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Giovanni Giolitti

Negli primi anni del ‘900 i più forti contrasti politici vennero in parte risolti grazie all’azione di un uomo politico di grandi capacità: Giovanni Giolitti. Egli aveva lavorato nella pubblica amministrazione, facendosi un’ esperienza che gli sarebbe poi risultata utile per la sua attività di governo. Nel 1901 fu ministro dell’ interno e nel 1903 fu presidente del consiglio dei ministri. Tale fu il suo rilievo nella vita politica del nostro paese, che gli storici chiamano quel periodo “Età GIOLITTINIANA”.

Giolitti era un liberale che proveniva dalla sinistra; la sua linea politica è detta progressista. Egli cercò di conciliare gli interessi della classe lavoratrice con quelli dei borghesi e degli imprenditori. Più che uno studioso Giolitti era un uomo politico dotato di grande spirito pratico.

Giolitti sosteneva la distinzione fra Stato e Governo; lo stato rappresenta la nazione intera, il governo invece, a seconda dei risultati elettorali, realizza dei programmi e le idee dei partiti che hanno ottenuto la maggioranza in parlamento. Secondo lui lo stato era parte integrante di tutti i cittadini, e quidi anche i popolan imaschi potevano votre; le donne ebbero questo beneficio solo nel 1946. Inoltre Giolitti estese la libertà dello sciopero e realizzò molte riforme sociali. Fu riorganizzata la Cassa integrazione per l’invalidità e la vecchiaia dei lavoratori, furono presi nuovi provvedimenti per tutelare la maternità delle lavoratici, fu meglio regolamentato e limitato il lavoro minorile e delle donne.
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