PLATONE
Nato e vissuto ad Atene (428 - 347 a.C.), aristocratico, discepolo di Socrate, si recò diverse volte a Siracusa con l’intento di consigliarne i governanti, sempre con poca fortuna. Visse gli ultimi anni ad Atene dove fondò l’Accademia.
Il pensiero di Platone è inscindibile da due aspetti: la figura e l’insegnamento di Socrate; la profonda crisi in cui versava Atene e tutta la società greca nel periodo (di cui la morte di Socrate è la massima espressione). Di qui il fondamento “politico” della filosofia platonica, la visione cioè di una filosofia che ha come scopo la rifondazione della politica alla luce del sapere.
Se Socrate aveva rifiutato la scrittura Platone è il primo filosofo dell’antichità di cui ci sono giunte tutte le opere, tuttavia scegliendo la forma del dialogo per esprimere la sua dottrina anche Platone pone l’accento sulla filosofia come ricerca.
Altro aspetto determinante è l’uso del mito, cui Platone ricorre frequentemente con una doppia funzione: da una parte se ne serve per comunicare in maniera più accessibile ed intuitiva le proprie dottrine all’autore; dall’altra è un modo per affrontare i problemi più alti e difficili, per i quali è difficile una dimostrazione totalmente razionale (in questo esso il mito è qualcosa che si inserisce nelle lacune della ricerca filosofica, permettendole di formulare teorie “verosimili”, che quindi pur essendo indimostrate ed indimostrabili si possono ragionevolmente ritenere vere).

Primo periodo: l’eredità di Socrate e la polemica contro i Sofisti
L’Apologia di Socrate, la prima opera di Platone è l’esaltazione della missione di Socrate, di una vita cioè consacrata alla ricerca filosofica.
Il Critone prosegue su questa via, presentandoci Socrate in procinto di scegliere la morte invece della fuga e dunque dando la prova più grande della serietà del suo insegnamento.
Altri dialoghi di questa prima fase sono usati da Platone per illustrare quelli che a suo avviso sono i capisaldi della filosofia socratica:1) la virtù è una sola e si identifica con la scienza; 2) solo come scienza la virtù è insegnabile; 3) nella virtù come scienza consiste la felicità dell’uomo.
Seguono i dialoghi in cui Platone si preoccupa di dimostrare, contro il relativismo sofistico, che è possibile ridurre la virtù a sapere (un sapere che non sarà più da conquistare volta per volta, come per Protagora o per lo stesso Socrate, bensì sarà dato una volta per tutte).
[Protagora: la virtù è una sola; Eutidemo: polemica contro l’eristica; Gorgia: critica della retorica]

