I. Kant (1724 - 1804 vita tranquilla, da professore,partecipa con i suoi scritti ai dibattiti della sua epoca)

Criticismo
È l’inevitabile punto d’approdo del cammino iniziato con la rivoluzione scientifica e della crisi della metafisica tradizionale. Per Kant l’indagine critica consiste nel delimitare i confini e le possibilità effettive delle facoltà umane, nell’indagare quindi programmaticamente il fondamento di qualsiasi esperienza umana chiarendone: possibilità (condizioni di esistenza), validità (titoli di legittimità) e limiti (confini di validità).
Il criticismo kantiano si presenta come una filosofia del limite [“ermeneutica della finititudine” Abbagnano]: interpretazione dell’esistenza volta a stabilire il carattere finito (condizionato) delle possibilità esistenziali. Esso non diventa mai scetticismo però in quanto “entro il limite” ogni esperienza ha piena validità. Anzi l’accettazione del limite diventa la norma che dà legittimità alle varie facoltà umane. Si tratta quindi di un superamento dell’empirismo di Hume, ma anche dell’illuminismo: “portare la Ragione davanti al tribunale della Ragione”.
Periodizzazione
fino al 1760: interesse per le scienze naturali, partendo dalla fisica newtoniana
dal 1760 al 1781: indagine sui fondamenti della conoscenza
1781 fino alla morte: filosofia trascendentale.
- Critica della Ragion Pura (analisi critica dei fondamenti del sapere)
Il punto di partenza è il superamento dello scetticismo Humiano, l’obiettivo è la spiegazione dei fondamenti della scienza e l’analisi della metafisica (per valutare se è possibile renderla scientifica).
La peculiarità della scienza è il suo basarsi sull’esperienza per arrivare a principi assoluti, ciò è possibile perché essa si fonda su giudizi sintetici a priori (Giudizi in quanto aggiungono un predicato al soggetto; sintetici poiché il predicato aggiunge qualcosa di nuovo al soggetto; a priori poiché non derivano dall’esperienza). Dunque si tratta del superamento sia del razionalismo, che basandosi su giudizi analitici a priori non produce nuova conoscenza (nel giudizio analitico infatti il predicato non fa altro che ribadire il soggetto), sia dell’empirismo, che si fonda invece su giudizi sintetici a posteriori, che derivano dall’esperienza e non essendo universali non possono fondare una conoscenza certa. La scienza, come sapere universale e necessario, si basa quindi sulla fusione di giudizi sintetici a priori + esperienza.
La grande novità consiste nella nuova teoria della conoscenza che spiega l’origine dei giudizi sintetici a priori. La conoscenza diventa infatti sintesi di materia (contenuti empirici, a posteriori) e forma (modalità di percezione, a priori). La realtà è conosciuta tramite schemi mentali innati uguali per tutti gli uomini (spazio - tempo - 12 categorie).
È questa la “rivoluzione copernicana” attuata da Kant: al centro del sistema cognitivo non si trova più la realtà ma la mente umana. Conseguenza inevitabile della gnoseologia kantiana è però la distinzione fra fenomeno (realtà come la conosciamo attraverso i nostri schemi mentali) e cosa in sé (noumeno: realtà com’è indipendentemente da noi, inconoscibile).
Struttura dell’opera.
estetica trascendentale= sensibilità (spazio e tempo), matematica
A) dottrina degli elementi
(esame degli elementi a priori) analitica= intelletto (12 categorie), fisica
logica trascendentale
dialettica= ragione (anima-mondo-Dio), metafisic
a

B) dottrina del metodo
(esame dell’uso degli elementi)

