Diario di un dannato - The Damned Road

UN PROLOGO

Senti cosa scrivevo qualche tempo fa....

 

31-7-05

Generazioni senza speranza.

Te li ritrovi li', come parassiti in attesa di un nutrimento che non si meritano. Incapaci di andare oltre un'apparente serenita' che ostentano.

In realta' e' Noia che se li rosica.

Incastrati in un sistema che se li spolpa giorno dopo giorno, si lasciano trasportare dalla corrente dello squallore spirituale.

Branchi, come animali arrancano in una vita priva di slanci.

Incapaci di non ricercare fuori di se stessi le ragioni di vita che cercano. Bramano. Si, lo vedo, io sono il loro nutrimento. Io per loro sono cibo. Lo sento. Si nutrono della mia anima, del mio cuore.

Mangiate dunque! Saziatevi! Ingozzatevi! Sono qui per questo. La mia carne è per voi. Il mio ansimare è la musica del vostro istinto di sopravvivenza. Il mio sudare e' la sorgente che vi da la vita.

Non datevi pena. Procedete pure per la vostra strada piu' disperata della mia.

Si, perche' io nel fondo dei vostri occhi sono capace di guardare e so che siete qui, panza piena e vana boria, a bruciare tempo come sciacalli dell'essere.

Si, qui, me ne sto qui. A scrivervi in faccia il mio disgusto. Proprio io, il mostro alla gogna.

Dimmi, dimmelo tu, egregio con la fronte picchiata dal sole. Dimmi cosa ha senso, se la tua faccia di cazzo abbrustolita o la comprensione che il vero vivere te lo stai perdendo per strada.

Incivile branco di stolti. Siete soltanto miseria. E vi darei la sveglia con diavoli al culo.

Insipido prodotto di un sistema che vi crea e usa, usa voi per replicare voi. Ogni giorno peggio, ogni giorno con una nuova disperazione.

Credete forse che io mi senta toccato nel mio vivo? No, idioti. Io di me stesso mi so scordare. Io guardo voi, proprio voi. Voi e il vostro destino, sul quale scommettere sarebbe delirare.

Placatevi al ritorno adesso. Smontate le tende. Raccattate i vostri avanzi d'estate. Siete stati bravi, ve la siete goduta e presto il riposo sara' cio' che meritate.

Tutto passa, passa presto e soprattutto passa il vostro niente.

Adesso rimane l'ombra di quel bambino, che mi sfiora il guardare. E io non bado a voi, non bado che a ridere delle cazzate che avete nel cuore.

Ma temo per la signora Umanità, aggiungo.

In fondo il prologo è solo questo timore

 

Questo è un prologo, se vuoi un prolo-ngo sotto c'è qualcosa....

......altrimenti procedi su questo viottolo dove ho raccolto ricordi come sassi.

 

 

PROLO-NGO

2-Febbraio-2006 

"Scrivi un libro", dicere sorellina. E avere ragione. Ma io no essere nato per scrivere libri. Io essere più matto. Matto giusto, come si conviene, matto "di giusto". Che non so chi usi dirlo, ma si impone tranquillamente con la sua forza dirompente e indipendente da liceità improprie espropriate all'esproprio a favore dei più deboli CHE NON AVVIENE MAI

Ecco cosa intendo quando dico che di libri ne abbiamo scritto anche troppi. Tutto è troppo qui. Stroppia. M'intruppa, m'insabbia, mi sembra una greppia, che alla collina s'intorce e s'intreccia, nel mondo c'è troppa feccia, ma mi hanno dato una freccia, più di una freccia, una miccia, clandestina che non si inghippa...ma va in fondo e crea la breccia, come la fiocina con l'anguilla lesta, a fermarsi non si presta, ma innalza ancora la cresta, fino a che dalle alte cime della fresca quercia non spunta la faccia, la voglia, l'idea di farla finita con questa via infausta...

Ok ok può bastare... (mm, stà Damned road è piena di pazzi!)

Taccia lei, si badi al sodo!

Scusa Lettore, mi richiamo all'ordine e a te insieme a me.

Ho un libretto nero...Senti cosa scrivevo poco tempo fa...

