Fascismo
Il difficile dopoguerra
Profonda crisi economica, si manifesta innanzitutto con aumento della disoccupazione:
- a Sud i reduci contadini aspettano la terra promessa dopo Caporetto
- a Nord il ritorno dei reduci crea esuberanza di forza lavoro
- gli Usa chiudono le frontiere allimmigrazione
- in generale lindustria italiana mostra scarse capacità di riconversione dalla produzione bellica a quella di pace.
In breve tempo alla disoccupazione si sommano inflazione e crisi della lira (ancora più grave vista la grossa dipendenza italiana dalle importazioni).
La conseguenza immediata della crisi è unondata di proteste, scioperi, occupazioni di terre: Biennio Rosso (1919 - 20), si crea un clima di aspettativa rivoluzionaria (occupazione di terre e fabbriche, nascita dei primi Consigli di fabbrica sullesempio dei soviet russi), tra i ceti dirigenti si diffonde un crescente timore per esiti rivoluzionari. In realtà il movimento è confuso, frammentato, privo di guida politica.
Intanto il 1919 è un anno cruciale anche per altri aspetti:
- nasce il partito popolare (fondato da Don Luigi Sturzo), i cattolici entrano definitivamente, in proprio, nella vita politica.
- nasce il partito fascista (inizialmente misto di rivoluzionarismo e nazionalismo), si nutre soprattutto del mito della vittoria mutilata e trova la sua base sociale fra gli ufficiali delusi, nei ceti medi colpiti dalla crisi, nei gruppi conservatori timorosi di possibili esiti rivoluzionari.
- nelle elezioni del 1919 (le prime con il sistema proporzionale) si impongono proprio i partiti di massa, cattolici e socialisti. Questi ultimi però vivono un momento di profonda crisi, dilaniati tra lopzione riformista e quella massimalista, mentre già si preparava la scissione comunista (consumatasi poi a Livorno nel 1921).
Il 1920 vede il ritorno di Giolitti sulla scena politica (al posto di Nitti), dopo gli iniziali successi (trattato di Rapallo, composizione della protesta operaia), il suo tentativo di arginare la crisi economica tassando i profitti di guerra, rompe il fronte moderato e favorisce il consolidarsi del blocco conservatore con il partito fascista. Lipotesi dominante diventa quella di una normalizzazione della situazione italiana tramite mezzi autoritari (quindi uso della violenza contro operai e braccianti).
Si fa più attiva che mai quindi la repressione delle squadracce fascista contro il movimento operaio, i sindacati, le cooperative, ecc. (finanziate soprattutto dagli agrari e dai borghesi del Nord). Le stesse forze liberali sottovalutano il pericolo, sicure di poter usare la violenza fascista contro i socialisti (che non riescono a mobilitare le masse popolari), per poi riprendere in mano la situazione.
Nelle elezioni del 1921 il Partito fascista elegge trenta deputati (sufficienti per condizionare la politica parlamentare), intanto Mussolini smussa gli aspetti più estremisti del programma fascista in modo da conquistare definitivamente le forze conservatrici e cattoliche (fra queste chi non si adegua è trattato allo stesso modo del movimento operaio).
Lavvento del fascismo
28 ottobre 1922: Marcia su Roma (De Bono, Bianchi, De Vecchi, Balbo), il Re licenzia Facta (che chiedeva lintervento dellesercito) e nomina Mussolini come Capo del Governo.
Il primo governo fascista ha lappoggio di liberali e conservatori, il suo primo intervento consiste nelleliminazione della tassazione dei profitti di guerra. Inizia gradualmente la soppressione di tutte le libertà e lo smantellamento del Parlamentarismo (nascono il Gran Consiglio del fascismo e la milizia fascista).
Una forte accelerazione nelledificazione del Regime avviene a partire dal 1924: il Listone (fascisti + conservatori) vince le elezioni anche grazie a brogli e violenze, il deputato socialista Matteotti che li denuncia viene rapito ed ucciso dai fascisti, lopposizione risponde con lAventino e nellopinione pubblica si crea un grande fermento, il Re tuttavia mantiene la fiducia in Mussolini. Inizia così, a partire dal 1925 (Mussolini si assume personalmente eventuali responsabilità fasciste dellomicidio Matteotti) la costruzione del regime fascista vero e proprio: riduzione di ogni opposizione al silenzio, svuotamento del Parlamento delle sue funzioni, accentramento del potere nelle mani del Duce.
