Il momento di massima fioritura della scienza e della filosofia ellenistica si può collocare tra il 300 a.C. e il 145 a.C., quando Alessandria è il centro del mondo antico, successivamente la rottura fra Egitto e Grecia e la conquista romana ne avviano la fase di declino.
Fra i tanti protagonisti di questa fase di espansione possiamo ricordare: Archimede (matematico ed ingegnere), Euclide (matematico), Tolomeo (astronomo), Eratostene (geografo), Galeno (medico), Plinio (curatore della più ampia enciclopedia dell’antichità).

Eclettismo
La concordanza sul terreno pratico delle tre grandi scuole successive all'aristotelismo (fine dell’uomo è la felicità da conquistare con il distacco dalle passioni terrene) doveva portare per forza di cose alla ricerca di un terreno comune anche nelle posizioni teoretiche.
Tale processo era favorito anche dalle circostanze storiche, in particolare dalla conquista romana della Macedonia (168 a.C.), la fusione delle due culture significò anche un graduale adattamento della filosofi greca alla mentalità romana, poco adatta a dar rilievo a divergenze teoretiche e più attenta alle scelte pratiche. Di qui l’eclettismo, ossia la tendenza a conciliare i vari elementi delle filosofie conosciute, scegliendo come criterio unificatore l’accordo comune dei filosofi su determinate verità fondamentali, ammesse come sussistenti nell’uomo indipendentemente e prima di ogni ricerca.
La prima scuola in cui si manifestò questa tendenza fu quella stoica, in seguito caratterizzò tutte le altre scuole, ad eccezione dell’Epicureismo, fedele alla dottrina del maestro.
La filosofi romana
Oltre all'impulso dato all’eclettismo la filosofia romana interessa in quanto mostra da subito quella che sarà la tendenza dominante nella filosofia successiva: la prevalenza dell’interesse religioso.
Tra le varie figure di filosofi possiamo ricordare quella di Seneca (Cordova, primi anni d.C., Roma 65 d.C.). Egli pose l’accento soprattutto sul carattere pratico della filosofia, che doveva insegnare soprattutto a fare, dal punto di vista della dottrina può essere considerato uno stoico eclettico a sfondo religioso, in quanto pur condividendo le dottrine stoiche, accettava parte della dottrina Platonica dell’anima e poneva al centro della sua riflessione il rapporto uomo-dio (tanto da preannunciare diversi temi della successiva riflessione cristiana).

Neoplatonismo
L’indirizzo religioso della filosofia romana rispecchia e preannuncia quello che sarà l’indirizzo religioso dell’ultima filosofia greca, concentrata tutta nella conciliazione della religiosità greca con quella orientale (risale a questo periodo la tendenza a far risalire la filosofia greca alle credenze orientali).
Il risultato principale di questo sforzo sarà il neoplatonismo, l’ultima manifestazione del platonismo nella filosofia antica, che riassumerà e presenterà in modo sistematico tutte le tendenze manifestatesi nella filosofia greca ed alessandrina dell’ultimo periodo.
Tale dottrina sarà estremamente importante per tutto lo sviluppo della filosofia successiva, sia per la vicinanza con parte del successivo pensiero cristiano, sia per alcune formulazioni che saranno riprese continuamente, fino a Ficthe, o allo stesso Hegel, sia perché, fino all’ottocento, il pensiero di Platone sarà praticamente confuso con il neoplatonismo.
Maggiore esponente di tale indirizzo è Plotino (Egitto 203 d.C. - Campania 269 d.C.), le cui opere furono pubblicate dal discepolo Porfirio (che trae dalla dottrina del maestro motivi per difendere la religione pagana).
Nucleo centrale del pensiero di Plotino è l’accentuazione fino all’estremo limite della trascendenza divina: Dio (l’Uno) è totalmente staccato dalla realtà terrena. Una divinità di questo tipo non può avere nessun tipo di contatto con la realtà materiale, al puto da non creare direttamente il mondo, ma dal provocarlo per emanazione (come il calore dal fuoco o il profumo dal fiore). nel susseguirsi delle emanazioni Dio si degrada, fino ad arrivare alla sostanza materiale (che comunque sono pur sempre parte di Dio).
La prima di queste emanazioni è l’intelletto (il momento in cui avviene la scissione tra soggetto ed oggetto, tra soggetto cioè e soggetto così come esso si pensa), segue l’emanazione dall'intelletto dell’anima del mondo. Quest’ultima, può dar vita alle realtà materiali solo corrompendosi tramite l’incontro con la materia, vista come un principio negativo da cui derivano l’imperfezione, la molteplicità ed il male.
Il cammino che ogni singolo deve intraprendere è ovviamente quello del ritorno a Dio (di cui ognuno è emanazione), considerata la totale negatività della materia, tale cammino potrà essere compiuto solo concentrandosi esclusivamente sulla propria coscienza (il saggio ha in sé tutto il necessario per poter tornare a Dio, non ha bisogno della conoscenza delle cose esterne, gli è sufficente la propria interiorità e la capacità di riflettere su se stesso).
Per tornare a Dio è dunque necessario purificarsi tramite le virtù (sapienza, intelligenza, coraggio, giustizia, temperanza), che altro non sono se non le vie di liberazione dall’esteriorità, del rifiuto dei sensi corporei. Se le virtù svolgono un ruolo essenzialmente negativo, sgombrando la strada delll’itinerario verso Dio, sono poi la musica, l’amore (teoria platonica del bello) e la filosofia a costituire le vie positive del ritorno. In ogni caso però il ritorno a Dio non sarà mai comprensione intellettiva dello stesso (nell’intelletto rimane la scissione soggetto - oggetto), sarà invece “visione estatica”, perfetta congiunzione e dedizione con l’Uno, senza nessuna frattura fra anima individuale e divinità.

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