1. Che cos’è l’alcolismoDefinizioneL’alcolismo è da qualche anno dichiarato ‘Malattia’ dagli Enti della Sanità, ma non ancora accettato come tale dalla ‘gente’. L’alcolismo è una malattia di dipendenza da bevande alcoliche che si manifesta prima a livello mentale e poi a livello fisico. Viene definito “malattia dell’anima”, perché agisce in ogni parte dell’uomo. Si manifesta come desiderio incontrollabile di alcool e si placa al momento dell’ingerimento della sostanza. Varie ipotesi vagano sull’origine dell’alcolismo: l’ereditarietà, il gene, l’abitudine, ecc., e nessuna di esse può essere smentita. Per l’ereditarietà si sono notate delle situazioni in cui l’alcolista non è l’unico della sua discendenza ad essere tale, ma anche l’abitudine può essere considerata parte fondamentale dell’instaurarsi della malattia, in una famiglia dove si è soliti bere l’alcolista apprende il piacere del bere e in seguito usa sconsideratamente questa ‘abitudine’ perché scopre che col bere i problemi scompaiono e così l’alcool viene utilizzato in ogni circostanza di paura, insoddisfazione fino ad arrivare ad essere l’unico sostegno di vita. Alcuni studi scientifici hanno anche dimostrato che esiste un gene dell’alcolismo e stanno sperimentando il modo di isolarlo, ma non ci sono ancora prove accertate di questo. La ‘gente’ considera gli alcolisti unicamente degli 'ubriaconi', proprio perché il problema viene visto come un’abitudine al bere e non come dipendenza. Difficile distinguere, per un profano, un alcolista da un bevitore sociale che ha alzato un po’ troppo il gomito, ma la differenza è ampiamente dimostrabile dal comportamento del giorno dopo. L’alcolista continua a bere per entrare nel suo livello alcolico che lo porta allo stato mentale della fuga completa, mentre il bevitore sociale ubriaco, dopo aver evacuato e dormito si ritrova nello stato di normale malessere che provoca l’alcool a chi abusa solo in alcune circostanze. In effetti il bevitore sociale, si ritrova a bere esageratamente solo in alcune circostanze, può bere o non bere ai pasti e ogni bicchiere che assume non altera il suo stato psico-fisico in modo progressivo. L’alcolista ha bisogno impellente di bere, appena sveglio, il corpo lo richiede e la mente non può pensare se non con l’ingerimento di alcool. Il primo bicchiere ha potere scatenante perché provoca immediatamente effetto sedativo e placante nel soggetto. L’alcolista non si rende conto di essere in uno stato alterato, crede di parlare e muoversi in modo naturale, mentre chi lo osserva può notare un’estrema vivacità oppure perdita improvvisa di memoria, mancanza di concentrazione e incapacità di portare un discorso logico alla conclusione. Nei rari momenti di lucidità l’alcolista può lavorare, muoversi e agire come un essere normalmente nervoso, poichè la sua mente è orientata solo al bere. Molti sono gli alcolisti che perdono il lavoro, la famiglia, la capacità di vivere, senza capire che l’unico problema è l’alcool, ma rifugiandosi in esso come unico sollievo per la sopravvivenza, non serve nemmeno più mangiare, basta il bere, che toglie ogni volontà ed esigenza.
La dipendenzaLa dipendenza, in generale, nasce dall’incapacità personale di contare sulle proprie forze per affrontare la vita e tutto ciò conduce 'all'immaturità emotiva’, che è la caratteristica peculiare dell'alcolizzato. Il bambino soffocato di attenzioni e soddisfatto in ogni desiderio avrà la tendenza a far risolvere agli altri i suoi problemi anche da grande, ma anche il bambino lasciato allo sbaraglio con la convinzione che debba imparare presto a cavarsela da solo, può arrivare a scoprire che c’è qualcosa che lo tiene lontano dai turbamenti e il bambino troppo messo in mostra per la sua intelligenza o bravura a scuola o ancora il bambino prodigio che non conosce altro che la straordinarietà della vita, sono eventi rimarchevoli dove solo lui è capace e solo lui è il più bravo, diventa dipendente dal suo successo e si porta questo bagaglio per tutta la vita. Chiaramente questi riferimenti così generici, devono essere letti nel contesto di un alcolista adulto e l’indagine può essere svolta studiando il suo comportamento da bambino e addirittura risalire al momento della nascita o del concepimento. Certo è una teoria che all’apparenza può sembrare fantasiosa, ma in realtà ci sono tecniche valide che possono aiutare l’alcolista a risalire nel suo passato e portare nel ricordo immediato vicende e situazioni che possono essere significative. L’alcool è facilmente trovabile, non è vietato acquistarlo e quindi difficile pensare che possa dare una dipendenza così devastante. Nessuno può affermare che un’altra persona sia un alcolista, solo egli stesso può stabilirlo.
