Eraclito (Efeso VI - V sec. a.C.)
Aristocratico, nemico del demos della sua città.
Della sua opera, Sulla Natura, ci sono pervenuti numerosi frammenti, che ci permettono di farci un’idea sia del suo stile oracolare, tutto sentenze ed aforismi, sia del tema centrale del suo pensiero: il divenire come elemento centrale della realtà.
La realtà è un insieme di opposti che si alternano in continuazione (teoria dell'unità dei contrari) , tuttavia questi opposti non si susseguono totalmente separati gli uni dagli altri, essi sono incomprensibili se non inseriti in un “discorso” unitario, il logos, la legge universale che regola il divenire degli opposti.
Se il logos è la legge universale, il fuoco è il principio (derivazione ionica) che lo incarna, sia fisicamente che spiritualmente.
Quella di Eraclito è dunque una visione “dialettica” del mondo: una realtà composta da opposti in continua contrapposizione, quindi in continuo divenire, un divenire ordinato dal logos-fuoco.


Parmenide
(Elea, Vi - V sec. a.C.)
Cittadino di Elea, sotto Paestum, compose un poema in versi, Sulla Natura, di cui ci restano numerosi frammenti.
Con Parmenide l’attenzione si sposta dalla cosmologia (ricerca del principio) all’ontologia (teoria dell’essere), fulcro del suo pensiero è l’identificazione fra essere e pensiero: solo ciò che è si può pensare e dire. Il punto di partenza è la distinzione fra il mondo sensibile, così come appare ai più, e il mondo reale, basato sulla ragione. “L’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere”, da questa negazione totale del non essere scaturiscono gli attributi basilari dell’essere:
- unico (la molteplicità implica il non essere: cosa ci sarebbe altrimenti fra essere ed essere?)
- ingenerato (altrimenti sarebbe nato dal non essere)
- eterno (altrimenti si trasformerebbe nel non essere)
- immutabile (la trasformazione presuppone la molteplicità)
- immobile (come potrebbe muoversi in un luogo esterno all’essere stesso?)
- finito (non gli manca nulla altrimenti “non sarebbe” qualcosa)
Questo è l’essere cui si arriva con la logica e che coincide con il mondo della verità, al contrario se ci si affida ai sensi si percepisce una realtà non vera, “il sapere illusorio costituito dai nomi che i mortali hanno dato alle cose fidandosi dell’opinione sensibile”.
Da Parmenide in poi, quando i filosofi si sforzeranno di pensare una realtà assoluta, l’essere parmenideo sarà sempre presente, così come la riflessione di questo filosofo tornerà ogni volta che si riaffaccerà la contrapposizione fra sensazione e pensiero.

Zenone (Elea, Vi - V sec. a.C.)
Discepolo di Parmenide, usò i suoi famosi paradossi (para - doxa, contro l’opinione comune) per dimostrare come anche la visione tradizionale della realtà porti a risultati assurdi.
I principali argomenti furono: inesistenza del moto, Achille, freccia, stadio.

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