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10 dicembre 2008 LA CASA DEGLI SPIRITUAL Varcai la soglia in compagnia di quel coglione di Ikko Dapp, che sollevò la gonna a Lady Urss e quella gli smollò uno sgannassone che lui evitò e a me fece sentire lo swiisss dell'aria a pochi millimetri da una basetta. Non badarci mat. E' nervosa perchè l'hanno smembrata - disse Ikko, ridacchiando, mentre quella si allontanava guardandomi con torvo sguardo di vago interesse accigliato. Doveva avere un carattere forte, la luce degli occhi era inquietante, mentre Ikko Dapp sembrava un diavoletto che non vedendo l'ora di iniziare si sfregava le mani. Dunque, che si fa? - gli chiesi guardandomi intorno... Rilassati amico - mi disse guardando la mia faccia stralunata - ti capisco: qui c'è da sperdersi. Questo è il Mondo degli Spiriti, un mondo dove il preavviso non esiste. Filiamo dritti alla Sala della Madre - e mi tirò per la giacchetta, facendo tintinnare la scatolina di latta che tenevo nel doppiofondo. Attraversammo un Antro gigantesco che finiva solo all'orizzonte degli occhi tra scale e svolte, viavai di genti, spiriti svolazzanti.... Le cose si materializzavano improvvisamente, come uscendo da un indistinto risuonare, dal quale si materializzò un gigantesco portone di legno lucido. Ikko lo aprì piano. Vieni, se all'inferno devi stare, guarda qui... IO TI TAGLIO LA FACCIA SATANA - furono le prime parole che udii, rombanti e risonanti di Serietà e Determinazione. Era Luxifero. - E ADESSO DOVRETE CHIAMARMI DIVERSAMENTE: ABRAXAS E' IL NOME CHE MI SCELGO. Uh uh ... il Capo cambia nome mat.... VIENI FUORI, VILE: ABRAXAS TI CERCA. SENTI IL SUO SILENZIO MADRE??!! GUARDA, TI HO PORTATO UN TUO FIGLIO! mat Stiiii caa...zzi!! - sibilai. Vieni dentro mat. Satana ti aspetta - mi invitò una voce femminile. Varcai quell'enorme portone di puro legno e la scena fu di una semplicità estrema: un fuoco ardeva dentro il piccolo camino di pietra al quale, seduta su una piccola sedia, si scaldava una vecchietta. - Vieni a sederti qui vicino a me – mi disse – Scaldati al fuoco. Mi avvicinai lentamente, sforzandomi di vedere meglio l'esile figura che con quella sua voce calma e dolce mi aveva invitato vicino a se. Era piccola e curva, marrone il colore delle sue vesti. - Siedi, non temere – mi disse, indicando una piccola sedia al suo fianco. Sedetti, e quando finalmente vidi il suo viso alla luce del fuoco, rimasi subito stregato. Era come se quel viso avesse visto Tutto, fin dall'inizio dei tempi. I suoi occhi avevano una sicurezza e dolcezza tali che ti sentivi assolutamente protetto. Non avevo mai visto uno sguardo più rassicurante. La Saggezza in persona. - Sei voluto venire qui – cominciò sottovoce e accennando un sorriso – perchè credi di non capire il Male, mentre invece l'hai capito benissimo. Esso è una forza le cui radici attingono dalla sofferenza, trasformandola in odio e rabbia, oppure pura follìa. Tu pensi che si possa essere accoglienti e comprenderlo? - Io credo sia normale accoglierlo e comprenderlo, laddove esso si mostri... – risposi sottovoce. - Ma il Male ha paura di mostrarsi, gli Umani hanno paura di metterci la faccia quando devono risponderne. Temono il Giudizio e la Pena e si illudono che il non credere in nulla se non nella cenere che sono e che torneranno ad essere, li preservi dall’essere Giudicati e Condannati. Non comprendono che è nella logica delle cose affrontare un Tribunale al quale non si può sfuggire: la propria Coscienza. Vita, Giudizio, Pena e Redenzione... Sapessi, piccolo umano, quanti ne ho visto di questi percorsi... Ma lascia che ti faccia vedere cosa si sono inventati gli Umani. Satana!! Siedi in mezzo a noi. Comparve una figura strana, qualcosa che somigliava a un lampeggiante sprazzo di nero, come penne di corvo rilucenti ai lampi del fuoco. Non vedevo il volto avvolto nel cappuccio... - Mater... – cominciò – L’unico richiamo al quale non posso sottrarmi è il tuo. Sono qui solo per questo. Nutro rispetto solo per te. - Tu non nutri rispetto per nessuno Satana, sei l’alibi che gli Umani hanno generato per giustificare le proprie malefatte. Ti illudi di rispettarmi, ma in fondo sei solo un bambino che aspira al ventre materno. Io sono la Madre Terra e so benissimo che ho generato anche te, e di te ho la responsabilità, ma il dolore che tu hai generato e generi