi metro di giudizio del valore stesso del fine (in quanto questo è diverso dalla sterile fantasia), ogni situazione è valutabile solo concretamente. È falsa la massima secondo cui il fine giustifica i mezzi: fini che prevedono mezzi ripugnanti diventano essi stessi ripugnanti.
L’educazione è il metodo fondamentale del progresso e dell’azione sociale, l’insegnante è impegnato anche nella costruzione della “giusta vita sociale”. Questa non coincide con un ideale statico: di fronte alle sfide della tecnica l’uomo può solo estendere l’uso del metodo scientifico, l’atteggiamento scientifico (fallibilismo) si identifica con la “razionalità democratica”. La democrazia non è soltanto una tecnica, è anche un ideale, quello della partecipazione sempre più vasta alla discussione dei “piani di vita” che devono guidare i popoli [critica dello statalismo sovietico, ma anche del liberalismo classico che impedisce di intervenire direttamente per migliorare la vita umana].
Anche l’arte ha una funzione strumentale, essa assume una funzione educativa.
La filosofia, infine, diventa uno strumento di critica dei valori, una critica delle critiche. Essa non è infallibile, ma è il miglior metodo a disposizione dell’uomo.

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