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  GIUSEPPE UNGARETTI
 

 

 

 

 

 

 

 

INTRODUZIONE

I primi trent’anni del Novecento sono un periodo di crisi dei valori umani: l’idea che la società fosse destinata ad un continuo progresso propria dell’inizio del secolo,viene brutalmente infranta dallo scoppio della prima guerra mondiale.

Anche la poesia riflette questa crisi e si trasforma: in parte essa si rinnova attraverso la sperimentazione di forme linguistiche e poetiche totalmente nuove,come ad esempio nel movimento detto “futurista”; in altri casi,invece, la poesia diventa il luogo della ricerca di quelle minime, frammentarie parole con le quali è ancora possibile esprimere dei valori.

BREVI CENNI BIOGRAFICI

Giuseppe Ungaretti nasce ad Alessandria d’Egitto l’8 febbraio 1888. I genitori sono lucchesi, il padre emigrò per lavorare come sterratore al canale di Suez. Dopo gli studi superiori frequenta la “Baracca Rossa”, un ritrovo internazionale di anarchici. Nel 1912 parte per l’Italia, si ferma a Firenze presso gli amici della “Voce”, con i quali è stato in corrispondenza dall’ Egitto, in particolare con Prezzolini. Successivamente si stabilisce a Parigi e qui si fa chiara in lui la vocazione alla poesia. Rientra in Italia nel 1914 e diventa un fervente sostenitore della campagna interventista. Nel 1915 parte per il fronte dove trascorrerà l’intero 1916 tra prima linea e retrovie. Riceve numerosi premi  letterari. Muore a Milano nel 1970.

LA POESIA DI UNGARETTI

Giuseppe Ungaretti che aveva partecipato come volontario al primo conflitto mondiale, scopre nella guerra non l’orgogliosa affermazione di coraggio ed eroismo, ma invece il dolore, la fatica e il senso di precarietà della vita umana, resa sopportabile solo dalla solidarietà con gli altri uomini; egli esprime tali temi nelle liriche della sua prima raccolta “Allegria di naufragi” (in seguito intitolata semplicemente l’Allegria).

L’uomo e il suo destino restano il tema centrale anche delle raccolte successive: “Il dolore “ e “ Il sentimento del tempo”.

Ungaretti trae dalle sue esperienze personali, talora tragiche, quali la morte del figlio, gli esempi di una condizione che è propria di tutti gli uomini: tutti sono infatti, come il poeta, « uomini di pena » e seguono un difficile destino; tutti ricercano una verità, una certezza che possa aiutarli nella vita. La poesia di Giuseppe Ungaretti rappresenta una vera rivoluzione nella tradizione poetica italiana soprattutto per il valore nuovo che egli dà alla “parola”. Il linguaggio perde infatti la sua funzione descrittiva e diventa essenziale, quasi scarno, ma denso di significati per mettere in primo piano la parola. Ungaretti spezza la regolarità metrica del verso e compone brevissimi versi liberi, elimina quasi la punteggiatura e le congiunzioni, isolando la parola nel verso e caricandola di espressività.

La sua esperienza poetica che si sviluppò in un arco di tempo di circa cinquant’anni, diede origine al movimento letterario dell’Ermetismo ed ispirò parte della produzione poetica italiana, tanto che i critici definiscono Ungaretti un maestro della poesia contemporanea.

  ALCUNE DELLE SUE POESIE
 

 

 

FRATELLI    

Cima quattro 23 dicembre 1916                                                                                  

 

Di che reggimento siete                                

fratelli?                                                                                                 

 

Parola tremante

nella notte.

 

Foglia appena nata.

 

Nell’aria spasimante

involontaria rivolta

dell’uomo presente nella sua

fragilità.

 

Fratelli.

 

 

VEGLIA

Cima quattro 23 dicembre 1916

Un’intera nottata

buttato vicino

a un compagno

massacrato

con la sua bocca

digrignata

volta al plenilunio

con la congestione

delle sue mani

penetrata

nel mio silenzio

ho scritto

lettere piene d’amore.

 

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita.

 

 

SAN MARTINO DEL CARSO

Valloncello dell’albero isolato il27 agosto 1916

 

Di queste case

non è rimasto

che qualche brandello di muro.

 

Di tanti che mi corrispondevano

non è rimasto neppure tanto.

 

Ma nel cuore

nessuna croce manca.

 

E’ il mio cuore

il paese più straziato.

 

 

 

 

 

SOLDATI

Bosco di Cortun luglio 1918

 

Si sta come

d’autunno

sugli alberi le foglie.

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