ti porterà all’autodistruzione. China il capo davanti al tuo dolore, alla tua rabbia, al tuo bisogno di amore. - Mater... Io vengo alimentato da Umani Stolti – rispose – E la mia forza è innegabile. Ciò significa che Voi avete sbagliato qualcosa... - Noi siamo stati generati da tutte le forze dell’Universo, tu invece sei un cancro spirituale creato dagli Umani. Capisco il tuo dolore per questo, ma non guardare a Tutti Noi come se fossimo colpevoli di chissà quali negligenze. Torna al ventre materno, Satana, abbandona la tua scissione tra chi aspira all’amore e non ottenendolo pratica l’odio. Il tuo è un atteggiamento infantile. Verrai amato, credimi. - Continuerò a crederci Mater, ma non sono fiducioso come te. Sai benissimo, comunque, che ormai non muovo più un dito, aspetto. Certo, gli Umani che mi danno forza sono dei coglioni, ma meglio che niente, generano la mia forza. Lucifero è qui, Abraxas è il nome che si è scelto, perchè vuole abbracciare... Dovrei affrontarlo? - Solo un Umano può darti questa risposta – disse Madre Terra, indicandomi con la mano antica e sicura. - Impiastro – mi disse Satana – sei un illuso e ti fai del male inutilmente, prendilo come un consiglio. Dimmi, dovrei affrontare Abraxas? - Vista da qui – risposi – Dovreste scendere a patti, non combattervi. - Spiegati meglio. - Se voi siete delle forze invisibili, generate da tutte le altre forze che agiscono nell’Universo, e se avete una relazione reciproca, è inutile combattervi. Credo che più che alla Vittoria di qualcuno, si giungerà alla Sconfitta di Tutti. Molto meglio è scendere a patti. - Allora tu credi che due forze spirituali come le nostre possano scendere a patti? - Io credo che le forze che ti hanno generato siano malevole, dunque non so se con esse si possa scendere a compromessi. Di certo so soltanto che sono un povero mortale e che Tutto è troppo grande per me. - Tutto è troppo grande per chi non ha la forza adatta... - No. Ti sbagli. – intervenne la vecchietta – Tu confondi il possesso della Forza, col possesso di un mezzo di conquista, perchè attingi alla brama degli Umani, che nella loro maggioranza sono cretini. Ma esiste chi attinge al dolore, come Abraxas, che attingerebbe anche al tuo di dolore, se solo tu la smettessi di fare l’ottuso. Non puoi accusare un piccolo umano di non avere la forza adatta soltanto perchè non è interessato alla conquista. - Tale forza è inutile – rispose Satana voltandosi verso di me, e rimase a fissarmi per qualche istante. Vidi solo gli occhi, dai quali venni risucchiato: in essi c’era qualcosa di molto doloroso, una sofferenza lontana e profonda... – E’ inutile – riprese – avere una Forza che non è in grado di Cambiare il mondo... Credi di servire a qualcosa? – e mi indicò con la mano. - Io servo a ben poco, ma è inutile avere una Forza concreta tale da poter Cambiare il mondo e non esserne capaci – gli risposi. - A chi alludi? - Agli Umani Stolti che ti rigenerano nei tuoi aspetti peggiori... - E chi ne sarebbe capace? - Jesus... – sussurrai. - Oh, Jesus!! Lo hanno immolato... - Chi lo ha immolato? – irruppe Abraxas – Se non tu? - Io?? – esclamò Satana voltandosi, ma non ebbe il tempo di proferire altra parola che una spada scintillante lo fece ammutolire. - Tu – gli disse Abraxas con calma – Tu hai reso necessario immolarlo. E per questo pagherai Satana, così come pagheranno i tuoi seguaci senza morale, che sappiano o meno di appartenere alla tua sfera spirituale. Guarda questa spada: è stata affilata sulla dura pietra che ha accolto le lacrime dell’Umanità e non ti accorderà la Pietà di cui ti dimentichi. Il boia è pronto anche per te, mettitelo in testa. Le tue Vittime saranno il tuo Carnefice. - Ti piacerebbe potermi uccidere con quella spada... – rispose Satana alzandosi in piedi – ma non puoi che aspettare – Quindi si voltò e si avviò alla porta. - Aspetta Satana – lo richiamò la vecchietta – Vorrei dirti ancora qualcosa. - Dimmi mater... - La mia porta non si chiude per te, ma la mia pazienza ha un limite. Quindi si alzò e tutto scomparve. Mi ritrovai da solo, nel mezzo di un campo di papaveri. Volevo soltanto dormire, dormire, dormire... - Non è il momento di dormire, mat – mi disse Ikko Dapp – Ricordati cosa ti ha detto il Cinese. - Cosa dovrei fare... - Giudicare ciò che è giusto giudicare.
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