Da Civitacampomarano, partecipò alla sfortunata rivoluzione napoletana del 1799; condannato all'esilio, peregrinò in Francia, Savoia e Piemonte; dopo la vittoria d marengo, tornò a Milano, dove strinse amicizia col Manzoni e dove pubblicò, nel 1801, Il saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799. Divenne poi collaboratore ufficiale del regime, sia a Milano, dove diresse il "Giornale Italiano" , sia nella Napoli di Murat.
Nel Saggio lo storico, dopo aver indagato la genesi della rivoluzione (arretratezza economica, malgoverno dei Borboni, analizza le cause del fallimento
La nuova storiografia del periodo napoleonico "non è più intesa come un prontuario di esempi di comportamento civile e morale, ma come analisi di situazioni viste nel loro concreto divenire" E' rappresentata dagli esuli napoletani che portarono a Milano il pensiero di Vico. Francesco Lomonaco fu giacobino rivoluzionario; nel suo Rapporto al cittadino Carnot sulle segrete cagioni della catastrofe napoletana (1801) stigmatizza gli errori dei Borboni e dei Francesi e mostra ideali di indipendenza e di unità nazionale.