Estetica trascendentale (trascendentale = “delle forme a priori”). Si occupa del primo grado di conoscenza: la sensibilità, intesa come intuizione e organizzazione dell’esperienza nelle forme pure dello spazio e del tempo. Spazio e tempo sono quindi assoluti per il soggetto, non sono né realtà assolute in sé (Newton), né derivano dall’esperienza (Locke), né sono concetti di relazione fra gli oggetti (Leibniz).
L’estetica trascendentale è alla base della matematica, questa riesce a spiegare il reale poiché si basa sulla stesse strutture dei spazio e tempo con cui noi organizziamo la nostra conoscenza [il mondo quindi non potrebbe non essere comprensibile attraverso la matematica].
Analitica trascendentale. Si occupa del secondo grado di conoscenza: l’intelletto, inteso come il pensare i dati offerti dalla sensibilità. Questi sono classificati dalla mente umana in 12 categorie (di quantità, qualità, relazione e modalità). Tali categorie però sono puramente gnoseologiche (non ontologiche come in Aristotele). Momento centrale dell’analitica è la deduzione trascendentale: le categorie valgono per gli oggetti poiché esiste un “io penso” che unificai dati dell’esperienza per mezzo delle categorie, conseguentemente noi non potremmo conoscere diversamente i fenomeni. Le categorie sono quindi le leggi che costituiscono la struttura formale dell’esperienza.
Solo il sistema kantiano pone il problema della deduzione poiché solo esso considera il rapporto oggetti-io mediato da una struttura mentale innata (nell’idealismo è lo stesso io a creare la realtà; nell’empirismo la mente è sempre passiva e si modella sull’esperienza. L’io penso di Kant, invece, pur esistendo indipendentemente dall’esperienza, non è un io creatore, esso recepisci dati dall’esterno, anche quelli necessari alla conoscenza di se stesso).
Base della deduzione trascendentale è lo “schematismo”, cioè il considerare il tempo come il modo chiave in cui l’intelletto si rapporta alla realtà.
In questo senso l’analitica trascendentale è il fondamento della fisica.L a gnoseologia kantiana si configura come l’epistemologia della scienza galileiana-newtoniana: l’esperienza non potrà mai smentire la scienza perché essa si fonda sul modo in cui l’io organizza la realtà (l’io diventa il legislatore formale della natura). Tutta la gnoseologia kantiana vale quindi per i fenomeni (sintesi di materia e forma, rapporto fra oggetto e strutture mentali), mentre si arresta di fronte alla cosa in sé (noumeno), che è il presupposto del fenomeno, ma rimane inconoscibile (concetto limite) [il criticismo kantiano, che fonda la scienza moderna ancorandola alle strutture della mente umana, entrerà in crisi quando sarà la scienza stessa a stravolgere quelle strutture (Einstein e meccanica quantistica)].
Dialettica trascendentale. In questa sezione Kant si interroga sulle possibilità di fondare la metafisica come scienza. La risposta è negativa: la metafisica rimane un’esigenza della mente umana, ma è infondata poiché va oltre i dati dell’esperienza.
- Psicologia razionale: l’io penso non può diventare “anima”, esso resta noumeno
- Cosmologia razionale: noi sperimentiamo sempre i singoli fenomeni, mai la realtà nella sua totalità.

