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LO SPIRITUAL:
IL BLUES:
Un’altra fonte del jazz fu il blues,
un canto di genere profano e di carattere per lo più nostalgico e triste che
trasse il suo nome dalla presenza nella scala musicale utilizzata dalle
cosiddette “blu notes”, vale a dire di
alcune note diverse da quelle tipiche dei nostri modi maggiori e minori. La
scala blue è caratterizzata dall’ abbassamento di un semitono della terza e
della settima nota. In pratica si tratta di una scala di soli cinque suoni base
(Do – Re – Fa – Sol – La), ai quali vengono aggiunti due altri suoni che
possono essere naturali o bemollizzati. Uno dei maggiori musicisti è King
Oliver.
Un altro importante elemento, di natura non più
vocale, ma strumentale, che strumentale,che contribuì alla formazione del jazz
fu il ragtime. Si tratta di una musica
prevalentemente pianistica, caratterizzata da una linea melodica quasi sempre in
ritmo sincopato, che ebbe il suo massimo esponente in Scott Jolpin.
La prima città che vide significative manifestazioni
di jazz fu New Orleans; qui infatti incominciarono ad organizzarsi le prime
orchestrine dette bands. Esse si esibivano sovente per strada, in piccole
parate o processioni, anche in occasione di funerali. Esse si basarono
sull’improvvisazione.
Alcuni pianisti introducono un nuovo stile, detto bolgie-woogie, derivato dal blues. Da New Orleans intanto la musica jazz era arrivata anche a Chicago e a New York, dove la presenza di case discografiche favorì la diffusione e la commercializzazione del genere. In queste città si affermarono grandi figure come il trombettista cantane Louis Armstrong; proprio grazie a lui si affermo la tecnica solista, rispeto a quella di orchestra.
Nel corso degli anni trenta si diffuse il cosi detto swing
, termine con il quale si volle sottolineare uno degli aspetti più
caratteristici del jazz, vale a dire l’esecuzione di un ritmo sincopato sempre
vario e fluttuante, tipico appunto di chi suona improvvisando.
Lo swing infatti ha una caratteristica ritmica che
nasce istintivamente durante l’esecuzione e che perderebbe tutta la sua
spontaneità se venisse scritto su pentagrammi.
Si trattò pertanto di una musica jazz sostanzialmente “difficile”,poco adatta,a differenza dello swing,ad entusiasmare il grande pubblico. Insomma fu una musica prevalentemente per intenditori. I migliori jazzisti di questo periodo fu Charlie Parker e il trombettista John Birks Ginlespie.
IL COOL
JAZZ:
Anche nel bepob,tuttavia,i bianchi riuscirono presto
a inserirsi dando così luogo ad uno stile che,in quanto caratterizzato da una
esecuzione distaccata e per niente “hot”,ossia calda,venne chiamato cool
jazz,ossia jazz freddo e vide affermarsi le figure del pianista Lennie
Tristano ( di origine italiana)e del sassofonista Jerry Mulligan.
BIBLIOGRAFIA
V.RATTAZZI- F. TAMMARO-MUSICA MAESTRO VOL.2-IL
CAPITELLO