Antifascismo
Il movimento antifascista è composito e diverse sono le opzioni scelte. Alcuni antifascisti vengono subito eliminati fisicamente dal regime (Gobetti, Amendola); inizia subito dopo il fuoriuscitismo (Turati, Sturzo, Nitti, Salvemini, Nello e Carlo Rosselli), con buona parte degli intellettuali antifascisti italiani che conduce le loro battaglia contro il regime dallestero; la lotta clandestina in Italia è scelta invece dai Comunisti (Gramsci morirà in carcere, numerosissimi saranno i comunisti mandati al confino, Togliatti, insieme ad altri riparerà in Russia); lunica opposizione visibile in Italia rimane quella che si raccoglie intorno a Croce (troppo in vista per poter essere eliminato).
Fascismo ed economia
Negli anni 1923 - 25 cè una buona ripresa economica, legata sia alla congiuntura internazionale, sia alla politica fascista di piena libertà per le forze economiche (facilitazioni fiscali, eliminazione di intralci burocratici, abolizione di tasse sui profitti e sui capitali, ecc.). Già nel 1926 però i primi segni di stagnazione nello sviluppo costringono il regime ad una politica più complessa, che si orienta velocemente verso il protezionismo (sostituzione di De Stefani con Volpi). I primi provvedimenti in questo senso sono: la battaglia del grano e la bonifica integrale (che avrebbero dovuto garantire lautosufficienza alimentare italiana, ma che in realtà servivano soprattutto ad assorbire la manodopera in eccesso e quindi ad evitare disordini); quota novanta e la connessa politica valutaria per ridare forza alla lira, bloccare linflazione e stabilizzare leconomia.
Conseguenze di questa politica furono la crisi della piccola e media impresa e dellagricoltura che produceva per lesportazione, a fronte di un consolidamento della grande industria, avvantaggiata anche dalla totale soppressione di libertà per i lavoratori: sostituzione dei sindacati tradizionali con quello fascista, avvio del corporativismo (che, lungi dal rappresentare una collaborazione tra classi, era invece la completa subordinazione dei lavoratori ai grandi potentati della finanza, dellindustrie e dellagricoltura).
Soprattutto dopo la crisi del 29 le misure adottate fino ad allora non bastarono più, il regime accentuò allora lindirizzo dirigista ed impose un sistema economico centralizzato in cui lo stato assumeva un ruolo chiave di sostegno e coordinamento dello sviluppo (garantendo nel contempo larghi profitti ai gruppi provati). Nascono uno dopo laltro lIMI (ente di credito dello stato) e lIRI (Istituto per la ricostruzione industriale, che tramite la socializzazione delle perdite permise il salvataggio di molte industrie pericolanti), mentre aumentano sempre più le commesse statali e le industrie a diretta gestione statale (Agip, Anic, ecc.). Il tutto in un rigido sistema protezionista: autarchia.
La costruzione del consenso
A fianco dellopera di repressione cominciò anche la complessa opera di costruzione del consenso per il regime:
- Duce come modello da imitare (uomo forte e deciso, abile in tutto,ecc.)
- Iscrizione praticamente obbligatoria al partito fascista (Tessera del pane, per indicare le gravi difficoltà cui andava incontro chi non si tesserava)
- interventi in ogni fase della vita, a cominciare dallinfanzia (figli della lupa, balilla, ecc.)
- organizzazione del tempo libero: opera nazionale dopolavoro, sabato fascista, treni popolari (in unatmosfera di rinnovato benessere piccolo-borghese)
- politica sociale: sistema pensionistico ed assistenziale, premi di natalità, diffusione dellistruzione rurale e tecnico-professionale, opera nazionale maternità ed infanzia
- mito dellantica Roma imperiale: in realtà si trattava solo di una facciata di cartapesta, che copriva opportunismo e corruzione dilaganti fra gli alti funzionari ed i gerarchi, sempre in lotta per conquistare potere personale.
