L’idealismo tedesco

Il punto di partenza è il superamento dei “dualismi” del critismo kantiano: non si può concepire un “noumeno” esistente ma inconoscibile [in realtà la posizione di Kant è complessa: il noumeno, per noi, non costituisce una realtà cui applicare delle categorie, ma un semplice memento critico, un “promemoria trascendentale”, il quale ci ricorda ch el’oggetto ci è dato (non creato) attraverso forme a priori]. Ne consegue una lettura idealistica di Kant: ogni realtà esiste come rappresentazione della coscienza.
Fino a Ficthe tuttavia l’orizzonte è ancora puramente gnoseologico (Reinhold, Schulze, Maimon).

problematico (Cartesio)
gnoseologico i corpi non esistono nella realtà ma solo dogmatico (Berkeley) nella nostra mente

IDEALSMO
romantico-assoluto (Ficthe, Schelling, Hegel) l’Io è il principio unico di tutto

Fichte può essere considerato l’iniziatore dell’idealismo assoluto in quanto è con lui che avviene lo spostamento dal piano gnoseologico a quello metafisico: l’Io non conosce, crea e successivamente si identifica in tutto ciò che ha creato, tutto è Spirito. Chiave di questo processo è la dialettica (ripresa dalla dialettica degli opposti di Eraclito). Per realizzarsi lo Spirito ha bisogno di un “oggetto” e lo trova nella natura (che non è più causa dello Spirito, bensì è causata da esso). Tutto esiste in funzione dello Spirito, niente esiste in sé, ma solo come momento dialettico necessario alla vita dello Spirito.
Ne conseguono:
panteismo spiritualistico : Dio è lo Spirito operante nel mondo = uomo
monismo dialettico : esiste un’unica sostanza che si realizza come realtà positiva attraverso la propria negazione dialettica. Non è concepibile nessun tipo di dualismo, né gnoseologico, né metafisico.
Ferma restando questa concezione di fondo, quello che cambia nei vari filosofi dell’idealismo è il modo di intendere i rapporti fra Assoluto e finito.


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