Secondo periodo
- La dottrina delle idee
(non è esposta compiutamente in nessun dialogo)
Se nei primi dialoghi Platone ha cercato di restare fedele all’insegnamento socratico (pur sempre filtrandolo), nelle opere successive si allontana sempre di più dalla dottrina del maestro, procedendo alla costruzione di un pensiero originale, i cui presupposti sono da ricercare ancora nella polemica con i Sofisti e nel tentativo di dare una risposta alla crisi in atto.
Punto di partenza della riflessione platonica diventa allora la scienza ed in particolare il nesso pensiero essere (realismo gnoseologico). Da questo punto di partenza nasce la teoria delle idee di Platone: se il pensiero, stabile ed immutabile, coincide con l’essere, occorre che vi sia un essere, stabile ed immutabile, oggetto di questo pensiero. Se l’oggetto della scienza non può essere il mondo così come ci appare tramite i sensi, visto che esso è mutevole ed imperfetto, deve esistere un’altra realtà, le idee, che per Platone diventano una realtà indipendente da noi, eterna ed immutabile, poste in una dimensione ultraterrena (iperuranio) [le idee si dividono tra idee-valori, i supremi principi etici (Bene, Bellezza, Giustizia, ecc.) e idee-matematiche, principi matematici (i numeri, il circolo, il quadrato, l'uguaglianza, ecc.)].
Per Platone esistono dunque due gradi fondamentali di conoscenza che sono l’opinione e la scienza (dualismo gnoseologico), cui fanno riscontro due tipi d’essere distinti le cose e le idee (dualismo gnoseologico):
OPINIONE [mutevole ed imperfetta] = cose [mutevoli ed imperfette]
SCIENZA [immutabile e perfetta] = idee [immutabili e perfette]
Platone cerca dunque di conciliare eraclitismo ed eleatismo. Di Eraclito infatti si accetta l’affermazione secondo cui il nostro è il mondo del cambiamento continuo; contemporaneamente l’idea platonica è molto simile all’essere di Parmenide. Una prima sostanziale differenza fra queste due concezioni emerge subito però andando a considerare il rapporto fra mondo sensibile e mondo pensato, per Parmenide non possono esistere connessioni, per Platone invece le idee sono strettamente connesse con le cose.
Le idee, in quanto modello unico e perfetto della molteplicità delle cose imperfette di questo mondo, sono infatti sia criteri di giudizio delle cose (in quanto noi per giudicare circa gli oggetti ci riferiamo alle idee degli stessi), sia causa delle cose (in quanto ogni cosa è in quanto imita o partecipa delle idee: due uomini ad esempio sono ritenuti tali in base all’idea di umanità, senza la quale non li si potrebbe definire in alcun modo, dunque non esisterebbero).
Poiché le idee non possono provenire dai sensi, Platone spiega la loro provenienza servendosi della dottrina-mito della reminiscenza: prima di incarnarsi in un corpo l’anima ha vissuto nel mondo delle idee ed ha potuto contemplare gli esemplari perfetti delle cose; dopo la reincarnazione l’anima conserva un ricordo sopito che grazie all’esperienza viene vivificato e tirato fuori. La gnoseologia di Platone rappresenta dunque una forma di innatismo in quanto ritiene che la conoscenza non derivi dall’esperienza sensibile (che funge soltanto da meccanismo sollecitatorio) bensì da metri di giudizio preesistenti e connaturati al nostro intelletto.
È evidente che la dottrina delle idee è il mezzo più idoneo per Platone di superare il relativismo sofistico, tramite l’asserzione appunto di strutture ideali e perfette che esistono per proprio conto indipendentemente dall’arbitrio degli individui e che hanno quindi una validità oggettiva ed universale. Poiché secondo Platone è proprio la molteplicità dei punti di vista dell’era dei sofisti ad aver determinato la crisi della società ateniese, la dottrina delle idee diventa anche il mezzo per offrire agli uomini uno strumento che consentisse loro di uscire dal caos delle opinioni e dei costumi in cui erano caduti.
La dottrina dell’amore e dell’anima (Convito, Fedro)
Il sapere stabilisce tra l’uomo e le idee, e dunque anche tra gli uomini associati nella comune ricerca, un rapporto che non è purament intellettulale in quanto investa ogni aspetto dell’uomo, anche la volontà, questo rapporto è definito da Platone amore.
L’amore è quindi continua ricerca, in particolare è desiderio di bellezza, quella bellezza che unicamente può sollevare l’uomo fino al mondo delle idee (dunque non semplicemente una bellezza fisica, bensì una bellezza che avanza per gradi: bellezza del corpo, bellezza dell’anima, bellezza delle istituzioni e delle leggi, bellezza delle scienza, bellezza in sé, eterna e superiore al divenire ed alla morte).
L’anima umana ha appunto il compito di percorrere i gradini di questa gerarchia della bellezza. Quest’ultima si fa dunque mediatrice fra l'uomo caduto e il mondo delle idee e al suo appello l’uomo risponde con l’amore. È vero che l’amore può anche rimanere attaccato alla bellezza corporea e pretendere di godere solo di questa; ma quando l’amore venga sentito e realizzato nella sua vera natura, allora si fa da guida dell’anima verso il mondo dell’essere. L’eros perde la parte impulsiva e si trasforma in ricerca lucida, razionale, dialettica.
- Lo Stato e il compito del filosofo (Repubblica)
Tutti i temi speculativi dei precedenti dialoghi sono riassunti da Platone ne la Repubblica, l’opera massima del filosofo che riordina tutta la materia intorno al motivo centrale di una comunità perfetta nella quale il singolo trovi la sua perfetta formazione.
Fondamento di questa comunità perfetta non può non essere la giustizia, che ricomprende la saggezza dei governanti, il coraggio dei guerrieri, la temperanza di tutte la classi, essa si realizza quando ogni cittadino attende al suo compito e ottiene ciò che gli spetta [Lo stato è giusto quando ogni individuo attende solo al compito che gli è proprio, ma l’individuo che attende solo al compito proprio è esso stesso giusto. La giustizia non è solo l’unità dello stato in se stesso e dell’individuo in se stesso; è, nello stesso tempo, l’unità dell’individuo e dello stato e quindi l’accordo dell’individuo con la comunità].
La società perfetta di Platone è divisa in 3 classi (filosofi che governano, guerrieri che difendono lo stato, cittadini che esercitano un’altra qualsiasi attività) cui non si appartiene per nascita ma per predisposizione personale.
Il mito della caverna
La parte centrale della Repubblica è dedicata alla delineazione del compito del filosofo, di colui cioè che ama la conoscenza nella sua totalità ed è investito della missione di trasmettere agli altri la sua conoscenza.
Per prima cosa quindi Platone delinea quelli che sono a suo avviso i quattro gradi della conoscenza:

