Riparametrizzazione e ripensamento dei concetti di efficacia ed efficienza alla luce della materia insegnata attualmente nel proprio Istituto di appartenenza.

Premesso che non è possibile definire in modo netto e preciso i contorni valutativi, che delimitano l'efficacia e l'efficienza di una precisa azione didattica per un determinato gruppo classe ed una specifica materia, prescindendo sia dal quoziente di intelligenza medio della classe, che dai prerequisiti essenziali di ingresso, nonchè dal contesto generale, si può tuttavia affermare, che entrambi questi parametri docimologici, aiutano a definire alcuni aspetti essenziali della valutazione del servizio in itinere di un insegnante durante lo sviluppo di una ben precisa unità didattica . Il "mestiere dell'insegnante" o meglio "l'arte dell'insegnare" a qualsiasi livello ed a qualsiasi età, si fonda sul dualismo insegnamento/apprendimento. É utile prima di procedere oltre, indicare quali sono i punti di forza di tale dualismo per un insegnamento efficace e per un apprendimento altrettanto efficace:

  1. Relativamente all'insegnamento (rivolgendosi al docente):

  1. Relativamente all'apprendimento (rivolgendosi al discente):

 

Alla luce di tutto ciò, allora, dove misurare l'efficacia? Sullo studente o sul processo formativo, che vede anche l'insegnante come promotore? Verrebbe spontaneo, per ovvi motivi, ritenere che la parametrizzazione dell'efficacia di un insegnamento sia da rilevare sul "target" dell'insegnante stesso, e cioè sullo studente , attraverso metodologie didattiche mirate, di verifica periodica sulla quantità e sulla qualità dei saperi essenziali eventualmente appresi. Quindi, in sostanza, l'apprendimento come indicatore dell'efficacia dell'azione didattica . In realtà è dimostrabile, che non c'è nulla di scientificamente deterministico nella parametrizzazione dell'apprendimento, in funzione di una presunta o non presunta efficacia didattica dell'insegnante. In altre parole la condizione di avere un insegnante ed un contesto in cui è inserito, di qualità, è solo una condizione necessaria, ma non sufficiente per avere la certezza di un buon apprendimento da parte del discente. In definitiva, l'apprendimento dipende da molteplici fattori, che ruotano attorno alla figura centrale, che deve avvalersi volontariamente del diritto e dovere di imparare :lo studente.

Quindi può non essere sempre possibile misurare l'efficacia di un insegnamento semplicemente misurando il tasso di apprendimento cognitivo e metacognitivo, immediatamente spendibile da parte dello studente. In parole povere l'insegnante può essere efficacissimo nella sua esposizione, ma risultare inefficace oppure efficace, a seconda dello studente o complessivamente della classe, che ha di fronte. Inoltre, l'efficacia va raggiunta con una certa efficienza temporale, spaziale nonchè strumentale, pena la perdita dell'efficacia stessa. Ma anche quest'ultimo aspetto dipende molto dalla tipologia di discente con il quale ci si trova ad operare e dal contesto.

Proprio per questo è necessario formulare alcune ipotesi di lavoro essenziali, prima di accingersi ad analizzare un caso concreto. Le ipotesi ad esempio possono essere le seguenti:

 

Materia da parametrizzare:Sistemi automatici per il 3° anno

Un'unità didattica della prima parte del I° quadrimestre: Fondamenti di Sistemi.

Contenuti:Primi elementi di C++.

L'insegnamento relativo sarà considerato efficace se e solo se l'80% dei discenti è per esempio in grado dato un semplice listato C++ di riconoscere la struttura sequenziale, quella selettiva e quella iterativa formulando il relativo diagramma di flusso, mentre almeno un 20% della classe dovrà essere in grado di sintetizzare almeno un algoritmo o con il d.d.f. o con istruzioni C o C++.

Inoltre l'insegnamento sarà considerato anche efficiente se lo standard di efficacia predetto sarà raggiunto in non più di due ore di lezione frontale + 20 minuti di recupero curricolare.

 

 

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