Ogni tanto mi guardavo dall'esterno...

 

        i 19 settembre 2005

Rileggeva il suo libretto nero. Un'invettiva molto cruda contro i bagnanti... e gli venne in mente che gli era stata vaticinata una "frattura di amor proprio". Ebbene, si sentiva ferito: "non gli era dato sapere che cosa l' avrebbe provocata, doveva bastargli sapere che il suo amor proprio era destinato a subire una frattura". Quella frase, pura e semplice, si era scolpita nella memoria e aveva assunto un carattere freddo e burocratico, ma rappresentava soltanto la superficie visibile di una cosa ben piu' terribile. Era una lapide.

Lui, dal canto suo, sentiva addosso qualcosa di freddo e crudele, come un soffio di morte, vago e insinuante, che da un lato era una sevizia per l'anima (era violenza che fa male), ma soprattutto rimandava a qualcosa di non tollerabile, qualcosa davanti alla quale non ci si poteva tirare indietro. Sarebbe stato come ammettere non solo la liceita' di cose come " calpestare l'anima della gente", ma soprattutto l'ineluttabilita' di simili aberrazioni. Non poteva stare zitto, non poteva accettare e tacere. Non se la sentiva, perche' quello era il terreno sul quale germoglia la vita, l'umanita'. E poi neppure voleva, perche' c'era da proteggere il proprio di terreno, quello della sua esistenza, dove alla tua dignita' non e' l'orgoglio che ti attacca, ma l'istinto.

<<Giù quella testa, piegala...china il capo...e butta giù, butta giù!... Ingoia. Butta giù il boccone e taci >>.

Metafora cinematografica di una sensazione. E rabbiosa istintiva propensione alla resistenza, alla semina di ribellione. Piccoli insignificanti bocconi estivi di orde stupide, e poi grandi bocconi di morte di Capi idioti.

Naturalmente gli effetti collaterali di simili "fantasie" erano molto fastidiosi, perche' l'essere umano e' una macchina particolarmente complessa e rimacina tutto per sputare vita. Cioe' emozioni, che vengono fuori una per una. Ed ecco la rabbia. Non sapeva "cosa" fosse, ma doveva mandarlo giu' quel boccone! Cosa ci sarebbe da aspettarsi, se non violenta reazione? Fredda e crudele invettiva? Come fai tu quando c'e' qualcosa che non puoi tollerare? E come fai se c'e' qualcosa di insopportabile? Dunque, s'incazzava malamente e malamente sputava vita.

Rabbia. Pura rabbia da sciogliere, direbbe qualcuno, rabbia accumulata, come se l'anima andasse a batterie da caricare. E forse e' vero, forse era solo la vita, "la vita derivante da complessualita' variegate... il percorso a ritroso da ricostruire alla luce dei piu' recenti sviluppi... la necessita' di interpretare nelle sue piu' sottili implicazioni la mente... l'analisi profonda della scienza.. ". Pero' lui, si diceva che "... a complicare le cose, a scappare dal cuore delle cose, senza dubbio, si poteva fare fumo e fiamme, vita e voti, scopa e fotti, vivi e inviti, fitti, sfitti e riaffitti, nei muri nudi graffiti, in mano di piccoli gatti sottilissimi graffi, pungenti e dolenti...maa... la coscienza, ciascuno, se la dovrebbe stringere intorno al collo. (Meglio in estate)". L'estate e l'assurdita' di fatti normalissimi. Il terreno e i suoi germogli. Gli pareva un'idea da giardino. Boh.

 

        i 24 settembre 2005

Tornavano alla mente come pioggia, come se nel suo cervello lentamente piovessero parole. E come gocce di pioggia, esse erano tutte uguali l'una all'altra, private del loro contenuto. Da dove venivano quelle parole? Erano un fenomeno naturalistico? Erano come quando piove e non puoi farci nulla, lasci che piova. Metafore. Intanto pioveva, pioveva anche musica, e li', lui, nella sua dannazione vedeva la fede.

 

Era come se stessi maturando la consapevolezza di essere praticamente obbligato a seguire questa dannata Damned Road.

 

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