1° immaginazione ombre delle cose
Conoscenza sensibile mondo sensibile
2° credenza cose sensibili

3° ragione scientifica idee-matematiche
Conoscenza razionale
4° intelligenza filosofica idee-valori

Tutta la sua dottrina è condensata poi nel mito della caverna:
“Immaginiamo che vi siano schiavi incatenati in una caverna sotterranea e costretti a guardare sola davanti a sé. Sul fondo della caverna si riflettono immagini di statuette, che sporgono al di sopra di un muricciolo alle spalle dei prigionieri e raffigurano tutti i generi di cose. Dietro il muro si muovono, senza essere visti, i portatori delle statuette, e più in là brilla un fuoco che rende possibile il proiettarsi delle immagini sul fondo. I prigionieri scambiano quelle ombre per la sola realtà esistente. Ma se uno di essi riuscisse a liberarsi dalle catene, voltandosi si accorgerebbe delle statuette e capirebbe che esse, e non le ombre, sono la realtà. Se egli riuscisse in seguito a risalire all’apertura della caverna scoprirebbe, con ulteriore stupore, che la vera realtà non sono nemmeno le statuette, poiché queste ultime sono a loro volta imitazione di cose reali, nutrite e rese visibili dall’astro solare…”
La simbologia filosofica del mito è ricchissima, tra le identificazioni possibili:
caverna = nostro mondo; schiavi incatenati = uomini; catene= ignoranza e passioni; ombre = immagine superficiale delle cose; le statuette = il 2° grado di conoscenza sensibile; la liberazione dello schiavo = l’azione della conoscenza e della filosofia; lo schiavo che torna nella caverna = il filosofo che deve far partecipi gli altri della propria conoscenza; l’uccisione dello schiavo = la sorte toccata a Socrate; ecc.
La condanna dell’arte
La Repubblica è importante anche perché contiene la condanna da parte di Platone dell’arte, sia in quanto mezzo di conoscenza, sia in quanto mezzo di trasmissione del sapere.
Nel primo caso la condanna è legata al fatto che Platone ritenga l’arte “imitazione di un’imitazione”, quindi lontanissima dalla verità, dunque non vi può venir alcun giovamento nella via della ricerca della verità. Nel secondo caso la condanna è soprattutto di tipo pedagogico, in quanto l’arte “appassionerebbe” gli uomini, allontanandoli dunque dal distacco necessario per occuparsi della filosofia.
Oltre a questi due motivi la polemica platonica è alimentata anche dalla volontà di sbarazzarsi di una forma di cultura che in Grecia, prima della nascita della filosofia ed in alternativa ad essa, aveva fatto e continuava a far la parte del leone nell’educazione giovanile.

