LItalia da Depretis a Giolitti
La Destra storica che aveva guidato il processo di unificazione, era riuscita ad annettere Roma ed il Veneto ed aveva superato le difficoltà del periodo immediatamente dopo lunificazione (arrivando anche al pareggio del bilancio), non era più in grado di farsi carico delle esigenze del Paese nel nuovo quadro politico-economico che si andava delineando dopo il 1870. Essa in particolare non seppe diminuire il divario che la divideva dalla nazione, né seppe farsi interprete delle esigenze di sviluppo industriale della nazione.
1876 Depretis capo del governo, Sinistra al potere:
Destra Sinistra
agiati commercianti, grandi proprietari nuovo ceto imprenditoriale
liberismo protezionismo
agricoltura come settore trainante industria come settore trainante
provenienza piemontese-settentrionale rivendicazioni delle élites meridionali
pareggio del bilancio aumento della spesa pubblica
La Sinistra si presentava quindi, contemporaneamente, come lerede della grande tradizione democratica risorgimentale e la paladina degli interessi del nuovo ceto imprenditoriale, il suo obiettivo strategico era quello del miglioramento delle condizioni di vita delle masse popolari al fine di creare un mercato interno per la nascente industria nazionale. In realtà il suo programma di riforme sociali fu presto ridimensionato ed essa si avviò ad inglobare tutte le posizioni di destra in nome dellopposizione al nascente movimento operaio. Di qui il trasformismo (passaggio di deputati da un gruppo allaltro, vista la scarsa differenza dei programmi), con le sue conseguenze a livello di diffusione della corruzione e del clientelismo.
I principali provvedimenti dei governi della sinistra riguardarono:
- protezione doganale dellindustria
- cospicue sovvenzioni allindustria (soprattutto meccanica e siderurgica: nascono in questi anni le acciaierie Terni)
- timide riforme sociali: obbligatorietà delleducazione primaria (1872)
abolizione della tassa sul macinato (1880)
allargamento del suffragio (1882)
legislazione sociale
avvio delle grandi inchieste (Jacini, Sonnino-Franchetti)
- cambiamento di rotta nella politica estera: tensioni con la Francia, firma della Triplice Alleanza (1882). Si rinunciava dunque alle rivendicazioni su Trento e Trieste, in cambio della possibilità di iniziare lavventura coloniale (penetrazione in Eritrea ed Abissinia, prontamente interrotte dopo il massacro di Dogali nel 1887).
Con la morte di Depretis e lavvento al potere di Crispi (1887) (ex garibaldino, ammiratore di Bismarck), comincia unulteriore fase della politica della Sinistra: si salda definitivamente il blocco agrario-industriale in nome di un rafforzamento del protezionismo (nuova politica doganale del 1887), lo Stato si pone come guida dello sviluppo economico (protezione doganale, sostegno diretto alle industrie, conquista di nuovi mercati, repressione dei conflitti sociali).
Il periodo Crispino è quindi contrassegnato da:
- accentramento nelle mani di Crispi del potere (Primo Ministro, Ministro degli esteri e dellinterno)
- repressione di ogni movimento popolare (es. Fasci siciliani 1893), proprio quando la politica protezionista aveva causato il rincaro dei prezzi di numerosi beni di consumo (es. pane) con conseguente diffusione del malcontento popolare. Fino ad arrivare a mettere fuori legge tutte le organizzazioni operaie (1894)
- politica estera aggressiva ed espansionistica: nel 1890 lEritrea diventa la prima colonia italiana, ma subito dopo il tentativo di penetrazione in Abissinia porta a continue sconfitte militari, quella di Adua (1896) segna un nuovo stop alla colonizzazione italiana e la fine dei governi di Crispi
- (Crispi avviò però anche una riforma del codice penale, con abolizione della pena di morte; legittimò il diritto di sciopero; avviò una riforma sanitaria; allargò il suffragio per le elezioni amministrative).
A partire dal 1897 si apre una fase di profonda crisi sociale, segnata dallingresso sulla scena politica delle forze socialiste (fondazione del PSI nel 1892) e dal graduale impegno (sociale, economico e poi politico) delle forze cattoliche. Le forze politiche dellepoca non riescono a gestire la situazione: a partire dal 1897 si susseguono le agitazioni nelle campagne e nelle città (nel 1898 Bava Beccaris spara sulla folla a Milano) e lunica risposta è quella della repressione e della tentazione autoritaria, che rimette in gioco lo stesso sistema parlamentare italiano (gabinetto Pelloux).
