BATTERIA 605 DI BALCONE DI MARTA (2126 m) Nella parete rocciosa di Balcone di Marta L'altura di Cima di Marta e il lungo costone roccioso del Balcone di Marta che si protende nella media VaI Roya a dominio del bacino di Saorge, si trovarono al centro, assieme alle vicine localita' dello spartiacque, Testa della Nava, Colle Ardente e Monte Saccarello, dei gloriosi e sanguinosi attacchi francesi dell'aprile del 1794. Tutto il crinale era stato adeguatamente fortficato dagli Austro-piemontesi; Cima Marta, Testa della Nava, Cima del Bosco e l'elevazione di Monte Saccarello rappresentavano i punti di forza di questo dispiegamento. Alla fine del XIX secolo l'area vide la comparsa di numerosi ricoveri e di baraccamenti serviti da diverse strade militari di arroccamento. La piu' importante era quella che aveva origine dal Colle di Tenda, attraversava il Colle della Boaria e la regione delle Carsene, raggiungendo infine il Colle Tanarello, dove vi era una casermetta per cento uomini dotata di cisterna e di stazione eliografica, realizzata nel 1891. Dal valico una carrareccia saliva al Monte Saccarello, dove, accanto ad alcuni capaci baraccamenti, venne costruita nel 1896 una batteria di appoggio armata con cannoni da 149 G in barbetta con obiettivi nel vicino territorio francese. La rotabile proseguiva quindi per l'area di Cima Marta che, trovandosi proprio di fronte alle opere francesi dell'Aution, assunse un eccezionale valore strategico diventando la posizione piu' importante di tutto lo spartiacque: da qui era infatti possibile, sfruttando gli impervi sentieri che partivano da Saorgio e dalla Giandola, aggirare in una sola mossa i forti di Tenda e le Piazze di sbarramento delle Alpi Liguri. Attorno al 1890 l'area vide la realizzazione di un campo trincerato costituito da cinque batterie esterne di appoggio armate con pezzi di medio calibro, collocate a pochi chilometri di distanza l'una dall'altra in modo da sorvegliare tutte le direzioni pericolose. Due occupavano la cima e le falde settentrionali del Balcone di Marta, le rimanenti si ergevano sulla Cima di Marta, sulla Testa della Nava e su Monte Ceriana. Per la loro eccezionale posizione, le batterie della Marta avevano in parte assunto il carattere di opere ad azione lontana, potendo colpire direttamente obiettivi posti nel vicino territorio nemico; tuttavia non godevano di quell'autonomia funzionale che di solito a tale tipo di opere veniva accordata. Il personale di presidio era infatti ricoverato nei defilati sei baraccamenti di Marta, in grado di alloggiare 515 uomini e 30 quadrupedi. Altri due ricoveri capaci di 238 uomini ciascuno sorgevano nei pressi di Testa della Nava. Il maggior impegno fortificatorio si ebbe soltanto con la realizzazione delle opere del Vallo Alpino, attraverso la quale la difesa degli accessi della media Roya pote' trovare un'adeguata sistemazione. L'area compresa tra Cima Marta e Monte Toraggio, inserita nel V (quinto) sottosettore del Vallo, venne a contare solo per il primo schieramento nove centri di resistenza in caverna piazzati su tutte le posizioni ritenute già idonee a contrastare un 'eventuale avanzata nemica e comunque gia' sfruttate con lo stesso scopo nel passato: Cima Marta, Balcone di Marta, Monte Ceriana, Colle della Valletta. Ogni centro aveva mediamente due casematte armate di mitragliatrici FIAT 14/35, con feritoia di fiancheggiamento. Le opere 35 bis e 36, le sole con tre postazioni, erano provviste di piastre con corazzatura frontale, in quanto il tiro era diretto verso la linea di confine dalla quale sarebbero giunti gli assalti nemici. Gli altri centri, in grado di sbarrare le provenienze dalla Bendola-Bassa di Portighera, agivano invece attraverso il fiancheggiamento e il reciproco incrocio dei fuochi. La seconda linea di resistenza comprendeva altre sette opere; tuttavia, allo scoppio della guerra, si trovò ancora largamente incompleta. Perno della sistemazione difensiva del settore era l'esteso complesso sotterraneo allestito fra il 1938 e il 1940 nelle viscere del Balcone di Marta, di sicuro la realizzazione già grande del Vallo Alpino occidentale. Il nucleo principale dell'opera era costituito dalla 605 batteria in caverna per quattro cannoni da 75/27 mod. 06, con obiettivi sulla sottostante strada statale n. 20 della val Roya e sullo sbocco dei valloni laterali a valle di Briga. I locali della batteria erano collegati internamente con gli ambienti di due centri di fuoco separati, posti a differenti livelli altimetrici, il Centro 35 e il Centro 35 bis. Le opere di fanteria avevano il compito di fiancheggiare gli accessi alla cresta e di battere frontalmente