In morte di Carlo Imbonati

Il testo si articola in 242 versi endecasillabi sciolti, nei quali si svolge un incontro immaginario tra il giovane poeta e Imbonati, riconosciuto come maestro ideale. Manzoni ricorre al'espediente della visione notturna, facendo apparire lo spirito del defunto, preliminarmente additato dalla madre a manzoni come raro esempio di virtů, isolato dalla corruzione contemporanea del "secol sozzo". (Segre - Martignoni)

[...] "Deh! vogli

la via segnarmi, onde toccar la cima

io possa, o far, che s'io cadrň su l'erta,

dicasi almen: su l'orma propria ei giace".

"Sentir", riprese, "e meditar: di poco

esser contento: da la mčta mai

non torcer gli occhi, conservar la mano

pura e la mente: de le umane cose

tanto sperimentare, quanto ti basti

per non curarle: non ti far mai servo:

non far tregua coi vili: il santo Vero

Mai non tradir: né proferir mai verbo,

che plauda al vizio, o la virtů derida".

(vv.203-215)

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