Terzo periodo: revisione ed approfondimento del sistema
L’ultima fase della vita di Platone è tutta dedicata alla continua revisione del suo sistema filosofico, che ancor più assume quindi le caratteristiche di un filosofia intesa come continua ricerca.
Le direttrici principali sono due: revisione della dottrina delle idee; revisione della riflessione sullo stato e sulle leggi.
Nel primo caso Platone affronta due aspetti della sua dottrina: la precisazione del mondo delle idee e il rapporto fra questo e la realtà naturale.
La prima questione (affrontata soprattutto nel Parmenide e nel Sofista) è trattata soprattutto dal punto di vista del rapporto fra le idee e l’essere Parmenideo, in particolare quest’ultimo viene definitivamente messo da parte distinguendo “non essere” e “diversità”, in questo modo si può giustificare la molteplicità delle idee, infrangendo definitivamente il divieto parmenideo di parlare del non-essere (che in quanto diversità partecipa ora dell’essere).
Il resto di questo tentativo di sciogliere il rigido dualismo tra mondo delle idee e mondo reale è condensato nel Timeo, in cui viene approfondito il problema cosmologico dell’origine e della formazione dell’universo.
Per capire meglio il rapporto idee-cose, Platone introduce una terza figura: il Demiurgo, figura limite tra il mito e la filosofia. Il Demiurgo è infatti colui che tenta di ordinare il caos delle cose del mondo ad immagine e somiglianza delle idee. Egli non è dunque un creatore della realtà dal nulla, bensì un semplice plasmatore di una materia preesistente e coeterna alle idee [la figura del Demiurgo, così come la netta separazione fra realtà terrena imperfetta e realtà celeste perfetta, saranno alla base di gran parte della lettura cristiana di Platone].
In ogni caso l’accostamento di Platone al mondo naturale non implica un suo avvicinamento alle ricerca dei naturalisti, anzi egli continuerà una critica serrata al meccanicismo di Democrito, visto che pur non negando le cause meccaniche, Platone le subordina totalmente alla cause finali, elaborando un suo modello di spiegazione della natura basato sulle nozioni di “scopo” e di “Bene”, ben lontano dallo sforzo atomistico di “disantropomorfizzare” la scienza fisica [se da una parte dunque il Timeo sarà a lungo considerato una vera summa della scienza antica ed in alcuni caso anche precursore della scienza moderna, per certi sui richiami alle dottrine pitagoriche ed al numero come mezzo per leggere l’universo, dall’altra è indubitabile che la scienza moderna per certi versi nascerà da presupposti antiplatonici].
La dialettica platonica
Se l’essere e il mondo delle idee costituiscono un tessuto di rapporti possibili, la suprema scienza delle idee, che Platone chiamerà dialettica, consisterà nello stabilire una mappa di queste relazioni, cioè determinare quali idee si connettono e quali no, precisando in quali modi ciò avvenga.
Scartate sia l’ipotesi che tutte le idee siano connessibili (altrimenti ogni affermazione sarebbe vera), sia quella che ogni idea resti separata dalle altre (altrimenti ogni affermazione sarebbe sempre falsa), occorre chiarire quale è la strada per giungere alle giuste connessioni di idee: la tecnica dialettica consisterà nel definire un’idea mediante successive identificazioni e diverificazioni ottenute attraverso un processo dicotomico che avanza dividendo ogni singola idea in due, fino a giungere ad una idea indivisibile.

INDICE ��

Hosted by www.Geocities.ws

1