le provenienze dal territorio avversario. Ogni complesso era autonomo rispetto agli altri e dotato di servizi logistici (camerata, gruppo elettrogeno e ventilazione) del tutto indipendenti. La peculiarita' dell'insieme e' da ricercarsi nel notevole sviluppo sotterraneo, in massima parte costituito da lunghe gallerie di comunicazione tra i vari settori dotate di ripidissime rampe di scale: si calcola che l'estensione degli ambienti e dei cunicoli interamente scavati nella roccia raggiunga i 1350 metri su un dislivello di circa 115 metri, un dato che consente di classficare l'insieme come un caso unico fra i numerosi esempi della sistemazione occidentale del Vallo. La batteria e le altre fortfiicazioni del settore erano servite da circa 140 uomini che alloggiavano nelle vicine caserme di Marta e che si alternavano a gruppi ogni 4-5 giorni per fornire la prima resistenza in caso di assalto nemico. Ultimate alla vigilia dello scoppio del conflitto italo-francese, le opere del sottosettore ebbero l'onore di ricevere la visita del principe Umberto di Savoia e di alcuni ufficiali tedeschi. Tuttavia nelle operazioni del giugno 1940 non parteciparono ai combattimenti. Solo due batterie campali da 149/35 posizionate all'aperta presso Monte Ceriana, intervennero il 20 giugno sulle antistanti opere francesi dell'Authion e del Col del Raus, senza peraltro sortire effetti di rilievo. Nel settembre del 1943 le opere venne definitivamente abbandonate e saccheggiate dagli abitanti della zona: con la rettifica del tracciato del confine sancita dal Trattato del 1947 passarono sotto la sovranita' francese. Per le sue peculiari caratteristiche strutturali e per la presenza di numerose tracce degli impianti tecnici (porte stagne, resti degli apparecchi di ventilazione ed elettrici, denominazioni degli ambienti, ecc.) la visita alla batteria 605 del Balcone di Marta e' senza dubbio una tra le più interessanti dell'intero arco alpino occidentale. Per raggiungere il Balcone di Marta vi sono diverse possibilità: disponendo di un fuoristrada o di un automezzo a trazione integrale, si può salire da La Brigue percorrendo tutto il tracciato della Route de l'Amitié, la strada sterrata che, risalendo interamente il vallone del Rio Secco, si ricongiunge alla strada militare ottocentesca del crinale spartiacque. Dal piazzale di fronte alle antiche caserme di Briga si svolta a destra; mantenendo sempre la sinistra e valicando un ponte, si entra nel vallone del Rio Secco. Verso il fondo della valle si imbocca a sinistra una ripida strada sterrata che, con numerose svolte (fondo abbastanza dissestato) e lunghi rettilinei nel bellissimo bosco di Sanson, raggiunge il crinale spartiacque. Dal colletto di confine, Col de l'Amitié (1707 m), si prosegue verso sud toccando i resti dell'ottocentesco baraccamento di Sanson e le falde orientali di Testa della Nava fino a giungere a sud della Cima di Marta. Si sale quindi ai diruti baraccamenti di Marta (1960 m), nei cui pressi vi è un pianoro denominato Pian delle Fosse, ritenuto dai valligiani il luogo di sepoltura dei caduti negli episodi bellici del 1794. Dai notevoli ed interessanti ruderi delle caserme ottocentesche, ampiamente riutilizzate nel corso dell'ultimo conflitto, si continua a sinistra su rotabile chiusa ai veicoli fino alla sommità del Balcone di Marta (2 136 m). In alternativa si può salire dal versante italiano: base di partenza è Colla Melosa (1540 m), raggiungibile con strada asfaltata dalla Valle Argentina, con partenza da Molini di Triora, e dalla Val Nervia attraverso Colla Langan. Si può fare base al rifugio Allavena del Cai di Bordighera, aperto per buona parte dell'anno. Dalla Melosa la rotabile, agevolmente transitabile con normale automezzo, sale dapprima al Monte Grai e quindi ai baraccamenti di Marta. Trattandosi di un'opera complessa e molto estesa, è consigliabile effettuare la visita in gruppo, adeguatamente muniti di efficienti sistemi di illuminazione senza peraltro scordare la disponibilità di ulteriori lampade di emergenza. Gli ingressi del complesso sono due, posti a poca distanza l'uno dall'altro: a destra (entrata artiglieria) si accede direttamente alla batteria, il secondo (entrata fanteria) immette nel lungo cunicolo parallelo di collegamento, dal quale si può salire all'osservatorio sulla vetta o proseguire in direzione dei due centri di fuoco. Iniziando la visita dalla batteria, lungo il corridoio si trovano i locali un tempo occupati dal gruppo elettrogeno e dai relativi serbatoi di benzina. Si giunge quindi, lasciata a sinistra l'ampia camerata per il presidio, ad una galleria parallela al fronte di