Pitagora


Nato a Samo intorno al 570 a.C., emigrò, probabilmente per ragioni politiche, dalla Ionia alla Magna Grecia, dove a Crotone formò una vera e propria scuola.
Influenzato dalla scuola di Mileto, anche Pitagora è alla ricerca del “principio” di tutte le cose. Per questo pensatore la particolarità di ogni cosa è la sua forma (quella che rende ogni oggetto unico e diverso da ogni altro), la forma, però, altro non è che una figura geometrica, formata da piani, linee e punti (ulteriormente indivisibili). Sono questi ultimi dunque ad essere il fondamento del tutto: punti-unità-numeri.
Se il fondamento della realtà sono i numeri, comprendere la realtà consiste nel ridurla a quantità misurabili (geometria) e numerabili (aritmetica): ecco la scienza moderna in embrione.
Il mondo è dunque composto da opposizione di misurabile (razionale) e non misurabile (irrazionale), di qui l’opposizione fra pari e dispari, limitato e illimitato, maschio e femmina, quiete e movimento, ecc., opposizioni in cui il termine limitato, dispari, corrisponde al bene (in quanto misurabile e comprensibile), mentre l’illimitato, il pari, corrisponde al male.
Tutta la realtà è una continua armonia di opposti (riscontrabile anche attraverso l’armonia musicale) e conoscere questa realtà significa partecipare a questa armonia, il sapere è impossibile senza una vita armonica e temperata, la sola che permette la piena espressione dell’anima del tutto nella singola persona. Ognuno infatti ha in sé un’anima immortale, che non muore mai e che trasmigra da un corpo all’altro (metempsicosi; richiamo ad i miti orfici).

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