- Teologia razionale
: critica della prova ontologica (c’è sempre un salto tra il piano della logica e quello dell’essere)
L’errore principale della metafisica consiste nel trasformare le esigenze mentali di unificazione dell’esperienza in altrettante realtà (di qui nascono le idee di anima, mondo, Dio), dimenticando che l’uomo ha a che fare solo con il fenomeno, mai con la cosa in sé.
- Critica della Ragion Pratica
Punto di partenza della Critica della Ragion Pratica è l’affermazione che esiste nell’uomo una legge morale valida per tutti sempre, la Critica vuole esplicitarne le caratteristiche.
La morale kantiana assume la forma del dovere e si concretizza in una continua lotta fra ragione e impulsi istintivi (egoistici).
La condotta umana risulta regolata da:
1) Massime: prescrizioni soggettive
2) Imperativi: prescrizioni oggettive ed universali. A loro volta possono essere:
a) imperativi ipotetici: mezzo in vista di un fine (“se… allora devi”)
b) imperativi categorici: incondizionati (“devi e basta”).
Proprio nell’imperativo categorico risiede il nucleo della morale di Kant, esso può essere definito da tre formule:
a) agisci in modo che ogni tua azione valga universalmente
b) considera gli altri come fine, mai come mezzo
c) fa coincidere la tua volontà con la possibilità di legislazione universale
La legge non prescrive che cose bisogna fare, bensì il modo come agire (formalismo). La morale kantiana assume quindi la forma di un “dovere per il dovere”, un dovere totalmente disinteressato: non è morale ciò che si fa ma l’intenzione con cui si agisce.
Tutta l’etica del filosofo di Königsberg si fonda quindi sul dovere, emozioni e sentimenti sono banditi, l’unico sentimento che deve guidare le nostre azioni è il rispetto della legge (senza secondi fini). Tutta la morale è interna all’uomo e non può essere fondata su qualcosa di esterno (Dio, la felicità, l’educazione, ecc.), di qui la critica a tutta l’etica precedente che fondandosi su elementi esterni in nessun caso poteva essere incondizionata e quindi ammettere la libertà dell’uomo.
Anche in questo caso Kant ha operato una rivoluzione copernicana ponendo al centro la legge etica con cui misurare il bene ed il male (mentre fino ad allora in base ai concetti di bene e male era stata elaborata la legge etica).
L’uomo kantiano compie il dovere per il dovere, la religione non fonda la morale, a limite è postulata da essa, nel senso che l’uomo che agisce rettamente ha anche la “ragionevole speranza” che l’anima sia immortale e che esista un Dio che lo ricompenserà con la felicità per la sua virtù sulla terra (in nessun caso però la speranza del paradiso può essere la molla per l’agire morale).
Critica del giudizio
La critica del Giudizio è l’analisi del sentimento (inteso come giudizio riflettente, processo volto cioè alla riflessione su conoscenze già acquisite scientificamente per il successivo apprendimento degli stessi attraverso le nostre esigenze di finalità ed armonia). I giudizi riflettenti (e quindi il sentimento) sono però solo bisogni umani e dunque non possono avere nessun valore conoscitivo oggettivo e universale.
I giudizi riflettenti possono essere divisi in:
1) estetici (che concernono la bellezza e quindi la nostra esigenza di armonia)
2) teleologici (che concernono i fini della natura e rispondono alla nostra esigenza di finalismo)
Per quanto riguarda il giudizi estetici è centrale la duplice differenziazione fra piacevole (ciò che procura piacere ai nostri sensi) e piacere estetico (che è provocato in noi solo dalla forma e quindi non inquinato da condizionamenti fisiologici); bellezza aderente (ciò che provoca piacere perché rapportabile ad un contesto) e bellezza libera (ciò che provoca piacere di per sé, senza l’aggiunta di concetti ulteriori).
Partendo dal piacere estetico e dalla bellezza libera, Kant può dunque formare la sua teoria dell’universalità del bello. La bellezza è vissuta come un qualcosa che deve venir condivisa da tutti e che è condivisibile proprio perché connaturata alla struttura stessa della mente umana (innata ed uguale per tutti). La bellezza non è quindi nelle cose, nasce invece dal rapporto fra esse e la nostra mente (in natura possono esserci forme belle, ma la bellezza è solo in noi), è questa la terza rivoluzione copernicana attuata da Kant.
analisi del sublime (valore estetico prodotto dalla percezione di qualcosa di smisurato)
Dall’iniziale dispiacere per la piccolezza dell’uomo, si passa al successivo piacere legato alla grandezza spirituale dell’uomo (portatore dell’idea di infinito) [Pascal].
analisi del giudizio teleologico: l’unica visione scientifica del mondo è quella meccanicistica, la mente umana però non si accontenta di questa realtà e cerca sempre di organizzare il mondo in base ad un fine. Questo però rimane in Kant solo un bisogno della mente umana, che non può diventare mai realtà ontologica, saranno i romantici ad andare oltre fondando ontologicamente questa esigenza di Dio.
Politica - Storia - Religione (Per la pace perpetua - La Religione nei limiti della Ragione)
Kant appartiene pienamente al suo tempo e dunque ha una visione illuministica: la ragione può prevalere in ogni dominio, tuttavia la sua affermazione non è scontata. in ogni caso pur essendo limitata essa è la sola forza su cui l’uomo può contare per migliorare la sua condizione. L’obiettivo finale di questo progresso è una comunità razionale e pacifica di tutti i popoli della terra (cosmopolitismo).
Anche per quanto riguarda la religione Kant ha una visione collegabile all’illuminismo: esiste una religione naturale per la quale l’unico culto è la vita morale, mentre ogni religione rivelata, basata su vari insiemi di riti, non può avere nessun fondamento morale. Dio non può essere pregato se non con l’azione morale, ogni altra forma di preghiera o di attività religiosa è superstizione.

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