Tra Chicago e New York

Per i musicisti sia neri che bianchi di Chicago la situazione, negli anni venti, è molto difficile. Inoltre i neri, a differenza dei bianchi, non possono iscriversi al sindacato dei musicisti e quindi si accontentano di tutto, lavorando notte e giorno e accettando qualsiasi ingaggio. Grazie a questa situazione si moltiplica il numero delle orchestre e delle band. Come a New Orleans, anche a Chicago si distinguono due zone della città. Nella South Side si sviluppano i suoni aggressivi del jazz nero; nella North Side troviamo i bianchi appassionati al jazz. Questi giovani sono chiamati "Chicagoans", innamorati di King Oliver e dell'Original Dixieland Jazz Band. Nella musica di questi giovani bianchi ci sono inevitabilmente umori classici, frutto della loro educazione. Innanzitutto iniziano a staccarsi dall'improvvisazione pura in favore di un suono più raffinato, permeato di sensibilità musicale, prettamente bianca. I Chicagoans più famosi sono Bix Beiderbecke, Frankie Trumbauer, i ragazzi della Austin Hill Gang, Pee Wee Russell, Francis "Muggsy" Spanier.

Tuttavia i musicisti bianchi non vogliono essere separati dai neri. Ciò rappresenta un controsenso perchè in realtà le leggi razziali continuavano ad essere molto dure. Un caso emblematico è quello del chitarrista Eddie Lang che per incidere alcuni pezzi con un chitarrista nero, è costretto ad assumere uno pseudonimo e per incidere con un sestetto misto si colora la faccia e le mani di nero. Paul Whiteman invece non si ferma di fronte a queste avversità. Quando arriva a New York teorizza un jazz sinfonico e commissiona all'amico George Gershwin "Rhapsody in Blue". Eseguita per la prima volta alla "Aeolian Hall", ottiene un successo strepitoso. Adesso il pubblico bianco della grande mela inizia a vedere il jazz come un genere musicale accettabile e non più da bordello.

Anche a New York i primi anni di jazz sono bui. Solo nella seconda metà degli anni venti la situazione inizia a cambiare e nascono gruppi di jazz bianco come i "California Ramblers" e gli "Original Memphis Five". Come già detto, grazie a Whiteman e Gershwin anche l'élite cittadina accoglie la nuova musica, che tuttavia di jazz ha ben poco. La sua mentalità inconsapevolmente coloniale, portava Whiteman alla convinzione di dover salvare il jazz dalla rozzezza dei neri. E' infatti nel quartiere Harlem di New York che il jazz decolla davvero. Francis Scott Fitzgerald definì questi anni come "l'età del jazz". Harlem, la Parigi nera, è come la capitale francese pullulante di vizio e trasgressione. Qui nascono i club dove le serate scorrono piacevoli. Il "Cotton Club" è uno di questi, ma i neri posso entrarvi solo se si devono esibire. Il "Savoy Ballroom" è invece più economico e aperto anche agli afroamericani. Adesso è New York il punto di incontro per i jazzisti di tutto il paese.

 

Il jazz e il musical

Importanti sono i contributi che il jazz nero offre a Broadway nei primi anni venti. Dal 1921 al 1924 si moltiplicano i musical di ambientazione afroamericana nei teatri alla moda. I bianchi trovano divertenti i neri che sul palcoscenico ballano, cantano e recitano. Tanto bizzarri e tanto lontani da loro. Il primo musical di successo e "Shuffle along", scritto da Noble Sissle e Eubie Blake. Broadway diventa un'ottima fonte di lavoro per i jazzisti. Famosa divenne la zona di "Tin Pan Alley" dove si concentravano gli editori musicali di New York. In questi stessi uffici nacquero formidabili successi per Boadway e per il cinema grazie a compositori famosi come Irving Berlin e Cole Porter.

Ma il salto avviene nel 1926 quando la casa cinematografica Warner Bros, tenta il tutto per tutto e investe capitali per progettare un film sonoro. Il progetto del film è affidato ad Alan Crosland e "The jazz singer", il titolo della pellicola, esce nel 1927. Offre qualche canzone e pochissime, se rapportate ad oggi, sequenze parlate, ma ottiene ugualmente un grande successo.

"The jazz singer" offre l'occasione al mondo musicale degli immigrati bianchi di farsi conoscere. Il musical non è però un'arma contro il razzismo. Il Ku Klux Klan continua a seminare il terrore nel Sud e le leggi segregazioniste in vigore non ammettono deroghe.

 

 

 

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