La fine della scolastica
Duns Scoto (Scozia 1266 - Colonia 1308). Dopo S. Tommaso è lui che imprime unaltra svolta decisiva alla Scolastica, ponendo le basi per quella che sarà la dissoluzione della dottrina. Anche in questo caso lelemento determinate è laristotelismo, che però è usato non per giustificare la fede, bensì per restringerne il dominio al solo campo pratico. Tutto il pensiero di Duns Scoto ruota infatti intorno alla netta separazione fra scienza e fede, fra teoretico e pratico. Il primo è il dominio della necessità, quindi della dimostrazione razionale; il secondo è il dominio della libertà, quindi dellimpossibilità di ogni dimostrazione e dunque della fede. La metafisica è la scienza teoretica per eccellenza, la teologia quella pratica.
La crisi del Trecento
Lautunno del medioevo si apre sotto il segno del declino delle due grandi istituzioni universali, il Papato e lImpero, che dopo lultimo tentativo di sopraffazione reciproca, lasciano il passo alle nuove monarchie nazionali: è un intero sistema ad entrare in crisi, il mondo della cultura non può non esserne coinvolto. Da più parti si invoca maggiore libertà, gli insegnamenti delle scuole religiose e delle università vanno ormai stretti ad una società in evoluzione.
Ovviamente la Scolastica, che era il simbolo del sapere medievale non poteva non risentirne.
[A livello politico è interessante analizzare il pensiero di Marsilio da Padova, che nel suo Defensor pacis tratteggia una innovativa dottrina della legge, superando per la prima volta il concetto di legge di natura. La legge diventa invece una costruzione razionale, che tramite prescrizioni e pene dirige la vita della comunità. Solo questultima, ovvero il popolo, ha il diritto di elaborare le proprie leggi.
Ockham (1290 - 1348). Guglielmo di Ockham è lultima grande figura della Scolastica e la prima delletà moderna. È con il suo pensiero che il problema fondamentale della Scolastica, il rapporto fede-ragione, trova una soluzione definitiva: la totale inconciliabilità fra le due realtà, ricerca filosofica e verità rivelata non possono essere conciliate.
Il punto di partenza per questa frattura è la centralità dell'esperienza nel pensiero di Ockham. Egli è un empirista ed un nominalista: i concetti non esistono nella realtà, essi sono solo segni, collegati al reale solo da un rapporto di causalità dovuta al modo di conoscere umano che è prima intuitivo e poi astrattivo. Il segno dunque è un qualcosa che nel discorso sta in luogo delle cose stesse.
Altro aspetto importante è il principio di economia, il cosiddetto rasoio di Ockham: in ogni spiegazione scientifica non occorre inserire elementi superflui, non necessari alla spiegazione (non cè bisogno ad esempio di distinguere la materia celeste da quella sublunare).
Un atteggiamento di così radicale empirismo doveva condurre a un netto rifiuto del problema scolastico fin nella sua impostazione. Poiché lunica conoscenza possibile è lesperienza (dalla quale deriva la stesso conoscenza astrattiva) e poiché lunica realtà conoscibile è quella che lesperienza rivela cioè la natura, ogni realtà che trascenda lesperienza non può raggiungersi in via naturale ed umana. Scienza e fede non possono sussistere insieme, niente di ciò che riguarda la fede può essere compreso con la ragione (tantomeno si può provare ontologicamente lesistenza di Dio o definirne gli attributi). La fede può essere solo il frutto di un volontarismo teologico, che nulla può rivelare alluomo sullessenza delle cose. Lunica cosa da fare per il ricercatore è di abbandonare la pretesa di capire lessenza o il fine dei fenomeni, sforzandosi invece di descrivere come essi avvengono: il rigetto occamista della metafisica apre la strada alla fisica nel senso moderno del termine.
Per quanto riguarda invece il pensiero politico è ovvio che Ockham fosse un sostenitore dellimpero contro il papato, in particolare egli negava lassolutismo e linfallibilità del Papa (ma anche del Concilio): solo la Chiesa, in quanto comunità di uomini, può decidere senza sbagliare. La legge di Cristo è legge di libertà, che permette di rivendicare la libertà della coscienza religiosa e della ricerca filosofica contro ogni pretesa papale.
INDICE