Le elezioni del 1900 segnano però il trionfo delle forze dopposizione ed inducono il Re Umberto I (assassinato poco dopo) a cambiare direzione affidando la direzione del governo a liberali moderati (prima Saracco, poi Zanardelli), che per prima cosa ripristinano le libertà di associazione.
Si apre subito dopo la fase giolittiana della politica italiana (1903 Giolitti primo ministro). Lobiettivo di Giolitti è quello di conciliare le esigenze della borghesia liberale con quelle dei socialisti, passando dalla pura repressione alla legislazione sociale (tutela del lavoro di donne e fanciulli, leggi su infortuni, invalidità e vecchiaia, ammissione delle cooperative di lavoratori agli appalti per i lavori pubblici, intervento blando delle forze dellordine durante le proteste operaie).
La politica di Giolitti può godere di ampia libertà di manovra anche grazie alla fase di notevole sviluppo delleconomia italiana nel periodo 1900-1914: settori trainanti ne sono lindustria meccanica, siderurgica ed idroelettrica (che si giovano dei miglioramenti tecnologici, della protezione doganale e della riorganizzazione del sistema bancario); la floridezza economica permette di disporre di risorse pur riportando il bilancio in pareggio; la lira si giova della situazione e recupera forza nei confronti delle altre monete.
I limiti maggiori della politica giolittiana sono:
- non avere saputo sfruttare la favorevole situazione congiunturale per avviare un riequilibrio fra Nord e Sud, anzi in questi anni il divario è aumentato ed il sottosviluppo meridionale è diventato funzionale allo sviluppo settentrionale (la politica doganale protezionista ha impedito la modernizzazione dellagricoltura meridionale, trasformando il Sud in un semplice mercato per le industrie del Nord)
- Leccezionale abilità politica delluomo di Dronero lo aveva spinto a mediare e a stringere compromessi in pratica con tutte le forze: conservatrici e progressiste, laiche e cattoliche, settentrionali e meridionali. Una simile politica, a ben vedere, poteva vestire i panni riformisti solo con il vento in poppa delle congiunture economiche favorevoli, che allargavano gli spazi di manovra governativi.[De Bernardi, Guarracino]
Non a caso infatti allemergere delle prime difficoltà economiche Giolitti fu costretta a rinunciare alla sua politica riformista, prima in favore delle istanze nazionaliste (guerra di Libia), poi di quelle conservatrici (Patto Gentiloni).
La guerra di Libia (1911-12) è il frutto delle pressioni dellopposizione della destra e dei gruppi economici interessati ad un riarmo e ad una politica aggressiva dello Stato italiano, contemporaneamente sancisce unulteriore cambiamento della politica estera italiana, che si riavvicina alle posizioni di Francia ed Inghilterra (il cui appoggio è indispensabile per lavventura coloniale in Libia).
Proprio la vittoria in Libia pone le premesse però di una ulteriore destabilizzazione del quadro politico italiano, dando forza ai gruppi nazionalisti (lo stesso Partito Socialista, guidato dal 1904 dalla sua ala massimalista, non è immune a forti tensioni interne).
Laltro elemento che cambia radicalmente il quadro politico è la riforma elettorale (1912) con listituzione del suffragio elettorale maschile: arrivano in politica masse fino ad allora escluse, che si identificano prevalentemente con le forze socialiste e cattoliche.
In occasione delle elezioni del 1913 Giolitti, per fermare lavanzata socialista, sceglie di allearsi con i cattolici (Patto Gentiloni), la stessa vittoria elettorale decreta però la fine della sua politica liberal riformatrice (gli elementi conservatori, cui si sommano ora i conservatori cattolici, sono troppo numerosi).
1914 governo Salandra (Giolitti come ha fatto altre volte preferisce allontanarsi dal governo convinto di poter tornare in tempi migliori visto il permanere della necessità di riforme), settimana rossa (cui il governo risponde con una dura repressione), scoppio della Iª guerra mondiale, divisione netta dellopinione pubblica fra interventisti e neutralisti,le questioni interne passano in secondo piano.
Tra il 1870 ed il 1914 lItalia si trasforma da paese agricolo in paese industriale:
- urbanizzazione (le città assumono laspetto attuale)
- crescita del movimento operaio
- emigrazione (di contadini meridionali e Veneti verso lAmerica e il Nordeuropa)
- profonda frattura fra città e campagna
- acuirsi del dualismo Nord - Sud (le questioni irrisolte sono quelle dellaccesso dei contadini alla proprietà della terra; la permanente arretratezza dellagricoltura meridionale, anche a causa dei dazi protettivi; il mancato sviluppo industriale e la funzionalizzazione del sottosviluppo meridionale allindustrializzazione del Nord).
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