Il comportamentoDiversamente da altre dipendenze, l’alcolismo dà luogo a comportamenti ingannatori circa la loro natura, infatti l’alcolista attivo che ha già raggiunto un certo stadio di saturazione alcolica, ha capacità di mascherare molto abilmente il suo stato alterato, entrando in stati di lucidità tali da non consentire alcun dubbio sulla sua sobrietà, inoltre in situazioni di sua utilità diventa completamente sobrio alla vista di una persona o di qualcuno che possa scoprirlo e questo accade inconsciamente, ci sono dei campanelli di allarme dentro che mettono in guardia e fanno agire secondo una logica involontaria. Inoltre c’è un’altra particolare abilità nella scelta delle bevande e nella scelta dei nascondigli, il bere da soli e fingere di non bere insieme con gli altri. Anche l’atteggiamento di fingere di non bere è inconscio, in realtà l’alcolista che offre da bere, prima si serve ampiamente senza farsi vedere e poi beve anche gli altri. Una visibile caratteristica è anche il modo in cui l’alcolista beve, sembra centellini, o accosta appena il bicchiere alle labbra, facendo un piccolo sorso, ma poi beve tutto di un fiato e si serve ancora, cercando di essere inosservato. Inoltre quando si consiglia all’alcolista di bere di meno, c’è l’offesa per essere stato scoperto o la risata che ora beve perché non ha nulla da fare e domani smetterà, o comunque è in grado di smettere quando vuole. Purtroppo è anche vero che l’alcolista può stare parecchi giorni senza bere, dimostrando a se stesso e al mondo la capacità di controllare la sua dipendenza, che non considera tale, e questo accade proprio perché nello strano meccanismo mentale c’è una molla che scatta e la mancata ingestione di alcool non fa sentire la compulsione per lungo tempo, infatti è ben noto il detto che il primo bicchiere è quello che rovina e non l’ultimo, perché il primo dà il via alla necessità e l’ultimo non arriva mai, perché aumentando la tolleranza aumenta la necessità fisica. L'alcolista attivo, di fronte a una situazione di emergenza, è certamente capace di non bere finché tutto non sia risolto e vive nel pieno delle sue facoltà la vicenda, ma quando tutto è finito, si ritrova a gratificarsi con un ‘buon bicchiere’. Egli, inoltre, non sa che perdere il lavoro è causa dell’alcool in corpo, nell’alcolista c’è profondo senso di colpa che viene trasferito sugli altri, nessuno lo capisce, nessuno sa che lui è il più bravo e diventa il gatto che si morde la coda. “Bevo perché gli altri non mi capiscono” “Bevo perché sono solo” “Bevo perché sto perdendo il lavoro” La colpa diventa della società, del capo, della moglie, dei figli, del troppo rumore, del traffico e in ogni istante si beve per non vedere quello che abbiamo intorno. Quando l’alcolista perde il lavoro allora diventa davvero solo, gli unici che lo possono ascoltare sono barman o baristi che gli versano ignari da bere. L’alcolista rimane senza soldi, non ce la fa più e trova solo soldi per bere e bere ancora di più, senza tregua, non ha nulla da fare e sa cosa fare, tutti i problemi del mondo sono suoi. Qui voglio fare un appunto: se l’alcolista smette di bere si accorge subito di quanto spende per bere e si accorge subito che gli altri lo ascoltano, si accorge subito che c’è il sole e prende atto che se vuole lavorare può farlo. Se trova i soldi per bere gli stessi soldi gli possono servire per mantenersi anche se dovesse chiedere l’elemosina o un prestito, ma nessuno presta i soldi a un alcolista attivo!!! Ma, la maggior parte degli alcolisti non sanno rinunciare a nulla e il non bere è impossibile, perché solo bevendo possono sopravvivere, l’alcool è l’unica medicina per farli stare bene. Un altro aspetto dell’alcolista è il tremore delle mani, quando c’è la compulsione le mani iniziano a tremare e finché non si ingerisce dell’alcool non si riesce neppure a scrivere. Nell’alcolista c’è sempre fretta di andare da qualche parte, c’è ansia di non arrivare in tempo, c’è agitazione, intolleranza, rabbia e irrequietezza a meno che non sia al bar o in circostanza in cui gli basta aprire il frigorifero e bere. L’alcolista deve sempre avere la sua scorta di alcool, questo lo fa sentire al sicuro sempre.
La manifestazioneSi può bere a lungo, per molti anni, ma ad un certo punto succede qualcosa per cui qualcuno ti fa notare che bevi troppo e poi te lo ripete, all’inizio ti offendi, adduci scuse varie per giustificarti, ma alla fine, quando sei con te stesso davanti al tuo bicchiere forse ti chiedi cosa c’è che non va. Tanti si accorgono da soli che non possono più bere perché non basta mai o perché basta troppo poco per entrare nello stato dissociato dell’ubriacatura. Spesso l’alcolismo raggiunge livelli tali da diventare simile, molto simile a disfunzioni psichiche vere e proprie, infatti negli ospedali specializzati gli alcolisti sono ricoverati insieme ai malati di mente. La prima avvisaglia di dipendenza da alcool avviene quando per fare qualunque cosa si ricorre ad un "bicchierino", successivamente si beve al mattino, appena svegli. Il vero campanello di allarme è quello che non si può fare più nulla senza prima aver bevuto qualcosa. L’alcool è l’amico subdolo che promette tante cose, dona molto successo, ma poi castiga bastonando e privando della volontà chi ne fa uso. Chi beve arriva al punto di non accorgersi nemmeno quanto beve, trova scuse ambigue, ma molto valide, gli alcolisti sono particolarmente astuti sulle scuse per il loro bere sconsiderato.
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Il testo è di proprietà esclusiva di Floretta Casati