Galileo Galilei (1564 - 1642)
Galilei fu il primo a chiarire il metodo scientifico. La sua vita fu una lotta continua per l’indipendenza e l’autonomia della scienza da ogni ingerenza esterna. gli avversari più accaniti furono i teologi della Controriforma ed i seguaci di Aristotele.
In riferimento ai primi Galilei sosteneva la necessità di adeguare la Bibbia alla scienza per quanto concerneva la rappresentazione della natura (la Bibbia era da considerare infallibile solo in campo etico-religioso). Non poteva esistere infatti una doppia verità, dove scienza e Bibbia erano in disaccordo la seconda doveva essere adeguata.
Per quanto riguarda i secondi invece la critica di Galileo si concentrava sul loro seguire pedissequamente gli scritti di Aristotele, chiudendosi in un “mondo di carta” lontanissimo dalla realtà.
L’attività di Galilei, sia nella fisica che nell’astronomia fu fondamentale per il trionfo della rivoluzione copernicana ed il tramonto definitivo della scienza aristotelica. Le principali scoperte dello scienziato fiorentino riguardano le leggi della dinamica (principio d’inerzia e seconda legge della dinamica: delle forze applicate ai corpi non causano la loro velocità ma la loro accelerazione), il principio della relatività galileiano (è impossibile decidere se un sistema chiuso è fermo od in stato di modo rettilineo uniforme) e le osservazioni astronomiche col cannocchiale. In particolare questi ultimi due aspetti saranno fondamentali nell’affermazione del sistema copernicano perché sbarazzavano il campo dalle principali obiezioni: la caduta di un grave ad ovest in caso di movimento della terra (esperimento della nave), l’incorruttibilità dei corpi celesti (macchie solari), l’impossibilità per un corpo in movimento di avere altri corpi intorno (satelliti di Giove), ecc.
Il merito principale di Galilei è tuttavia quello di avere, per primo, elaborato il metodo scientifico della fisica (osservazione dei fenomeni - misurazione matematica dei dati - ipotesi - verifica - legge), a dire il vero egli più che teorizzarlo filosoficamente lo applica, anche se sparsa nelle sue opere possiamo ricostruire anche la parte teorica. Gli aspetti principali sono:
- Novità del concetto di “esperienza”, essa non è da intendersi come la semplice osservazione della natura (che potrebbe anche ingannare), bensì come il frutto di una elaborazione teorico-matematica dei dati, da sottoporre poi a verifica per poter costruire una teoria.
- Centralità della verifica (anche in questo caso non semplice osservazione della natura, ma esperimento studiato in modo da eliminare le interferenze), che rappresenta il passaggio cruciale prima di affermare una verità scientifica.
- Commistione di metodo induttivo e metodo deduttivo e prevalenza dell’uno o dell’altro a seconda del fenomeno indagato.
- Importanza della matematica, che diventa l’alfabeto della natura, il linguaggio in cui la natura si esprime ed in cui si deve esprimere lo scienziato che vuole rivelarne le leggi.
- Eliminazione di ogni aspetto finalistico: non interessa il perché la natura operi in un certo modo ma il come essa operi.
- Coincidenza di pensiero ed essere. Ciò che la scienza sostiene è in tutto conforme al mondo qual è veramente. Le teorie galileiane vogliono avere valenza ontologica, non puramente matematico-astratta (di qui le innumerevoli questioni lasciate irrisolte ai filosofi che gli succederanno, condensabili nell’interrogativo: cosa giustifica la validità della scienza?).

Bacone (1561 - 1626)
È stato il primo ad intravede il potere che la scienza offre all’uomo sul mondo, in questo senso si può parlare di lui come il “profeta della tecnica”. Tutte le sue opere tendono ad illustrare il progetto di una ricerca scientifica che portando il metodo sperimentale in tutti i campi della realtà faccia della realtà stessa il dominio dell’uomo. Egli voleva rendere la scienza attiva e operante in servizio dell’uomo e la concepì diretta alla costituzione di una tecnica che doveva dare all’uomo il dominio di ogni parte del mondo naturale. Tale progetto è illustrato nella Nuova Atlantide, descrizione di un mondo ideale, vero paradiso della tecnica, enorme laboratorio in cui gli uomini cercano le forze sconosciute della natura per assoggettare questa all’uomo.
Bacone fu anche il primo a tentare la teorizzazione di un metodo scientifico, nel Nuovo Organo, egli parte dalla confutazione dei pregiudizi che impediscono il vero sapere, per elaborare poi un metodo di ricerca scientifico.
I pregiudizi (idola) sono rintracciati nel tentativo di anticipare la natura generalizzando quando non ci sono gli elementi sufficienti, in predisposizioni particolari dei singoli, negli errori legati al linguaggio (parole inesistenti o troppo imprecise), nel credito dato alle false dottrine del passato.
Il metodo da seguire è invece quello induttivo, che procedendo per eliminazione porta a determinare la vera forma delle cose (il concetto di forma di Bacone è impreciso, e probabilmente coincide con il concetto di sostanza di Aristotele). In realtà il metodo di Bacone, proprio per gli stretti legami con la metafisica aristotelica, non avrà mai molti seguaci, anche perché non prevede un’analisi matematica dei fenomeni, mentre da Galileo in poi è proprio nella matematica che la scienza ha trovato il suo metodo. L’importanza di Bacone rimane dunque legata al suo riconoscimento dello stretto legame fra scienza e potenza umana: “Non considerò la scienza, soltanto, né prima di tutto, come una raccolta di opinioni; la considerò piuttosto come la raccolta di ciò che queste opinioni avevano consentito all’uomo di realizzare”.

Newton ( 1642 - 1727)
Con Newton la rivoluzione scientifica giunge a compimento, sia sul piano dei contenuti che su quello del metodo, pervenendo alla delineazione di quell’immagine dell’universo che è divenuta familiare all’uomo moderno. La sua importanza dunque non è solo scientifica, poiché egli ha plasmato un’epoca intera, a partire dall’empirismo inglese e dall’illuminismo fino a Kant.
Momento centrale della ricerca di Newton è la formulazione della legge di gravitazione universale [G= (M*m)/r], una legge che spiegava, e permetteva di fare previsioni, su fenomeni diversissimi. anche se la visione di Newton non era totalmente meccanicistica, in quanto prevedeva sempre un Dio che comunicava ai corpi l’impulso iniziale, essa è il presupposto di tutti i successivi tentativi di spiegare il mondo in chiave esclusivamente meccanicistica (es. Laplace).
La base del successo del metodo Newtoniano sta probabilmente nelle pretese molto limitate che tale metodo aveva: non spiegare l’unico metodo possibile per ogni scienza (Cartesio), bensì fornire concreti strumenti di lavoro allo scienziato, impedendogli di avventurarsi in campi in cui esso niente può dire. L'ideale di scienza newtoniana è quindi una scienza puramente descrittiva, della natura e delle sua leggi, quindi una scienza che evita qualsiasi ipotesi metafisica.


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