Sempre allinterno della strategia per la ricerca del consenso si possono collocare anche i Patti Lateranensi (1929), laccordo cioè fra Stato e Santa Sede: riconoscimento del potere temporale del Papa nella Città del Vaticano, indennità per i beni espropriati, religione cattolica come religione di stato (effetti civili del matrimonio religioso, insegnamento della religione cattolica nelle scuole). Papa Pio XI definisce Mussolini uomo della Provvidenza. Pur rimanendo alcuni motivi di attrito è indubbio che la mossa rafforza notevolmente il regime, soprattutto nelle campagne.
Un aspetto diverso della ricerca del consenso è anche lavventura coloniale in Africa, avviata in uno dei momenti più delicati per il Regime, con lo scopo di placare il malcontento e perfezionare la politica protezionistica e di sostegno alle industrie. Tra il 1935 e il 1936 si arriva alla conquista dellEtiopia, che insieme a Somalia ed Eritrea va a costituire limpero italiano dellAfrica Orientale (la guerra è condannata dalla Società delle Nazioni, che tuttavia applica solo blande sanzioni).
La politica estera
Mussolini ed il fascismo ottengono da subito riconoscimenti allestero (anche dallInghilterra), anzi per molti paesi diventano un vero e proprio modello da imitare, tanto che nel giro di pochi anni si formeranno un po in tutta Europa regimi autoritari di stampo fascista: Portogallo (Salazar), Polonia, Austria, Ungheria, Romania, Bulgaria, Spagna.
Per quanto riguarda invece la politica estera in senso stretto del regime, esso, dopo una fase iniziale di rapporti cordiali con lInghilterra, è un continuo avvicinamento alla Germania di Hitler: 1936 Asse Roma-Berlino (ed uscita dalla Società delle Nazioni) ed intervento in Spagna a sostegno delle forze franchiste; 1938 leggi razziali contro gli ebrei; 1939 occupazione dellAlbania, Patto dAcciaio (alleanza militare sia difensiva che offensiva con la Germania di Hitler).
Peculiarità del fascismo italiano
Pur essendo a tutti gli effetti un sistema autoritario fondato sul dominio di pochi nei confronti della maggioranza soggiogata con la forza (eliminazione delle libertà civili; negazione del diritto di opposizione politica; abrogazione delle regole parlamentari, sostituite dallautorità assoluta del Duce; soppressione del sindacalismo libero, sostituito dal corporativismo fascista; istituzione di mezzi di repressione, Ovra, tribunali speciali, milizia), il fascismo non arrivò mai a cancellare totalmente la società civile italiana, configurandosi invece come un complesso reticolo di mediazioni tra i tradizionali centri di potere (monarchia, Vaticano, esercito, grande industria) ed i nuovi gruppi fascisti.
Tra laltro dopo i primi anni si presentò per il regime lesigenza di allargare questo reticolo di mediazioni, cercando di includervi anche le classi sulla cui sconfitta violenta il fascismo era nato: operai e braccianti. Di qui il complesso fenomeno dellorganizzazione delle masse durante il ventennio. Di qui allora la politica sociale del regime, che produsse uno stato assistenziale autoritario: mutue, sistemi pensionistici e previdenza per poter controllare continuamente la mobilitazione della forza lavoro, privandolo però della possibilità di decidere da sé quali fossero i propri interessi.
