Jaspers (1883 - 1969)
Lesistenza è sempre esistenza nel mondo, il primo modo di cercare lessere è quindi il considerarsi un essere tra le altre cose del mondo (esserci), in questo consiste lorientazione del mondo. Questo tipo di ricerca (che è ad esempio tipico delle scienze naturali) non riesce ad afferrare la totalità del mondo, essa rimane sempre un al di là, diventa un orizzonte trascendente, che si sposta insieme alla nostra conoscenza delle cose.
In realtà ogni immagine personale del mondo non è che un punto di vista, che rimane sempre unico.
Lunica possibilità è quella di passare da una prospettiva oggettivante a duna esistenziale: io non sono un oggetto per me stesso (quindi neanche il mio essere nel mondo può essere valutato oggettivamente), la mia immagine del mondo coincide con me stesso, la mia situazione nel mondo non può essere oggettivata ed osservata dallesterno, è identica a me stesso.
Portando allestremo una tale prospettiva, la libertà umana si riduce drasticamente: luomo può scegliere solo ciò che è già stato scelto, è radicato in una situazione determinata che deve accettare come stato di fatto. Lunica possibilità di scelta, il rifiuto del proprio stato di fatto, è considerato da Jaspers un tradimento.
Anche per Jaspers quindi lesistenza diventa impossibilità di esistenza (radicata in una situazione di fatto, incapace di raggiungere la totalità dellessere). La trascendenza dellessere può essere sperimentata solo come simbolo, ad esempio nellarte (ma il simbolo va interpretato, cioè calato nella situazione di fatto, da cui luomo quindi non riesce ad evadere), oppure in determinate situazioni limite. Queste sono quelle situazioni immutabili, definitive (es. la morte), contro cui luomo si scontra come contro un muro, non poter non (es. non poter non morire, ecc.). In questo modo la trascendenza si rivela come scacco, come impossibilità di raggiungere lessere, e e permette alluomo di raggiungere una pace autentica, fatta di silenzio e rassegnazione: certezza di una necessità incomprensibile, di fronte a cui non si può che chinare il capo e rassegnarsi in silenzio.
Nellultima fase della sua filosofia Jaspers indica nella fede una via verso la trascendenza, non fede come religione positiva però, ma come comunicazione e scambio di verità diverse.
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