fuoco dalla quale, secondo uno schema abbastanza consolidato, si diramano trasversalmente quattro corridoi che conducono ad altrettante casematte di artiglieria, scavate all'interno del blocco roccioso che si spinge sul versante della Val Roya. Sul pavimento del cunicolo si possono ancora ritrovare i binari della piccola décauville sulla quale scorrevano i carrelli delle artiglierie e dei proietti. A differenza di altre realizzazioni del Vallo, in questa batteria i corridoi non piegano ad angolo retto, ma possiedono un certo raggio di curvatura, espediente che facilitava lo spostamento degli affusti dei pezzi. Ogni casamatta era armata con cannoni da 75/27 mod. 06 con obiettivi sul sottostante vallone di Groa e sulla strada statale n. 20, anteriormente agli avamposti di fanteria. I pezzi erano incavalcati su affusto da fortezza, un semplice carrello di legno scorrente su rotaia fissata al pavimento, sul quale poggiava l'affustino della bocca da fuoco. Normalmente il cannone era ritirato all'interno della lunga casamatta; al momento dell'azione, la volata veniva fatta uscire dalla feritoia praticata nella spessa ed enorme piastra piana di acciaio. Un freno idraulico, collegato alla piastra di corazzatura, permetteva di assorbire buona parte del rinculo del pezzo, riducendolo a poco più di 600 mm. L'originale e semplice installazione, la prima ad essere realizzata secondo i dettami della circolare 200, consentiva, all'occorrenza, anche una rapida sostituzione della canna del pezzo. Mentre la prima delle quattro postazioni è stata parzialmente rovinata con l'asportazione delle putrelle del tetto, le altre si presentano in ottimo stato consentendo un'agevole lettura della struttura. Nella galleria di servizio, alle spalle dei corridoi che conducono alle casematte, si aprono diversi vani rettangolari, originariamente adibiti a depositi proietti. Al termine della galleria, sul pavimento, si trovava una piastra girevole per il cambiamento di direzione dei binari, ora sostituita da un semplice tombino di lamiera. Svoltando a sinistra si imbocca un cunicolo trasversale che ritorna alla grande camerata truppa, un vasto ambiente con la volta ad arco che conserva ancora nelle pareti i resti delle rastrelliere per le armi e parte di un rivestimento anti umidità aggiunto in un secondo tempo. Alla fine del cunicolo si incrocia il lungo corridoio di collegamento con i centri di fanteria: da questo punto, svoltando a sinistra, si guadagna il secondo ingresso dell'opera: deviando lateralmente è possibile salire con una lunga e ripida rampa di scale all'Osservatorio, posto sulla vetta del Balcone di Marta. Voltando invece verso destra nel cunicolo principale, si raggiungono le prime ripide rampe di scale che scendono agli ambienti del Centro 35, certamente il tratto più suggestivo dell'intero complesso sotterraneo. L'opera è costituita da due gallerie che si diramano lateralmente e che terminano ognuna ad una casamatta per mitragliatrice: verso destra, in direzione dell'Arma 1, si trovano i resti dell'impianto di rigenerazione dell'aria e, più avanti, una porta a chiusura ermetica ancora perfettamente funzionante. A sinistra, dopo aver superato un secondo vasto ricovero truppa, si raggiunge la seconda postazione per mitragliatrice. Altre interminabili rampe di ripide scale (324 gradini) e un cunicolo che sembra non aver fine, permettono di scendere al livello inferiore del Centro 35 bis. Quella che si sta percorrendo è la galleria di collegamento tra i vari settori: lunga circa 255 metri, nei tratti a maggiore pendenza è caratterizzata da impressionanti rampe di scale. In questo settore, caratterizzato dall'elevata presenza di umidità e da un fondo assai scivoloso, occorre prestare la massima attenzione. Il Centro 35 bis aveva un ingresso indipendente protetto da una porta garitta, ancora esistente, da cui era possibile battere con arma automatica il terreno circostante. Di norma il collegamento con il soprastante Centro 35 e la Batteria superiore era chiuso da una porta stagna e reso possibile solo in caso di emergenza. L'ultima opera dell'ampio complesso sotterraneo si articola su un lungo corridoio centrale che si ramifica in vari cunicoli diretti alle casematte per mitragliatrice. La diramazione a destra, prima di raggiungere il malloppo, attraversa la vasta camerata dove si trovavano anche gli apparecchi per la ventilazione. Alla testata della galleria centrale il complesso termina, superate alcune rampe, in un altro malloppo per mitragliatrice. Il ritorno all'esterno deve essere effettuato risalendo interamente la lunga galleria di collegamento e le ripide rampe di scale.