Alla conquista dell'Europa
Con la crisi del mercato discografico degli anni trenta, molti jazzisti lasciano l'America per scoprire l'Europa. I vari paesi europei accolgono in modo diverso il jazz.
In Inghilterra il jazz approda già nel 1919 grazie all'Original Dixieland Jazz Band. Presto gli inglesi impazziscono per la nordamericana "Hal Kemp's Carolina Club Orchestra". Le autorità, per eccesso d'entusiasmo, decretano addirittura un embargo alle band americane, ma dura poco e non impedisce collaborazioni tra gruppi inglesi e d'oltreoceano.
In Francia, Parigi, la capitale del jazz europeo, nel 1925 si innamora della cantante - danzatrice Josephine Baker. I club continuano ad aumentare e gli ingaggi per i musicisti afroamericani aumenta. Anche Louis Armstrong e Duke Ellington vanno in Europa per suonare con le band europee. A Parigi si riuniscono intellettuali, artisti e musicisti senza l'incubo quotidiano del razzismo e in un clima culturale florido. Anche George Gershwin si reca a Parigi e le dedicherà "An american in Paris". Tra le jazz band che si formano in questo periodo, spicca il "Quintette du Hot Club de France" che propone uno swing molto originale.
In Italia lo swing è accolto bene dagli intellettuali non "allineati" al regime fascista, tra i borghesi dei "telefoni bianchi" e dalle classi popolari. Invece il governo non accetta di buon grado questo nuovo tipo di musica, fatta da selvaggi, da quegli abissini le cui terre presto avrebbe civilizzato. Nel 1935 troviamo Louis Armstrong a Torino, al teatro Chiarella. E' l'occasione che molti aspettavano da tempo. Lo swing scossa anche per Gorni Kramer. Sua e di Tata Giacobetti è "Crapa pelada", esempio di fusione tra jazz e canzonetta. Spesso però i pezzi di swing italiano presentano testi molto banali, soprattutto a causa di motivi politici.
In Danimarca il jazz è accolto molto bene, più di qualsiasi altra parte d'Europa. Vi si organizzano importanti concerti e si fanno lezioni di jazz.
In Germania il jazz scatena gli entusiasmi, soprattutto durante Weimar. In quel periodo infatti Berlino è il centro europeo della musica. Qui le formazioni miste di bianchi e neri non scandalizzano come in America. Le band più famose diventano il sestetto vocale dei "Commedian Harmonist" e i "Wintraub's Syncopators". Ma buona parte dei loro componenti è di origine ebraica e negli anni trenta, con la vittoria del nazismo, sono costretti a lasciare il paese.
In Unione Sovietica, nel periodo delle avanguardie rivoluzionarie, si esibiscono talenti come Wooding, Bechet e Benny Peyton. Ma anche qui negli anni trenta scatta la censura e sebbene sembra che Stalin abbia affermato "se una persona è contro il jazz, non può essere comunista", per i jazzisti che si trovano in questo paese la situazione diventa complicata.