Si trattò comunque di un tentativo sostanzialmente fallito, poiché al di là del consenso di facciata lavoratori e regime rimasero sempre lontani e non poteva essere altrimenti vista la natura e gli obiettivi del fascismo: strumento politico ed istituzionale attraverso il quale la grande borghesia industriale riuscì a realizzare, seppur in un periodo di grandissima difficoltà economiche internazionali, un'accumulazione forzata, potendo contare su bassi salari, sulla notevole elasticità nelluso della forza lavoro, e sullampia disponibilità di manodopera. Senza una soluzione autoritaria, in grado di stroncare la forza del movimento operaio, socialista e cattolico, e di ricondurre i lavoratori in una condizione fortemente subalterna, quelle vantaggiose condizioni non si sarebbero verificate e lindustrializzazione italiana avrebbe dovuto rallentare il suo sviluppo perché sarebbero riemerse le sue debolezze strutturali. [De Bernardi, Guarracino]
Tutta la politica del regime fu quindi modellata sulle esigenze della grande industria:
- controllo della forza lavoro
- neutralizzazione della concorrenza internazionale (avviata già nel 1925 col passaggio da De Stefani a Volpi)
- intervento diretto a sostegno dellindustria (centralizzazione del credito: IMI; socializzazione delle perdite: IRI; commesse dirette)
Sono gli stessi elementi che permettono di superare la crisi del 29, provocando però:
- una ulteriore concentrazione del capitale in mano a pochi gruppi privato sempre più influenti
- la nascita di uno stato imprenditore, che sarà una delle caratteristiche di lungo periodo della successiva storia italiana
- marginalizzazione della piccola e media industria e dellagricoltura, ridotta a fornitore della base alimentare e soprattutto a sacca di contenimento della manodopera in eccesso.
La cultura fascista
- Croce: fascismo incapace di produrre cultura (calata degli Icsos)
- Bobbio: pluralità di fascismi, ognuno con peculiari caratteristiche culturali (da Strapaese, al futurismo; dal sorelismo allidealismo di Gentile; dal nazionalismo di Alfredo Rocco, al liberalismo di Pellizzi).
- In realtà un dato incontrovertibile fu il tentativo fascista di far partecipare gli intellettuali allo sforzo di edificazione dello stato fascista (soprattutto attraverso lopera di Bottai).
Le interpretazioni del fascismo
Le tre interpretazioni classiche (presenti già nel dibattito politico dei contemporanei):
- fascismo come parentesi nella storia italiana ed interruzione nella storia del mondo (Croce). Fascismo che nasce quindi da una generica crisi morale dei valori dellOccidente, legata soprattutto allesperienza della Grande Guerra.
- fascismo come prodotto dei ritardati ed atipici processi di sviluppo economico ed unificazione nazionale di alcuni stati europei, Italia e Germania in testa (Gobetti). Lunificazione tardiva e imposta dallalto, lo sviluppo accelerato e con forte ingerenza statale, una borghesia strettamente legata alle vecchie classi dominanti, una tradizione autoritaria, sarebbero questi i fattori che avrebbero condotto questi paesi ad un fascismo prima latente e poi evidente.
- fascismo come mezzo estremo del capitalismo per difendere se stesso e controllare la classe operaia (marxismo). La borghesi nello stadio del capitale monopolistico non riesce a gestire la conflittualità sociale se non con mezzi violenti.
Altre interpretazioni
- Fascismo e Iª guerra mondiale (Chabod): i turbamenti e le delusioni del dopoguerra sono fondamentali per capire lavvento del fascismo
- Regime reazionario di massa (Togliatti): lattenzione si sposta anche agli aspetti extra politici, partendo sempre dalla centralità del suo peculiare rapporto con le masse.
- Fascismo come fenomeno piccolo-borghese (Salvatorelli): classe in crisi, in lotta contemporaneamente contro il capitalismo e contro il proletariato, quindi fascismo bifronte, reazionario e rivoluzionario a seconda dei casi.
- Fascismo come totalitarismo (Arendt): lattenzione si sposta sui meccanismi sociologici della società di massa, in particolare sulla sua identificazione con una figura carismatica invece che in una classe sociale (particolare rilievo assumono gli strumenti tecnici di controllo delle masse).
- Fascismo come reazione al Comunismo (Nolte): sarebbe la paura della rivoluzione dottobre a portare allestremo tendenze già presenti nelle società liberali (negazione della trascendenza).
- De Felice: sottolineatura del ruolo fondamentale di Mussolini; attenzione posta più sul consenso che sulla repressione; uso di fonti particolare (come gli archivi di Grandi, personalità di rilievo del regime, ma con un punto di vista estremamente personale). Il risultato è una lettura del fascismo come mezzo rivoluzionario di una classe in ascesa che vuole creare una società nuova, dunque movimento da inserire nel solco dei totalitarismi di sinistra, iniziati con la rivoluzione francese e le idee giacobine.
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