Fenomenologia (analisi della coscienza nella sua intenzionalità)
Coscienza come realtà diversa dal resto del reale
Coscienza come spettatore disinteressato al quale gli oggetti si presentano come fenomeni
Concetto apofantico (o vero o falso) della ragione: ragione come manifestazione dell’essere.
La Ragione è l’autorivelazione dell’essere, la filosofia l’esplicitazione di tutti i modi di manifestazione dell’essere.

Husserl (1859 - 1938)
La fenomenologia come scienza delle essenze, contrapposta alla psicologia che si occupa dei fatti, essa si basa su:
- epoché fenomenologica: (messa in parentesi dell’esistenza del mondo in generale) sospensione dell’affermazione della realtà del mondo, il mondo diventa puro fenomeno di coscienza, ma non si annulla (l’attenzione si sposta però verso i fenomeni che annunziano il mondo alla coscienza).
- coscienza come residuo fenomenologico: la coscienza è ciò che resta dopo l’epoché, l’io fenomenologico diventa lo spettatore disinteressato del mondo (riduzione eidetica: dalla considerazione dei fatti a quella delle essenze).
La coscienza è sempre coscienza di qualcosa, dunque l’analisi della coscienza coincide con l’analisi del suo rapportarsi ai suoi oggetti: intenzionalità della coscienza.
L’intenzionalità della coscienza consiste nel fatto che ogni manifestazione della coscienza si riferisce a qualcosa di diverso da sé. La coscienza trascende se stessa e si mette in rapporto con un oggetto (quest’ultimo non è un’idea che per esistere deve essere pensata (idealismo), bensì una realtà diversa dalla coscienza che si annuncia ad essa attraverso i fenomeni della percezione.
Fondamentale a questo punto è la distinzione fra
- noesis: direzione verso l’oggetto (il percepire, il ricordare, l’immaginare, ecc.)
- noema: l’oggetto come essere dato (il percepito, il ricordato, l’immaginato). Il noema non coincide però con la cosa, ma con i suoi modi di essere nell’esperienza soggettiva (es. dalla cosa albero all’albero, verde, ricordato, ecc.)
Se le cose si danno alla coscienza attraverso fenomeni soggettivi (noesis), la coscienza si dà a se stessa in modo immediato, senza intermediari: la percezione della coscienza è immanente, quella delle cose trascendente.
Apparire ed essere non coincidono nella realtà, ma coincidono nella coscienza: l’esperienza dell’oggetto non garantisce la realtà della cosa, ma l’esperienza vissuta non può non esistere (ripresa della tesi cartesiana: la realtà è problematica, l’atto della coscienza non è soggetto a dubbio).
Naturalmente gli oggetti non solo quelli materiali, possono esistere anche oggetti ideali, in entrambi i casi sono intuiti dalla coscienza.
L’ultima fase della della filosofia di Husserl conduce alla distinzione tra un io-empirico ed un io-trascendentale, quindi alla ricerca di una coscienza assoluta: esiti idealistici.
Interessante invece l’ipotesi sulla crisi della cultura europea (La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale), da collegare secondo Husserl all’oggettivismo della scienza trionfante. La crisi della scienza, la sua incapacità evitare le catastrofi umane, dipenderebbe dal suo distacco dalla vita concreta dell’uomo, in questo senso la fenomenologia non sarebbe da interpretare come rifiuto della tecnica, bensì come un ritorno di questa all’uomo concreto.

Hartmann: l’oggetto della conoscenza è una realtà che non viene modificata dalla relazione conoscitiva; l’essere rimane sempre al di là della coscienza.

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